Festival di Venezia 2009 – mezzo malvacarpet

La Gregoraci e la Palombelli, Pierdudy e Briatore, Ligabue e Laura Chiatti, Capossela e la D’Addario, la Cucinotta madrina e poi Simona Ventura e Marta Marzotto, che meraviglia!, che inconfondibile squallore!, questa edizione dei Telegatti l’hanno anticipata di un bel po’ – certo mancano ancora le due stelle più luminose, una che è impegnata a farsi un 740 con le lucertole ai giardinetti e l’altra che è in panne a pochi chilometri al largo dell’Adriatico, ma va be’, sono sicura che per la seconda metà del malvacarpet si faranno vive tutte e due,


La madrina Maria Grazia Cucinotta – ovvero: vent’anni di monotona anonima inconcludenza pagano eccome – si è studiata il ruolo per giorni e giorni davanti allo specchio e si vede, sfoggia con disinvoltura un’unica posa a ripetizione, la posa della diva alticcia con la lombalgia, piegata in due colle tettone ballonzolanti in primo piano e le labbrone sfinterizzate che sparano dappertutto PTCIU’ PTCIU’ (variante lido: riempire di bacetti la scarpa 45 e 1/2)(divertente e sensualissima mossetta post-lombalgia: risistemarsi le tettone nello strizzaseno),


Pierdudy e the Brain (da leggere secondo il motivetto Pierdudy and the Brain, Pierdudy and the Brain, papparaparà) si scambiano lovvose tenerezze con una casta cautela che sembra quasi disgusto, chissà, io non ci credo, sono sicura che the Brain, almeno lei, è innamoratissima (perché insomma un uomo così, un milionario tappetto palestrato mascelluto levigato e fonato a puntino – “Che muscoli!”, sbrodola Signorini – se ne trovano soltanto nella finzione dei manichini manzi da soap opera – non si può che amarlo); quell’altra coppietta, Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci, vanno alla grande come sempre: lui con le ciabattine del mago pancione e il doppiopetto spalancato sull’orrida massa di pieghe informi e gelatinose che dalle tettine gli arriva su su fino al mento, e lei che è lei, lo sapete, cioè il nulla – con una paresi facciale;
Continua a leggere »

Mtv Movie Awards 2009, il malvacarpet (l’anilingus di Bruno e il licantropo fatto col pongo)

Il pezzo forte degli Mtv Movie Awards 2009, ieri sera, è stato il pezzo più forte di tutte le edizioni degli Mtv Movie eccetera messe assieme, e cioè: le candide chiappone depilate di Bruno aka Sacha Baron Cohen che si agitavano per aria, frementi di desidero, tentando di fagocitare la testolina del povero disgraziato Eminem che, comprensibilmente turbato all’idea di esibirsi così su due piedi in un doppio esercizio omosessuale di anilingus e succhia-palle (non c’ha un nome scientifico) con un estraneo pazzo svestito da angioletto dei sogni erotici di Roberto Cavalli, gli ha scatenato contro i suoi due negroni babysitter ex berretti verdi, Grizz e Dot Com, e poi dopo, alla fine, se n’è scappato via piagnucolando, umiliato e offeso, bestemmiando la Madonna e Fabri Fibra – e intanto, guardate, c’era Zac Efron come inebetito, poco più in là, che non c’ha capito un accidenti, viene chiamato sul palco a ritirare “Best Too-Much-Gay Hair Style” e quasi non realizza

salvo poi concludere entusiasta, più tardi, quando gliel’hanno spiegata coi gessetti sulla lavagna (traduco) “cioè, uomo, voglio dire, fighissimo, voglio dire, cioè, grande”. E c’ha ragione. Facciamo salire al cielo l’ennesimo sentito ringraziamento per l’esistenza di Sacha Baron Cohen, che ieri era vestito così, nei panni di Bruno – non è commovente? – un omaggio totale al nostro stilista malvestito di riferimento, beccatevi qua sotto che elasticone firmato, appunto: Roberto Cavalli


Il secondo pezzo forte della serata, che è un pezzo forte per modo di dire, va be’, è stato il debutto del trailer di New Moon, il filmaccio quello là dei Bimbominkia twilighters, che è degno di nota perché alla fine, dopo due minuti di pallidi illanguidimenti vari “ti amo vampiro mona dall’ascella pezzata – sbaciucc” e “ti amo anche io forève – sbaciucc sbaciucc” e “nun potemo più sta insieme, toh, ti mollo qui da sola nella giungla, attàccate al cazzo” fa la sua prima comparsa il lupo gigante / licantropo in CGI più brutto e mal realizzato di tutti i tempi

E due parole sul malvacarpet? Ma certo, come no: a proposito dei protagonisti di Twilight, tanto per cominciare, si faceva a gara com’è d’obbligo a chi c’aveva l’aspetto più sornione io-sono-originale, Robert Pattinson con la canotta della salute che gli spunta dalla camicia nera arroncinata (sopra: giacchetta improbabile di Tony Binarelli), Kirsten Stewart con le Converse slacciate che pendontizzano molto creativamente il vestitino da sera dell’Uomo Ragno e i capelli zozzi di una settimana come lui, l’adorato partner (un chiaro segno di vero lovvo), e poi c’è quello col baschetto e la camicia da boscaiolo, quello muscoloso tonto che sulla canotta della salute c’ha messo il giubbino di pelle, e c’è anche quello dal nome assurdo di un pornodivo wannabe-francese (Cam Gigandet) che invece s’è messo direttamente la canotta e via, ma prima l’ha sottoposta a una smangiucchiatina tarmitica sui margini e ci s’è messo la collanina col primo dentino da latte a ciondolarci sopra – eccoli qua


E per restare in tema bimbominkia, vediamo, il cast di High School non era niente male: c’era Zac Efron con la classica acconciatura diagonale laccatissima e Ashley Tisdale che addirittura s’era portata dietro lo scagnozzo col ventilatore per farle svolacchiare il capello Panten Provì; e ha fatto del suo meglio anche la sensuale Vanessa Hudgens, con la chiccosissima tenda di raso color Philadelphia al salmone del ristorante Villa Chiara di Casoria,


E poi non ci si può sbagliare, vai sul sicuro, c’era Paris Hilton nella solita versione inclinata-casqué col dildo-bot che la sorreggeva perpendicolare (v. grafici); c’era Hayden Panettiere molto triste che ha coperto la porzione incriminata del tatuaggio con l’errore che s’è quindi trasformato nella pubblicità della ex-soap opera di Canale Cinque (anche il font è lo stesso); c’era Rumer Willis impresentabile, come sempre, con gli inserti da vetreria pseudo-modernista della parrocchia di Centocelle; c’era Sienna Miller con le scarpette tre misure troppo grandi; c’era Megan Fox che sta imparando lo snodìo cervicale da vera diva; c’era Cameron Diaz ormai in uno stadio piuttosto precoce di menopausa alcolica, giacchettino-federa con zip e stivaletti scamosciati al neon; c’era Taraji Henson col vestito-teiera porcellanesco (è una schifezzona di gran moda); e c’era Malin Akerman, bellissima, ok, che c’ha la fronte più spaziosa di quella di Nicole Kidman, forse, non so, sembra impossibile pure a me.


Ecco fatto.

Festival di Cannes 2009, il malvacarpet

E mentre poco lontano, in spiaggia, un succinto riccastro informe e sovrappeso (coi tre bottoncini superstiti della camicetta rosa in procinto di esplodergli sull’ombelico) se ne stava passeggiando teneramente assieme alla sbarbina analfabeta e alla migliore amica e confidente di lei, il cagnetto Ely Seconda, poco più in là, sul tappeto rosso, si consumavano i soliti sconvolgenti spettacoli di esibizionismo malvestito: c’era il mostriciattolo vipparolo numero uno, Paris Hilton, che c’è sempre ed è dappertutto, ok, sempre se stessa, demenzialissima, e non si meriterebbe l’apertura d’un malvacarpet, di norma, non fosse che stavolta era accompagnata dal boytoy più parishiltonizzato di tutta la sua infinita collezione di boytoy, guardatelo qua sotto come si scoliosizza agevolmente la spina dorsale per disporsi perpendicolare all’inclinazione assurda di lei, riesce persino a rimanere così, scoliosizzato e perpendicolare, e a baciarla contorcendosi e allungando il collo, uno sforzo sovrumano! – lei piuttosto, galvanizzata dalle capacità inclinatorie del boytoy, si spinge troppo in là e crolla (un colpo di vento improvviso, chi lo sa – oppure il vecchio al mare, il giorno prima, che ha tentato in tutti i modi d’addrizzarla e le ha scombussolato il baricentro), anche se poi si rimette in sesto e op!, ci fa la splendida, su una gamba sola (ultima foto a destra: cliccandoci su s’apre più grande – come tutte le altre foto, del resto).


Continua a leggere »

Essere Valeria, la docu-fiction di Valeria Marini: un disco, un film, una task force anale per l’Abruzzo

Oggi, stasera, comincia un nuovo programma televisivo che mi sembrava promettente, Essere Valeria (la locandina, qui a lato, l’ho fatta io – cliccandoci su s’apre più grande; la citazione viene da qui, lo sapete), “la vita quotidiana di Valeria Marini come non l’avete mai vista”, che roba, mi ispirava sì, eccome! (magari, pensavo, è uno di quei reality snuff vipparolo-domestici coi tizi pubblicamente glamourosissimi e pieni di altera fascinosità che nel privato invece se ne vanno in giro zozzi, stonati, senza niente da fare, grattandosi il culo e appiccicando le caccole sotto ai tavoli – bello!), sennonché, accidenti, a sentire come ne parla seriosamente la stessa Valeria Marini (lo chiama, pensate, “docu-fiction”), “c’ho messo tutta me stessa, io non faccio nulla per caso, lavoro moltissimo, la gente lo percepisce e mi ama per questo, perché sono generosa“, mi sa che allora niente, butta male – già sento l’odorino inconfondibile d’un noioso patetico ammasso di sceneggiate al ventesimo ciak (“scusate, la rifacciamo? posso ripetere “aaaadddooro arfonso signorini! è il osgar uaird dei nosdri dembi”, posso ripeterla? mentre la dicevo mi si è posato un batterio sull’unghia”), tutto accuratamente concepito per renderci chiarissimo una volta per tutte che Valeria Marini non è quel canotto pitturato che tutti quanti col tempo abbiamo imparato ad amare, no, no, è una astuta e poliedrica artista, consapevole, manipolatrice, intelligente e creativa che, pure se non sembra [*]

si carica di pesi come un caterpillar, ed è un lato della sua personalità che sorprende quando si pensi alla leggerezza con la quale è capace di presentarsi al pubblico

E che due palle, e che delusione! No, ma io non perdo la speranza, non ci riesco, è più forte di me, non posso che confidare nelle capacità di involontaria iridescenza imbecille di un essere umano così meravigliosamente malato, Valeria Marini, che ha saputo regalarci momenti di indimenticabile raccapriccio zoofilo: pensate, per dire, ai bizzarri corsi di pompino sui quali con disinvoltura professorava nel periodo in cui se la intendeva con Vittorio Cecchi Gori, non curandosi minimamente d’ingenerare nelle nostre candide povere menti certe splatter fantasie che schizzano e si squagliano e marciscono e ribollono pus, e cioè il pensiero del cazzetto flaccido di quell’ometto là (sul quale io, a proposito – colgo l’occasione – c’ho una teoria: che Vittorio Cecchi Gori in realtà è un cazzetto flaccido, cioè dico lui tutto intero, un cazzetto flaccido alto un metro e mezzo: si spiegherebbe allora perché al posto del collo c’ha quelle oscene piegoline cascanti e mollicce; si spiegherebbe la boccuccia umidiccia; si spiegherebbero quegli occhietti di stoffa attaccati con la Pritt; si spiegherebbe perché non sa parlare); oppure, comunque, poi, considerate l’elevatissimo potenziale di super-imbecillità degli attuali impegni di Valeria Marini, che canta, s’è messa a cantare (sì: CANTA)

sto preparando un disco […] una compilation

e non solo, torna a recitare

sto per partire per l’America per il progetto di un film ambientato nel mondo della moda al quale dovrebbe partecipare Paris Hilton

e non poteva mancare la beneficenza

mi sono messa in moto per contattare alcuni amici del mondo dello spettacolo per fare una task force e raccogliere fondi […] io metterò all’asta, tra i vari oggetti una foto che mi è molto cara, quella con la dedica di Fellini

proprio quella, sì! ve la ricordate? la foto dove Fellini le aveva fatto uno sgorbietto sulle chiappone “vorrei vivere qui”, che poesia! i capricci anali di Federico Fellini e le chiappone sfatte di Valeria Marini che contribuiscono alla ricostruzione dell’Abruzzo, mi commuovo! E insomma, volevo dire, appunto, con questo popo’ di curriculum vitae e questo popo’ di imprese in cantiere, che cavolo, io finché non vedo questa sua, ehr, “docu-fiction”, be’, io non ci credo che sarà una schifezzona piatta e noiosissima, non è possibile – e anzi, veniamo al punto, tutto sto pippone era per sapere, dunque: chi è che me la registra?

[*] le citazioni e l’immagine “la mia asta benefica per le vittime del sisma” sono tratte dal cupissimo Diva e Donna di questa settimana (c’è Emanuele Filiberto con la mascellona serrata che fa pat-pat ai terremotati e “se scendo in politica lo farò per voi”; c’è Vittoria Puccini che “se rimanevo a L’Aquila tre giorni di più forse morivo” – direbbe Claudio Baglioni: “sì, e se mio nonno aveva quattro palle era un flipper spaziale”; c’è Alessia Fabiani che c’ha tutto il servizio fotografico in cui contritissima attende le spaventose notizie al telefono cellulare, “la mia famiglia terremotata”)

Paris Hilton Clothing line alla Coin, nessun ferito

E così nonostante tutto sembra che l’abbiamo sfangata, nonostante quella terribile profezia di Nostradamus che cantilena beffarda “guardatevi piuttosto dalla capellona col ratto portatile / che firma i vestiti col muso del ratto sopra / scemi cosa vi credevate / la storia dell’acceleratore di particelle era soltanto un diversivo / (ahah, tiè)”; nonostante il bieco squallore di questa robaccia fatta per lo più con Paint di Windows e gli a4 trasferibili e le magliette della salute (e una mandria di cinesi ingabbiati che ci alitano sopra – troppa spesa sennò: il ferro da stiro costa troppo);

Paris Hilton Clothing line in vetrina alla Coin di MilanoParis Hilton Clothing line in vetrina alla Coin di Milano

nonostante un mucchio di cose siano state evidentemente trafugate dai magazzini dell’esercito della salvezza (dov’erano conservate negli scatoloni “niente da fare: i barboni obiettano che è out”); nonostante il micragnosissimo impegno creativo degli stilisti-ombra (che stanno appena appena al livello dei ragazzini che infittiscono le pagine del diario di scuola coi collage di simboletti presi a casaccio qua e là per il puro gusto di riempire più spazio possibile – “il cosino della pace già l’abbiamo usato, i cuoricini pure, le righette pure, i teschietti pure, le stelline pure, la bandiera dell’Inghilterra pure, i font anni settanta-ottanta li abbiamo usati tutti, la faccia di Paris con tutti gli occhiali da sole dell’universo pure, che cazzo ci mettiamo su ‘sta maglietta? un momento, ma certo! un cazzo, un cazzetto! che ne dite di un bel cazzetto?”);

Paris Hilton Clothing lineParis Hilton Clothing lineParis Hilton Clothing lineParis Hilton Clothing lineParis Hilton Clothing line

nonostante cioè non sia altro che l’ennesima scopiazzatura cialtrona di stereotipi malvestiti combinati alla meno peggio (è la mania imperante del lowcost come-il-tuo-vip-del-cuore-oggi-puoi! da grande magazzino, i soliti fondamenti boho fritti e rifritti – mosciumi, gilettini, sbuffosità, vintagismi vari, blusette, cravatte, skinny jeans, ecc – più alcune botte di sincero semo-bburinismo senza tempo e qualche inutilità tappabuchi),

Paris Hilton Clothing line col chihuahua sulla magliettaParis Hilton Clothing line con le scrittone cool anni settantaParis Hilton Clothing line in vetrina alla Coin col cuoricino della cartoleria appeso sul vestitoParis Hilton Clothing line in vetrina alla Coin si specchia sulla maglietta

nonostante fosse l’antipasto già terribilmente indigesto di quel ciclone di scombiccherata demenzialità para-modaiola che turbina intorno alla settimana delle sfilate (senza il cui turbinio del resto non funziona un bel niente: perché insomma chi è altrimenti che s’interesserebbe delle sfilate quelle vere – a parte dico Cristina Parodi ed equivalenti entusiaste redattrici di servizi marchettari – se non ci si incappasse per caso intanto che si sta sghignazzando come matti a proposito delle mutandine anal-interdentali di Valeria Marini, dei tutoni di moquette di Simona Ventura, dei trikini e dei tacchi all’incontrario e degli accompagnatori fantasma di Pamela Anderson e delle bandierine da cocktail copri-culo e di altre varie amenità collaterali); nonostante ci si trovasse davanti la responsabile di un nuovo spaventoso reality show (lo scopo: trovare il migliore amico tra tutti gli sbroccati che le si propongono via internet) che quasi quasi manco è iniziato già ha prodotto dei fenomeni mentecatti di cui avremmo forse preferito non sapere mai nulla (il mio preferito è Leonid, che potete ammirare nel video qua sopra; ma anche il cretino del video sotto, uhm, non è male – e anzi sapete che vi dico, nello specifico credo sia il più adatto);

nonostante l’arsenale nutritissimo di boiate “uno stile sexy ma adatto a tutte le ore, capi con cui andare a fare shopping, a ballare o a una riunione” (“mi piace cucinare, soprattutto le lasagne”, “mi piace fare shopping, brucia le calorie”) e previsioni raggelanti “mi piacerebbe avere famiglia e figli, in futuro prevedo una famiglia”; nonostante tutto – ché secondo me una sassaiola come minimo ci stava (cento euro per il pigiama di tata Francesca? cos’è, ci stanno i novantacinque di resto cuciti nella targhetta?) – nonostante tutto, dicevo, sembra che Paris Hilton abbia inaugurato questa sua collezione e se ne sia volata via senza causare grossi sconvolgimenti – siamo ancora qui, no? tutti interi, e il pianeta ne è uscito indenne (credo) – o almeno nessun grosso sconvolgimento se non nella testa degli sventurati masochisti che si trovavano alla Coin venerdì pomeriggio, come ad esempio il nostro Mattia, che racconta

Paris appare. bassissima. coi tacchi. e col 42 di piedi. in pratica un mostro. una massa di capelli biondissimi gigantesca. cerone a volontà. lenti a contatto azzurre. viene fatta posizionare vicino ai suoi abiti, dove le commesse sono orgogliosissime di stringerle la mano tra mille moine. i fotografi e la gente impazziscono, spingendo, urlando e assalendola. ragazzine matte tra i 12 e i 14 anni strillano come pazze, arrampicandosi sui banconi per vedere meglio la Hilton.
dopo 5 minuti Paris si sposta nella postazione per firmare autografi. ai vincitori [*] era stato precedentemente regalato un sacchetto rosa contenente campioncini di profumo, un cappellino (rosa per le ragazze, nero per i ragazzi), una gruccia imbottita rosa e un ventaglio rosa.
Paris avrebbe firmato i cappellini, rigorosamente con un pennarello argento (non ne voleva altri). non si poteva farle firmare qualsiasi altra cosa, motivo: si indispone. non era possibile toccarla, solo starle vicino per fare la foto. pare che odi le mani sudate.

[*] vincitori di cosa? sul forum, qua, c’è Mattia che spiega tutto

« Post precedenti