Lo so che a forza di aspettarlo state uscendo di testa, capisco, così per alleviare l’attesa di queste ultime ore ho pensato che potrebbe forse esservi d’aiuto questo succulento teaser trailer:
(se preferite youtube, eccolo)
Secondo me Maria De Filippi e i suoi programmi sono uno stratagemma furbetto e un po’ contorto elaborato da Dio per rendersi ai nostri occhi meno colpevole e più simpatico, più umano, qualcosa che dovrebbe suggerirci un messaggio del tipo “visto? poteva andare peggio! poteva essere Dio lei”. E infatti su di me funziona: io ieri sera ho visto Il ballo delle debuttanti - cioè in pratica il cosmo secondo Maria De Filippi - e alla fine quando sono riuscita a riprendere conoscenza e a scollarmi dal divano (i programmi della De Filippi di solito mi fanno questo effetto qui, lo stesso dell’elettroshock, confusione e perdita di memoria - “chi? cosa? dove? kledi? dove sei? kledi? kledi!”) prima di andare a dormire ho fatto la preghierina paracula come quando ero piccolina, “Dio ho capito la lezione, grazie: esisti e sei grande. Puoi liberarcene, ora? Ah sì scusa, e proteggi gli orfanelli di Angelina Jolie”, preghierina a cui - incrociamo le dita - soltanto i risultati di ascolto potranno dare risposta, e speriamo sia stato un floppone colossale [1]: difficile tentare una previsione, chi lo sa, in fondo canale cinque è il posto che trasmette ogni pomeriggio da anni e anni quella roba chiamata CentoVetrine coi negozianti di mutanderia e i baristi e quelli dei baracchini della lotteria Italia che vengono coinvolti in trame thriller-spionistiche che manco zerozerosette, insomma, può succedere di tutto - di tutto!
Comunque dicevo, il cosmo secondo il complicato cervellone di Maria De Filippi: manicheisticamente diviso in Pariolini (le Chic) e Borgatari (le Pop), vale a dire in stronzettini alta moda (freddi e senz’anima: gli antipatici) e bburinazzi caciaroni (gioiosi e pieni di vita: i simpatici) - secondo la De Filippi “il più rappresentativo quadro delle ventenni del 2008″ - funziona secondo logiche di prevaricazione reciproca (sono meglio io! no sono meglio io!) e polemiche gallinacee intorno (sempre, a ripetizione) gli stessi altissimi concetti “eleganza” e “bellezza” e “verità” (è elegante questo! no è elegante quello! tu sei falsa! no tu sei falsa!), il tutto manovrato e scandito dagli interventi d’un gruppo di tristi demiurghi [2] che interpretano assieme la gamma di gradazioni che vanno dal Pariolino Sommo (questa Ida Pezzotti che m’era sconosciuta: Marilyn Manson senza trucco che fa l’insegnante di bon ton) passando per i Sangue Misto Pariolino-Borgatari (cioè i Pariolini che vogliono dimostrare al mondo - mi commuovo! - che l’importante è averci un cuore semplice e sincero, come Emanuele Filiberto in gessato caveau svizzero ma spigliatissimo - a un certo punto ha addirittura detto “stupidaggine”, scusandosene molto però) fino al Borgataro Sommo (quello che faceva il macellaio dei Cesaroni, che per restare in tema ogni volta che prendeva la parola s’alzava un po’ basculante con le guanciotte che gli si gonfiavano d’arietta da costipazione digestiva trattenuta a stento e temevo da un momento all’altro dicesse “a’ principeeee, amico mio vie’ qua, tu lo sai fa’ l’alfabeto coi rutti?”) - e poi va be’ ci sta quel mostro mauriziocostanziano di Pierluigi Diaco che io non so, c’ho pensato bene ma no, è così unanimemente dileggiato che non ce la faccio, lo sapete che non mi tiro indietro davanti alle croci rosse (anzi, che gusto!) ma con lui non ce la faccio, è più forte di me - ve lo ricordate qualche tempo fa quando si faceva fotografare in posa con la pipa e gli occhietti strabici (non gli riusciva granché bene) per sembrare Sartre da giovane? quasi quasi mi fa tenerezza, gli darei un buffetto sulla testolina ingelatina come si fa coi discoli e gli regalerei un leccalecca, al cianuro (tanto lo so che non gli farebbe una cippa - è come Beep Beep quando si infila nelle gallerie disegnate sui muri di roccia - tornerebbe indietro tutto contento a chiedermi “un altro?”).
E insomma, facile, Maria De Filippi prende il pezzo di Amici che funziona meglio, cioè genericamente la rissa, specificamente la rissa in conseguenza della sanguinosa diatriba moralisticheggiante “è bello ciò che è bello - no è bello ciò che piace” o se volete più profondamente (reggetevi forte) “bellezza fuori contro bellezza dentro”, ed estende la situazione “qualcuno che non è capace di fare qualcosa - qualcuno che glielo rinfaccia - altri che lo difendono” ad un intero programma: se in Amici c’era la ballerina-incudine con le pinne ai piedi (”non sai ballare” contro “non devi guardare la tecnica, devi guardare le emozioni che trasmette”), qui c’è un’intera squadra di ragazze (le Borgatare) che non c’entra un piffero (il Ballo delle debuttati di Vienna, il premio finale, sarebbe di fatto un evento chic [3]) le cui ragioni sono difese proprio in virtù del loro non c’entrarci un piffero, secondo il refrain insopportabile che più o meno fa così “nel 2008 è giusto non pensare soltanto a certe caratteristiche formali che hanno fatto il loro tempo, ma a ciò che si ha dentro inside our hearts” (a parte “nel 2008″, che è stata forse la cosa più ripetuta dopo “eleganza”, sono stati molto curiosi i riferimenti storici che si facevano di tanto in tanto, come quando il macellaio dei Cesaroni ha detto che “l’Ottocento è puzzolente, basta che te leggi i romanzi dell’Ottocento pe’ capì che è puzzolente”, e un’altra - chi? boh - gli rispondeva “l’Ottocento è meraviglioso, non pensare alle medicine scarse che si moriva, era meraviglioso lo dicono i libri”).
Il problema è che non si capisce sulla base di cosa si debbano giudicare queste povere disgraziate (più volte ieri sera c’ho avuto dei rarissimi momenti di insight e mi scuotevo dal torpore dicendomi “eh? cosa? ma perché? dove? quando? kledi?”), la Dalla Chiesa ripeteva continuamente che non le si deve giudicare sulla base della loro eventuale futura partecipazione al Ballo delle debuttanti di Vienna, ma piuttosto sulla base di un astratto e non meglio specificato “Debutto nella vita” (”Te ce butto io naaa vita” chioserebbe giustamente il macellaio dei Cesaroni), ma allora che differenza fa se non sanno piroettare leggiadramente come ballerine professioniste? che differenza fa se gli piacciono di più i tailleur nerissimi cimiteriali o i completini tanga e paillettes da drag queen? chi se ne frega se certe vanno in discoteca a rimorchiare e certe altre invece non hanno ancora dato il primo bacio perché è tanto tanto difficile trovare il principe azzurro? Boh, non si sa. Ma poi soprattutto il problema è questo: che il programma è fintissimo, più finto ancora di Amici (bum!), così stucchevolmente finto in ogni sua parte che proprio non ti viene voglia d’appassionartici manco un po’; tutto è concepito per attizzare la polemichetta in modo esageratamente sceneggiato (si confrontano una Pariolina anoressica che ha studiato ballo - e balla un pezzo classico - contro una Borgatara cicciottella, un pezzo di legno, che si dimena sulla samba; si confrontano ballando una polka le Parioline vestite di tutto punto - pizzi e merletti - contro le Borgatare mezze nude acchittate da spogliarelliste di un go-go bar sudtirolese - Heidi sexy, dicevano loro - “ci vuole originalità!”, “no, ci vuole rispetto per la tradizione!”), le ragazze sono addestrate a dire soltanto ciò che è utile ad attizzare la polemichetta punzecchiandosi senza motivo già dal primo minuto di trasmissione (sono preparatissime e ripetono dal copione, è ovvio - il tono e la cadenza sono quelli là, un po’ incerti e macchinosi dell’adolescente poco sveglio che sta ripetendo la lezione di chimica imparata a memoria - frasone lunghe minuti interi troppo complicate per i loro piccoli cervellini storpi, sempre argomentate e perfettamente in tema, sempre contenenti le parole chiave della discussione: eleganza, raffinatezza, bellezza, divertimento ecc.); c’è la Marilyn Manson senza trucco che finge di voler improvvisare la prova “vediamo come bevete il caffè” ma tu guarda che coincidenza sul palco c’è già pronto il tavolino con le tazzine, c’è la sfida “matrimonio” (si vestono da spose e dicono le cosine strappalacrime “sarò tua per sempre”) e tu guarda che coincidenza la Borgatara assume il ruolo di quella che l’amore è bello anche se non convenzionale e s’è messa il cuscino sotto al vestito per fare la sposa incinta (uh, scandalo! polemicone! “non è educativo a venti anni averci i figli!” e per fortuna che tra i giurati c’è Emanuele Filiberto che l’ha vissuta in prima persona una cosa così, e ci spiega che i figli sono una responsabilità ma anche una cosa bella).
[1] aspettate la seconda puntata però, ché questa qua non fa testo (tra l’altro, così a dare uno sguardo in giro stamattina, mi pare non sia andata neanche tanto male - che tu sia maledetta, Maria De Filippi!)
[2] molto buffo quell’omino che fa il maestro delle Pop, tale Bill Goodson, che sembra mio nonno quando era malato e usciva di casa senza dire niente a nessuno, col pigiama arrotolato e i calzettoni tirati su al ginocchio, le ciabatte, la giacca sulla canottiera e il cappelletto di paglia
[3] vorrei precisare che i due gruppi sono entrambi ugualmente ridicoli: non c’è alcuna reale differenza, vengono tutte dallo stesso bacino di indistinte tragiche ignorantelle senza speranza (wannabe qualsiasi cosa in tivvì), solo che hanno piazzato da una parte quelle con l’accento più spiccato (ahò), dall’altra quelle che riescono a tenere il mento bello puntato in alto il più a lungo possibile
Ma questo nuovo film della Comencini che si chiama Bianco e nero è una specie di scherzo, vero? Cioè, voglio dire, guardatevi il trailer. E’ un bigbang malvestito, un’esplosione immane di cretinissime sciocchezzuole friccheton-chic sulla questione colore-della-pelle diversità volemosebbene come non se ne vedono quasi quasi manco nelle fiction televisive (e sullo stesso genere bianco/nero, insomma, il punto di riferimento - ad oggi insuperato, ma chi lo sa - è quella porcatona imperiale di Un nero per casa, di Gigi Proietti): tutto è regolato e raccontato secondo quel banale tritissimo meccanismo io-sono-originale che prevede il pigro rovesciamento del luogo comune (si vorrebbe così produrre un qualche effetto sorpresa incorrect devianza dalla norma, ma no tzé, si produce soltanto una serie di ovvi manifestini di facile progressismo siamo-tutti-uguali in salsa opinionista dell’italia sul due), per cui la coppia di neri diventa colta orgogliosa sofisticata e benestante (il nero c’ha pure gli occhiali! e insegna all’università! ooooooh), la coppia di bianchi è infelice frigida nerd e qualunquista, sono i neri che si oppongono a “portare un bianco in casa, non esiste!” mentre i bianchi maiali si sfregano le mani “in fatto di sesso hanno una marcia in più!”, è il bianco che viene respinto ed emarginato e sono i neri che dicono “dell’africa che muore di fame non ne possiamo più” - il tutto affogato dentro una incandescente colata lavica di retorichetta moralista usa-e-getta, ogni inutile dialogaccio c’ha il suo piccolo pensierino da conservare per rifletterci poi, a casa: c’è il “perché stiamo sempre tra di noi? perché non abbiamo amici neri?”, c’è “forse possiamo conoscerci e rispettarci in maniera civile”, c’è lo scandaluccio per “c’hanno il ritmo nel sangue” c’è quella che incescipica sulla parola “negra” c’è “la diversità attira ma alla lunga non funziona” e c’è pure lo specchio dell’ikea con i ricciolini etnici a casa della nera. Questo non è un film, è il tema scolastico “l’integrazione degli extracomunitari” di una under quindici, copiato tutto intero da un melenso bignamino for dummies!
Ah e poi alla fine quasi ci rimanevo male, possibile che con quel titolo là, accidenti, non abbiano citato un must come “le sfumature”? Non si sono neanche risparmiati il patapata african-caraibico-allegria, possibile che… ah ok ma sì meno male, c’è Fabio Volo che ha rimediato in ultima battuta, fiuuuu.
I tipi e le tipe che partecipano alle trasmissioni di Maria De Filippi sono cavernicoli subumani con un cervello piccolo così situato nei microtubuli di un centriolo di una cellula dell’unghia di un mignoletto: questo è palese, ok, lo sanno tutti. Se c’è una cosa però che forse ignorate - niente paura, ci penso io - è il sottobosco di ammiratori scatenati che ai suddetti cavernicoli subumani nanoencefalici ha dedicato dozzine di osceni altarini internettiani.
I web-fan dei protagonisti defilippici sono subumani pure loro, più sub ancora dei loro idioli [1], tanto che a prima vista ti viene da scambiarli per fake: dici ma no dài impossibile, sono parodie, troppo cretini, ahah che buffo quasi ci cascavo molto divertente. Guardatevi questo, o questo, o questo.
Ce n’è un po’ per tutti, tronisti più o meno popolari ma anche semplici corteggiatori (ok che la venerazione monoteistica da tronista defilippiano è sì abominevole e contronatura, ma insomma, il tronista è pur sempre al vertice della gerarchia lelemoriano-vipparola - il corteggiatore invece bleah, una mezza calzetta), maschi o femmine non fa differenza (i web-fan, loro, sono al 99.9% di sesso femminile), non soltanto quindi sbavicchi di incontrollabile passione groupie per il muscoloso figaccione analfabeta, no no e anzi, tra le più attive ed esaltate ci sono le ammiratrici adoranti che si riconoscono e rivivono nei panni della bburinetta defilippica di turno il sogno di un amore romanticamente pacchiano tra serate in discoteca, macchinozze grandi, rose rosse, frasette idiote da terza elementare e sbaciucchiamenti con lo scimpanzè (sullo stesso genere, romantico “tutto-è-bene-la-storia-coatta-che-finisce-bene”, hanno un gran successo i siti dedicati alle coppie, quelli che stanno ancora insieme e quelli che non ci stanno più, ma speriamo che ci tornano, ehhh, secondo me ancora si amano).
I siti internet degli ammiratori defilippiani hanno spesso la forma di un blog, e sono tutti molto simili: il titolo è quasi sempre “il blog di”, dove il “di” è seguito dal nome della divinità prescelta (il che causa spesso un antipatico fraintendimento nell’avventore occasionale, che lascia commenti emozionatissimi credendosi in diretto contatto col suo idiolo, “ciao sei bello come il sole vieni mai dalle parti di Fossombrone?” - ma l’idiolo non sa manco che esiste, il blog [2]). Alcune interessanti coincidenze strutturali:
1) finestrella di benvenuto stile errore di windows che esorta a votare il blog in una cosiddetta top cento di uomini e donne;
2) homepage pesantissima che ci mette un’ora e mezza a caricarsi intanto che effettacci flash popup e java di ogni genere [3] ti impallano il pc e qualsiasi altro elettrodomestico in un raggio di cento metri;
3) immagini bitmap da duemila terabaits infiocchettate al di là di ogni limite di saturazione visiva da un profluvio di glitteramenti, fuochi d’artificio, scritte e scrittine luminescenti, una tempesta di riflessi lampi e luccichii ovunque;
4) header gigantesco composto da un collage fotografico bestof;
5) tre colonne, una centrale per i post e due laterali zeppe all’inverosimile di qualsiasi possibile immagine esistente al mondo dell’idiolo in questione [4].
Oltre alle millemiliardi di immagini, le colonne laterali contengono:
a) la scheda del tronista copiaincollata dal sito di uomini e donne;
b) una tagboard che funge da spamboard per promotori di iniziative similmente cretine (”ciao! lo sapevi che abbiamo aperto un blog su quel gran pezzo d’un ubaldo col tatuaggio del drago che sta sullo sgabello in terza fila a corteggiare Angela? vieni a trovarci!”);
c) il numero di telefono e gli indirizzi email di programmi televisivi e riviste spazzatura a cui il bravo fan dovrebbe costantemente rompere le balle lamentando le poche apparizioni del suo protetto, non è giusto (sono davvero commoventi, sigh sob, i messaggi di incitamento “dai ragazze, forza! aiutiamo Serena a realizzare il suo sogno!”);
d) la pubblicità cubitale - senza alcuna indicazione sui costi - della chat line telefonica del tronista/corteggiatore (eh sì, quasi tutti i tronisti/corteggiatori c’hanno il numero 899, paghi uno sproposito ma loro in cambio ti concedono una chiacchieratina in diretta, non è meraviglioso?);
e) il sondaggio, forse in effetti un tantinello di parte (”secondo te Giovanni è più supermegameravigliosamente bello, iperstupendamente bello, stradecisamente bello, o bello e basta?”);
f) esposizione del trashfeticcio numero uno: la dedica autografata su fazzoletto da naso usato;
g) esposizione del trashfeticcio numero due: la foto delle webfans, tutte rosse per l’eccitazione, avvinghiate all’idiolo che poveretto non è riuscito a scappare.
A leggere i post [5], poi, si imparano un mucchio di cose. Per esempio, io ho capito finalmente per cosa è che li pagano, questi tizi, quando vanno a fare le “serate in discoteca” [6]. Funziona così: allestiscono un palchetto abborracciato alla meno peggio, con una tovaglia da sfondo sulla quale vengono proiettate diapositive del tronista o spezzoni di Uomini e Donne, e nel frattempo il boss della discoteca, microfono alla mano, fa un paio di domande al tronista, tutte sul filone “parlaci dei tuoi progetti, di quello che stai a fà”; siparietto-intervista che dura sì e no cinque minuti, il tronista allora saluta e balla un pochetto, si fa offrire qualche drink, smollica da tutte le parti, sbadiglia in console. Non male, eh? Fa venir voglia di cedere al lato oscuro.
Ah, e poi ho imparato - finalmente! - qual è una delle principali fonti di sostentamento di monella vagabonda e figlie: i webfan dei buzzurri defilippiani, ma certo!, che stanno sempre là prontissimi a interpellare il tronista/corteggiatore sulla marca di questo e quello, “cos’era quell’orologio che avevi oggi? E i jeans di ieri? E il portachiavi? Che assorbenti usi? Il ciondolo di karina dell’ultima puntata è di Facco Gioielli, wow!”.
Il mio preferito è “Il blog di Paola Frizziero“: ex corteggiatrice (ma ehi, si vocifera di una sua prossima promozione a tronista), ex pupa del tronista (questo coso qui, Salvatore Angelucci, lungimirante sponsor della lussuosa oro 24 carati), una bburinotta napoletana doc, sguaiata massaia cicciottella, con una simpatica vocetta gracchiante dall’accento marcatissimo - anche per questo, per la sua fiera ignoranza da bassa-popolanità partenopea, adoratissima dalle compatriote (il blog non c’ha nulla di originale, ma va studiato appunto nelle sue peculiarità folkloristiche: “Paola si o sole nostro”). Segnalo inoltre le chattate di Paola con le fan, strabilianti (es. 1 - Paola, ringraziandole per un regalo [7]: “Ragà, grazie per la waterman! Era stupenda!”; le fan, scaltrissime, che hanno comprato la penna sborona ma della marca non hanno idea: “Cheeeeee????” “Per cooosaaaaaa??” “Eeeeehhh??” “Marooooooo, scrivi italiano Paolèèèèèèèèè” “Che stai a dìììììììì” “Boooohhhhhh”; es. 2 - Paola: “Ragazze, mi dispiace ma la serata del due novembre mi sa che salta”; le fan, disperate: “Nnnoooooo!” “Maròòòòò” “Suicidio di massa!” “Io avevo pure convinto mio marito” “Io avevo prenotato l’aereo!”).
Un altro blog fantastico, geniale, è quello dedicato a “Maurizio, l’amico sballone di Paola” (la Frizziero, di cui sopra), che per il solo fatto di essere amico di una vipparola scarsa, per una sorta di incredibile fenomeno di contagio osmotico della vipparolità, c’ha il fanclub pure lui. Ah ma certo, non fatevi ingannare dal titolo, “Il blog di Maurizio”: no che non è il suo blog, come tutti gli altri è in realtà “il blog delle fan di maurizio”, ma non prendetevela, che cavolo, vorrete mica che colgano certe sottilissime finezze.
[1] “idiolo” è un mio brevetto che deriva dalla fusione di “idolo” con “idiota”
[2] nel migliore dei casi, quando il defilippiano sa del blog e non vuole farci la figura di quello che non gliene frega niente (ma in realtà sì, non gliene frega niente), invia una tantum alle fan-sgallettate qualche simpatico messaggio tipo “oh tutto bene un bacione forte e domani serata a gabicce, veniateci!”
[3] scritte scorrevoli, puntatori animati che lasciano scie chilometriche di cuoricini, musica di sottofondo così pesante che si carica dieci minuti dopo che tutto il resto ha già finito (occhio che io, ieri, m’ero dimenticata un sito di questi qua aperto, minimizzato, e all’improvviso mi sento la voce di Eros Ramazzotti che starnazza dal pc, m’è preso un colpo)
[4] immagini a volte enormi, non ridimensionate, che provocano un abnorme gonfiaggio delle colonne e di conseguenza della pagina, che va scrollata in orizzontale
[5] sempre che si abbia la pazienza di setacciare, alla ricerca di un articolo scritto, l’infinità di post tutti uguali con l’ennesima fan-art photoshoppatura glitterata
[6] che ad un certo punto, se raggiungi un buon livello di popolarità, puoi farne il tuo primo lavoro, “le serate”
[7] eh sì, da non crederci: i fan squattrinati organizzano collettone fantozziane perché all’idiolo non manchino il regalo di natale e quello per il compleanno e quello della befana e quello di pasqua e quello dell’onomastico e via dicendo; mica roba da niente, macchinette digitali, cellulari, gioiellume, abbigliamento di marca