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Valeria Marini, Lezioni Intime (post chilometrico che contiene: Cecchi Gori detto Duracell, un santino di Padre Pio gemellato con una foto della Marini, il Tatto di Tette, il Gabinetto da Rimorchio, fenomeni paranormali, una pompinara del Re Sole, un neologismo rivoluzionario, il Pacco D&G e la posizione acrobatica 7 e 40, oltre a un sacco di altre cose terribili)

valeria marini lezioni intimeIl libro di Valeria Marini l’hanno fatto così: lei mezza morta sul letto “rotondo con lenzuola di seta e coperta in visone epilato” [1] che strafatta di Chanel numero cinque biascica un paio di cazzatelle sconnesse al telefonino (”Cecchi Gori soldoni io avere smalto unghie io essere femmina tanga Cecchi Gori nano hobbit”) e questo tipo, Gianluca Lo Vetro (un viscidone che vaneggia di moda su DonnaModerna - leggi: lecca il culo a chiunque gli capiti a tiro), che cerca di ordinare le cose dandogli un minimo di coerenza, sistemandoci intorno una qualche storiella estroversa (in prima persona) riempita di cretinerie fricchetton-esistenzialette da biscotto della fortuna (un miscuglione irresistibile di febbre citazionista: da Erich Fromm a Confucio ad Albert Einstein ad Antoine de Saint-Exupéry fino poi a Pier Francesco Pingitore, Cesare Lanza e Laura Pausini), qualche considerazione forbita da rubrichetta scema di psico-sociologia spicciola (in terza persona - dove Lo Vetro vuole dimostrare che Valeria Marini non è un paracarro qualsiasi ma un’artista furbissima che ha trasformato se stessa in un’opera d’arte, un’icona pop, un simbolo grandioso dei nostri tempi [2]), vari numerosi upgrade scolastici che dovrebbero attestare gli interessi non solo trucco/parrucco di Valeria Marini (così accanto a “preferisco i libri fotografici, con le immagini da sfogliare più che da leggere”, c’è Valeria Marini che consulta il Washington Post, è un’espertona di Buñuel, è sicurissima che García Lorca non sia un giocatore del Real Madrid, adora e si identifica in Jean Harlow, ha familiarità con Dorothy Parker, emenda affettuosamente citazioni flaubertiane e usa con ricorrenza impressionante “onirico” - per lo più ovviamente come attributo felliniano) e poi gli immancabili giochini di parole tanto ricchi di fascino e umorismo (”di-amanti”, “se-dotti”, “cine-presa” [3]) e le espressioncine creative per definire questa o quella stronzatina (”Marining”, “Scavallamento”, “SMSex” - v. sotto [4]) così facciamo finta che non si tratta soltanto di sfoghi d’idiozia disperata ma di pose giocosamente consapevoli. Nell’introduzione il tutto è sintetizzato in questo modo, che mi sembra azzeccato:

le mie confidenze inframmezzate da simpatici aforismi, a loro volta corredati da segni benaugurali come un almanacco da Frate Indovino: pillole vitaminiche sull’esistenza, il destino, l’amore, la carriera, il sesso, l’amicizia. Sino a questioni tipo il tanga per me comunque fondamentali

Ma andiamo nel dettaglio [5]. Potete già intuire la grandezza dell’opera dal titolo del primo capitolo, Il dito in bocca, dove Valeria ci si presenta come una bambinona ingenua dedita a viziucci neanche troppo ambigui
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Malvestita #326 - Braccialetto cattolico highlander

e se gli ultimi due si staccano contemporaneamente?Il pezzo forte di questa malva è il braccialetto cattolico highlander per credenti indecisi [*] composto da placchette rettangolari di legno su ognuna delle quali c’è la microfotina di un santo appiccicata con la colla Pritt: il che è fondamentale - che la colla faccia schifo - perché il braccialetto funziona così, le fotine dei santi devono staccarsi via via una dopo l’altra fino a che un bel giorno ne rimarrà una soltanto, quella è ufficialmente la fotina del vostro santo protettore da preghieruccia serale (immaginate la tensione insopportabile quando rimangono le ultime due fotine: San Francesco e Joseph Ratzinger - argh! vale aiutarsi sgrattugiando con le unghie?), per cui il principio è che la connessione terra-paradiso è stabilita secondo la casuale quantità di colla che lo schiavetto cinese incatenato al termosifone di uno sgabuzzino sotterraneo dell’hinterland milanese ha spalmato sul retro delle venerabili fotine. Pare che questi osceni braccialetti highlander siano tra i gadget-cianfrusaglia malvacattolici più gettonati in assoluto (più gettonati delle figurine di Wojtyla! più gettonati del fermacarte di Padre Pio!), addirittura su ebay sono pubblicizzati con esaltanti slogan da magliettina televisivo-defilippiana tipo “Visto su Lina del Grande Fratello e ad X Factor!” [**] e ne esistono persino delle varianti sbarazzine di plastica colorata trasparente per malvacattoliche kidult, un vero successone.

E per il resto - che va be’ impallidisce al confronto - la nostra malva c’ha una canottiera gialla col logone Coconuda stampato sopra (2 - che risponde alla legge fondamentale del mercato semobburini: mai limitarsi alla sola targhetta, piazzare la marca ovunque, possibilmente tramite enormi invadenti scrittone), la borsona di tela A-Style (3 - ecco per l’appunto, esiste una malvamarca con un logo più brutto? a parte il ranocchio di Chernobyl dico), i soliti barbosissimi jeans skinny (4), le ballerine a pois coi finti lacci e la puntina rotonda di plastica simil-Converse (5), e poi infine il grosso tatuaggio che le spunta dai pantaloni (6), un minaccioso dragone lanciafiamme che immagino abbia pure lui un qualche significato religioso, che so magari poco più in basso c’è la depilatura artistica di San Giorgio che lo infilza.

[*] “braccialetto highlander” me l’ha suggerito crocodile: grazie croco!
[**] ad X Factor ce l’ha un bburinetto napoletano, Tony Maiello, che lo chiama “braccialetto ad eliminazione”

Padre Pio malvestito

Se la religione è malvestita e il cattolicesimo tra le tante una delle più malvestite, Padre Pio è il suo indiscusso Roberto Cavalli: padre pio sta alla religione cattolica come Cavalli a quell’altro inutile corpus di favolette mentecatte cosiddetto mondo della moda, cioè praticamente l’ignorantello gasato non proprio brillantissimo che vive d’espedienti teatrali e che però (anzi: proprio per questo) suscita la simpatia della gente povera di cultura e spesso di cervello, che in uno così platealmente baraccone ci si rivede, si riconosce e prega.

padre pio malvestitoAccantonando la questione religiosa - su cui comunque sappiatelo non ho alcun pregiudizio, come non ne ho riguardo gli elfetti verdi che sotterrano le pentole d’oro sotto gli arcobaleni - direi d’affrontare un pochetto l’argomento padre pio nella sua forma più rilevante, Padre Pio come gadget.

Nel mare magnum della paccottiglia cattolica da arredamento malvestito, senza contare l’onnipresente crocifisso all’ingresso (con rametto d’ulivo rinsecchito sotto l’ascella) e lo scudetto della madonnina (da voltare durante l’amplesso non procreativo) in camera da letto, padre pio fa la sua porca figura più o meno in tutte le case del regno, quasi: compare spesso nelle spoglie porcellanee della statua da esposizione salottiera, in tutte le dimensioni (più grande è più s’è devoti), dalle minute fattezze degli omini da tavolinetto di cristallo (così la si può aggiungere alla collezione di putti angelici col flauto) alle colossali misure della statua da giardino comunale, in scala 1:1 così la si può spostare vicino al divano e ci si può guardare la televisione assieme.

Per quelli che non c’hanno granché da spendere, per quelli che al mercatone di sangiovannirotondo ci sono andati in pullman (e gli hanno detto che il padre pio colosso di rodi non c’entra nel portabagagli), ci si può pur sempre accontentare di un santino, di una riproduzione fotografica, di un piatto liscio o fondo (sai che emozione mentre mangi che piano piano ti appare la faccia di padre pio tra i rigatoni - miracolo!): il santino poi ehi è utilissimo ché lo tieni sempre con te, puoi mettertelo nel portafogli così che ti protegge sempre ovunque vai, come un talismano vudù, oppure te lo fai incorniciare e te lo inchiodi da qualche parte accanto allo scudetto della madonna, oppure anche gli dai una sleccazzata di colla dietro e te lo appiccichi sul cruscotto, giusto per amplificare il potere salvifico del rosario che già c’hai appeso allo specchietto retrovisore - per una quattroruote malvestita velocissima e invulnerabile.

Soluzione gettonatissima questa qui del padre pio copilota, il che direi è abbastanza comprensibile, se pensate all’importanza capitale che ha un’autovettura nella misera esistenza altrimenti desertificata di un bburinone malvestito qualsiasi. Pensate al caso eccezionale degli autotrasportatori, categoria notoriamente popolatissima di coattoni allo stadio terminale: basta farsi un giretto notturno in autostrada per vederne di tutti i colori, letteralmente, padrepii al neon in tutte le salse che scintillano intermittenti, lasvegasseggiando dai parabrezza di due camion su tre - roba che farebbe impallidire il pork chop express.

E tutta una serie sterminata di gadget incredibili. Posate, orologi, accendini, tshirt col faccione in negativo alla che guevara - padre pio s’è fatto strada anche nel campo della deodorazione, sull’onda di quella leggenda là, sapete, che quando si manifesta the magic touch of padre pio ci sono nell’aria questi strani odori che non si capisce da dove vengono, così che per sognarsi d’avercelo sempre accanto basta comprarsi l’arbre magique fatto apposta. E immaginatevi che gran ritorno di popolarità adesso che pare vogliano riesumarlo pubblicamente, si potrà finalmente verificare se è più o meno decomposto di Keith Richards - ma io ci scommetto di no, miracolo!

Alessandra Pierelli contro Dio

alessandra pierelli contro dioChe il barbuto lanciafulmini celeste chiamato Dio ci sia davvero e che progetti e muova questo o quello quaggiù sulla terra in un modo che per noi comuni mortali risulti del tutto incomprensibile - ehi, che volete, parliamo dello stesso tizio che si manifesta con siepi in fiamme, insomma - è una classica scorciatoia retorica, piuttosto banale, perché delle assolute nullità, evolutivamente inferiori ad una scaglietta di forfora, non abbiano alcuna vergogna - e anzi lo facciano con orgoglio, bullandosene tronfi - di sbandierare ai quattro venti il sicuro intervento della divina provvidenza nella loro minuscola patetica storiella personale, la benedizione! l’aiutino! il miracolo addirittura! è il caso ad esempio di una nullità recentemente venuta ai ferri corti con Dio, Alessandra Pierelli.

La storia della liposuzione andata male di Alessandra Pierelli - che a tante trasmissioni di schifo-intrattenimento pomeridiano ha dato una buona occasione di rispolverare i soliti noiosi chiacchiericci moralisticheggianti, e meno male, che il faccione rubicondo di Roy “il primo dovere di un chirurgo plastico è dire no” De Vita, alias mister Brilli, ci mancava un sacco - è una storia che a dire il vero è sì un miracolo, in un certo senso, tutta farcita com’è dei più stantii e puzzolenti luoghi comuni tipici delle esperienze traumatiche sanitario-ospedaliere in salsa mistico-paranormale-religiosa, narrate nel più tradizionale enfaticissimo idiota style dei settimanali da anticamera d’ambulatorio dentistico, una storia che non c’è dubbio - sembra un sogno erotico di Piero Vigorelli - se fossimo tutti tutti un pochino più ganzi della scaglietta di forfora, storie così sarebbero la peggior pubblicità possibile a Dio e a tutta le altre mille Dio-superstizioni, altro che Kant altro che Gödel, basterebbe leggersi la Pierelli e via (ma ciò ovviamente non è, di scagliette di forfora il mondo è pieno zeppo: ergo, la terra c’ha seimila anni e il mio trisavolo che ne so, magari era un pervertito che andava a letto coi brontosauri).

alessandra pierelli è la terza pastorellaAlessandra Pierelli, ora che è tornata a casa e si fa fotografare in pigiama struccata pallida con occhiaie e caccoline (è giusto, oh, e mica che la completa esibizione della sua terribile sofferenza può esser offuscata da un filino di makeup), ora che si fa fotografare mentre fa finta di mangiare dieci chili di biscotti inzuppati nella nutella (la morale della favola, appunto: “volevo da esse ‘na modella e m’è annata male, tra l’altro nonostante i miei sforzi nun me se inculava nessuno, ma ho capito che sbajavo, che è bello magnà”), ora che si fa fotografare che carezza francescanamente i chihuahua Honey e Romolo (Honey e Romolo, devo ammetterlo mio malgrado, rivelano una scintilla di genio bburino che da lei no, non mi aspettavo proprio), ora che rilascia interviste un po’ dappertutto (e deve sbrigarsi che dura poco, poveretta), la Pierelli non si tira indietro e lo confessa candidamente, è tutto merito di Dio, grazie Dio, ma un pochino pure è merito degli amuleti che teneva sempre con sé sotto al cuscino in ospedale, per esempio un’immagine di Padre Pio (che è un po’ il santo fast-food per eccellenza, buono in ogni circostanza, camion calamite da frigo arbre magique tatuaggi), non un’immagine qualsiasi però ma una foto originale scattata dalla suocera di una amica sua (dal potere taumaturgico, dunque, incalcolabile), e anche un rosario di madreperla, appartenuto a papa giovanni paolo secondo, che Wojtyla in persona avrebbe donato un giorno che era in montagna ad una fan della Pierelli in vacanza da quelle parti, poi miracolosamente giunto fino a lei, e infine come è consuetudine delle pratiche cattolico-vudù per aumentare le possibilità di intervento divino la Pierelli ha puntato il jolly, il fioretto, la gitarella a Lourdes se tutto andava - com’è andato - per il verso giusto (ma aspettate! aspettate! quasi dimenticavo, c’ha avuto pure una OOBE intanto che la rianimavano, s’è vista dal di fuori come nei film, svolazzando - ‘cipicchia).

E va be’, tanto lo so benissimo io, che tra tutta questa scema paccottiglia a metà tra Emergency Room e il vangelo secondo Maria de Filippi, la cosa che più fa godere la Pierelli è che sui giornaletti la si chiami “attrice di teatro”, e va be’, Pierelli, goditi ste due settimane di grazia.