Io stanotte ho fatto come quei tifosi scalmanati che quando c’è una partita di coppa intercontinentale dall’altra parte del mondo rimangono svegli tutta la notte per guardarsela in diretta, col tazzone di caffé nerissimo e gli sbadigli grandi così. Lo spettacolo di stanotte altro che intercontinentale, si annunciava una cosa mozzafiato, senza precedenti, che in confronto la sciarpa di pitonazzo e la slinguazzata lesbo sono caccoline, signore e signori, il ritorno sulle scene di Britney Spears.
Ecco, appunto, insomma, l’avete visto pure voi, no?, e se non l’avete visto guardatevelo ora qui di lato. Che dire: uno spreco, un’occasione perduta, una delusione cocentissima. Per un momento quasi quasi ho pensato d’essermi seduta sul telecomando e d’aver messo su una qualche replica d’avanspettacolo: ma che cos’è, una spintarella, è Beato tra le donne, è lo stacchetto di Beato tra le donne, giusto? Che roba è? Chi è questo buffo salcicciotto che si dimena goffamente, col broncio scocciato e la panzetta, la parruccaccia unta e l’atteggiamento molle tra l’ebetudine e la totale incoscienza? E’ forse una concorrente molto disinibita del Karaoke di Fiorello, uh?
Neanche a dire che il malvacarpet abbia offerto tanti e tali esempi di malvestitismo da ripagarci in parte del profondo senso di scoramento. Qualcosina c’era, sì, e forse il contributo più notevole è questo qui di Lil’ Mama (chi? Lil chi? boh, è una il cui unico merito pare stia nel solito tritissimo rappeggìo remix su base pop, “Aho, so Litte Mama, sto a reppà su Avrì Lavigne, aho”): applica da vera professionista la tecnica del Extreme Malvestitism altrimenti nota nell’ambiente come Sennò Non Mi Si Caga Nessuno, sempre efficacissima per scongiurare l’effetto “E quella chi è? E che ha fatto? Io non la fotografo, mi consuma memoria”; ha deciso così di puntare a livelli di assoluta demenzialità, travestendosi da Baby Bratz (ma no, gli si fa un torto alle Bratz, c’hanno dei vestitini con un minimo di gusto e coerenza in più), con quel ciuccio là, guardatela, è una trovata di cui va fierissima (anche la cuffietta da neonato, diciamolo, è un colpo di genio di fronte al quale è difficile rimanere indifferenti).
Un intero paragrafetto se lo merita Beyoncé, o meglio, se lo meritano i suoi gamboni informi e cotechineschi, o meglio, se lo merita la sua indefessa convinzione d’averci delle gambe meravigliose yum yum che non vediamo l’ora di ammirarle sempre e comunque. Mister consulente d’immagine stavolta c’aveva pure provato a metterci una pezza, appioppandole un vestitone che le occultasse per benino gli zamponi: non c’è da sbagliarsi, il lembo destro della gonna si sovrappone di parecchio a quello sinistro (a occhio e croce c’è quasi un intero doppio strato, sul davanti), l’apertura non era pensata per funzionare da spacco. E, be’, niente da fare. Beyoncé tenta di aprirsi un varco prima con la cavigliona, discretamente, e poi senza più alcuno scrupolo, zac, tira a lato tutto il siparione con la mano e parte di ginocchiata. Non vorrei sembrarvi provinciale, ma direi che questa qui soffre di una sindrome alla Valeria Marini (vale a dire: ho il pezzo di sotto di un brontosauro con la ritenzione idrica ma m’atteggio come fossi per davvero la perfettissima topmodel che si vede nelle foto e nei video – non è vero che sono ritoccati, maligni).
Hayden Panettiere, la conoscete Hayden Panettiere? Ma sì, quella che fa la cheerleader invulnerabile di Heroes. Ogni volta che la vedo provo un misto di gioia e tristezza assieme: gioia perché finalmente sappiamo che uno almeno di quei teneri Oompa-Loompa ha fatto carriera (che abbia cambiato sesso non mi pare poi così rilevante); tristezza perché penso a quanto ogni volta debba impegnarsi poverina per darsi un’aria sopra il metro e venti (non solo tacchi, dico, ma tutto il resto del repertorio, per proporzionalizzarle capoccione, braccette e gambotte, allo scopo di trasformarla nella barbie alta e longilinea dei suoi sogni).
E a proposito, non solo Hayden, ma anche Paris Hilton (un classico della bburinaggine over cinquanta, il tubino leopardato – e per consolidare lo stile “cinquantenne in uscita con le amiche del circolo di aromaterapia”, toh, si è cotonata i capelli a casco) e anche Rihanna (in rosa evidenziatore lungo e strisciata di sputazzo sui capelli liscissimi), tutte in abitini attillati, stretti e fascianti. Sarà una coincidenza oppure, mah, possibile che il mosciume abbia fatto storia, di già?
Ah certo, qui sopra tra le foto le avrete riconosciute ci sono Christina Aguilera (ci sarebbe da chiedersi quanto a lungo ancora vorrà sfoggiare questi barocchi arricciamenti da vamp dei tempi che furono, mentre invece no, per il trucco dato su con la cazzuola, quello no, temo non ci sia speranza) e Nelly Furtado (che bello il suo nuovo colore di capelli, sembra fatto con una di quelle tinte che sponsorizza la
Ferilli in tivvì, mia zia ce ne ha una uguale, di quelle che dopo un po’ virano sul verdognolo – e poi c’ha il pigiamone in raso nero, bello largo e con le mani in tasca, adattissimo ad una come lei che è tra le icone internazionali della paranoia da culone – oltre a venti chili di braccialettume di vario genere, adesso che se la sghenga coi rapper, yo, come farne a meno); ma vorrei porre infine la vostra attenzione su questo omino qui a destra, si chiama Chris Brown e non ho idea di cosa sia e perché, ma secondo me è un bluff, tipo il protagonista di Soul Man, in verità è un coattello brianzolo che s’è scurito apposta, mi pare ovvio, i segni distintivi ci sono tutti: e se non vi basta la felpa di lamè con la scritta pettorale “Italia”, direi la cintura da adolescentello in uscita pomeridiana, col logo Gucci e il portafogli Louis Vuitton che spunta dal taschino, be’, non lasciano proprio dubbi. E se volete restarvene a bocca aperta, niente di più facile, beccatevi la suprema malvestitissima pendantizzazione tra il cognome del tipo, appunto, e il ciondolino di Charlie Brown, che rimanga scolpita per sempre negli annali.
A dire la verità il malvacarpet degli Mtv Movie Awards 2007 impallidisce e quasi non ci sarebbe da spenderci una parola una, se paragonato al momento di grandissimo spettacolo offertoci dall’introduzione di Sarah Silverman, che ridicolizza spietatamente Paris Hilton e la sua – come dire – selvaggia propensione alla copula (il video è qui a lato; e per chi non ci capisce niente, più o meno: ho sentito dire che per farla sentire a suo agio, in prigione, le guardie dipingeranno le sbarre perché sembrino dei peni, ma è sbagliato, ho paura che ci si rompa i denti su quei cosi). E meglio ancora della battuta, be’, il meglio del meglio è la faccia della povera Paris (corta corta e ripiena di tulle frappettate e vaporose – foto), c’è pure chi ha messo vicine le versioni prima e dopo, così che possiamo assistere pieni di meraviglia alla transizione emozionale attraverso il contorcimento delle componenti mimiche (ma una roba che se la vedeva Darwin riscriveva daccapo The Expression of Emotions in Man and Animals), il sorrisetto ipocrita incrinato e poi devastato da un eccesso improvviso e incontrollato di bile: che momento.

Ma veniamo al malvacarpet quello vero, lo so che non ve ne frega niente ma giusto un paio di paragrafetti velocissimi. La mia preferita è Amy Winehouse, deliziosa con questa sua caratteristica cofanona da manichino femminile umano posseduto da un extraterrestre capoccione cattivissimo (sì, se ve lo state chiedendo, la signorina Carlo era un ultracorpo pure lei, sì): e guardate come le calza a pennello l’acchittamento da divetta punk decadente trasgressiva io bevo il wiskey con la cannuccia me trucco male e a volte so’ mezza lesbica, coi tatuaggi (uuuh! una con le tette di fuori come i marinai cafoni!) e il vestitino orrendo che strizza e spinge in basso le tettine.
Di Victoria Ambulanza Beckham, che dire, stava in bikini (fucsia, e certo, così risalta l’abbronzatura, vecchia volpe!) e, indecisa fino all’ultimo, ha optato per il sobrissimo tappetino della doccia di casa sua (il gabinetto della quale, del resto, è tutto d’un sobrissimo zebrato).
E parliamo di Cameron Ho la faccia che sta diventando una pizza Diaz, poveretta, che desidera a tutti i costi mettere in mostra più e più centimetri del suo (ormai unico) pezzo forte, le gambe, anche a scapito del vestitino nero (a pois neri? a pois neri), che a forza di tirarselo su e ancora su per scoprire la coscia, ha formato un osceno rimborsone canguresco sulla pancia.
Ma possono forse le suddette competere con Rihanna in versione Crepax? E’ stupenda, malvestita in scena – sadomaso reggiseno e minigonna scampanata in pelle lucida, in perfetto stile Valentina (e vi prego notate l’ombrellino rosa) – malvestita sul tappeto rosso (anche qui), con una strana cosa chilometricamente strascicosa degna della sposa del più coatto boss partenopeo, ma con una strana texture a righine orizzontali e verticali incrociate grigio-bianche topo (una specie di sfida, forse, “vuoi guardarmi, be’, rischia pure lo strabismo”).
Poi ci sono quelle che mica solo per strada in Italia tra le malva-comuni mortali, anche a noi altre famose Hollywoodiane ci piacciono gli stessi malvestitismi, tipo il raso, ‘na cifra.
Ad esempio un trittico di divette minori, Arielle Kebell e Heidi Montag, Megan Fox, ma persino una vim d’origine controllata come Jessica Alba.
Arielle Kebell – chiunque ella sia – pare una ragazzetta ridanciana sguaiata e burinella alla festa dei diciotto anni, che per la grande occasione s’è comprata la prima cosa trendy (moscia) epperò elegante (in raso) che ha trovato al grande magazzino nel settore tovaglie informi raggrumate sul davanti (senza una spallina, optional, che attizzi molto di più e ti viene pure a costare meno).
Heidi Montag – boh – in posa statuaria con il fidanzato mascellone di plastica, appena scongelato, non dev’essersi sforzata granché per trafugare dalla camera da letto della mammina una sexy vestaglia, senza poi aggiungere né toglierci nulla (e meno male che non si è portata le ciabattine col pelouche).
Mentre la geniale Megan Fox, insieme al decisivo contributo di Jessica Alba, ci offre un saggio da manuale delle peggiori tendenze malvestite oggi in voga: non è sublime, il raso rosa che unisce spiegazzata amorfità cascante, bizzarri volant che no, non è il vento a tenerli così, mi sa che son proprio fatti apposta (ma è un mistero come quello della bandiera sulla luna!), rimborsatura posteriore e vista panoramica sul tatuaggio ascellare, sublime sì, almeno quanto il cascante saccone rosso della Alba, che sembra il pannolone di un neonato gigante (c’è dietro lo spinotto per attaccarlo alla bombola dell’elio, si gonfia e ci si può volar via).
Pannolone, raso, amorfità, cascanza: c’è tutto.