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Decrittando il sottotesto: i Baustelle ieratici, gagliardi, destrutturati, antemici, virili, meno Houellebecq ma più Montale

Quando si tratta di pompini con l’ingoio non c’è groupie minorenne in calore che possa competere con l’abilità tecnica e il trasporto lirico del risucchione innamorato di un compiacente microbo giornalista musicale, non c’è gara!, e il pirla che viene spompinato gode molto di più a farsi ciucciare figurativamente da un professionista dell’ingoio recensorio coi suoi lavoretti esegetici tutti ben lubrificati di ampollosità scriteriate piuttosto che ad averci sull’uccello il faccione in carne e ossa di una groupie tutta sudata che gli fa su e giù tra le cosce mugugnando “ggh ddpp mm fff nnn outgrrrff?” - e poi certo le recensioni con l’ingoio letterario capitano purtroppo una volta soltanto ogni tot anni, sono preziosissime!, il resto del tempo tocca accontentarsi dei vacconi con l’acne che passano per il backstage - e adesso va così, di lusso, col nuovo disco dei Baustelle appena uscito il GLU GLU degli spermatozoi in deglutizione giornalistica s’è fatto assordante (voto medio del disco: otto virgola cinque), Francesco Bianconi (clic sull’immagine qua sopra) è tutto bagnato, il Sottotesto ruleggia dappertutto e questa volta s’è persino trovata la parola giusta da metterci vicino, Decrittare - Decrittare il Sottotesto! (a proposito della copertina dell’album: “questa foto è un mistero da decrittare”), tutta colpa del Bianconi che cazzeggia nelle librerie esoteriche e dei commessi fricchettoni che gli danno corda,

“ho trovato questo doppio volume Adelphi che ho comprato con grandi complimenti da parte del proprietario della libreria”

cominciamo dunque le manovre di avvicinamento alla mega-recensione con una bella botta dell’idiozia che è esplosa intorno ai Baustelle, vi lascio alcuni sorprendenti esempi di virtuosismo swallow-recensorio che meritano la vostra attenzione, altroché!, in mezzo ce n’è uno che mi sono inventata io, ma io non sono tanto brava a ingoiare, mi sa che lo capite subito qual è:

Ieratico / Destrutturato / Impervio

- Il disco comincia con uno ieratico suono d’organo che già accarezza il mistero e il sacro. Un’opera grandiosa, uno schiaffo di disco, ostico, destrutturato, impervio, pesante e lieve al tempo stesso

Topoi / separatismo / vigili / Messico

- Topoi di oggi e di ieri all’insegna di un separatismo rivoluzionario da vigili alla periferia dell’impero, asserragliati in un fortino che fa tanto Messico e pochissime nuvole

Borghese / Dipanare

- Una rabbiosa e cruda analisi dell’impotenza borghese davanti al sacro che si dipana dall’inizio alla fine in questo disco

Montaliano / Vetta / Devastazione

- “Ossi di seppia e bidet”. È l’altra vetta dell’album: la citazione montaliana che serve a rendere un’immagine di devastazione

Filosofia stoica / Aulico / vulgata

- Senza paura, come accostare schegge di filosofia stoica e groupie, in un dissacrante accostamento di registro aulico e vulgata popolare. La scrittura di Bianconi scintilla come mai prima d’ora

WIN!

- C’è un poveraccio sfigato in copertina a cui Francesco Bianconi ha donato i suoi vecchi occhialoni grossi che erano all’avanguardia l’anno scorso. Quest’anno invece vanno i baffoni a ferro di cavallo. WIN! Copertina decrittata.

As is / To be / Houellebecq

- Un disco molto critico sull’as is, ma con più di una speranza su come arrivare a un to be migliore, meno Houellebecq (più Cormac McCarthy)

Pirandello / Maiali / Timore canino / Invettiva

- Amarezza pirandelliana, purezza fra i maiali, timore canino verso gli uomini, con accordi secchi di chitarra e colpi decisi a prolungarsi nell’invettiva

Complessa / Oscura

- Questa complessa, affascinante, oscura opera dei Baustelle che non assomiglia a nulla vi sia mai capitato di sentire

Io / Repentaglio / Alterità / Cognizione / Irene Grandi

- A confermare la certezza dell’io forse a repentaglio, c’è l’orgoglio di un’alterità che nasce dall’esposizione alla sofferenza (la stessa cognizione di dolore che la Cometa di Halley stava illuminando or ora)

Poesia / Vetta / Rivoluzione / Gagliarda / Antemica / Virile

- Di poesia una vetta. O di desolazione: su cui il fiore della rivoluzione può sbocciare e farsi canzone. Impetuosa, gagliarda, antemica. Virile.

Il cyborg di Maria De Filippi: Pierdavide Carone, il libro (la storia formidabile dei Whiskey & Cedro)

KRAKATHOOOOM! - un fulmine si abbatte sulla torre diroccata del laboratorio supersegreto di Maria De Filippi e la scarica potentissima corre giù dall’antennone sulla cima della torre attraverso i grossi cavi e i macchinari crepitanti giù giù fino agli elettrodi avvitati da una parte e dall’altra sulle tempie della Creatura distesa, inanimata, e in quel preciso momento, col ghigno malefico illuminato dalle scintille delle esplosioni elettriche, Maria De Filippi capisce che finalmente, dopo otto lunghissimi anni di febbrili esperimenti e di innumerevoli mostruosi frullati genetici tra cellule cerebrali di cavie adolescenti bimbominkia, finalmente il trionfo - la Creatura muove un dito, sta muovendo un dito! - finalmente il cyborg di Amici vive! vive! vive!

Questa penosa Creatura, che ha firmato la cosa che ha vinto Sanremo e che si fa chiamare Pierdavide Carone, è il primo abbozzo riuscito di omuncolo cantautore prefabbricato da talent show televisivo: è stato progettato sul prototipo del cantautore intelligente / sensibile / eclettico - ma con cautela, senza allontanarsi troppo dal prototipo vincente del belloccio inetto di Amici - e tenta così di simulare un qualche minimo (minimo) accenno di pensiero, di personalità, di consapevolezza e dignità artistica (il che si ottiene facilmente tramite le solite scorciatoie del repertorio “io sono diverso, sono bizzarro, sono strano, sono autistico” - v. sotto), ma insomma, la sceneggiatura cantautoriale lascia un po’ a desiderare, è amorfa e ridicola e inverosimile come tutte le sceneggiature defilippiane, che volete, gli storpi mentecatti che lavorano nel laboratorio supersegreto di Maria De Filippi sono abituati a sceneggiare il corteggiamento tra derelitti subumani che si annusano il culo come animali, figuratevi come possono cavarsela montando pezzo per pezzo un cantautore che pretenda di essere minimamente plausibile - un pasticcio.

Il cyborg Pierdavide Carone è stato fornito di un mucchietto di canzoncine low cost (di cui il cyborg è autore e responsabile, sospetto, nella misura in cui Ambra Angiolini era autrice responsabile dei batticuore-amore-ascensore d’epoca Boncompagni/Nocera), canzoncine che mescolano parecchi differenti cliché di ignobile poppitudine allo scopo di agganciare a tutti i costi, in un modo o nell’altro, il piccolo cattivo gusto del telespettatore bimbominkia,
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Festival di Sanremo 2010: dall’autarchia alla Coppa Campioni

È stato un Festival di Sanremo memorabile che ha sancito un ulteriore decisivo aggravarsi della contagiosissima epidemia iper-televisiva di musica plop, di quel ciarpame usa-e-getta cioè che nasce - è pensato e appositamente impacchettato - si consuma e muore dentro la televisione: il Festival di Sanremo diventa da quest’anno la Coppa Campioni dei reality talent show generatori di musica plop.

E non poteva andare diversamente. Sanremo è da sempre un monumentale cimitero di musica plop, e non solo, è in un certo senso il padre (il nonno) degli attuali reality talent show televisivi: coi suoi protagonisti semi-decomposti colanti formaldeide e le sue marcite pataccacce musicali, tutto quanto dentro Sanremo è progettato per resistere ai vermi e alle muffe appena appena quelle poche ore di esposizione televisiva; e con i suoi pettegolezzi, le rivalità, le interviste, i dopofestival, gli isterismi vipparoli, i dietro le quinte, con tutto questo suo spettacolo collaterale di terrificante subumanità pseudo-realitara, Sanremo va considerato non soltanto un primo storico generatore di musica plop, ma anche e soprattutto il progenitore delle attuali più potenti macchine generatrici di musica plop, i reality talent show televisivi.

E se fino a poche edizioni fa la musica plop di Sanremo sopravviveva in una condizione direi tutto sommato autarchica - la musica plop e i cantanti plop nascevano prosperavano morivano e resuscitavano esclusivamente dentro la bolla sanremese - quest’anno il Festival ha abdicato definitivamente al proprio status di mini-reality plop-autarchico e si è spalancato una volta per tutte alla concorrenza più solida aggiornata e remunerativa - super sanremoni anabolizzati contro i quali l’obsoleta formula autarchica non ha la minima speranza di competere - trasformandosi così in una specie di abominevole campionato trasversale dei reality musicali televisivi.

È una trasformazione già in buona parte celebrata l’anno scorso - vittoria del cripto-gay afono defilippiano - che ha avuto degli effetti evidentissimi sulla gara di quest’anno, per cui nella finalissima sono state rappresentate le due principali varianti della musica plop, quelle realitare,

- la musica plop per adolescentelli bimbominkia (e quindi: inebetiti pischelletti bellocci con la data di scadenza - brevissima - tatuata con l’inchiostro simpatico sulla fronte, pilotati da un qualche scaltro bavoso specialista del riciclo di appiccicume sentimentalista), variante incarnata da Valerio Scanu;
- la musica plop per trentenni rincoglioniti wannabe (e quindi: fallitoni impomatati con gli occhiali grossi vestiti come buffi pirla del villaggio vacanze che strepitano convintissimi qualche stupido accrocco di cliché musicali roccherolle-autoriali), variante incarnata da Marco Mengoni;

e l’unica possibile alternativa alla musica plop dei fuoriusciti realitari diventa: il piccolo scandaletto e il prezzemolismo televisivo, quindi ancora una ragione extra-sanremese, extra-musicale, ma tutta televisiva, tutta plop,

- la musica plop d’occasione per anziani teledipendenti (e quindi, nel caso specifico: reduci parrucchinati del melodismo d’antan più deteriore, viscidissimi cartoni salottiero-televisivi, stentati urlatori da varietà della domenica pomeriggio), ovvero il Trio Merda;

e nonostante il Festival sia stato sempre tradizionalmente orientato verso la sponda anziani teledipendenti - ma chi se li incula, ovvio, ché manco sanno televotare (”nonna non è il cellulare è il cazzo di salvavita Beghelli!”) - è stato schiacciante il calcolato predominio delle due varianti realitare Adolescentelli bimbominkia e Trentenni rincoglioniti (a cominciare del resto dalla selezione dei concorrenti); e l’impostazione coppa dei campioni s’è fatta sentire pure sulle reazioni parossistiche del pubblico e dell’orchestra in rivolta, che sono naturalmente - secondo sceneggiatura (i ribelli incazzatissimi che protestavano schiantandosi dal ridere) - la versione sanremese delle irritanti tifoserie dopate e aizzate a orologeria sugli spalti dei reality talent show (c’era la scimmia con le bretelle in prima fila, c’era); e tra le varianti plop, bimbominkia adolescenti vs trentenni rincoglioniti vs anziani teledipendenti, chi pensavate potesse spuntarla, la mostruosa chimera plop a tre teste non aveva speranze.

Sarà anche colpa mia che non sono riuscita a raccogliere abbastanza funz del Trio Merda (e tremila commenti in due serate di forum non sono stati sufficienti, va be’ - ma ci siamo divertiti tantissimo).

Un Sanremo Emo dice Luzzatto Fegiz: i telespettatori kazaki approvano felici (stanno pensando al Coniglietto Ruggero)

L’altro giorno a Porta a Porta c’erano Toto Cutugno e Pupo e Nino D’Angelo e Irene Grandi e Antonella Clerici e Arisa e Morgan e Luzzatto Fegiz che facevano il trenino tutti assieme cantando L’italiano e si spompinavano a vicenda sul tema “Sanremo la più grande macchina di spettacolo al mondo” (cit. Bruno Vespa), Sanremo eventone internazionale seguitissimo nei paesi dell’est, così seguitissimo che ci sono certi paesi dell’est che organizzano un proprio festival nazionale di Sanremo - precisamente nel senso che gli affibbiano il titolo nonsense “Festival di Sanremo di - nome del minuscolo villaggetto rurale kazako perseguitato dai vampiri”

e immagino che sia vero, che effettivamente sì, alla sorella-amante prostituta e alla vacca da camera e al monco con la protesi dildo che abitano nel fango di un villaggetto kazako questi sgorbi italiani che fanno il Festival di Sanremo possano davvero sembrargli tutti quanti dei mirabili elevatissimi artistoni pieni di stile: Arisa che ogni album - ogni festival - si fa sfregiare da una diversa costumista miniclub di un villaggio vacanze (v. sotto) è sicuramente considerata una camaleontessa fashion, la Madonna delle charts kazake; e Pupo invece, che si esibisce col nero spilungone in-che-cazzo-di-lingua-canta e poi col maggiordomo ereditiero che è stonato pure quando parla, Pupo suscita sicuramente l’interesse e la curiosità dei telespettatori kazaki che si interrogano e discutono serissimi: con chi si esibirà Pupo l’anno prossimo?, chi potrebbe mai proseguire una tale terrificante escalation, forse soltanto qualcosa tipo l’immagine animata in CG di Roger Rabbit - ma tanto la Disney a Pupo i diritti non glieli dà, semmai forse la CGI del tarocco Coniglietto Ruggero - e i kazaki in visibilio!

che bello, non è soltanto spazzatura per i denti dei nostri compatrioti mutanti subumani, è confortante sapere che ci sono dei posti fuori di qui, neanche troppo lontani, dove la decadenza e l’orrore della nostra televisione (e della musica plop che si fa in televisione) sbrilluccicano di sofisticata esoticità e sono ammirati e addirittura imitati, basta rivolgersi ai posti giusti dove la decadenza e l’orrore sono mille volte ancora più gravi e più tristi e non c’è niente di meno abominevole da vedere e da ascoltare, ed ecco che sull’altare votivo del Dyo Toto Cutugno piccolo boss della canzone bielorussa si sacrificano vergini e si lasciano in dono chitarre d’oro zecchino,
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Franco Battiato e Daniele Bossari, Io chi sono?

ovvero: non si dice “mi sono rotto il cazzo” si dice “c’era una volta mille anni fa un poeta e filosofo persiano che…”, e poi Battiato cartomante (il video esperimento), la musica che plasma la realtà, le tecniche suggestiona-Bossari, la luna che allunga le unghie dei piedi, i fachiri trascendenti e l’utopia delle scuole elementari con lo Yoga al posto della matematica (bonus: Gesù Cristo è esistito, ora mi è evidente)

Milano pochi mesi fa, una tetra mezzanotte, Daniele Bossari debole e stanco medita sopra antichi tomi d’obliata sapienza,

passavo le notti a divorare libri

seminudo, piegato sul tavolino in penombra della cucina tinello, l’elastico degli slip Emporio Armani sommerso dal bulbo sporgente del ventre flaccido e peloso, un rettangolone di pelle arrossata intorno alla vita dove si stringe la panciera, le croste di gel secco sulla testa maculata qua e là dalle ultime chiazzette residue di spray rattoppa-calvizie, Daniele Bossari è stato per settimane ormai

così concentrato nelle ricerche da rasentare l’esaurimento.

dalla camera da letto, di là, trillano sommesse le mondane sarabande della televisione accesa (Zelig) e scoppiano sguaiate le risate asinine della sua compagna di vita, una frigida virago scandinava che trascorre tutto il suo tempo libero a levigarsi e a pittarsi le unghie dei piedi (quarantesette e mezzo); la virago scandinava e Daniele Bossari quasi non si parlano più, la ricerca della conoscenza di Daniele Bossari - l’impenetrabile solitudine dello studioso ricercatore! - li ha mestamente allontanati, la vita affettiva di Daniele Bossari sta franando, nelle ultime settimane persino i suoi genitori si sono rotti le palle e hanno cominciato a dargli del coglione, cioè, hanno cominciato a dargli del coglione più di quanto non facessero già prima,

La mia vita sociale si era ridotta al minimo, spesso non rispondevo al telefono e anche la mia famiglia ormai mi guardava con circospezione

rimane tuttavia un sacrificio terribile, sovrumano, a cui Daniele Bossari non può rinunciare, perché capita raramente e soltanto a pochissimi fortunati prescelti

l’opportunità di seguire un esempio concreto di modello umano che si distingua per la sua eccellenza

e sì l’eccellente modello umano da seguire, avete indovinato, si chiama Franco Battiato, e Daniele Bossari ha ottenuto

il privilegio di investigare insieme le alte vette concettuali

e da qui allora la tormentosa faticosissima ricerca della conoscenza, lo studio e i libri, quanti libri!, leggere i libri!, è il tentativo di farsi trovare preparato all’incontro cruciale con Franco Battiato, per comprendere

le dimensioni dell’anima in cui fluttuano le sue ispirazioni

per onorare

l’opportunità di poter accedere al tuo regno di saggezza, vorrei apprendere appieno ogni momento di questa tua apertura mentale.

e per tirarci fuori alla fine un resoconto consapevole - un’intervista, questo Io chi sono? - che sondi le più profonde profondità dello scibile e del non scibile umano, del tutto, tutto quanto:

dalla musica delle sfere alla televisione, dall’inconscio al silicio

Daniele Bossari e Franco Battiato si sono conosciuti in radio, Daniele Bossari faceva il DJ intervistatore e Franco Battiato il musicista intervistato: non sono partiti per niente bene, Franco Battiato sembrava a disagio, se ne stava sulle sue serioso e di poche parole, scocciato, finché poi durante uno stacco-canzone, nel fuori onda, Daniele Bossari è riuscito a schiuderlo e ad ammorbidirlo con una raffica assassina di costolette da libreria reparto New Age / diete alternative, lo stesso reparto dove si fermava sempre Franco Battiato quando era giovane e ancora frequentava le costolette delle librerie,

Bastò lo scambio di pochi codici e qualche titolo di libro particolare per riuscire a dialogare sulla stessa lunghezza d’onda

ed è così che Daniele Bossari ha conquistato Franco Battiato, si sono capiti e sono diventati amici e Daniele Bossari è stato accolto in quel ristretto cenacolo di imbecilli psicocosmici che si riuniscono all’ombra del fungo narghilè del bruco blu Franco Battiato, i Morgan e gli Sgalambro e i Carmen Consoli che vanno a prenderci il tè e ci guardano assieme i film vintage surrealisti e poi alla fine commentano disgustati che “la borghesia è il male assoluto di questo secolo” (da qui), e allora Daniele Bossari ha chiesto umilmente a Franco Battiato di prenderlo per mano e di guidarlo in

una sorta di pellegrinaggio mentale verso santuari che spero mi vorrai indicare

perché forse noi altri ottusi materialisti cinici accecati dalle apparenze esteriori non ce ne siamo accorti, ma lo scopo della vita di Daniele Bossari secondo Daniele Bossari è
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di Betty Moore, 22 gennaio 2010

Categoria: malvageddon

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