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Quello che viene dopo X-Factor, che è molto peggio di X-Factor (e ci credo, che noia: senza il buffone, senza le galline, senza il pirla)

il figlio naturale di Franco Battiato e Austin PowersOh ecco, adesso che ci siamo liberati - e da un bel pezzo - di tutto il suo rincitrullente contorno di estenuanti battibecchi prima-l’uovo-o-la-gallina, delle comiche bretelline della scimmietta pirla e delle trivialità della vegliarda sboccata e poi sì soprattutto di quell’eco entusiasta di ridicoli esserini sommamente gratificati dal citazionismo discount del figlio naturale di Battiato e Austin Powers (gli occhiali si semplificano nel processo di fusione), ecco, direi che adesso possiamo considerare X-Factor per quello che è stato e nient’altro: l’ennesima squallidoneria realitara glassata di retorichetta filantropico-caritatevole (noi - cerchiamo - i - talenti - veri) che sputacchia fuori un manipolo di mediocri sfigatoni imbrillantinati di fascinosissima allure televisiva da consumare nel più breve tempo possibile (prima che certo, ehi! prima che se ne partorisca una nuova generazione) tra paccottiglia instant cd e serate e discoteche e sagre e concertini - il solito, no? la medesima deriva delle porcheriole defilippiane cogli uomini primitivi che si fanno qualche mese di mugugni tronistici e poi di corsa in giro a monetizzare il muscolone e il sorrisino ebete e il ciuffetto ingelatinato: è quello che capita del resto ai reduci del “talent show” coveristico-musicale numero uno [1], di cui X-Factor tenta di presentare una versione più matura e musicalmente competente (per la qual cosa, facile: basta buttarci a casaccio qua e là Yes, Who, Pachelbel e varie altre banalità altisonanti) allo scopo d’attrarre un pubblico non esclusivamente composto da branchi di impazzite minorenni cioèizzate.
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X Factor è finito: Morgan è un must have per il prossimo cast di Buona Domenica

Morgan: l'era del cinghiale brizzolatoE’ vero che senza Marco Castoldi in arte Morgan questa prima edizione di X Factor sarebbe stata di una noiosità mortale - e quindi ok, in ogni caso, meno male che c’era Morgan - però mi sembra che molti [1] non abbiano ben capito che il divertimento offerto dalle morganate consisteva prima di tutto nella loro notevole portata trasharola. Le sue insofferenti convintissime recriminazioni fatte di cultura musicale spicciola, originalismi cialtroni, estetica bignamesca e pomposi aforismetti, risultavano così divertenti proprio perché le si sentiva sparacchiate in un programmaccio altrimenti sintonizzato su una differente trash-frequenza (il solito annacquato fintissimo talent show paraculo “noi premiamo il merito” “decide la gente a casa”); l’incongruità e il massimalismo [2] delle morganate mandavano spesso in tilt la scialba ripetitività del sistema dominante Ventura-Maionchi-Facchinetti, da cui quindi gli accesi battibecchi (trash vs trash) che sono l’unica cosa appena appena godibile di tutto il programma.

Morgan era sicuramente il meno scemo e il più critico del quartetto [3], su questo non c’è dubbio, e sicuramente il meno ignorante in fatto di musica (non che ci voglia sto granché, a saperne più di quei tre là [4]), lui stesso ne era ben consapevole e per l’appunto non desiderava altro che pavoneggiarsi vanamente dando sfoggio della sua nanosuperiorità artistico-intellettual-culturale (persino in chiave moralizzante, a volte, quando si trattava per esempio di ribadire enfaticamente indignate banalità del tipo “il popolo non ha sempre ragione!”); lasciate stare i travestimenti buffoneschi e i barocchismi parrucchieristici, quelli sono studiati apposta secondo lo schema “ahò guardatemi so’ impegnato ma so’ pure ‘na cifra ironico” (che è la classica strategia adoperata dai disperati io-sono-originale per darsi un tono minimamente credibile dopo i quarantanni [5]), considerate invece le sue vanesie dimostrazioni di nozionismo musicale fine a se stesso, dai titoli di coda a cui nessuno frega niente (”questa canzone non lo sapete, ma l’ha scritta Fossati!”) alle sparatone altisonanti senza senso (”questo giro di accordi viene da un canone di Pachelbel del Seicento!”), considerate le sue citazioncine imbecilli pseudo-colte da antologia del proverbio idiota (”chi beve solo acqua ha qualcosa da nascondere”: la Ventura sfottente che obbietta “ma che frase è? a me mi fa ridere” e lui acidissimo con ottusa protervia “è di Baudelaire… Charles Baudelaire… conosci?” la Ventura “e allora?” e lui “e allora vuol dire che non è tanto stupida no?” [6]), considerate le sue ridicole compiaciutissime originalate assemblatorie, quando salda insieme il finale di una canzone con un’altra che non c’entra un piffero ma ha la stessa armonia (nella penultima puntata, l’incipit di Alba chiara sul finale di Un’emozione da poco: la Ventura che gli dice “mi fa piacere questo omaggio a Vasco!” e Morgan allora, indispettito dal banale svilimento del suo geniale operato “non è un omaggio, è uno svelamento delle armonie! avrei voluto piazzarci anche Un chimico di De André!”).

Considerate questo gruppo vocale, i Cluster, adoratissimi beniamini di Morgan. Ai Cluster (sito), che di solito sono intonati (il che è un pregio mica da poco, se li si paragona a maestri della stonataggine come Aram Quartet), gli piace ficcare negli arrangiamenti un sacco di accordi dissonanti (non soltanto i soliti accordi rotondi per terze), sono capaci di variare da tempo semplice a tempo composto e di fare tante simili cosette che si imparano in buona parte al secondo anno di solfeggio (età media dei partecipanti: otto anni). E così non poteva essere altrimenti - c’hanno pure uno stronzo che canta facendo i salti della morte! - per Morgan è stato colpo di fulmine. Ovviamente l’armonia dissonante le stramberie ritmiche e tutto il resto non sono pregi di per sé, devono avere un senso, ma vaglielo a spiegare a Morgan: il sei ottavi che hanno infilato a forza in Enjoy the silence, o l’effetto disco che si inceppa alla fine di Il pescatore, erano stupidamente piazzati a casaccio, totalmente fuori luogo, pure e semplici esibizioni di tecnicismo che servono a sbulleggiarsela attirando l’applauso del pubblico e l’ammirazione dei gonzi (le melodrammatiche fioriture vocali di Giggi D’Alessio hanno esattamente la stessa ragione, l’ooooh del pubblico, cambia soltanto la fauna gonzistica: casalinghe cotonate per Giggi, fighettini io-sono-originale per i Cluster).

Ah, e scommetto che vorreste tanto sapere cosa ne penso dei partecipanti. Ok, be’, come c’era da aspettarsi: delle cagatine, non c’è molto da dire. C’è Ilaria Porceddu, quella che si malignava che avrebbe vinto perché c’ha già il contratto con la Sony, inascoltabile, che spara fuori le corde vocali su tutti gli acuti, ha la voce insicura tremolante sui piano e fa il vocione grosso sui forte per tentare di rendere corposa quella voce da sopranino sciapo che si ritrova; c’è Giusy Ferreri che mi fa un po’ pena, è quella che fa la voce a citofono coi disturbi sincopati di radio vaticana per imitare Amy Winehouse; c’è Tony Maiello che è il ragazzetto napoletano totalmente inespressivo con la faccina carina da ubergay della scuola di Amici (e infatti aveva provato ad entrare pure lì: trombato) che si becca i televoti delle carampanette ululanti under dodici; c’è Emanuele Dabbono che è una specie di incarnazione dell’anti-xfactor, la mediocrità; ci sono gli Aram Quartet (per metà composti da un duo di contabili cinquantenni che fanno karaoke) che semplicemente stonano, quando armonizzano a quattro voci c’è sempre qualcuno che sbaglia le note di frazioni di tono e l’effetto è da brividi (nel senso proprio delle unghie che strisciano sulla lavagna), c’hanno i volumi costantemente sballati, sono irritanti, fastidiosi, un puzzle coi pezzi che non combaciano mai, fanno schifo: e hanno vinto.

[1] in giro se ne trovano parecchi che si dicono entusiasti di questo Morgan alfiere della Musica Vera con la M e la V maiuscole contro l’ipocrisia becera e omologante del popolo bue: ah ah che teneri minchioni
[2] come sapete sono i pilastri della trashitudine, incongruità e massimalismo, secondo la celeberrima lezione labranchiana
[3] Morgan era l’unico che ogni tanto, pur con mille cautele (”senza togliere che hai una voce eccezionale” “fermo restando che sei bravissima” “non è che non mi sei piaciuto eh”), aveva il coraggio di non ridurre i propri interventi a sciocchi complimentucci di circostanza (”sei così bravo, preparato, hai un talento che è veramente qualcosa di unico, insuperabile, eccezionale, e per questo ti elimino”)
[4] ah be’, poi certo, Morgan era l’unico che disprezzava apertamente quella scimmietta ammaestrata con le bretelle, DJ Francesco [7] (che poveraccio ha pur provato a crearci un qualche rapporto di amicizia apparente, ma Morgan spietato usava gli intervalli quando parlava lui per pensare ai cavoli suoi, e non so quante dozzine di volte gli ha dovuto rispondere ”scusa non ti stavo ascoltando”)
[5] non per niente, oh, sono un paio d’anni che la pratica pure la sua ex, Asia Argento, ‘na cifra ironica anche lei
[6] al che la Ventura - che nella sua ingenua sempliciotteria bburina è meno cretina di centomila cialtroncelli sboronetti stile Morgan - “e chi se ne frega che è di Baudelaire! a me mi fa ridere”
[7] un disastro: non capisce niente, è moscio, non ha i tempi, fa commenti imbarazzanti (”Nancy Sinatra… e chi è? la Nancy di Sid Vicious?”), è sempre lui, il coglione Bella di padella, solo che a forza di noccioline gli hanno insegnato ad essere meno sguaiato e a non strapparsi i vestiti di dosso