Daniele Bossari nella piramide bosniaca, lo sperma di Maurizia Paradiso, il cervello semifreddo di Adriano Celentano

Cioè: “Daniele Bossari in esclusiva dalla Bosnia ci svela i segreti sconvolgenti dei tunnel sotterranei nella piramide più grande e più antica del mondo” e poi “il mio sperma congelato in un laboratorio di Londra è già stato prenotato ma se ne vuole un po’ Gabriele del Grande Fratello ce n’è in quantità facciamo un figlio assieme che diventa come Leonardo da Vinci” e poi “c’è una sola trasmissione televisiva specializzata in musica diversa dal resto della spazzatura RAI che aiuta i meritevoli giovani musicisti e fa uno spettacolo straordinario condotto dalla forza spumeggiante di Francesco Facchinetti” – voglio dire, avete letto bene?, capita raramente che nel giro di pochi giorni s’accumulino tre gioiellini così di demenza sopraffina, inconsueta e sorprendente pur nell’abituale altissima concentrazione di demenza che c’è da tutte le parti,

e vengono fuori da programmacci aridi e moribondi che insomma, è difficile immaginare di trovarci qualche picco di demenza che possa ancora stupire, ma invece, ecco, nella stessa settimana capita che Mistero di Enrico Ruggeri riesca a surclassare la faccenda del coniglio abortito mezzo terrestre e mezzo alieno con una spedizione fanta-archeologica protagonisti Daniele Bossari – proprio lui, Daniele Bossari, il fermacarte – un paio di spelacchiate collinette bosniache e uno spelacchiato ciarlatano bosniaco ultra-nazionalista (“lo vedi?, quello là è cemento preistorico, i primi a inventare il cemento sono stati i bosniaci, non lo sapevi?, è bosniaco pure il copyright dell’alfabeto runico e quello delle piramidi e quello dei sassoni megalitici, cosa vuoi, Atlantide era qui in Bosnia, dopo te la faccio vedere”) e noi altri che fremiamo entusiasti sulla scia del culone di Daniele Bossari che s’addentra nei tunnel scavati a cucchiaiate dal ciarlatano ultra-nazionalista (“i primi tunnel sotterranei del mondo, bosniaci”) e che batticuore il presentimento di un’imminente meritatissima tumulazione istantanea, “ora crolla! me lo sento ora crolla! passami i popcorn! ora crolla ora crolla!”;
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Always look on the bright side – salsicce a La Mecca! lancio di croci! aboliamo l’Everest! la Croce Rossa comunista!

Non è precisamente un bright side a dire il vero – non esiste un bright side – perché viene sì da sghignazzarci e però insieme lo sconforto ti attorciglia le budella, è terribile, ma che possiamo farci? – soccombiamo – tanto vale godersi questa triste amarissima sghignazzata, ed ecco, volevo dire: ho selezionato e raccolto i frutti dell’idiozia più sopraffina dai gruppi Facebook pro-crocefisso che sono popuppati uno dietro l’altro alla velocità della luce negli ultimi tre giorni, cose come
- Tu stacchi il crocefisso dal muro? Io ti stacco le mani!
- CON UNA SENTENZA MI HANNO CROCEFISSO, CON UNA SENTENZA VORREBBERO TOGLIERMI
- Esponiamo un Crocifisso ovunque
- S.O.S. CROCIFISSO! DIFENDIAMOLO!
- TAGLIAMO LE MANI A CHI TOCCA IL CROCEFISSO
- NO CROCIFISSO??? NO BURKA!!,
il crocefisso simbolo di “accoglienza, tolleranza, rispetto reciproco”, proprio lui: ci si trovano dentro delle assurdità così grosse che se fossero soltanto pura finzione – e di quel romanzo distopico là che le contenesse, protagonista un vecchio monarca kitsch asessuato che parla a nome di Dyo – diremmo che si tratta di genio comico e niente altro, sentite qua, cose del genere,

UN GOVERNO SERIO reagirebbe SUBITO e con decisione… UNA CHIESA FORTE scenderebbe subito in campo senza esitare… REGALARE CROCEFISSI agli ALUNNI … Croci di cartone in omaggio con riviste e giornali non comunisti … VOLANTINAGGIO di Crocefissi all’ingresso di scuola …. SILVIO, una Croce per ogni famiglia, come hai fatto c…on l’utile euro calcolatore… CROCI IN OGNI LUOGO… Nuove fabbriche di ARREDI SACRI… Alla diabolica famiglia Lautsi nessuna parola ma UN LANCIO DI CROCI sulla propria abitazione…

Gli argomenti sono i soliti, 1) è un feticcio fondamentale che sta al cuore della nostra cultura; ma soprattutto 2) è un trojan dei subdoli pirati mussulmani; e poi, in netta minoranza, il paraculo 3) non dà fastidio, che male fa, è innocuo (sono il segretario del PD e non ho le palle) – vediamo,

Togliere il crocifisso dalle scuole è come privare l’Himalaya dell’Everest e del K2

duemila anni di storia cristiana contro tre mesi di cazzeggio ateista,
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Natuzza Evil, il business devozionale che mi renderà ricca sfondata: rivivi sulla tua pelle la passione di G.C.

E quindi è morta Natuzza Evolo, la mistica veggente che si faceva i graffietti sulle ginocchia a forma di emoticon di Gesù Cristo (notate nella foto qua a destra il balloon rudimentale, Gesù Cristo che saluta: “HI”). Natuzza Evolo non c’è più ma non è finita, anzi, il brutto arriva proprio adesso: venerazione alle stelle, mega-chiesa luna park, miracoli ovunque del fantasma-deodorante, pellegrinaggio fiume di moribondi, appello alla beatificazione, valanghe di paccottiglia gadgettistica. Siccome non c’è modo di evitare questo imminente lucrosissimo orgasmo di baracconaggine superstiziosa, be’, mi sono detta che per una volta chi se ne frega, tanto vale approfittarne, ho deciso che nel commercio cannibale dei souvenir devozionali mi ci butto pure io, e meglio!, voglio arrivarci prima di tutti: per questo ho messo su il business Natuzza Evil – sito: http://natuzzaevil.blogspot.com – che rende accessibile a chiunque l’esperienza della passione di Gesù Cristo sulla propria pelle attraverso una serie di economicissime faccine trasferelli ispirate per l’appunto alla smiley-iconcina vergata col sangue da Natuzza Evolo,

le faccine trasferelli di Natuzza Evil sono già disponibili in parecchie versioni differenti – oltre a queste qua sopra, ne trovate altre sul sito: Gesù Cristo felice, Gesù Cristo sorpreso, Gesù Cristo triste, Gesù Cristo innamorato, Gesù Cristo ganzetto, Gesù Cristo che fa la linguaccia, Gesù Cristo ROTFL, Gesù Cristo goloso e Gesù Cristo party.

Coi trasferelli di Natuzza Evil la passione di Gesù Cristo è a portata di mano!, sono sufficienti due euro, volete mettere?, con due euro ci avete eletto Bersani segretario: Bersani da una parte e Gesù Cristo dall’altra – si capisce: è un prezzo stracciato! E pensateci, si fa in un attimo, non c’è bisogno di mettersi là a strofinare sul ginocchio con le unghie, che è barboso e un po’ doloroso e per giunta antiestetico (i grumetti di sangue che ti rimangono appiccicati sotto le unghie, che schifo). Sul sito trovate tutte le informazioni per l’acquisto, le foto dei Very Important Devoti che vanno già diffondendo la tendenza Natuzza Evil – un paio, toh,

e poi, incredibile!, per i primi centomila acquirenti – ma soltanto per i primi centomila – ci sono in palio due fantastici regali (immagini sul sito): lo sticker di Gesù Cristo per rallegrare il parafango dell’automobile e la maglietta della salute con le misteriosissime scritte nelle lingue morte, anche queste a opera della mistica veggente Natuzza Evolo (si tratta di un banale criptogramma – l’ho appena decifrato – dice: la chiave di volta per il Sacro Graal sta nascosta dietro alla cornice della Monna Lisa).

Per i forumisti, invece, non potevamo mica farne a meno: vi ho fatto l’emoticon apposta.

Il giovane Golden, la definizione del lovvo, le fregature della vita, l’esperienza di scrittore, la maschera di Halloween di Federico Moccia

Che coincidenza, c’è il nuovo film di Federico Moccia [*] che fa da incubo-overture alla notte di Halloween – sarebbe un peccato sprecare un’occasione così ghiotta e allora ecco, guardate, ho preparato le maschere qua sotto, che mi sembrano adattissime per celebrare questo eccezionale crossover dell’orrore,

il Federico Moccia liscio, a sinistra, che è già abominevole e inquietante di per sé, e quello post-lobotomia bimbominkia, a destra, che è un puro e semplice maleficio soprannaturalequi c’è l’immagine grande pronta per la stampa, quella a colori, e qui c’è quella in bianco e nero (i buchini, si capisce, servono per infilarci dentro un elastico) – ma poi: se avete fegato e volete rendere l’esperienza più complessa aggiungendo qualcosina alla tiritera “dolcetto o scherzetto”, calandovi meglio nell’idiozia del personaggio Federico Moccia e impersonandolo a parole, facilissimo, c’è solo l’imbarazzo della scelta, queste ultime settimane di promozione Federico Moccia ciarlava ovunque, c’è un repertorio vastissimo – per citarne solo una manciata, toh, si va dai dilemmi esistenziali (cito)

La vita è piena di fregature. A volte i giovani vengono da me e dicono: “Moccia, ho attaccato il lucchetto, ma è andato tutto male”

alle strategie nascoste del suo cinema, cito

Mentre si racconta la storia di Carolina, si vede Niki che si sta provando il vestito da sposa, quel che succederà nel prossimo film. È stato solo un mio divertimento per raccontare della contemporaneità della vita

dalle amare riflessioni sui bistrattati incompresi scrittorucoli wannabe

In Italia tutti stanno scrivendo o hanno scritto un libro, così è un tema molto attuale. Mi piaceva l’idea che nel film ci potesse esser qualcuno che parlasse della mia esperienza di scrittore. [...] Inoltre, oggi spesso sento dire che i genitori sono contrari all’idea che i figli diventino scrittori. Sembra proprio uno scontro generazionale

alle ascendenze letterarie della sua opera – cito [**]

Memore delle letture di Salinger e del suo giovane Golden, volevo raccontare la storia della quotidianità di una ragazza nel suo ultimo anno di scuola media, con le Wish List e le classifiche dei ragazzi che entrano all’improvviso nella narrazione.

e poi certo la faccenda dei Baci Perugina,

Per quanto riguarda i Baci, ho deciso di far parte della giuria che seleziona le frasi più belle, perché sia visto come un invito a tornare alle personali considerazioni di ciò che accade nella nostra interiorità attraverso la scrittura

perché chi meglio di lui,

[*] il film, che si chiama Amore 14, è tratto dall’omonimo coso che vi ho raccontato un annetto fa – se vi siete persi la mega-recensione, pazzi!, recuperatela
[**] lo so che in qualsiasi altra intervista c’è scritto giusto, con la acca – ok è sicuramente un errore di chi l’ha trascritta – ma chi se ne frega, è verosimile che sia così cretino, no?, e a me piace pensare che abbia detto Golden proprio così, con la G, che è bellissimo: I want to believe

Barbarossa è la Lega Nord – polpette infuocate sugli stupidi milanesi

Ma questo Barbarossa fa proprio cagare, è eccezionale!, è sublime!, è un vero e proprio film manifesto!, non lo si poteva fare meglio, dico sul serio, così perfettamente in sintonia con l’orrenda paccottiglia carnevalesca e la grossolanità di pensiero e i feticci ideologici subculturali del basso ventre leghista, è magnifico!, è un filmone leghista al cento per cento!, è IL filmone leghista!, riassume in sé tutta la mitologia-base degli sloganazzi leghisti e ne conserva intatto il saporaccio schifoso, è un miracolo! – e allora perché, dico, non se lo vanno a vedere almeno loro, i leghisti? Facile: perché di ignoranti caproni siamo pieni, di incazzati ce ne stanno a non finire, di razzisti pure, di ignoranti caproni incazzati razzisti una valanga – e sono il grosso del voto leghista – ma di imbecilli così imbecilli da lasciarsi sedurre dalle scombussolate storielle fanta-medievali e dalla retorica bullesca cappa e spada dell’indomabile priapismo nordista, di questi qua, che sono i disgraziati dei caschi con le corna e della secessione e della discendenza celtica e delle ampolline sacre e delle camicie guardiapadana, be’, di questi qua per fortuna ce ne stanno pochi pochi, quattro stronzi appena – dello spadone duro e delle fiction fanta-medievali, per lo più, non frega niente a nessuno.

Ma di quei pochi imbecilli, sono sicura, ce n’è qualcuno che dopo il comizio dell’Umberto se ne torna a casa con la Škoda station wagon e si mette là nella tavernetta interrata cogli amici ancora travestiti da centurioni padani, tutti quanti un po’ brilli di sidro, tirano fuori i dadi e gli schemini e i punteggi e s’incomincia col gioco di ruolo “druido! passami un altro goccio di quella sbobba!”: Barbarossa sembra precisamente una cosa del genere, un gioco di ruolo in costume ambientato nelle allucinazioni etiliche del folclore leghista – il regista Renzo Martinelli deve averlo scritto così, a dadi cogli amici centurioni un po’ brilli.

L’entità malvagia da combattere è l’IRAP imperiale sul raccolto (il trenta per cento!) e gli eroi bravi e belli e coraggiosi sono i virilissimi popolani milanesi, umili lavoratori con un profondo senso della giustizia, pelosissimi e di poche parole, che fanno la Lega Lombarda tutta da soli – non hanno bisogno dell’aiuto del Papa e nemmeno dei nobili, quegli oziosi pusillanimi centralisti! – la Lega nasce dal basso e non conosce compromessi, è dura e pura come il suo leader, Raz Degan aka Alberto da Giussano – che dice (da un’intervista della settimana scorsa, qui)

Ho lavorato molto per entrare dentro l’anima del protagonista. Chi era con me sul set se n’è accorto: a un certo punto Raz è sparito, c’era solo Alberto da Giussano

questo per farsi un’idea della soverchiante carica emotiva del film (io già piangevo sui titoli di testa in Comic Sans) – neanche Jim Caviezel quando se ne andava in giro benedicendo i materani convinto d’essere Giesù Cristo s’era coperto a tal punto di ridicolo, sentite qua che è successo a Raz Degan – i camerieri tiravano a sorte per decidere chi andava a portargli la colazione in camera:

Camminavo, parlavo, pensavo come Alberto da Giussano. Andavo perfino a letto con la spada e, se qualcuno bussava alla porta della mia stanza d’albergo, saltavo in piedi brandendola.

Nel film – ora ve lo racconto – Raz/Alberto comanda una dozzina circa di arrabbiatissimi milanesi, comanda in pratica Milano tutta intera – perché il film lo chiamano kolossal, sì, venti milioni di euro, e infatti Milano è un unico minuscolo crocicchio di cartapesta abitato da una sparuta manciatina di fabbri wonderbear (a Bergamo è andata peggio, è un angolino polveroso con un pozzo e due muretti sbrecciati in croce e un paio di bergamaschi senza niente da fare che gironzolano intorno al pozzo); Raz/Alberto ha assistito impotente alla distruzione di Milano, o meglio, delle mura di cartapesta che stanno all’esterno del minuscolo crocicchio: i milanesi hanno tentato disperatamente di difendersi impiegando la bellezza di tre – dico tre! – balestre, ma le forze nemiche, i maledettissimi crucchi imperiali – che usavano pure loro le stesse tre balestre (facevano una inquadratura per uno) – potevano contare sulle magie della computer grafica, dannati!, e dalle loro tre balestre partivano a razzo nugoli fittissimi di freccette assassine;

a nulla è servita la raffinata scienza bellica dei soldati milanesi – no ma quali soldati, gli stessi fabbri wonderbear di prima – che nel bel mezzo della battaglia si scambiavano consigli strategici chiacchierando affacciati da una torre di cartapesta all’altra come sciure ai balconi di un cortile condominiale, “che facciamo, attacchiamo?”, “no no, aspetta un attimo!”, “sei sicuro?”, “un attimo solo che finisco di stendere le mutande!” – nulla hanno potuto contro i possenti macchinari di morte dei crucchi imperiali, le terribili catapulte lancia polpette infuocate (che bucano e trapassano letteralmente le sottilissime mura di cartapesta, micidiali – “la polpettaaaaARGH!”); a nulla sono servite le fosche premonizioni della visionaria pazza Kasia Smutniak (la cui visionarietà è stata generata dalla scarica di un fulmine), che non poteva starsene nella stessa stanza col pugnale di Raz/Alberto senza rimanere abbagliata dalla visione di polpette infuocate dappertutto; e a nulla è servito ritrovare proprio là alle porte di Milano, grazie al talento rabdomantico della visionaria pazza, il sepolcro sotterraneo che custodisce i resti santissimi dei Re Magi, dico: dei Re Magi – che cazzo, sembrava un buon auspicio.

E invece niente. I milanesi, sconfitti, sono costretti ad abbandonare il crocicchio di cartapesta: è la diaspora meneghina.

Ma Raz/Alberto non ne vuole sapere, forgia un anello di metallo che diventa il simbolo della resistenza e tenta di convincere le città lombarde a unirsi contro i crucchi imperiali; nel frattempo si rifugia nella foresta di Pontida coi suoi sgherri, assaltando i ricchi passanti imperiali con la faretra in spalla e il suo inseparabile amico ciccione Little John-Borghezio (perché il film è braveheartiano come dicono tutti, sì, ma c’hanno ficcato qualcosina pure da Robin Hood e qualcosina persino da Giovanna d’Arco – la storia della pazza visionaria che alla fine viene fatta prigioniera dall’imperatore crucco e accusata di eresia, e per un pelo non la abbrustoliscono).

Si prepara la battaglia finale: i crucchi sono preoccupati, Federico Primo aka Barbarossa s’aggira nervoso tra le minuscole salette del suo tetro castello – tutto fatto coi vecchi fondali di Totò contro Maciste; il problema dell’illuminazione medievale (torce alle pareti) che si risolve puntando sulla faccia dell’attore parlante la luce giallognola di una lampada da scrivania (a proposito: le notturne sono strepitose, l’hanno girate coi fari di un campo da calcio – che volete, è un kolossal da venti milioni di euro – e le scene di pioggia torrenziale, impareggiabili!, si vede il perimetro circoscritto dell’innaffiatura sull’omino al centro della scena e tutto attorno asciutto, qua e là sullo sfondo il sole che splende); ma stavo dicendo, giusto, la battaglia finale è alle porte: l’esercito dei crucchi è gigantesco, mostruoso, quello dei milanesi è piccolo ma incarognito – questa volta niente cazzate, hanno preparato una strategia coi fiocchi, c’hanno l’arma segreta, la V2 padana!, il trabocchetto dei falciatori.

I due eserciti si fronteggiano a distanza. Li separa una immensa pianura brulla e desolata, neanche un alberello o un cespuglietto per chilometri e chilometri. L’esercito di Barbarossa si dispone in formazione aperta, distesa, pronta all’attacco; l’esercito leghista si rattrappisce intorno a una strana macchia di vegetazione. I luogotenenti di Barbarossa fiutano il trappolone, c’è qualcosa che non va, io non me la ricordo quella macchia là di vegetazione, ieri ci scommetto che non c’era – ma Barbarossa taglia corto, non c’è da farsi paranoie, è che

I milanesi sono stupidi, non ve ne preoccupate”

L’esercito crucco parte alla carica (bellissime le riprese a volo d’uccello con la “crowd replication” – Martinelli ne va molto fieroquattro cavalli veri copiaincollati cento volte uno vicino all’altro, tutti che si muovono sincronicamente). L’esercito leghista se ne sta impalato, immobile fino all’ultimo momento: stanno lì lì per scontrarsi coi crucchi quando “Adessuuuooooo!” grida Raz/Alberto, e l’esercito leghista si apre in retromarcia scoprendo la strana macchia di vegetazione, Tadàn!, un mucchio di cespuglietti finti che celano il trabocchetto dei falciatori – dovete vederlo perché merita, è purissima arte mentecatta:

i carretti sghembi coi contadinotti cenciosi che falcettano qua e là migliaia e migliaia di soldati, gli effetti sonori di un taglio dal parrucchiere, una strage! – certo ok qualche crucco se la cava e c’è da sbrigarsela nel corpo a corpo, ma niente di che (massimo un tre quattro soldati contemporaneamente nella stessa scena, sennò la coreografia veniva troppo complicata – di tanto in tanto sullo sfondo c’è una comparsa che non sa che fare e gironzola inebetita con lo spadone floscio)(e a proposito di comparse – siccome è un kolossal da venti milioni di euro – volevo precisare che di comparse, di gente tutta assieme nella stessa scena, se ne vedrà forse al massimo un due tre dozzine in un paio di scene, non di più – alla faccia dello “zingarume a basso costo”).

Ma insomma – The end – Milano è riconquistata, giubilo padano!, e Raz/Alberto, siccome è un padano vero, uno stallone cogli spermatozoi padani, “ebbe numerosi figli” (cioè da quei dodici fabbri che c’erano, che in effetti erano un po’ pochini, l’ha popolata tutta lui da solo, Milano)

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