Malvestita #336 – MMILF

malvestita MMILF(Partecipate al malvapride! Partecipate al malvapride!) Oggi ci occupiamo di un malva-tipo evergreen da sempre diffusissimo, per indicare il quale useremo l’acronimo MMILF (che no non è un errore, è un’altra cosa, significa Malvestite Menopausate Insalamate Laccate e Fantasticamente bburine – si vede che ho avuto problemi con la F, eh?): le MMILF sono quelle malve di una certa età, diciamo più o meno nella fascia cinquanta sessanta (troppo oltre i sessanta meglio non avventurarcisi, ché si sconfina facilmente nel campo(santo) delle MMMILF, vale a dire le Malvestite Menopausate Mummificate secondo un’Inarrestabile Lollobrigidazione Fracassona), sono quelle malve che si tirano e s’acconciano come si tirerebbe e s’acconcerebbe una tredicenne bburinetta che volesse giocare a travestirsi, così come se la immagina, da distinta signorotta matura in carriera sexy ma con classe (oppure, se preferite una definizione più stringata, toh: sono la deriva mezzaetà del Tatangelo Style): una MMILF si distingue dall’elevato fattore di attillanza (1 – i pantaloni di raso lucido ficcati negli stivaletti; la camicia con mega-colletto e maniche spuntoniformi inamidate – 2 – il maglioncino spruzza ciccetti – 3), dalla scollatura blob-maravenierana sempre generosissima (4), dai tacchi alti alti (5 – accidenti, c’hanno pure pure le fascette ornamentali) che – incrociamo le dita – forse slanciano la gamba e insodano le chiappone flaccide (possibilmente in combinata coi mutandoni contenitivi anti-fallout nucleare), dai capelli lunghi sciolti sulle spalle, fonatissimi e stratinti (6 – la fresca consistenza della pelliccia di un ratto canuto), dagli occhialoni-visiera da pilota di caccia (7 – che servono a occultare, in caso di luce sfavorevole – cioè tutte le luci, tranne quella della luna piena – borse e rugosità varie scavate e annerite dallo smog sigarettoso) e dalla presenza di pretenzioso raffinatissimo accessoriume rettiliano (8) e bigiotteria aurea (9 – l’orologio-pizza multidiamantato dalla miniera di re Salomone).

Malvestita #281

4 luglio 2007 / ,

malvestita con lo sbrego posterioreNon porto il reggiseno ma mi stanno su uguale – e, per inciso, beccati qua ‘sta schiena perfettamente abbronzata. Quale altro fine se non la comunicazione di un messaggio del genere, il proclamar pubblicamente le virtù della tetta dura e del prender il sole in topless: una camicia così (1), con lo sbrego giù giù lungo tutto il dorso, non serve ad altro.

Certo le si potrebbe obbiettare che quel nastro addominale (2 – munito di bottoncini) che la insacca per benino, forse, una qualche funzione di supporto ce l’ha; si potrebbe pure sindacare sulla certificazione biologica delle sue tettone: ma no, non vogliamo esser così malignamente puntigliosi. Piuttosto, io direi di soffermarci un pochino sulla straordinaria commistione socio-malvestita ad opera della camicetta: riesce infatti ad unire assieme a) la modaiolità tronistica delle manichette corte un po’ sbuffose più strettoia fasciata in vita con b) qualcosa (la fantasia a righine, i bottoncini di plasticaccia bianca) del grembiulone da lavoro delle cameriera d’albergo con c) la camicia inamidata dalle estremità rigide ed imponenti di un colletto bianco (il cui animale domestico evidentemente – ah, l’esotismo di certi menagger! – è un grizzlie infuriato e manesco).

D’alta scuola – pischella del menagger in giro a far shopping per negozi s.d.s. (Sopra i Duecento a Scarpa) – il pantalone firmatissimo chanel (3 – logo ovviamente bene in vista sulla chiappona destra) impreziosito di una minicatena da passante porta-coso (non so, sembra la miniatura del cugino itt), con copritasche tempestati di luccicosissimi strass e cintura incorporata, strassata pure quella. Non da meno il blackberry (4), sempre a portata di mano (peccato per l’iPhone, che si debba attendere ancora tanto – che paese arretrato, così indietro rispetto alle malve d’oltreoceano!).

E la borsona (5)? Che ci si poteva aspettare, se non una classicissima Louis Vuitton. E tra tutti i modelli Vuitton, quale, se non uno tra quei cosi insopportabili (be’, ma in effetti son peggio gli inarrivabili bburinissimi mirror) bianchi con le letterine colorate, che sembrano la carta da regalo della cartolibreria col logo sfigatello del proprietario (Lambertini Velio). Lei la fa dondolare fierissima.