Festival di Cannes 2009, il malvacarpet

E mentre poco lontano, in spiaggia, un succinto riccastro informe e sovrappeso (coi tre bottoncini superstiti della camicetta rosa in procinto di esplodergli sull’ombelico) se ne stava passeggiando teneramente assieme alla sbarbina analfabeta e alla migliore amica e confidente di lei, il cagnetto Ely Seconda, poco più in là, sul tappeto rosso, si consumavano i soliti sconvolgenti spettacoli di esibizionismo malvestito: c’era il mostriciattolo vipparolo numero uno, Paris Hilton, che c’è sempre ed è dappertutto, ok, sempre se stessa, demenzialissima, e non si meriterebbe l’apertura d’un malvacarpet, di norma, non fosse che stavolta era accompagnata dal boytoy più parishiltonizzato di tutta la sua infinita collezione di boytoy, guardatelo qua sotto come si scoliosizza agevolmente la spina dorsale per disporsi perpendicolare all’inclinazione assurda di lei, riesce persino a rimanere così, scoliosizzato e perpendicolare, e a baciarla contorcendosi e allungando il collo, uno sforzo sovrumano! – lei piuttosto, galvanizzata dalle capacità inclinatorie del boytoy, si spinge troppo in là e crolla (un colpo di vento improvviso, chi lo sa – oppure il vecchio al mare, il giorno prima, che ha tentato in tutti i modi d’addrizzarla e le ha scombussolato il baricentro), anche se poi si rimette in sesto e op!, ci fa la splendida, su una gamba sola (ultima foto a destra: cliccandoci su s’apre più grande – come tutte le altre foto, del resto).


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Festival der Cinema der Quartiere Flaminio 2008, il malvacarpet

Monica Bellucci e l'asse terrestre, stessa inclinazione: coincidenza?Ma quell’involucro robotico simil-umano pilotato da un piccione balilla (che c’ha la gabbietta-cabina nella testa, gli si svita la calotta – toh, uno schemino [*]), quel Gianni Alemanno là, non aveva detto che mo’ ci pensavano lui e gli amici suoi, a rivoluzionare per benino il festival del cinema romano, che era troppo pretenziosetto e chiccoso e mmerigano per i loro gusti (che sarebbero immagino tutti idealmente orientati verso sequel viagra-patriottici sul genere de La polizia s’incazza 2: mazzate ai pericolosissimi manifestanti minorenni rossi), io avevo capito che ci sarebbe stato uno sconvolgimento culturale bello grosso tutto nazional-didestro-centrico (e già mi pregustavo le retrospettive su Bombolo e Milly D’Abbraccio) e invece boh, a darci un’occhiata da lontano il festival del cinema di Roma mi pare la stessa cosa un po’ zoppa degli anni scorsi, solo ancora più sottotono, più loffia e squalliduccia (chi ha vinto? quali film c’erano in gara? che cosa s’è visto? a parte dico le grasse porcatone attira servizi-ultimi-cinque-minuti-del-telegiornale come Il sangue dei vinti e Un gioco da ragazze – ne avete idea?)

ah ma sì un attimo, ecco cosa: hanno cambiato in tutto e per tutto il trofeo da assegnare ai vincitori, l’anno scorso c’era quello col Marco Aurelio stampato sulla plastica trasparente (cinque euro e uno Zippo tarocco in omaggio nella copisteria qua sotto casa mia: e siccome l’anno scorso ne mancava uno – e siccome tanto erano identici – a Sean Connery per il premio alla carriera gli hanno rifilato il trofeo che teneva sulla libreria Goffredo Bettini per il secondo posto del torneo di calcetto intra-dirigenza del piddì obesi vs calvi), adesso invece il nuovo trofeo è una crosta tutta storta orrenda e coattissima butterata di diamantoni Damiani (da esporre ai flash sempre precisamente inserita nel cofanetto annesso, così si vede la marca-sponsor bella grande stampata sopra), e insomma oh, si comincia con poco, ma è un bel cambiamento – almeno così Al Pacino (che birbante d’un demente senile! non ha perso l’occasione per pittarsi le unghie in pendant col cofanetto Damiani) anziché lasciarlo semplicemente affondare nella fossa delle Marianne, plop!, può prendere il trofeo e tirarlo via di taglio per vedere quanti rimbalzi riesce a fargli fare sulla superficie dell’acqua, plic! plic! plic! (no niente non è vero, magari: troppo pesante).

E comunque, veniamo a noi. L’apparizione malvacarpettara che mi sono goduta di più è senza dubbio questa qua (ok va be’ tralasciando il collo di Monica Bellucci, sul quale a dire il vero mi sto arrovellando da giorni: non capisco se si tratta di una stupida coincidenza o se c’è piuttosto qualche misteriosa relazione fisico-matematica – vedi l’immagine sopra – che si presenti quasi sempre inclinato secondo un angolo di ventitre gradi circa esattamente pari all’inclinazione dell’asse terrestre): è la coppietta di Twilight, Robert Pattinson e Kristen Stewart, due veri minuscoli sfigatoni semi-sconosciuti che si danno le arie da scapellati maledetti manco avessero giocato a titillarsi i genitali in un film di Bertolucci (ah, tutt’altro! sono i protagonisti di ‘sto polpettone Harmony annericeniano per ragazzine in fregola, una specie di Topo Gigio Vampirello Loves Topa Gigia); entrambi sfoggiano l’occhietto a feritoia (uguale: c’ho la personalità magnetica del ragionier Filini), le occhiaie fasulle ripassate in sala trucco (uguale: la mia è una vita di eccessi, ieri a notte fonda ho visto la replica di Striscia la Notizia), i capelli sparati e la barbetta sfatta (uguale: non c’ho cazzi, dovreste vedere in che stato sono le mie mutande), la postura gobbetta e l’andatura stanca/barcollante (uguale: c’ho la sciatica) – stupendi, no? e non dovevano essere da meno le mutande dell’io-sono-originale Colin Farrell (vero maschio irlandese tutto d’un pezzo che si porta la bandana-cartaigienica nel taschino dietro dei pantaloni), che s’è buttato come al solito sulla trasandatezza viril-zozzona: capello unto, tatuaggio da pugile galeotto, giardinetto villoso, anfibiacci di pelle mezzi slacciati con le lingue penzolanti, ciondolo col dente da latte (un ricordo della fatina), cappello ergo sum (guardate che faccia sperduta c’ha in questa foto qua, quando arriva il tizio pelato a ciulargli il cappello, sta pensando: “svanisco! mio dio sto svanendo! svanisco! aiuto! svanisco!”).

Poi certamente ve ne sarete accorti, c’era la muffa della muffa della muffa del futuro del cinema italiano (Squitieri ne sarà entusiasta!): c’era Michela Quattrociocche (eh mi dispiace, lo so che c’avevate messo un bel po’ a cancellarvela dalla memoria: quella merluzza del film di Moccia, sì) che da brava adolescentella bburinetta sente impellente il bisogno di esibire la marca fashionara a tutti i costi, e le è venuta questa grandiosa idea di travestirsi da borsetta monogrammata Gucci; c’era Cristiana Manichino Capotondi con la borsetta-cialda, la cui colf babysitter deve aver passato il mocio in salotto appena prima del malvacarpet (facile, lo si deduce dallo spesso strato di umidità in basso sulla gonna); c’erano due allampanati rettangoli uno sopra all’altro che sembra fossero Romina Jr Carrisi, o almeno così si dice, non lo so, li hanno scaricati da un camioncino così com’erano e li spostavano con un carrelletto; c’era l’inutile omino quattrostagioni da fiction Beppe Fiorello, che per darsi un tono s’è fatto sale-e-pepe pure la dentatura; e infine soprattutto c’era il rampante Brando De Sica, che ha finalmente celebrato il suo ufficiale debutto nel mondo der cinema che non conta un bel niente: capello selvaggiamente pubico, golf attillato e cravattina, meccanismo a molla sotto le scarpe per saltare in aria come una tarantola impazzita (che simpaticone! secondo me è un clone ibridato Boldi – De Sica), Brando è un giovane regista sleccazzato dai modi davvero precocemente viscidi che c’ha alle spalle tutta una lunga e intensa formazione scolastica negli USA e non c’ha più voglia di sentirsi chiamare figlio di papà, e c’ha ragione, è stata mammà a produrgli il filmino.

Non poteva mancare Asia Argento, che continua la sua pantomima niente più trasssgrescio “sono cambiata, sono cresciuta”, ed è tutta acqua e sapone e sorrisoni modesti da ragazza semplice “oh porca palettina cara ma che ci faccio io qui in questo pazzo pazzo mondo delle star del grande grande schermone? oh ma che imbarazzo!”, e infatti come volevasi dimostrare senza broncetto suicide-girl e senza filmetti con uno straccio di incesto anale coll’elefante Dumbo non c’è più nessuno che sia disposto anche solo a cagarsela di striscio (pensate tra un qualche annetto, quando nel bel mezzo d’una comparsata in Un posto al sole c’avrà un’improvvisa epifania e capirà che no, la strategia “niente più trasssgrescio” non ha funzionato proprio per niente: pensate allora se le viene in mente di tornare sui suoi passi, che vette di disperata depravazione trasssgrescio potrebbe raggiungere – come minimo tingerà di verde il caschettino del marito gonzo). E poi, prima di concludere coi catafalchi nostrani da prezzemolume mauriziocostanzoshow, vorrei citare in volata un paio d’altri big internazionali: Eva Green che arriva dal gabinetto (e dà riposta così alla domanda delle domande: ma certi vestitoni con lo strascico, quando ti scappa, non finiscono per strusciartisi a terra? e la risposta è: sì, strusciano, strusciano, e ti ci rimane appiccicato di tutto); Mickey Rourke che cola come fosse uscito da un barattolo di mostarda; Mena Suvari con l’impermeabilino ramarrescente; Jessica Biel che ha esagerato, quelli non sono neanche più pantaloni a zampa, quelle sono una coppia di geniali gonnelline da polpaccio.

E per concludere, dicevo, i catafalchi prezzemolini che non c’entrano un accidenti: Valeria Marini con le lenti a contatto colorate da cyborg psicopatico (un innaturalissimo azzurro Skype) la tipica insalamatura, la borsetta bomba a mano e il pupazzetto Duracell; Alba Parietti col faccione abbottato come non mai (abitino Goodyear e stivaloni di pelle Pretty Woman); Nancy Brilli col tappeto peloso per la doccia della Barbie di Paris Hilton; e chi altri? ah sì, quasi mi dimenticavo, concludiamo la conclusione citando il novello stile bburin-dandy inaugurato da Raz Degan, niente male.

[*] ecco dunque spiegato il perché di quei suoi bizzarri occhietti senza il bianco: sono gli spioncini del piccione

Il nuovo cinema italiano secondo Vanity Fair, si mette male, c’è Accorsi che fa Indiana Jones appena uscito dalla doccia

Giovanna Mezzoggiorno come Rolando di Aldo BaglioOh rieccomi, scusate, volevo parlarvi di queste fotografie che sono in mostra a Milano (qua), “la più grande produzione che Vanity Fair abbia mai messo in piedi”, perché siccome esibire la centomillesima copertina con gli occhietti vispi vispi di un cartoncino belluccizzato non deve essergli sembrato pomposo a sufficienza (e insomma, vorrei vedere!, si stanno pur festeggiando i cinque anni della posta di Enrico Mentana), hanno pensato d’escogitare qualcosa di più grandiosamente celebrativo, “realizzare una produzione che rappresenti la nostra storia”, vale a dire qualche dozzina di scatti in cui “il nuovo cinema italiano” (ma no non impressionatevi, è volutamente fuorviante, si tratta di un cripto-giochino d’abilità che funziona così, ci sono due o tre attori veri e bisogna riuscire a distinguerli, travestiti, mescolati là in mezzo a un mucchio dei peggio minchioni – il gioco prevederebbe l’utilizzo di una batteria da automobile e cavi pinzettati da pinzettare ai testicoli e/o ai capezzoli del giocatore: se sbagli di brutto, per esempio indicando Beppe Fiorello o Daniele Liotti o Cristiana Capotondi, FFFFZZZZZ ti si frigge), dicevo, in cui il “nuovo cinema italiano” rende un virtuoso omaggio d’autore al “grande cinema italiano” (quei film cioè che nessuno c’ha più voglia di guardare, di cui nessuno sa niente, intorno ai quali ci si tramanda un entusiastico cicaleccio di luoghi comuni e scenette da cartolina) – e sì, lo so, non è ben chiaro neanche a me cosa di preciso ci sia da vantare nel rapporto tra Vanity Fair e il cinema italiano: “il cinema è il nostro pane” delira solennemente il direttore responsabile Luca Dini, boh, chissà, riferendosi forse a certi imperdibili articoloni di critica psicanalitica tipo Guarda che ti passa, in cui si esegetizzano alcuni titoli fondamentali alla ricerca di una originalissima lezioncina auto-terapeutica (Basic Instinct, “se avete paura di diventare troppo vendicativi nei confronti del partner”; Il gladiatore, “se avete nostalgia dei veri maschi”) –

Monica Bellucci fa Gina LollobrigidaMaria Grazia Cucinotta e Daniele Liotti

e quindi c’abbiamo questo popò di tristi minchioni fotografati all’interno di mediocri ricostruzioni costumistico-scenografiche d’epoca [1], e il compito dei minchioni sarebbe in teoria di reinterpretare (“non imitare” precisa Luca Dini) certi ruoli celeberrimi, ma il risultato nella pratica non è l’una né l’altra cosa, magari lo fosse (pure a imitare, oh, mica facile), somiglia piuttosto a quella attività artistica senza nome – in effetti troppo spesso sottovalutata – che si svolge nelle foto-ottiche dei grossi centri commerciali di periferia, in cui per immortalare il primo appuntamento con la bburinetta della sezione H si decide di far copiaincollare i reciproci grugni ghignanti sui modellini decapitati già pronti nello scenario che più ti piace, il Far West? l’antica Roma? i pirati? la dolce vita? non c’è neanche bisogno di scomodare un fotografo vero, fa tutto il computer (puoi anche stampartelo sopra un cuscino! o su una tazza per fare colazione!), e magari alla bburinetta le riesce persino di sospirare meno ridicolmente di “guarda l’uccellino! guarda l’uccellino!” Laura Chiatti (in basso, la foto).

Pietro Taricone fa Alberto SordiNicolas Vaporidis fa Alain Delon

I minchioni suddetti, fotografati da Douglas Kirkland (che non c’è dubbio palesa inquietanti segni di rimbambimento, oppure forse soffre di quintupla cataratta, chi lo sa: “questo è il lavoro più straordinario che io abbia mai fatto!”), si dividono in tre categorie principali: 1) quelli che si sono scatenati in una esagerata immedesimazione iper-melodrammatica che farebbe arrossire d’imbarazzo la pornostar più esperta in fatto di simulazione orgasmica, categoria di gran lunga dominata da Giovanna Mezzogiorno, che fa ciò che le riesce meglio, mandare in frantumi gli specchi dei telescopi in orbita intorno alla terra (“ha fatto venire i brividi a tutta la troupe” confessa il condirettore Cristina Lucchini [2]), ma non si possono non citare il cipiglio soffertissimo da diarrea fulminante di Nicolas Vaporidis [3], l’abbinamento collo inclinato / occhietto languido all’orizzonte / labbrone socchiuse del faccione stupefatto di Claudia Gerini (che starebbe interpretando, secondo gli ordini del Kataratta, “lo sguardo del futuro radioso”) e poi soprattutto la prova squisitamente masochista di Stefano Accorsi, che ci dà sul serio qualche bella soddisfazione (“si è calato nel suo ruolo così tanto da scorticarsi la schiena a frustate” [4]);

Laura Chiatti strabuzza La dolce vitaBeppe Fiorello pensa al karaokeClaudia Gerini ha lo sguardo del futuro speranzosoStefano Accorsi si frusta, yippie!

2) quelli che proprio non sono capaci di fare altro se non ostentare la placida piattezza del pesciolino da acquario (con quell’occhietto là, di quando galleggiano morti sulla superficie), tra i quali ricorderei il solito Ken piacione con la mascella guizzante e il sorriso paraculo Raoul Bova, Maria Grazia Cucinotta con le giunture marmorizzate che rispolvera alla grande il motto “una scopa su per il culo”, e poi Ambra Angiolini aka Il Nulla Ma Con Ironia, in reggicalze sulla scaletta a spolverare le persiane (e il Kataratta si commuove, che tenerezza, perché “gli fa tornare in mente il suo primo amore adolescente” [5]); e infine 3) quelli che si sono sbagliati e credono d’essere altrove, a fare altro, Francesca Neri che fa la pubblicità dell’Axe Africa (un dramma olfattivo-passionale, “non mi lasciare, ascella profumata, non mi lasciare!”), Cristiana Capotondi che mima il manichino di un negozio d’abbigliamento (e le riesce particolarmente bene, dato che ci si è laureata – facendo il manichino intanto che il tutor della Cepu le scriveva la tesi [6]), e poi Monica Bellucci che in effetti non saprei, potrebbe pensare d’essere ovunque, vacci a capire qualcosa della testa di quella, è sempre uguale ovunque e in qualsiasi circostanza, boh, magari pensava di passeggiare smorfiosa tra le rocce di un canyon marziano.

Raoul Bova è un molluscoAmbra Angiolini aka La Nullità Ma Con IroniaFrancesca Neri e Ascella Profumata di Axe AfricaCristiana Capotondi è laureata in manichinologia alla Cepu

[1] su Vanity Fair la raccontano così, come una divertente indagine di creativi e giornalisti: “Abbiamo appeso le gigantografie dei set che vogliamo riprodurre. Le analizziamo per tutta la mattina, vestito per vestito, accessorio per accessorio. Inizia la ricerca. Giovanni [il costumista] andrà a frugare nelle sartorie che hanno cucito i vestiti di scena originali”; nessun accenno – troppo prosaico sennò, bleah – alla disperata sponsorizzazione fashionara di ogni mimino pezzettino d’abbigliamento (persino all’informe gonna-plaidino sulle gambe della Littizzetto/Masina sono riusciti ad affibiargli uno sponsor: la gonna-pleiddino D&G, ah!)
[2] un’altra rabbrividente protagonista sparadecibel è stata Anita Caprioli (foto), che “sporca di sangue finto, ha urlato fino a sgolarsi”, ma nel suo caso direi che non importa, l’attonita stolidità urlatrice ci calza a pennello coi film di Dario Argento
[3] se la cosa vi disturba, pensate, in fondo c’è andata di lusso: avrebbe dovuto aggiungercisi Silvio Muccino (ce lo fanno capire subdolamente, un po’ piccati, “un attore e regista doveva essere sul set assieme a Vaporidis per Rocco e i suoi fratelli: ha cancellato la sera prima per fare una pubblicità”)
[4] sentite che magnifico aneddoto felliniano che s’è inventata tale Alessandra Donato (chi è, boh – ha scritto un mega resoconto del backstage, terrificante), una presenza dai contorni fantasmatici che le si rivela dal nulla per approvare il lavoro di Vanity Fair: “Durante una pausa, mi si avvicina un vecchio signore. Guarda la scenografia di 8 e 1/2. Mi dice «Le piace?». «Certo», rispondo. «Vede», continua, «io sul set di Fellini c’ero. Ed era proprio così»”.
[5] il Kataratta non è l’unico sul set ad essersi commosso, anche i cavalli si commuovevano (o meglio, forse dovrei dire “arrapavano” – e anche per quanto riguarda il Kataratta, del resto, quella storia del primo amore adolescenziale era solo un modo elegante per dire che gli è venuta voglia di farsi un giro di Viagra con la Angiolini): “Il cavallo nero di Claudio Santamaria continuava a baciare Daniele Liotti” e “Luisa Ranieri è stata strabiliante. Il cavallo sullo sfondo non si reggeva in piedi: colpa del caldo o del fascino?”
[6] “su Il conformista ha addirittura scritto una tesi quando studiava Scienze della comunicazione“, che dire? Scienze della comunicazione, cos’altro aggiungere, Scienze della comunicazione, Cristiana Capotondi

Belluccizzare una qualsiasi cosa, il video: ecco cioè come farvi in casa la prossima copertina di Vanity Fair

5 anni di Vanity Fair, con Monica BellucciPer il loro quinto compleanno quelli di Vanity Fair hanno messo in copertina Monica Bellucci e non potrebbero andarne più orgogliosi, lo ribadiscono entusiasti più e più volte nell’ultimo numerone celebrativo (“da collezione”! e davvero ti viene voglia di tenerlo da parte, ci sono certi pezzettoni memorabili sul genere di “Ottima annata per il contadino Biagio” e “Cesare Cremonini: sono sicuro che anche Bob Dylan avesse in mente la figa più di quanto sembri“, eccezionali [*]): Monica è la madrina, Monica è quella che ha battezzato la rivista, Monica s’è fatta più copertine di tutte, con Monica c’è un “legame speciale” (lei ormai c’ha il pilota automatico e parte subito schermendosi con le moinette sospirose, il solito cratere vulcanico di stucchevole artificiosità mentecatta: “Oddio! Dicono che la vita sia divisa in cicli di cinque anni, chissà che cosa mi aspetta adesso…”); e pensavo per l’appunto quanto sia onesto da parte di Vanity Fair, in fondo – orripilante ma onesto – rendere così palese la qualità e la direzione del proprio lavoro (lo zero, e il nulla) strombazzando una tale soddisfatta affinità con un personaggio che lo rende subito evidentissimo (lo zero, e il nulla); perché insomma lo sapete, io ho tentato di spiegarvelo tante volte com’è che si può collocare Monica Bellucci tra noi esseri umani e il dilemma “mamma ma nello spazio c’è l’aria? e se non c’è l’aria cosa c’è?”, chissà se m’è riuscito, oggi ci riprovo con questo piccolo video qua sotto in stile Art Attack (arrugginite le forbici, eh? un po’ sottile la matita? aguzzate la vista!), vediamo un po’ che ve ne sembra.

[*] be’ sì, poi ci sono le fotografie di Douglas Kirkland, come dimenticarle! ma a quelle vorrei dedicare un post tutto per loro (ah se ve lo state chiedendo: sì sì, lui, il nostro Biagio, che dice “sono della teoria che se hai un pezzo di terra non morirai mai di fame” – poveraccio, sono sicura che lo intenda letteralmente: penserà che mangiare terra è nutriente per via dei vermetti)

Cannes 2008, il Malvacarpet

Con un po’ di ritardo, ma non fa niente, vediamo cos’è successo sul malvacarpet di Cannes, che di schifezzone spaventose ce n’erano a non finire: per esempio Ornella Muti in avanzatissimo stato di decomposizione [1], il capoccione enorme inscritto in un cerchio perfetto, la parruccona di bisce, gli zigomi bombati che scricchiolano gonfi a diecimila atmosfere, l’occhio storto che al chirurgo in quel momento gli è squillato il cellulare, e come se non bastasse, tiè, se ne stava là indecente a limonare davanti a tutti con una specie di vermone unto superbburinissimo (che pare sia un gioielliere di fama, Fabrice Kerhervé, ma io non ci credo: c’avesse davvero i gran soldoni avrebbe al guinzaglio qualche squinzia minorenne con le tette vere senza rattoppi al pongo – che tra l’altro occhio Ornella che ti si vede il tappo); oppure per esempio Natalie Portman, che ha dato fondo alla sua riserva di vestitini corti multistrato volantati (uno blu coi volant baldanzosetti, uno viola con cinturino, uno rossiccio supercorto), al party di Dolce e Gabbana c’aveva un golfino di monetine luccicanti e poi l’ultima sera, meravigliosa, ha voluto rendere omaggio alla ciminiera di Civitavecchia (ma non è colpa sua poveretta, secondo me è influenzata dal fidanzato mentecatto, per dire il tipo, un simpatico fricchettoncello che va in giro a fare l’originalone trasgressivo con gli occhiali penici) – non male quindi, no? Non potevamo perdercele.

ornella muti è un mostroornella muti e il suo fidanzato mostronatalie portman 1natalie portman 2natalie portman 3

E andiamo avanti. Madonna è tutta orgogliosa di farci vedere che i trattamenti ringiovanenti ai raggi gamma [2] non le hanno ancora annichilito i capezzoli e anzi ce l’ha durissimi in tiro che scoppiano di salute (c’era con lei il marito-chauffeur che la seguiva dappertutto col frigobar pieno di ghiaccioli inturgidenti), fanno capolino [3] attraverso le trasparenze di questo coso lungo fatto coi pezzettini di rullino fotografico tagliuzzato (un bel cinturozzo di pelle laccata nera, due megabottoni diamantosi sulle spalle e tendine morticiane di sbrindellature sulle maniche); Lindsay Lohan invece ha messo su un capolavoro microgonnellato di pendontizzazione, squame argento-verdoline, bordature di vetrozzi cardinalizi quadrati color melanzana e tripla banda di polivinilcloruro tipo parabrezza del motorino; c’era anche la panzetta karmica che ha preso il controllo del cadavere maculato di un’altra anzianotta wannabe-giovincella [4], Sharon Stone; e poi ovviamente sì c’era anche Paris Hilton come al solito ridotta a legnosa caricatura di se stessa (notate la postura da passerella – quella sua tipicissima da Barbie con la scoliosi – non fosse che non sa farne altre, quasi quasi avrei pensato ad una citazione del nostro header qua sopra).

sono incartapecorita ma il mio capezzolo è giovanile tutto sommato, no?il capezzolo contro la panciala pancia regnalindsay lohan indossa il parabrezza di un motorino indianoparis hilton ha la scoliosi

E la Bellucci? Che donna incredibile: pensate che per farsi ammirare intenta nell’unica cosa che sa fare, l’animatronic della sciantosa femme fatale, ha elaborato tutta una complicatissima scenetta (una roba un po’ alla Toriyama) col marito dietro di lei che facendo finta di niente le soffiava insistentemente sulla spallina di quell’orrendo foulard che le reggeva il vestitaccio nero, alla fine la spallina scivolava giù e così i fotografi potevano immortalarla nel suo momento migliore, intanto che esprimeva fintissima sorpresa e maliziosa mmmmmmmmtudine con le sue sexy languide occhiatine da cerbiatto investito da un autotreno. Uh, poi c’era Eva Longoria (lo gnomo coi baffi travestito da stangona di cui già abbiamo detto) che ha presentato una escalation di mostruosità malvestite, dal coso azzurro davopalla (con corpetto fasciante, tette separate e mantello strascicante scapolare) alla tunicotta corta di materiale traslucido con fantasia ghiaiosa (fodera bianco latte, cintura pitonata rosa e orride tascone finte su tette e cosce) all’accrocco sobrissimo da fiera della bburinità matrimoniale con corpetto stampato di piume argentee e una infinita spiralona di tulle (immagino l’imbarazzo quando sedendosi da qualche parte la minuscola Longoria spariva gambe all’aria, completamente fagocitata dalla spiralona). E poi Gwyneth Paltrow, che s’è inventata sta storia delle scarpacce assurde attira-fotografi [5] (un paio dorate con lo zeppolone sul davanti e tacco a tronco; l’altro paio fetish nere superborchiettate); e poi ancora Marjane Satrapi, col tunicone bianco kitschissimo con megastampa di fiorelloni abbinata ai grattacielosi sandali mattonati, e con un altro tunicone nero piumato corredato da un improponibile paio di sandali oro e fucsia, mattonati pure quelli.

monica belluccieva longoriaeva longoria 2gwyneth paltrowmarjane satrapi

E concluderei coi migliori di tutti, gli imbucati: l’anziano tossicomane ingioiellato che si è messo a chiedere la carità palleggiando fuori dal cinema, il nulla cosmico nella sua veste da compiaciutissima chic prezzemolina how-to-marry-a-millionaire, la coppietta reale più triste e scalcagnata di tutti i tempi, la velina urlatrice che ha vinto Sanremo, un bollito manzone disoccupato che l’anno prossimo per un click starà là sul balcone a far saltare il pisello in un cerchio di fuoco, e poi lei, la nostra vim preferita, Elisabetta Gregoraci – che comincia a frequentare la gente giusta, i papponi del jet set internazionale, in vista del matrimonio imminente col magnate dei perizomi – e io accidenti devo ricordarmi di mettere qui accanto un conto alla rovescia, oggi ce lo metto.

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[1] dal forum: Kelly scrive “avete notato il look malva-botulinico di Ornella muti a Cannes?” e SaintJ “anche il tizio che le sta accanto nella foto sembra di gommapiuma… Davvero una bella coppia!”; il parere di Idraelen “certe donne sono davvero un deterrente alla chirurgia estetica!”; e quello di Pina Bellato “patetico siparietto della donna col fidanzato ggggiovane e focoso che si fa trasportare dalla passione e se lo pomicia in piena croisette… disgustoso… Lei vestita come una cubista sfatta… lui è praticamente il fratello gemello di Mario Merola”
[2] sempre dal forum, spettacolare scambio di battute con chiusura geniale di Mattia: “ma madonna poteva trovare anche 5 minuti per passare dal parrucchiere… se c’è una cosa che non mi piace per niente delle donne è la ricrescita dei capelli.. quella righetta scura in mezzo alla testa bionda..” (Cri) “Vuoi dire come Alessandra Mussolini, Donatella Versace ed Elena Santarelli? Le donne sarei mora mediterranea ma bionda so’ più fica e chissene se ho i baffi da carabiniere e le sopracciglia da Cristo si è fermato a Eboli?” (Siminsen) “la ricrescita della Ciccone è finta. non vedi com’è assolutamente perfetta e tracciata col righello? lo fa per far credere di non avere capelli bianchi” (Mattia)
[3] a proposito di capezzolume, menzione d’onore per Petra Nemcova e Sarah Marshall
[4] eh sì, come dice Siminsen, “invecchiare ed essere americane è una mistura incompatibile con l’essere umane”
[5] e ha fatto scuola! ma siccome quelle scarpacce là sono imbattibili, c’è Rose McGowan furbissima che si è rotta una gamba apposta per mettersi l’ingessatura bionica

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