“C’è chi è emo mentalmente e chi ha il ciuffo e basta”, dice Kenzo detto Kitty

Charles Xavier ha il potere mutante di farsi l'acconciatura emo col pensieroQuesta settimana su XL (la rivista cioè – ricordiamolo per gli sprovveduti – intesa a solleticare l’ego dell’esaltato pischellino io-sono-originale che vorrebbe vivere scontornato al photoshop dentro una pubblicità di quelle appariscenti ed eccentrichette di Mtv [1]) c’è un grosso spazio riservato alla cosiddetta Vita da emo, un lungo reportage firmato da tale Valeria Rusconi che parla delle greggi emo-bimbominkia che il sabato pomeriggio pascolano in Piazza del Popolo a Roma, corredato da una doppia intervista-colloquio a due mentecatti purissimi che si chiamano Dario (il front-idiot dei dARI, cioè i Tokio Hotel che incontrano i Finley che incontrano una tac al cervello – “ehi! ma c’è un pennarello qua dentro!” – che incontra una band di fuoriusciti da Amici di Maria De Filippi) e Francesco-C (sì sì come la Spice Girl; è uno “ke sognava d fare la SuperStar e ascoltava un sakko d vekki 45 giri kantando e saltando”, parole sue, dalla sua biografia): la cosa degna di interesse – oltre che di biasimo, e di pernacchia – è che tutta la faccenda emo-bimbominkia viene raccontata in modo così ottusamente serioso da attestare, enfatizzare e addirittura tragicizzare l’auto-leggenda (che è parte essenziale del personaggio, lo sapete, sono loro stessi che l’attizzano e la fanno circolare) dell’emo problematico che viene deriso e disprezzato da tutti a causa della sua speciale unicità, così che finisce per venirne fuori un cretinissimo inno mitizzante “poveri emo viva gli emo” che procurerà sicuramente brividi di gioiosa realizzazione ad ogni pubero-frangettato nessuno-mi-capisce perché “voglio essere diverso dalla massa” (cit. Sakon Lightning – eh?! chi?! nota [2]). L’articolo di Valeria Rusconi, vediamo un po’, infila da subito una serie di fattacci terribili che dimostrerebbero quanto i poveri emo-bimbominkia siano ingiustamente perseguitati ovunque nel mondo:

La sera del 21 marzo scorso, a Città del Messico, Nayeli è appena scesa in metropolitana. Ha 15 anni. Sei giovani la buttano per terra e la riempiono di calci. Se non fosse intervenuta una donna di passaggio, probabilmente l’avrebbero uccisa.

Vita da emo su XL de La RepubblicaA parte che di questa Nayeli presa a calci, boh, non c’è traccia da nessuna parte (in questo video della tivvì messicana si parla di generici scontri tra bimbominkia emo vs bimbominkia punkettoni – niente di che – in più, bonus, la buffa apparizione finale degli Hare Krishna coi tamburelli), per non lasciare dubbi sul fatto che l’hanno menata proprio perché emo, sentite qua, Valeria Rusconi riece a farne un discorso generale che riguarda un movimento discriminatorio anti-emo che imperverserebbe nella società messicana (¡Ay, caramba!):

In Messico, gli adolescenti emo sono visti come una minaccia alla virilità del Paese, a causa della loro corporatura esile e del loro look.

Poi ci sono i suicidi, ovviamente (la musica emo! è terribile! è infernale! ci sono i messaggi subliminali cantati alla rovescia che ti fanno venire voglia di cambiare il tuo nome in quello di un personaggio di Naruto!):

Il 12 maggio in un quartiere popolare di Bucarest, in Romania, Andrada Mocanescu viene trovata riversa sul marciapiede. Aveva 12 anni, il suo gruppo preferito erano i Tokio Hotel. I giornali scrivono che si è suicidata a causa di una loro canzone, paradossalmente intitolata Don’t Jump.

(non so di quali giornali rumeni stia parlando – scommetto che ha giusto un tantino manipolato la cosa per renderla più succulenta – l’unico giornale rumeno disponibile online che vi accenna si limita a dire che Don’t Jump era una delle canzoni preferite della defunta e parla molto vagamente della possibilità di una correlazione, tutto qui) e poi ci sono i suicidi che non è solo colpa della musica, pure gli emo-capi d’abbigliamento vanno temuti come possibili strumenti di morte:

Hannah Bond, una ragazzina inglese di 13 anni, viene trovata impiccata dai genitori. Ha usato una cravatta. Il suo gruppo preferito erano i My Chemical Romance.

un gruppone di emo bimbominkia a Piazza del Popolo a Romauna coppietta emo bimbominkia a Piazza del Popolo a Roma

I grandi organi di stampa contribuiscono a perseguitarli:

il Daily Mail aveva definito gli emo come “una setta che pratica l’autolesionismo e ascolta band che predicano il culto del suicidio”

(anche qui, la citazione – se è quella che ho trovato io, “it is a largely teenage trend and is characterised by depression, self-injury and suicide” – sembra volutamente imprecisa, col più enfantico e oscuro “setta” – fighissimo! – sostituito al neutro e più corretto “trend”) Persino le istituzioni si prendono la briga di rompergli le balle:

In luglio, la Duma di stato, la camera bassa del Parlamento russo, annuncia una proposta di legge per contrastare la cultura emo e goth, bandendo la loro presenza dai pubblici uffici.

Eh, bella forza! Ad andare a spulciare l’infinito ammasso di assurdità passatempo che si sparacchiano nei parlamenti di tutto il mondo, lo sapete, ci si imbatte in cose di tutti i generi, ai confini della realtà (dagli UFO alle scie chimiche), ma a Valeria Rusconi le basta questo per sentenziare “in Russia li considerano un pericolo sociale”; e come se non bastasse, toh, spunta pure un deputato italiano anti-emo:

Il 7 maggio scorso, l’onorevole Antonio De Poli dell’UdC presenta un’interrogazione parlamentare per bandire gli emo, in cui si parla di “tribù che online esalta l’autolesionismo”

ma va be’ questa suona così mostruosamente ridicola (qui l’interrogazione tutta intera) che se ne accorge e deve ammetterlo suo malgrado anche lei, perché quella cima del De Poli andava citando come fonte

la poco meno che attendibile Nonciclopedia, parodia grottesca di Wikipedia

caccia all'emo 2008 a cura di Nonciclopedianon che Valeria Rusconi (poveretta, del tutto sprovvista di senso dell’umorismo – secondo me, con un vent’anni in meno, sarebbe stata una perfetta emo bimbominkia) sia capace di comprendere e distinguere il carattere innocuamente demenziale di certe smargiassate concepite così giusto per farsi due risate, per cui

le prime avvisaglie [di "un'ondata di odio di tali dimensioni"] emergono già nell’aprile del 2006: l’Encyclopedia Dramatica, l’enciclopedia statunitense di satira online creata sul modello di Wikipedia, istituisce il “National Emo Kid Beat Down Day”, la Giornata Nazionale di Abbattimento del Ragazzo Emo. La data prescelta è il 6-6-06.

(non vi fa impazzire questa secca frasetta conclusiva che enfatizza tutta seria seria la coincidenza demoniaca? è stupenda!) e l’immagine qua sopra della “caccia all’emo 2008″ tratta da Nonciclopedia, pensate un po’, incredibile ma vero, diventa secondo Valeria Rusconi “un macabro volantino italiano” (oh ma questa c’ha tutte le carte in regola per fare la portaborse di De Poli, no?). Ancora lei:

La depressione. La sofferenza. In pochi sanno spiegare perché si sentono così.

La punteggiatura sincopata, che sentimento!, hai studiato alla scuola Holden o che? Bravissima! Gli emo bimbominkia che ha interpellato le spiegano:

l’emo è più sensibile degli altri, prova le emozioni in modo più amplificato, più profondo e la prende più seriamente. Le canzoni dicono “quella stronza mi ha lasciato” oppure “ti amo, vieni da me”

ma questo è Nino D’Angelo, lo riconosco! (e ora che ci penso, ehi ehi ehi, ferma tutto! anche lui c’aveva il frangettone!)

Io sono stato cacciato dalla comitiva perché mi vestivo da emo e mi facevo gli spike [i capelli a punta, ndXL]

tutto un nauseante pastone di vittimismo stracompiaciuto

ogni volta che torno al sud la gente rimane scioccata. Mi chiede se ho dei problemi. Ma ne ho come tutti. Quando mi deprimo, ascolto musica “screamo”

e ancora, come piccoli impazziti Asii Argentii [3]

mia madre quando vede la tv mi dice “guarda che bella quella, perché non diventi anche tu una velina? Perché non sei come tutte le altre?

Dario dei dARI e Francesco C la spice emogirlE c’è chi sull’emo bimbominkizzazione dell’universo ci campa, come ad esempio i due che vi dicevo sopra, Dario dei dARI e Francesco-C [4], di cui vorrei riportarvi in conclusione questo scambio geniale (considerate che questi tizi già sono belli che maggiorenni, anzi, Francesco-C ha passato i trenta – “ma nn li dimostra un kazzo ed è + inkazzato d prima”):

Mi farebbe piacere che la gente ascoltasse il cd. Sono sicuro che alla fine capirà che nei testi ci sono cose profonde nonostante il linguaggio da sms.

e l’altro

Trovo il vostro linguaggio da sms molto bello perché “pome” per dire pomeriggio non l’ha mai usato nessuno! Io ho usato “non ci sto più dentro” ma è già più che superato. Niente a che vedere con “pome” e “stase”

e la redattrice (qui tale Lorenza Biasi), ben consapevole del quoziente d’intelligenza medio del lettore di XL, ha sentito il dovere d’aggiungere in coda a “stase” la parentesi quadra [stasera, ndr]

[1] posso dire una cosa a mia discolpa? la dico: non sono un habitué di XL, me lo sono preso soltanto per guardarmi l’anteprima del secondo volume di Twisted Toyfare Theatre, da cui è tratta l’immagine lassù in cima, de La Cosa che ribalta la carrozzella (il ciuffo ce l’ho aggiunto io, in realtà era quel pelato di Charles Xavier)
[2] la scimmietta truccata da tokiotellino che si vede in questo video qua (“eccoci”, “dove?”, “in cam” – fantastico!) insieme al suo amichetto brutal-yorkshire (nel senso del cane reso cieco dal suo stesso pelo) sarebbe “uno scene kid, una specie di celebrità all’interno della comunità di emo romani che si ritrova a Piazza del Popolo”
[3] oh a proposito, ho scoperto che esiste un tipo di musica emo che si chiama “effimeral”, di cui sto disperatamente cercando qualche pezzo da mezza giornata ma niente, mi date una mano?
[4] sono molto fieri dei loro nickname, o almeno, c’è Francesco-C che se la sbulleggia “mi piace il nome che hai scelto: Dari, togliendoti una lettera sei riuscito a dare il nome al gruppo, io ho fatto lo stesso aggiungendomene una”, l’altro però deve ammettere che non è farina del suo sacco, “mia mamma mi ha sempre chiamato Dari”