Malvageddon #22
La velocità della luce dell’idiozia: invalicabile

I tipi e le tipe che partecipano alle trasmissioni di Maria De Filippi sono cavernicoli subumani con un cervello piccolo così situato nei microtubuli di un centriolo di una cellula dell’unghia di un mignoletto: questo è palese, ok, lo sanno tutti. Se c’è una cosa però che forse ignorate – niente paura, ci penso io – è il sottobosco di ammiratori scatenati che ai suddetti cavernicoli subumani nanoencefalici ha dedicato dozzine di osceni altarini internettiani.

I web-fan dei protagonisti defilippici sono subumani pure loro, più sub ancora dei loro idioli [1], tanto che a prima vista ti viene da scambiarli per fake: dici ma no dài impossibile, sono parodie, troppo cretini, ahah che buffo quasi ci cascavo molto divertente. Guardatevi questo, o questo, o questo.

francesco arca, fidanzato di quell'altra bburinella che crede de facce l'actor studio, porella, laura chiattiCe n’è un po’ per tutti, tronisti più o meno popolari ma anche semplici corteggiatori (ok che la venerazione monoteistica da tronista defilippiano è sì abominevole e contronatura, ma insomma, il tronista è pur sempre al vertice della gerarchia lelemoriano-vipparola – il corteggiatore invece bleah, una mezza calzetta), maschi o femmine non fa differenza (i web-fan, loro, sono al 99.9% di sesso femminile), non soltanto quindi sbavicchi di incontrollabile passione groupie per il muscoloso figaccione analfabeta, no no e anzi, tra le più attive ed esaltate ci sono le ammiratrici adoranti che si riconoscono e rivivono nei panni della bburinetta defilippica di turno il sogno di un amore romanticamente pacchiano tra serate in discoteca, macchinozze grandi, rose rosse, frasette idiote da terza elementare e sbaciucchiamenti con lo scimpanzè (sullo stesso genere, romantico “tutto-è-bene-la-storia-coatta-che-finisce-bene”, hanno un gran successo i siti dedicati alle coppie, quelli che stanno ancora insieme e quelli che non ci stanno più, ma speriamo che ci tornano, ehhh, secondo me ancora si amano).

I siti internet degli ammiratori defilippiani hanno spesso la forma di un blog, e sono tutti molto simili: il titolo è quasi sempre “il blog di”, dove il “di” è seguito dal nome della divinità prescelta (il che causa spesso un antipatico fraintendimento nell’avventore occasionale, che lascia commenti emozionatissimi credendosi in diretto contatto col suo idiolo, “ciao sei bello come il sole vieni mai dalle parti di Fossombrone?” – ma l’idiolo non sa manco che esiste, il blog [2]). Alcune interessanti coincidenze strutturali:

1) finestrella di benvenuto stile errore di windows che esorta a votare il blog in una cosiddetta top cento di uomini e donne;
2) homepage pesantissima che ci mette un’ora e mezza a caricarsi intanto che effettacci flash popup e java di ogni genere [3] ti impallano il pc e qualsiasi altro elettrodomestico in un raggio di cento metri;
3) immagini bitmap da duemila terabaits infiocchettate al di là di ogni limite di saturazione visiva da un profluvio di glitteramenti, fuochi d’artificio, scritte e scrittine luminescenti, una tempesta di riflessi lampi e luccichii ovunque;
4) header gigantesco composto da un collage fotografico bestof;
5) tre colonne, una centrale per i post e due laterali zeppe all’inverosimile di qualsiasi possibile immagine esistente al mondo dell’idiolo in questione [4].

le due troniste in caricaOltre alle millemiliardi di immagini, le colonne laterali contengono:
a) la scheda del tronista copiaincollata dal sito di uomini e donne;
b) una tagboard che funge da spamboard per promotori di iniziative similmente cretine (“ciao! lo sapevi che abbiamo aperto un blog su quel gran pezzo d’un ubaldo col tatuaggio del drago che sta sullo sgabello in terza fila a corteggiare Angela? vieni a trovarci!”);
c) il numero di telefono e gli indirizzi email di programmi televisivi e riviste spazzatura a cui il bravo fan dovrebbe costantemente rompere le balle lamentando le poche apparizioni del suo protetto, non è giusto (sono davvero commoventi, sigh sob, i messaggi di incitamento “dai ragazze, forza! aiutiamo Serena a realizzare il suo sogno!”);
d) la pubblicità cubitale – senza alcuna indicazione sui costi – della chat line telefonica del tronista/corteggiatore (eh sì, quasi tutti i tronisti/corteggiatori c’hanno il numero 899, paghi uno sproposito ma loro in cambio ti concedono una chiacchieratina in diretta, non è meraviglioso?);
e) il sondaggio, forse in effetti un tantinello di parte (“secondo te Giovanni è più supermegameravigliosamente bello, iperstupendamente bello, stradecisamente bello, o bello e basta?”);
f) esposizione del trashfeticcio numero uno: la dedica autografata su fazzoletto da naso usato;
g) esposizione del trashfeticcio numero due: la foto delle webfans, tutte rosse per l’eccitazione, avvinghiate all’idiolo che poveretto non è riuscito a scappare.

allora i rettiliani esistono, lo sapevoA leggere i post [5], poi, si imparano un mucchio di cose. Per esempio, io ho capito finalmente per cosa è che li pagano, questi tizi, quando vanno a fare le “serate in discoteca” [6]. Funziona così: allestiscono un palchetto abborracciato alla meno peggio, con una tovaglia da sfondo sulla quale vengono proiettate diapositive del tronista o spezzoni di Uomini e Donne, e nel frattempo il boss della discoteca, microfono alla mano, fa un paio di domande al tronista, tutte sul filone “parlaci dei tuoi progetti, di quello che stai a fà”; siparietto-intervista che dura sì e no cinque minuti, il tronista allora saluta e balla un pochetto, si fa offrire qualche drink, smollica da tutte le parti, sbadiglia in console. Non male, eh? Fa venir voglia di cedere al lato oscuro.
Ah, e poi ho imparato – finalmente! – qual è una delle principali fonti di sostentamento di monella vagabonda e figlie: i webfan dei buzzurri defilippiani, ma certo!, che stanno sempre là prontissimi a interpellare il tronista/corteggiatore sulla marca di questo e quello, “cos’era quell’orologio che avevi oggi? E i jeans di ieri? E il portachiavi? Che assorbenti usi? Il ciondolo di karina dell’ultima puntata è di Facco Gioielli, wow!”.

Il mio preferito è “Il blog di Paola Frizziero“: ex corteggiatrice (ma ehi, si vocifera di una sua prossima promozione a tronista), ex pupa del tronista (questo coso qui, Salvatore Angelucci, lungimirante sponsor della lussuosa oro 24 carati), una bburinotta napoletana doc, sguaiata massaia cicciottella, con una simpatica vocetta gracchiante dall’accento marcatissimo – anche per questo, per la sua fiera ignoranza da bassa-popolanità partenopea, adoratissima dalle compatriote (il blog non c’ha nulla di originale, ma va studiato appunto nelle sue peculiarità folkloristiche: “Paola si o sole nostro”). Segnalo inoltre le chattate di Paola con le fan, strabilianti (es. 1 – Paola, ringraziandole per un regalo [7]: “Ragà, grazie per la waterman! Era stupenda!”; le fan, scaltrissime, che hanno comprato la penna sborona ma della marca non hanno idea: “Cheeeeee????” “Per cooosaaaaaa??” “Eeeeehhh??” “Marooooooo, scrivi italiano Paolèèèèèèèèè” “Che stai a dìììììììì” “Boooohhhhhh”; es. 2 – Paola: “Ragazze, mi dispiace ma la serata del due novembre mi sa che salta”; le fan, disperate: “Nnnoooooo!” “Maròòòòò” “Suicidio di massa!” “Io avevo pure convinto mio marito” “Io avevo prenotato l’aereo!”).

Un altro blog fantastico, geniale, è quello dedicato a “Maurizio, l’amico sballone di Paola” (la Frizziero, di cui sopra), che per il solo fatto di essere amico di una vipparola scarsa, per una sorta di incredibile fenomeno di contagio osmotico della vipparolità, c’ha il fanclub pure lui. Ah ma certo, non fatevi ingannare dal titolo, “Il blog di Maurizio”: no che non è il suo blog, come tutti gli altri è in realtà “il blog delle fan di maurizio”, ma non prendetevela, che cavolo, vorrete mica che colgano certe sottilissime finezze.

[1] “idiolo” è un mio brevetto che deriva dalla fusione di “idolo” con “idiota”
[2] nel migliore dei casi, quando il defilippiano sa del blog e non vuole farci la figura di quello che non gliene frega niente (ma in realtà sì, non gliene frega niente), invia una tantum alle fan-sgallettate qualche simpatico messaggio tipo “oh tutto bene un bacione forte e domani serata a gabicce, veniateci!”
[3] scritte scorrevoli, puntatori animati che lasciano scie chilometriche di cuoricini, musica di sottofondo così pesante che si carica dieci minuti dopo che tutto il resto ha già finito (occhio che io, ieri, m’ero dimenticata un sito di questi qua aperto, minimizzato, e all’improvviso mi sento la voce di Eros Ramazzotti che starnazza dal pc, m’è preso un colpo)
[4] immagini a volte enormi, non ridimensionate, che provocano un abnorme gonfiaggio delle colonne e di conseguenza della pagina, che va scrollata in orizzontale
[5] sempre che si abbia la pazienza di setacciare, alla ricerca di un articolo scritto, l’infinità di post tutti uguali con l’ennesima fan-art photoshoppatura glitterata
[6] che ad un certo punto, se raggiungi un buon livello di popolarità, puoi farne il tuo primo lavoro, “le serate”
[7] eh sì, da non crederci: i fan squattrinati organizzano collettone fantozziane perché all’idiolo non manchino il regalo di natale e quello per il compleanno e quello della befana e quello di pasqua e quello dell’onomastico e via dicendo; mica roba da niente, macchinette digitali, cellulari, gioiellume, abbigliamento di marca

Malvestito #20 e #21 – De Filippi Style

24 ottobre 2007 /

malvestiti de filippi styleE mica stanno rinchiusi ventiquattro ore su ventiquattro nello zoo di Uomini e Donne, o a fare le esterne sulla spiaggia per esibire il gonfiore violaceo del fisicaccio tatuizzato (dieci gradi sotto lo zero? meglio, che mi si inturgidiscono i capezzoli), o in discoteca tutta la notte a smollicarsi le cassiere con parrucca e manicure fresche di giornata che si sentono delle vìps pure loro, per una volta; no invece, capita spesso che ad esemplari del genere gli si permetta di scoattarsela liberamente per le città ed io, per esempio, ne vedo un sacco in giro (se c’è pericolo? ma va’, sono degli innocui cuccioloni).

Toh, ammirate com’è perfettamente addestrata questa coppia di malvestiti trentenni DFS, con la loro caratteristica espressione minacciosa un po’ ebete, tra il pittbull e il pechinese – credo la si potrebbe definire “da vero uomo” – arrancano oscillando, le gambe larghe sempre bene arcuate alla pistolera, le mani insaccocciate, gobbetti con la testa bassa; l’unico stimolo per cui minimamente sembrano distrarsi è quando la cassiera bburina sculettante li incrocia a un certo punto (arrivano anche quasi al punto di scambiarsi qualche parola tra loro, quasi, più che altro son grugniti d’approvazione).

Il malvestito DFS sulla sinistra è quello tra i due che è più uomo, diciamolo [*]. Potreste pensare che i jeans a vita bassa con gli stirelli gotici sul popò (1) hanno fatto il loro tempo, ma c’è da dire che nell’universo parallelo della semo-bburinità tutto accade più lentamente: non fategliene una colpa, sono soltanto po’ tonti, prima o poi ci arrivano. E però accipicchia se è riuscito a combinare scaltramente i pantaloni col pezzo di sopra, la felpozza nera (2) tutta ricoperta di scrittine in font corsivo anticheggiante del tipo penna d’oca dei tempi che furono, praticamente Dracula (i pantaloni transilvani) contro Dante Alighieri (la felpozza dolce stil novo). Ce n’è voluta per decifrare il testo, Devil you Angel and Inside, che non ho capito bene se è stato randomizzato apposta e poi uno a mente si ricostruisce la frase giusta (chissà, forse lo intendono come un rompicapo per intelligentoni) oppure forse c’hanno dei problemi con l’inglese, boh. Più sotto invece, in pendant con i braccialetti della cresima, gli scarpini simil-calciatoriali (3) della Nike, d’argento massiccio.

Il malvestito DFS sulla destra è sicuramente meno uomo [*], il che si evince non soltanto dal giubbotto imbottito di pelle lucida (4 – l’uomo vero non soffre il freddo), ma in generale da questa sua tendenza ad acchittarsi più stilosamente, più ricercato, più da ghirigoro femminile (la camicetta rosa stilosamente portata fuori dai jeans – 5 – neanche voglio commentarla: e poi si chiede perché non lo portano mai in esterna). Meno male che tiene i bottoni sul petto spalancati, almeno questo, così gli sbaviamo sui pettorali d’acciaio belli depilati (sarebbero stati meglio al naturale, eh, ma meglio di niente – certo non possono competere col rustico avambraccio – 6 – di quell’altro, l’uomo); i jeans strappati ad arte (7) vanno bene (sempre che, ehi, cos’è quella cosa sotto? una calzamaglia? argh, frocio!), gli anfibi slacciati (8) molto strafottenti, ottimi, ma la crestina gelificata (9) sulla testa, ti prego, ormai è una prerogativa dei ballerini minorenni di Amici, quella davvero potevamo risparmiarcela.

[*] secondo il copione sempre uguale delle trasmissioni deflippiane, non ho capito precisamente che vuol dire ma succede sempre questo, che la scemina di turno si metta a reclamare “un uomo, maria, io cerco un uomo, un uomo!”, credo riferendosi a quei tempi là che ti davano una clavata in testa e ti trascinavano per i capelli nella grotta-pied-à-terre, bei tempi

Monella Vagabonda & Figlie III, la clonazione

le puntate precedenti: uno e due

Volete che la miracolosa, esponenziale, in crescendo clonazione di marche magliettare tutte simili tra loro, oscene e malvestitissime, tutte similmente sponsorizzate da vipparoli televisivi di terza categoria, oggetto di orride e insensate pubblicità che costellano programmacci della peggior specie, volete che un fenomeno così grandiosamente e squallidamente malvestito mi lasci quieta ed indifferente? Per favore.

monella vagabondaNe abbiamo parlato l’ultima volta, forse ricordate, che era ottobre: le figlie di Monella Vagabonda prosperavano facendo bella mostra di sé sul petto di vipparole più o meno scarse (puntando in particolar modo sulla spazzatura umana usa e getta da reality – grande fratello e Defilippate in testa). Ci eravamo interrogati sullo strano fenomeno per cui, in un quadro di complessiva crisi del settore tessile italiano, proliferassero allegramente aziende su aziende, tutte concentrate sullo stesso tipo di prodotto, qualcosa che riunisse in modo piuttosto contraddittorio una pessima qualità (standard meno che cinesi) e allo stesso tempo uno sbandieratissimo made in italy. Ci eravamo interrogati sulla strana coincidenza per cui tante di queste aziende sono di fatto legate l’una all’altra, copie su copie di un unico prototipo, tutte con sede a Barletta, e tutte con un padrone che, nella maggior parte dei casi, sembra sempre il medesimo.

Ma l’interrogativo più cocente, basato sulla semplice constatazione del loro oggettivo e schiacciante flop commerciale, e sul parallelo e continuo sfornare nuove marche (e, be’, anche sulla valanga di denaro necessaria a cotanti spot televisivi), l’interrogativo rimane: come fanno a guadagnarci? E ancora: perché tante marche?

anna tatangelo per monella vagabondaSarete sicuramente curiosi di sapere come sta oggi l’allegra famigliola: ebbene, c’è qualche nuova pargoletta, e le figlie grandi hanno avuto destini differenti. La progenitrice Monella Vagabonda ha decisamente alzato il tiro. Giusto un pochettino però, non fatevi strane idee. Nuova testimonial, Anna Tatangelo, vipparola scarsina anche lei, ok, ma almeno sulla carta d’identità, alla voce professione, non ha scritto “boh” (Eva Henger, la vecchia testimonial, una volta abbandonato il porno cos’è che poteva scriverci, “spalla del gabibbo”?): ultimamente poi – non dimentichiamolo – è salita di un gradino nella scala vipparola grazie alla strombazzatissima liaison con il boss neomelodico Giggi D’Alessio (il figlio del quale, Claudio, è impegnato anch’egli – pensate un po’ – nel lancio di una marca d’abbigliamento, dal nome tipicamente partenopeo, Playa Nevadasito). C’è anche un lieve innalzamento dei prezzi, come testimoniato da ebay, dove le orrorifiche magliette con la rana amorfa sono in asta intorno ai 25 euro, a fronte dei 10 dell’anno scorso (non che l’aumento di prezzo le abbia rese più appetibili, eh, non se le compra nessuno uguale).

Tra le figliole, Follettina Girl ha ingaggiato una testimonial perfettamente in tema con la totale desertificazione del gusto di cui è portatrice, Sara Tommasi, mentre Miss Ribellina, che solo qualche mese fa, appena nata, poteva a malapena permettersi una economicissima ex corteggiatrice, è riuscita a convincere la gatta nera Ainette Stephens. Bambolita, neonata orfanella in attesa di adozione, si piglia una mezza calzetta senz’arte né parte, Linda Santaguida, il cui picco di artisticità televisiva consiste nell’aver dato del frocio ad un suo ex collega dell’isola dei famosi (ah sì, giusto, è anche la fidanzata di Costantino, ma chi se lo fila più Costantino?).

C’è anche chi è rimasto tale e quale, come ad ottobre scorso, un pezzettino di nulla cosmico. Miss Pirù, ad esempio, e il maschile Partito Preso, i cui siti (qui e qui) stanno lì ad ammuffire, con le stesse foto della Radchenko e Rannisi in home; ma anche Miss Clò e Ampollina Jeans (qui e qui), che manco si son potuti permettere una testimonial di quelle eva henger per fragolitache accarezzano i materassi nella televendita di Aspettando Beautiful. Va detto però che all’Ampollina, almeno, sembrano essersi accorti che quell’orrido frullato di incongruenze che gli faceva da mascotte, il pinguino col papillon, una corona sulla testa e un cuore sulla pancia, era davvero troppo al di là della comprensione umana, e l’hanno quindi soppiantato con una più sobria e originalissima “a” stilizzata. Quelli di Furbetta (sito), furbetti, tentano invece di gabbare l’occhio dell’incauta cliente miope prendendo come testimonial una delle più insipide ex-troniste defilippiche, tale Flora, il cui viso ricorda lontanamente la ben più costosa Elisabetta Canalis (diciamo: Elisabetta Canalis appena uscita da una terapia al cortisone).

La neonata Fragolita (sito), contro la cui odiosa musichetta in midi avrete forse bestemmiato prima dell’inizio di Uomini e Donne, ci offre per la prima volta una mascotte ortofrutticola (una fragola, appunto, cosa altro). Testimonial ufficiale è la storica trainatrice di monella vagabonda, Eva Henger. Nulla di nuovo, le solite noiose magliette piene di scrittine di paillette luccicanti in inglese maccheronico (“for only vip”), con la mascotte (la fragola appunto) che fa capolino qui e là, e qualche deprimente tentativo di riciclare attuali tendenze (v. la felpa stellata in foto). Ma la giocosa e bambinesca Fragolita nasconde una seconda identità, più cupa e trasgressiva, che risponde al nome di Exen Jeans (qui). Nonostante il patetico tentativo di celarsi dietro il nome di due diverse società barlettane (CF group s.r.l. Fragolita, NICOS s.r.l. Exen Jeans), si son fatti fregare sia dai numeri di telefono, che coincidono, sia dalla presentazione delle aziende (sulle rispettive homepage), identica per entrambe, persino con lo stesso copiaincollato errore di punteggiatura (1 e 2 – non è una meraviglia, Nina Moric in preda ad un attacco di diarrea?).

den harrow per donkyDel resto, si tratta della ormai conclamata pigrizia dei creativi barlettani (eh sì, perché non c’è una di queste marche che non sia di Barletta), per cui anche Miss Pirù e Six Shout (sito) sono entrambe identicamente “griffe di moda e tendenza. Puro Made in Italy da indossare”, come si legge sui rispettivi siti.

Ma non è finita. Alcuni nuovi marchi Monella Vagabonda Style sono nati negli ultimi tempi persino nella ricca e industriosa Padania (eh, che volete, le cattive idee si diffondono facilmente). Quanto a banalità, squallore e potenziale malvestito non hanno nulla da invidiare alla famiglia Monella Vagabonda; rispetto alla quale però risultano un tantino più tollerabili, se non altro perché evitano le amorfe e improponibili mascotte animali e ortofrutticole, e i nomignoli da vezzeggiativo scemo che un bambino non troppo sveglio di cinque anni, ci scommetto, riuscirebbe a fare di meglio. Quanto ad intrallazzi, be’, se la battono alla grandissima con le cugine barlettane.

Considerate la precoce Sweet Years di Bobo Vieri e Paolo Maldini, o la Hollywood Milano (sponsor di Costantino Vitagliano – ispirata alla omonima discoteca milanese implicata nello scandalo Cocaina Vallettopoli and Friends): basta fare una visitina ai loro siti (tac, tac) e ci si accorge di come entrambi siano contenuti all’interno di un bel sitone più grosso e multiforme, www . mediastarcorporate . com, che contiene tra l’altro cosine come:

loghi

Sarebbe l’agenzia che si occupa della gestione web delle aziende i cui loghi vedete qui sopra, tra le quali spiccano certamente la sconosciuta Nutrix Più (una marca di cibo per cani: Carmen Russo come testimonial), la Mooby gioielli (un triste emulo padano di Breil) e la Chronotech (malvamarca di orologi, che ne fa pure di firmati Sweet Years).
Tra le aziende un tempo rappresentate dalla mediastar, ma oggi non più (seppure il loghetto – eh, ché fa figo – è ancora presente sul sito), oltre alla stranota Guru di Matteo Cambi (che sponsorizza con la Chronotech la F1 Renault di cui è direttore generale Flavio Briatore), oltre al trascurabilissimo megafloppone intergalattico Vite Spiate (un web-reality ambientato in un appartamento di Milano, stracolmo di malvestiti all’ennesima potenza, tutti rispondenti allo stereotipo “belloccia/o che sogna di fare la/il modella/o”), figura niente meno che la LM, aka la Lele Mora management (qui nella sua nuova veste “non è vero che sono un maniaco, assomiglierò pure a Jabba ma sono un tipo tranquillo e inoffensivo, giusto po’ eccentrico”).

Non è stupenda, tutta questa rete di simpatiche relazione tra colleghi in affari? Che infatti, per dire, i testimonial semivip di queste marche qui della mediastar sono (o sono stati) tutti pupilli massaggiatori di Lele Mora: c’è Francesco Arca (ex fattoria, prima Holsen poi Mooby gioielli), c’è Costantino, c’è Federica Ridolfi (schedina, Exe), c’è Aldo Montano (ex fattoria pure lui, Chronotech).

Ma mi sto perdendo, è un buco nero.

ps – ah sì, quei due nella foto sono Den Harrow e signora, in posa per Donky (che no, a quanto pare non ha niente a che fare con le marche sopracitate)

Malvageddon #7 – le figlie di Monella Vagabonda

Quando un anno fa circa vidi per la prima volta il marchio Monella Vagabonda, pensai che non poteva esserci nulla di peggio: un brutto nome, un brutto simbolo, bruttissimi vestiti. Non riuscivo a capire come poteva essere finito in televisione, sponsor di vipparoli più o meno conosciuti (meno, soprattutto). Poi, vista la storia dell’avvocato D’onofrio (l’avvocato delle star, “amico” del creatore di Monella Vagabonda e di chissà chi altri), ho capito che avevano gli agganci giusti, ecco perché.

Ultimamente, però, sono stata costretta a ricredermi, c’è qualcosa peggio di Monella Vagabonda: le figlie di Monella Vagabonda.

miss clonata - click per ingrandireCi avete fatto caso? Nel corso dell’ultimo anno sono nate un’infinità di marche sfigatissime – se ne vedono le pubblicità su televisione e giornali – accomunate da una serie di caratteristiche ben precise:
- un nome orribile, spesso privo di senso, che trasuda sfiga da ogni sua lettera;
- un animaletto per simbolo, che dovrebbe fare simpatia, ma che in realtà fa solo tanta tristezza, disegnato malissimo, tanto da sembrare la mascotte di una marca di cerali discount;
- un design mediocrissimo dei capi, paragonabili in qualità e vestibilità alle magliette made in vietnam che vendono al reparto abbigliamento dei supermercati discount (la corsia dopo i cereali);
- di contro al punto precedente, un’insistenza quasi ossessiva sul rigoroso Made in Italy di tutti i capi (ma davvero?);
- una vipparola scarsa (o un vipparolo per le marche che puntano sui maschi) come testimonial, spesso e volentieri reduce del Grande Fratello o ex-tronista/corteggiatrice ai programmi della De Filippi (quelli che costano di meno immagino);
- spazi pubblicitari all’interno dei peggiori programmacci Mediaset (la Pupa e il Secchione, Uomini e Donne, Amici, ecc.).

Ho fatto una guglata, e c’è davvero da prendere paura, sono un’infinità: Miss Piru, Ampollina Jeans, Follettina Girl, Animagemella, Miss bollicina sexy4u, Exen, Miss Ribellina, Miss Clò, Furbetta, Bambolita, Sixshout, senza dimenticare i due marchi dedicati alla moda maschile: Partito Preso e Jonk46 (tre a dire il vero, se ci mettiamo in mezzo anche la neonata Holsen, di cui ho scoperto l’esistenza meno di un minuto fa). Fatevi un giro sui siti perché sono qualcosa di indimenticabile.

Ci sono un paio di curiose stranezze legate a questi marchi. Innanzitutto ognuno di essi fa riferimento ad una diversa s.r.l. con sede a Barletta, in Puglia. Diverse società ma tutte di Barletta, curioso no?
Alla progenitrice Monella Vagabonda è riconducibile direttamente soltanto Jonk 46, che viene presentato come il suo corrispettivo maschile (simbolo: una scimmia coatta col cappellino; testimonial: Alessandro Genova, ex tronista ex puttano di Vero Amore).
E tuttavia, nonostante la cosa non sia dichiarata esplicitamente, scopro che la sede di due marche sorelle, Miss Pirù (simbolo: una coccinella; testimonial: Ludmilla Radchenko, ex Fattoria) e Six Shout (nessun simbolo particolare: una semplice imitazione dello stile Baci & Abbracci), è allo stesso identico indirizzo di Monella Vagabonda: coincidenza?

La cosa comunque ha dell’assurdo. Mi piacerebbe fare una ricerca statistica, e chiedervi quanti capi di queste marche avete visto in giro nell’ultimo anno. Io, a parte due o tre (non di più) Monelle Vagabonde, e la Miss Ribellina di qualche giorno fa, nessuno. Eppure, che strano, in televisione sembrano essere i capi preferiti delle vipparole, una vera invasione!

La domanda quindi è: come cavolo fanno a tirare avanti, queste aziende, se non vendono? Come fanno a permettersi tutta quella pubblicità? E soprattutto: perché ne spuntano sempre di nuove, tutte similmente brutte e sfigate, e tutte di Barletta? Come è possibile nel periodo di peggiore crisi che sia capitato al tessile italiano (e pugliese in particolare) negli ultimi cinquant’anni, questi sfornino marchi a un ritmo infernale?
Comunque, le mie preferite sono:

Ampollina Jeans (click per il sito). Innanzitutto per il nome. Da dove salta fuori Ampollina? Cioè, in che senso, un piccolo contenitore per liquidi? Sembra il nome che avrei potuto dare io ad una marca inventata per gioco quando andavo alle elementari. E infatti, quando giocavo a giralamoda, le mie case di produzione avevano tutte nomi simili, senza senso, con qualche parola in inglese buttata lì a casaccio.
Poi il simbolo: hanno preso un animale dall’enciclopedia, l’hanno frullato nella lavatrice di Philippe Daverio, ed è venuto fuori: un pinguino con la corona in testa, un papillon al collo e un cuore disegnato sulla pancia.

Miss Clò (qui il sito) è l’abbreviazione (giuro) di Miss Clonata. A parte tutta sta fissa per le Miss (Miss Piru, Miss Bollicina, Miss Ribellina), perché proprio Clonata? E se proprio vuoi chiamare una marca Clonata, almeno mettile come simbolo una pecora, in memoria della storica Dolly. No, c’hanno messo una tartaruga (vedi immagine sopra). Contenti loro.

La peggiore, comunque, e devo dire la verità, anche quella che mi fa più tenerezza perché mi sembra meno ‘nel giro’ (per dire: non ha nessun testimonial famoso), tanto da farmi pensare che sia solo un triste tentativo di tarocco, è Miss Bollicina sexy4u (sito). Il logo è una bolla con le tette (che sarebbero due bollicine coi capezzoli, una cosa oscena) e una coda di cavallo tutta frastagliata che sembra fatta con una stampante ad aghi. Guardate qui un paio di magliette, e ditemi se con queste non hanno toccato il fondo.

Rosario Rannisi per Partito PresoDue parole, per finire, sui marchi maschili: Jonk 46 e Partito Preso. Il primo ha il nome di un noto calciatore dell’Inter primi anni ’90 (Vim Jonk). In realtà, penso che le alte sfere della Jonk 46 nulla sapessero del calciatore, e si siano limitati a tirare fuori dal cappello una parola dal suono vagamente americaneggiante, unendola poi al numero più evocativo per i coattelli di periferia: il 46 di Valentino Rossi. Il testimonial di punta, come dicevo poco sopra, è l’ex Defilippiano Alessandro Genova. Il povero Filippo del Grande Fratello 6, testimonial precedente (qui con Eva Henger), che ancora fa qualche comparsata fuggevole (si vede per non più di una decina di fotogrammi) negli spot Tv assieme alla fidanzata, manco lo degnano di finire sul sito, poveraccio.
Molta più fortuna è andata a Rosario Rannisi, dello stesso GF, testimonial della marca Partito Preso, che punta tutto sul gioco di parole (geniale!). Il Partito ha come simbolo una Banana, su cui è stata apposta una bella X (la X del voto), e tutta la campagna pubblicitaria mostra Rosario alle prese con delle conferenze stampa fasulle. Che puntino ad invadere, oltre alle mensole dei negozi, anche le poltrone in parlamento? Che bello.

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