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Academy Awards 2009, il malvacarpet

Non sono servite le immaginette votive (il ciondolo quadrato al collo e la spilletta sul bavero - clic qua a destra per vederli più grandi), non sono servite le commoventi dichiarazioni spezza-cuore (“she stayed as long as she could”, ha detto, “this is a bitter-sweet night”), non è servito questo suo completino stranamente meno caciarone e meno sporco di pajata del solito (coi catenazzi lucidati per l’occasione pendenti su panciotto e pantaloni: tra le chiavi di casa e quelle del garage - chicchissimo! - il conchiglione metallico da sommelier), non è servito farsi saldare dal fabbro la zip della patta per non lasciarsi tentare dal desiderio d’una veloce grattatina, non è servito neppure sostituire il mascarpone con una vera lacca per capelli, non c’è stato niente da fare, al povero Mickey gli è andata male - speriamo che adesso, almeno, gli approvino la concessione per erigere quel mausoleo monumentale a forma di enorme ciotola rosa (con la scritta “Loky” riempita di zaffiri grossi come pagnotte caserecce) nel cuore del Père Lachaise.

E dopo questa amara ma doverosa premessa dedicata al nostro trucido beniamino, ok, vediamo cos’è che c’ha riservato il lussuosissimo malvacarpet di ieri sera, e cominciamo dalla super-vecchiona a rotelle, Sophia Loren, col collare canino diamantato (un omaggio al caro estinto? ah! sigh sob, non la smetto di pensarci!), la solita indecente scollatura autoptica, gli sbuffi a ricciolo da sottovaso di carta crespa sulla gonna (pendantizzati con gli sbuffi di carta crespa color carota marcita che c’ha in testa) e le maniche lunghe velate (color giallo pipì – no meglio, color cadavere in salamoia: appropriatissimo) che servono a mimetizzare l’orrendo effettaccio della pellazza cascante. Grande assente della serata, invece, il ginocchio di Beyoncé, per la prima volta dopo anni e anni intrappolato sotto una gonnellona tutta intera senza spacchi (parte terminale di un rigido tubo imbalsamante ritagliato dal copriletto della vecchia zia bburinona), c’è stato chi cinicamente ha tentato di fregarle il posto sventrandosi il vestito lì per lì, ma non può esserci vera competizione, dài, neanche col ginocchietto di Alicia Keys (che ridacchia imbarazzata verso i fotografi che, rivolgendosi al ginocchio, lamentano “sei un po’ sciupata, Beyoncé” - al che Alicia Keys tutta rossa, tentando la voce da ventriloquo e muovendo il ginocchio su e giù, risponde “eh eh, ehm, trovate?”).

E poi, giusto, c’è Sarah Jessica Parker, che ha scelto la vaporosità eterea e i boccoloni romantici della Barbie principessina sposa, il che però contrasta un tantino col più prosaico braccialetto-emostatico a metà avambraccio (oh, poveretta, le stringe da morire) e con la spaventosa colata di Botox che s’è siringata in faccia (occhi e fronte sono sempre assolutamente immobili e tiratissimi); c’è Heidi Klum, coi capelli sleccazzati sulle tempie in stile De Filippi sanremese (eh, lo so, è un paragone azzardato, mette i brividi pure a me), che c’ha su un assurdo insieme di stoffa maltagliata che le si scombina ulteriormente passo dopo passo, assumendo nuove sempre più paradossali configurazioni di spacchi e aperture e angolazioni e propaggini senza senso (in più, toh: confuso arrotolìo braccialettaro di confettini al salmone); ci sono poi Jessica Biel, che ha il vestito col pezzo di sopra asimmetrico da mono-maggiorata (sulla sinistra la bolla di tessuto in cui riporre la tettona della settima misura), e Miley Cyrus, coperta di capesante sabbiate (o forse foglie di scarola lustrinate), col sacchetto di mozzarella di bufala come borsetta.

Infine citerei, molto velocemente, Vanessa Hudgens e i suoi inserti pettorali di kleenex sfilacciosi (passati in lavatrice nelle tasche dei jeans), Amanda Seyfried col fiocco gigantesco adatto all’inaugurazione di una nave da crociera (è un Valentino, di quel suo insolito colorino specialissimo, sapete, tipo l’arancione solo più scuro, tipo il bordeaux solo più chiaro, tipo il porpora solo meno violaceo), Marion Cotillard con le squamature blu luccicose e il sottogonna di strisce concentriche di pellicola, e poi Tilda Swinton che va be’, come sempre, quasi quasi comincia a starmi simpatica.

Academy Awards 2008 - il Malvacarpet

Juno lo devo ancora vedere e non saprei dire, però intanto ho letto qualcosina in giro della sceneggiatrice Diablo Cody (che abbiamo già visto al festival de roma) e posso dire che a me, pure se le piace tanto stupire con questo suo accroccarsi coatto ultra-malvestito sul maculato teschietti un po’ zoccola punk-chic andante (ma, mi sembra, messo in atto con una lodevole dose di consapevole giocosa demenzialità), pure se questo premio oscar qui sicurissimo ce lo sentiremo rinfacciare alla nausea nelle prossime settimane da quella disgustosa spregevole mongolfiera pompata di idiota e primitiva ideologia catto-reazionaria di Giuliano Ferrara (alla faccia delle intenzioni dell’autrice - il che sarebbe anche ininfluente - alla faccia di ciò che davvero c’è nel racconto), pure se ieri c’aveva un mega palandranone animalier coi rinforzi diamantati il gioiellume turchese coordinato gli orecchini a triangolo pirateschi le pantofole e la manicure french funeraria, be’, devo dire che a me Diablo Cody sta molto simpatica e quindi sì sono contenta che ha vinto (ah, e sono contenta anche per Ratatouille - ma insomma era scontato no?).

Forse la cosa che prima di tutte salta all’occhio dell’oscar malvacarpet duemilaotto è il coso qua sopra di Jennifer Hudson, una specie di tunicone kleenex stretto sotto le tette da robusti tiranti di alligatore la cui responsabilità non poteva che essere del crocodile dundee numero uno al mondo Roberto Cavalli (presente al party post-premiazione di Elton John - non si smentisce mai - occhialetto da saldatore e collarino da sacerdote malvestito [1]). Faceva la sua bella malva-figura la statuina di zucchero per torte nuziali Anne Hathaway, cadavericamente esangue nel suo vestitone megastrascicato spruzzato di rose rosse; e a proposito di cadaveri non era male neanche Nicole Kidman, che per l’occasione ha scelto un indefinito coso nero di raso con la collanona pendagliata lampadariesca perfettamente identica davanti e didietro, così che può risparmiarsi la fatica di voltarsi con tutto il corpo - tu guarda i vantaggi dello zombismo - ruotando di centottantagradi soltanto la testolina botulino-formalinizzata.

Scoppiano invece di salute Cameron Diaz (che ha scelto un bel fazzolettone da ristorante stretto stretto in modo che dalla scollatura le spruzzi fuori della povera carne sofferente), Penelope Cruz (che già l’anno scorso c’aveva deliziato col riciclo della trippa; quest’anno tenta un ornamento ancora più eccentrico - altro che banale piumaggio alla Jessica Alba - una doppia fila di baffoni neri originali di zitellazze andaluse) e ancora Jennifer Garner (ricoperta da una colata di catrame, la borsetta parallelepipedica di vellutino per lo shangai e il ciondolo porta cellulare verde pisello: geniale) - mentre invece sempre sul fronte autoptico-cimiteriale, accidenti, quasi mi dimenticavo Tilda Swinton (un rettangolo oscuro e spezzato di pura malvagità, la vera regina cattiva delle malva-tenebre) e la deppiana Vanessa Paradis (che ha senza dubbio il vestito più schifido della serata, un coso storto frankensteiniano realizzato mettendo insieme pezzi a caso di altri vestitacci - la gonna a saccoccia, in particolare, si sono sbagliati e l’hanno montata al contrario) - a metà invece tra la vita e la morte l’androide Helen Mirren con le sue braccia bioniche (una nuova nanotecnologia che prevede la sostituzione dei circuiti in selenio con quelli in centrino da divano).

Lo so che è un bel colpaccio il filetto di platessa indossato dalla trionfante sirenetta Marion Cotillard (firmato Jean Paul Gaultier - collanina lunga con lo zircone e borsettina porta shangai anche per lei), certo che è un bel colpaccio, ma dai non può seriamente competere per il titolo di malvestita assoluta della serata che indiscutibilmente spetta alla moglie del petroliere Daniel Day Lewis, Rebecca Miller, che c’ha un tale assurdo disastro malvestito addosso - la gonna lunga trasparente damascata (sotto si intravede il pigiamone casalingo a pois), la giacchettina di velluto nero coi bottoni enormi floreali di plastica, le spalline infiocchettate e le scarpe appuntite zebra-vertiginose - l’oscar for the best malvestita of the malvacarpet duemilaotto non c’è niente da fare, goes to lei.

[1] responsabile tra l’altro del delirio monocromatico della scientologa travoltiana Kelly Preston
[2] certo che è straordinaria la Swinton, trova sempre qualcosa di nuovamente osceno da mettersi (mi segnalava Maria, qualche settimana fa, questo suo stupenderrimo completino ai Bafta Awards)

Academy Awards 2007 - il Malvacarpet

Delusa dalla mancata vittoria di Meryl Streep, è con una punta di amarezza (ma no, non è vero, sono molto felice per The departed) che mi impegno ad una veloce rassegna del red carpet di questi oscar 2007.

Ecco, per l’appunto. Cominciamo proprio dalla Streep (foto), che quasi a volersi dissociare dal severissimo “sense of fashion” di Miranda, si è presentata in vestaglia da camera, con nastrino da pacchi verde legato in vita, collanazza della nonna a doppio giro di pallettoni di corallo e un mega cammeo (che sembra uno stemma nobiliare da portone) come pendaglio; un bizzarro miscuglio al quale fanno da ciliegina delle improponibili scarpacce da lap-dancer (il tutto firmato Prada, pensate un po’).

A parte alcune significative eccezioni, i colori dominanti del malvacarpet quest’anno sono tenui, un tantino smorti. Si va dal bianco totale di Cameron Diaz (foto - che, poverina!, è stata ingoiata da un calamaro gigante), alla stranamente sobria canottierona XXXL di Victoria Beckham (foto - addirittura si è messa il reggipetto: non le si vede manco l’ombra di un capezzolo - urrà), al candido pizzo del copriletto nuziale indossato da Anne Hathaway (foto - magistralmente bardato a lutto), alla tovaglia grigio cumulonembo con gonnazza macchiata di tè di Helen Mirren (foto - pure il parkinson della regina, lei sì, proprio immedesimatasi nel ruolo), al violetto morbidissimo e quasi bianco di una Jennifer Lopez (foto) che a parte la capigliatura di plastica (e il marito, che sembra il cugino scemo di Dracula), davvero sta tentando di tutto (così anche ai golden globes) per farsi credere la reincarnazione di una matrona dell’antica Roma.

Beyonce (foto) è smorta pure lei, nel suo costumone da sposa con strascico, e col caratteristico spacco (ma nessuno glielo dice, che ha la gamba grossa e gonfia, con quel ginocchio a radice, che sembra la gamba di un uomo?): unico tratto interessante, la spallina, che deve essere stata lasciata per l’occasione ad invecchiare e accumulare residui calcarei in una caverna (ad occhio e croce, direi un paio di secoli). Uno spruzzo floreale invece sulla spallina di Dita Von Teese (foto), il cui vestito di carta velina, abbinato ai soliti glamourosi cliché, bene rappresenta la cosmica vacuità del personaggio. E a proposito di carta velina, come non dispiacersi per la tenera Kirsten Dunst (foto), che ibridando quel colletto azzurro da camicetta per bimbe con il maglioncino per la nonna, un pezzo di tela dell’uomo ragno e lo strofinaccio per la polvere, ci è andata davvero molto ma molto lontano, dall’azzeccare abito.

Vere fuoriclasse: sono la Cate Blanchett (foto), ingolfatissima in un abito medievale di maglia d’acciaio, e non per altro immobile nella stessa statuaria posizione lungo tutto il malvacarpet (la spostavano con un carrellino); Nicole Kidman (foto), sulla quale il rosso shocking unitamente al giallo artificiale dei capelli, alla pallidezza cadaverica e alle superfici così perfettamente lisce e splendenti, dà un pauroso aspetto da museo delle cere; c’è anche Jennifer Hudson (foto), che è riuscita a rivalutare un vestito altrimenti banale con una giacchetta minuscola che sembra uscita da un film di fantascienza di cinquanta anni fa; Jessica Biel (foto), che ha deciso di indossare quanto di più vistoso avesse in armadio, per distogliere l’attenzione dai suoi capelli, reduci da una gara di sputacchi di gomme da masticare; e Faye Dunaway (foto), sigh, che non riesco nemmeno a commentare (ma spero che almeno sia inciampata).

La gonna di Penelope Cruz (foto), no, non è un mistero. E anzi è facilissima da fare in casa: il coso là è stato chiaramente preparato cucendo assieme pezzo per pezzo una quintalata di trippa di maiale (in sconto fino a marzo alla Ipersidis), o forse facendolo rotolare (dopo averlo adeguatamente cosparso di pece) in un allevamento di galline (basta chiedere il permesso al fattore). E Sarah Michelle Gellar (foto), anche lei, facilissimo: basta strappare la tendina della doccia, e dargli una rammendata qua e là. A proposito invece di infanzia perduta: quest’anno è il turno di Abigail Breslin (foto), che è riuscita ad infilarsi dentro una torta a strati (con tanto di decorazioni alla panna - e, ops, dev’esserle caduta la candelina dalla testa). Il vestito sa un tantino troppo di barbie-figlia (e anche il tessuto sembra lo stesso delle bambole, no?), ma la perdoniamo. Meglio così, barbie-figlia, che gemella Olsen.

Capitolo plagi (vale a dire: “cretina, l’ho messo prima io!”). Guardate cosa si sono messe Kate Winslet (foto) e Tara Reid (foto), il verdino smorto è lo stesso, il taglio così così, le variazioni sulle tette si somigliano moltissimo (certo, lo spacco della Reid, come anche la sua totale e assoluta mancanza di stile, sono inarrivabili). E comunque, insomma, abbastanza perché si siano guardate con odio, desiderando l’una la morte dell’altra, lungo tutta la serata. Io, ovviamente, parteggio per la Winslet.

Chiudiamo con l’adorabile Patricia Field (foto), che ha voluto offrire al mondo un suo personale omaggio a Sally Spectra. Grazie, Patricia.