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La maledizione della mummia esiste eccome, e colpisce ancora

Oh sì!, scusatemi per questi giorni che sono stata via, adesso bisogna che ci rimettiamo in pari, eh?, due parole sul würstel-pompino, il secondo malvacarpet veneziano, un’altra eccitante puntata di New Moon, il romanzone nuovo nuovo di Dan Brown (eh? che ne dite? lo so!, non state nella pelle), e poi sì, prestissimo!, il post monografico sul Jovanotti pensiero (ho messo il bannerino lassù a destra – che forse non lo sapete, ha a che fare con questo suo recentissimo schifezzone – tra un po’ faccio partire il countdown)

Miss Italia, qualche ipotesi sulla parlantina di Enzo Mirigliani, Carlo Conti all’inferno, il giovane Uèrte e sul perché non funziona

Enzo Mirigliani parla le lingue morte: si chiama xenoglossiaOk sgombriamo subito il campo dalla questione più importante di tutte, così poi passiamo oltre – e cioè appunto: di che cos’è che parla da solo, ininterrottamente, Enzo Thutmosi Mirigliani? C’avete fatto caso, ogni volta che viene inquadrato a seguito di uno svogliato applausetto “il fondatore, Enzo Mirigliani!” lui se ne sta lì sul suo seggiolone per neonati (con cintura di sicurezza) che sobbalza con la faccia disperata e un po’ sorpresa di uno che pensa “ehi, questo vuol dire che fino adesso non mi stavate ascoltando?”, continuando comunque imperterrito a macinare senza tregua il suo muto discorsone solitario – e fateci caso, c’è una specie di divieto assoluto di posizionare microfoni in un raggio di due metri minimo da Enzo Mirigliani: come mai? Ecco c’ho pensato e mi ci sono fatta su qualche ipotesi, che vorrei presentarvi in ordine decrescente di plausibilità: 1) Enzo Mirigliani è morto e la sua smilza carcassa senza vita funge da amplificatore medianico per voci e rumori dall’aldilà, cioè tipo le urla e gli strepitii dei dannati all’inferno (il che in diretta nazionale non sta bene, insomma, sopratutto poi se ogni tanto gli escono fuori certe macabre profezie sul girone “presentatori del cazzo da far soffrire più di chiunque altro” indirizzate a Carlo Conti – be’, che bello!); 2) Enzo Mirigliani è un pupazzo che la task force di creativi rai (una che faceva i pompini all’autista di un ministro, più uno che faceva i pompini al ministro, più uno che cacava in testa al ministro mentre lui si faceva fare un pompino da quell’altro) ha concepito negli anni settanta per fare concorrenza alla ranocchia Kermit e alla sua banda di pupazzi mmerigani: doveva funzionare in trio assieme al pupazzo di Sandra Mondaini e al corvo Rockfeller, ma non sono mai riusciti a sistemare quel meccanismo difettoso nella bocca che non la smetteva mai di ciancicare; 3) Enzo Mirigliani è un maniaco in stato confusionale che non riesce a smettere di fare apprezzamenti spintissimi su quella vaga e indistinta massa di pelle rosea laggiù lontanissima sul palco (è che non ci vede una mazza poverino, c’ha una tripla cataratta da una parte, l’occhio di vetro dall’altra – avete mai notato quando gli fa fare le capriole all’indietro?), trascorre tutta la serata ripetendo lascivamente cose tipo “ah la medusona rosa, bella medusona rosa, ah medusona mia, porcona di una medusona rosa”.

ciao mi chiamo Volfanga ho diciotto anni e vengo da Colleferro, la mia tartarughina si chiama CatulloEcco, liberatami di questo peso, volevo dire: che Miss Italia è una cosa vergognosa. No no, non per il fatto delle ragazzette scosciate che si vendono blabla come fossero dal macellaio eccetera (al contrario: io le farei esibire in topless su un toro meccanico a forma di pene con le nappine rotanti appiccicate ai capezzoli), non per il fatto che difficilmente si può anche solo concepire riunioni ad un più basso quoziente medio di intelligenza (chi se ne frega? anzi, ci si dovrebbe far leva – ché non c’è nulla di più divertente dell’immergersi in certi abissi oceanici di stupidità: così abissali che pure se si tenta di nasconderli per benino – che furboni! – imbeccando le concorrenti su qual è il loro libro preferito, uscirà fuori inesorabile: “il mio libro preferito è il giovane uèrte”, “ah sì di che parla?”, “parla di un uomo innamorato che dice le frasi belle”, “e chi l’ha scritto?”, “oddio adesso così cioè non me lo ricordo” – ma è successo di peggio), è una cosa vergognosa per il semplice fatto che così su due piedi – uhm, sì, no – non mi viene in mente nessun altro programma televisivo che dimostri una tale mostruosa totale assurda e ingiustificabile incompetenza sotto tutti i punti di vista: dal presentatore al regista agli autori [1] ai costumisti ai parrucchieri ai giurati a quelli che attizzano il pubblico in sala e così via, tutti, sono una banda di incompetenti che non capiscono un accidente di intrattenimento e spettacolo, un gruppone di miracolati che non è neppure capace di metter su in modo dignitoso un teatrino collaudato (nella sua ovvietà) come Miss Italia – non dico fare qualcosa di meglio, no (esagerati! [2]), dico semplicemente confezionare a dovere questa noiosa caghetta che si ripete uguale da vent’anni, robe facili facili, banalità!, evitare per esempio che ci siano continue voragini in scaletta, silenzi imbarazzatissimi, improvvisazioni caciarone, sketch agghiaccianti, telecamere schizofreniche, battute tappabuchi da sedia elettrica subito (subito! “sei di Napoli? campana? din don dan”), ragazze che non sanno dove andare, musiche sbagliate, musiche che proprio non arrivano, il pubblico che non applaude, un macello. Miss Italia lo sapete è come San Remo, destinato a rimanere quello che è, una schifezza nei secoli dei secoli: ma non funziona e fa pochi ascolti mica perché è congenitamente una schifezza, o perché ci sono troppe serate, o perché si va troppo in là fin dopo la mezzanotte; non funziona perché è fatto male, è una roba da dilettanti incapaci – perché è una schifezza fatta coi piedi, ecco perché.

[1] tra gli autori televisivi italiani c’è una categoria piuttosto ben rappresentata di ridicolissimi individui che sembrano impigliati nella solita stucchevole trametta virziniana (qui, per esempio), si credono e si dichiarano milioni di volte superiori delle cose che scrivono, si riuniscono a bere chinotto coi loro vanitosi amichetti (produttori, giornalisti, registi, editor ecc.) sulle terrazze bbene e a darsi pacche sulle spalle facendo commentini sarcastici sulle idiozie che hanno appena finito di scrivere per rai o mediaset, compiacendosi sommamente della distanza che passa tra quella roba là e la tesi heideggeriana sulla quale si sono laureati (“centodieci e lode con bacio accademico, e adesso scrivo Il sangue e la rosa!”), compiacendosi di quanto in effetti ci si senta pieni di spirito (a mostrarsi così lucidamente consapevoli) così intelligenti e brillanti (e sprecati soprattutto! che goduria sentirsi sprecati! non bisogna fare niente, basta starsene seduti al gabinetto tagliandosi le unghie dei piedi e dirsi “sono sprecato”) a vivacchiare nella mediocrità più assoluta avendo sempre ben presente la differenza tra ciò che si fa e ciò che si potrebbe fare (quel romanzo là che ho nel cassetto originalissimo in cui mescolo Borges e i tatuaggi tribali e Bruce Springsteen e Wittgenstein, “per ora ho scritto il titolo, senti qua, dovrebbe essere Tractattoos: eh? geniale, eh?”)

[2] un paio di settimane fa sono stata qualche giorno a casa dei parenti ricchi che c’hanno il satellite (e la lavastoviglie!) così mi sono messa a teledipendentizzarmi un po’ davanti a quel canale che si chiama E! Entertainment, lo conoscete di sicuro, è quello tutto dedicato alle vipparolità mmerigane, il reality della starlette alcolizzata che nessuno se la caga più di striscio (quella che ha appena lanciato la linea di moda con la cintura dell’accappatoio intorno alla testa tipo Rambo), il reality della attrice groupie multi-sperminata che nessuno se la caga più di striscio (quella con la pisella alla griglia coi tentacoli), il reality del puttanone con le tette pneumatiche che nessuno se la caga più di striscio (quella che nella pubblicità pro-vegetarianesimo dice “sei tu che decidi cosa metterti in bocca… il più delle volte… ihihih”) e poi i classificoni sui corpi da spiaggia più tonici e seducenti (che fusto quello! che fusto quell’altro!) e sui momenti più scioccanti dello showbiz (il bacio sulla guancia tra Angelina Jolie e suo fratello, uuuh incestuoso!) e cose del genere, una specie di Disneyland televisiva tutta spudoratamente dedicata alle più sfiziose mentecattate hollywoodiane (e funziona proprio come Disenyland: devi prenderla a piccole dosi, altrimenti c’è da rischiare un’intossicazione iperglicemica) – che c’entra? oh be’, niente, a proposito di cretinerie fatte come si deve

Patrizia Mirigliani, per una biografia non autorizzata

la famiglia mirigliani, il golem e il gargoyleLa cosa che davvero mi fa cascare le braccia di Miss Italia è che bisogna cuccarsi tre ore di noia assoluta, condite della vuota routine a manovella del solito sempre gobbo e svampito Mike Bongiorno – più l’ostentato insopportabile ilare entusiasmo a tutti i costi di “sfido l’abolizione della pena di morte rifacendo ancora una volta sbirulino e cantando New York New York” Loretta Goggi – tre ore di tortura da santa inquisizione per godersi quelli che in tutto saranno due o tre minuti di puro divertimento: i faccioni orrendi di quelle miss befanone non-si-sa-bene-cosa che uno si diverte a pensare le peggio cose sui familiari trafficoni che le hanno raccomandate spietatamente (ma è solo un gioco, cosa pensate mai, il concorso è onesto e pulitissimo – che sciocchine maliziose!), e poi soprattutto la cosa più bella di tutte, le sostenutissime pose di quel paffuto gargoyle medievale che risponde al nome di Patrizia Mirigliani.

Chi è Patrizia Mirigliani? Non lo so – a guglare non si trova niente. Va be’, figlia di Enzo. E? Cos’è Miss Italia, una monarchia ereditaria? Boh, chi è, non si sa. Però, a giudicare da quel poco che si vede, posso provare a immaginarmelo. Proviamo.

Patrizia Mirigliani è una di quelle persone che nascono da un genitore già anziano e tutti quando son piccole a guardarle pensano commossi “eh poveretta, quando avrà dieci anni suo padre sarà così vecchio, forse non ci sarà più”, e invece poi la bambina arriva lei stessa a superare i cinquanta e il genitore già anziano all’epoca, non si sa grazie a quale straordinaria tecnologia extraterrestre, sembra ancora vivo e tutti inorriditi pensano “gesù cristo, è come in quel film dell’orrore, come si chiama, Psycho, solo che questo qua un po’ cammina”.

alien versus predator: progenie mortaleIl genitore già anziano non si sa bene come e perché (provatevici a guglare Enzo: niente) capeggia un concorso nazionale di bellezza, super famoso, pieno di corteggiatissime femmine poppute e coscelunghe. La piccola Patrizia incarna purtroppo lo stereotipo opposto, quello della gnappa meridionale larga e bassa, tutta scura, col musetto rotondo pongoso e ingrufolato di un personaggio alla Uderzo (uhm, Beniamina direi – ma anche Automatix, il fabbro, a cui l’accomunano peluria e baffoni a manubrio). Hai voglia a convincere il papino anziano che alla svolta del millennio (il primo, dico) gli standard di bellezza son lì lì per cambiare, e che sia meglio precludere l’accesso a quelle più alte di un metro e quaranta: il vecchiardo cocciuto non c’è mai cascato.

patrizia mirigliani disegnata da uderzoA sto punto, se non è possibile cambiare il sistema subito, dall’esterno, la giovane Patrizia decide di impegnarcisi da dentro, pian pianino, facendo non si sa bene cosa nella gestione del concorso: riserva un odio mortale per le concorrenti che non si accorgono di lei e ci inciampano sopra dietro le quinte, si esprime acida e tenta di boicottare tutte quelle che non rappresentano l’ideale di bellezza italica che sente più vicino (il più italico di tutti! assolutamente!), quello da mondina etichettata sulla pastasciutta; fa il suo esordio in televisione come porta-padella della cariatide e, intanto, impara anche lei ad utilizzare la tecnologia aliena per sistemarsi quel suo aspetto da parrucchiera di provincia, così che dopo lunghissimi sforzi (non so – spero per lei che quel naso là a chicane non sia il frutto di un’operazione di chirurgia estetica), finalmente, può farsi passare per una parrucchiera di città.

Passano gli anni ma il vecchio non molla, è più tosto di una ciabatta cotta alla griglia. Ma non importa, perché la fase della successione s’avvia ugualmente: in fondo, il vecchio è ormai ridotto ad un involucro senza vita, un golem arteriosclerotico al servizio della figlia, che se lo trascina dietro al guinzaglio e ogni tanto lo porta ai giardinetti. E’ pure utile farselo sedere accanto in platea: guardarlo in faccia è come guardar dritto negli occhi il tristo mietitore; così che a distogliere lo sguardo e a posarlo più in là, toh, quella simpatica cicciottella che s’atteggia tiratissima a gran dama di gran classe, ma dai, è quasi piacevole darle un’occhiatina. L’unica scocciatura è che il vecchio, disperatamente sordo, ogni volta che s’accorge che qualcuno sul palcoscenico parla di lui, si volta sconcertato verso Patrizia e le mormora “cazzo ha detto quella? e chi cazzo è? cazzo vuole? chi cazzo sono io? e tu? cazzo se sei grassa”.

patrizia meets frankensteinPatrizia ci s’è abituata, col tempo, a tenersi appresso il fastidioso ronzio del vecchio. E oggi eccotela, soddisfatta e giuliva: il concorso rimane la minestra muffita di noiose banalità che è sempre stato, Patrizia ha abbandonato l’ambizione rivoluzionaria di veder incoronare una vedova calabrese, s’accontenta di mettersi in prima fila, truccatissima e firmatissima, muta come un pesce (ah no, ogni tanto dice delle robe, molto buffe), sorridente sempre, aspettando col batticuore quell’unica occasione l’anno che ha di sentirsi più bella delle belle, più importante delle Miss: il momento dell’ospite internazionale, la superstar dei filmi, l’attorone hollywoodiano a cui è dedicata la seggiolina accanto alla sua, propria la sua, di Patrizia. E non è una emozione grande grande, vederla alzarsi ingioiellata come in uno spot pubblicitario per sbaciucchiare amichevolmente Bruce Willis o Sylvester Stallone, e poi sedircisi accanto tutta dritta come un fuso, lei, finalmente padrona di casa, questo donnino qualsiasi tutto pieno di regal contegno, che emozione.

Non vedo l’ora sia domani: chissà qual è il super ospite straniero che hanno invitato quest’anno per non cagarsela di striscio.