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Patrizia D’Addario, Gradisca presidente

Se ingenuamente vi aspettate le stesse cose che ingenuamente mi aspettavo io - illusi! sognatori! - e cioè tutto un inverecondo bellissimo turbinio di cazzetti, pompini, sodomia, ammucchiate, punture, cocaina e pasticche, questo genere di cose - magari un po’ ci sperate - allora vi dico subito che non c’è quasi niente, qualcosina c’è, sì, ma quasi niente, perché a leggersi questo libro di Patrizia D’Addario, Gradisca presidente, piuttosto che qualche inedito terribile segreto sulle depravazioni geriatriche di Silvio Berlusconi - quattro cosette appena (v. sotto): che è ossessionato dal cunnilingus, che quando è arrapato perde il senso tattile, che si vergogna a trombare con la luce accesa e che c’ha il cazzetto fallato con le perdite random - si scoprono piuttosto parecchie approfondite nozioncine burocratiche sul catasto e sul piano regolatore di Bari, ci sono persino le scansioni illeggibili di un malloppo di raccomandate e autorizzazioni e pratiche edilizie, tre quarti del libro sono i cazzi suoi di Patrizia D’Addario e di questa sua faccenda del residence che vorrebbe costruire ma c’ha i buffi coi mafiosi e coi truffatori e coi politici e sticazzi, insomma, ho buttato via tutto quanto e da quel poco che è rimasto ci ho strizzato fuori le cose più divertenti - un sommario:

- la schiava gladiatora, la Cenerentola dei mafiosi
- Dyo, Koka, Margaret Mazzantini, i negri rapaci di Los Angeles
- la escort analista, il cotto veneto, la torcia umana della De Filippi
- Palazzo Grazioli #1: le calze color carne e il senso tattile di Berlusconi
- Palazzo Grazioli #2: la pozione del druido e il cazzetto bucato
- la benefattrice pugliese, shake my ass

Prima di infilarci là sotto il piumone (”sofficissimo”) del talamo putiniano direi di cominciare con Patrizia D’Addario che parla di se stessa - si racconta più o meno così, stringendo: la coraggiosa anticonformista superfiga dal sensibile animo artistico che ha lottato contro mille avversità perché è stata sempre con gli uomini cattivi che la costringevano a fare le cose brutte e però ha continuato a lottare perché lei è una persona pura e innocente che crede ancora nelle favole e nel bene vittorioso anche se a volte, oh, l’aiuto di qualche maneggione mafioso, se capita, non è roba da sputarci sopra; c’è la giornalista che ha scritto il libro, Maddalena Tulanti (vicedirettrice Corriere del Mezzogiorno), che definisce Patrizia D’Addario

una schiava che diventa gladiatora, e una gladiatora che vuole sfidare l’impero, per parafrasare il promo del bellissimo film di Russell Crowe

e Patrizia D’Addario, dice Maddalena Tulanti, quella sera della scopata a Palazzo Grazioli c’era andata col Giampi cocchiere che guidava la zucca sotto forma di magica carrozza glitterata,
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