Oh ciao, rieccomi, scusate l’assenza: è stata una settimanaccia terrificante. Per distrarmi un po’ ieri sono andata a fare due passi in spiaggia, che come sapete è un zoo dell’orrore pieno di squallidissime oscenità nudaiole, una specie di planetario malvestito, l’unico posto al mondo dove si possono studiare certi interessanti fenomeni malva-astronomici: l’anno scorso, ve lo ricordate? abbiamo esaminato il buco nero di tipo due, quest’anno invece diamo un’occhiata a uno sconquasso spaziotemporale della stessa categoria che si manifesta in condizioni simili (anche qui abbiamo il tanghino microscopico - 1 - risucchiato quasi per intero dalla turbolenta carnosità malvestita) secondo però una configurazione inversa (la gigante scottata è relativisticamente ribaltata) ed è associato ad un movimento oscillatorio uguale e contrario di due enormi masse carnose colonniformi (2 e 3 - sulle quali si genera la simultanea inarrestabile attività ondulatoria della superificie molla, che si propaga giù giù fino ad arricciare i piccoli ditini storpi frencettati - 4), una tale immensa forza gravitazionale (guardate là le tettone toplessizzate - 5 e 6 - come se ne giacciono sgonfie e sfrittellate sull’asciugamano), io, che avanzavo incespicando nella foresta di ombrelloni e asciugamani, a trovarmi improvvisamente davanti questo varco mobile di materia oscura tremolante (col buco nero centrale che m’ammiccava sauroniano), be’, per un attimo ho esitato - mi sentivo sola e indifesa come l’androgino minifricchettone contro le sfingi disintegratrici.
Accanto al languido cip-cip di bacetti carezzine e seilapiùbelladermonno ptciù-ptciù tigiuro-persempre whitneyhoustoniani, l’orsacchiotto tenero col naso lampeggiante a forma di cuore, il cuscino di lupo alberto che bracca la gallina, il regalo originalissimo che non t’aspetti (”Hai esaurito la memoria del tuo cellulare per conservare tutti gli sms del tuo amore? Trascrivili uno per uno, stampali e potrai creare un libro personalizzato che racconti la vostra storia dalle prime schermaglie amorose ad oggi” - qui), il tavolo con la candela d’atmosfera accanto al gabinetto del ristorantino etnico, il menu afrodisiaco (ostriche, sashimi, cioccolato al peperoncino, champagne, diarstop) e i due euro al pachistano ambulante vendi-rose va be’ giusto perché oggi è oggi, accanto alla solita romanticissima trafila (ah! la wishlist sanvalentiniana in stile lista di nozze: qui), messo da parte l’asessuato angelico platonismo disneyano del cavaliere azzurro a cavallo della sua smart bianca col pupazzetto di winniethepooh che gli penzola dallo specchietto, oltre allo shopping peluche-gadgettistico più tradizionale, c’è anche la possibilità di sistemare eroticamente al meglio la fase più importante della copula dopocenistica tematizzandola con l’acquisto di uno tra gli innumerevoli malvestitissimi completini intimi disegnati apposta per l’occasione.
Grazie ad una divertente discussione forumistica avviata da Cetty (discussione presto tramutatasi in una impudica sequela di aneddoti porno-demenziali) ho scoperto che ci sono un sacco di marche malvestite che hanno in catalogo delle sexy irresistibili robine per la bollente nottata del quattordici febbraio: per esempio, se la cosa può interessarvi, potreste prendere in considerazione un grembiulino schiava-casalinga Intimissimi per solleticare la bullaggine dominante-imperial-maschilista del vostro lui (se il grembiulino non v’attizza e
covate qualche recondita un tantino perversa passione avicola, be’, potete sempre ripiegare sul due pezzi di fenicottero rosa della Tezenis), e sotto che ne dite mi sembra ci stiano a fagiuolo degli appendini a ventosa copricapezzoli, ce ne sono diamantati della Yamamay ma anche forse più adatti quelli cardiaci col tirasciacquone della Agent Provocateur (oppure altrimenti, cito dal sito della Wonderbra, “per la festa degli innamorati stupiscilo con un bellissimo reggiseno multiposizione“, che a dire il vero non si capisce se ha a che fare con il posizionamento della tetta o con una più promettente applicazione sessuale del reggiseno: tipo forse un imbragatura di sicurezza per estremismi architettonici come l’elicottero o la spiderman?) - e poi ancora per le coccole in relax del dopo-orgasmo un dolce casto pigiamino con le bocche sbaciucchianti, sempre della collezione sanvalentino di Yamamay - che ve ne pare?
E se ostriche e sashimi l’avete già vomitati e vi è venuto un certo languorino intanto che pomiciate, nessun problema, c’è la Victoria Secrets che davvero si è distinta nell’ideazione di sexy accessori da dessert-preliminare: toh, hanno messo insieme il materiale da pittura commestibile (”sexy icing”: sexy guarnizione), tre vasetti e pennellino al gusto di vaniglia fragola e cioccolato, c’è il barattolone nannimorettiano di cioccolato spalmabile e l’olio per massaggi “baciabile”; il tutto lussuosamente riunito in un praticissimo kit a forma - pensa! - di cuore, che contiene proprio tutto (olio, pittura commestibile e cioccolato). Per completare il quadretto, direi che potreste dirigervi al bidet indossando un paio di comodissime infradito Yves Saint Laurent (col cuore!), un bel anellazzo Gucci (a cuoricini!) sul mignoletto, e per giocare, mentre siete là sedute che vi date una lavata, sparate nel buio della camera da letto sul faccione del vostro lui mezzo addormentato un bel raggio d’amorosità laser “amo’ ehi amo’ guarda qua amo’!”: per un originalissimo inconsueto finale di serata nella sala d’aspetto del pronto soccorso oftalmico.
Lo so che in questo periodo, forse, tira di più non mettersi niente sotto (come la cara vecchia Britney insegna), ma due parole due sulla biancheria intima, che cavolo, le ho promesse e voglio spenderle lo stesso.
In fondo, io, con i primi veri spottoni sull’intimo ci sono cresciuta. Per esempio, ve la ricordate Anna Falchi che mezza nuda, aggrappata ad un enorme reggiseno della Infiore, si paracadutava tra i grattacieli (un po’ Robert Langdon un po’ gigantessa), oppure la Paola Barale ancora grassottella e ruspante che sfoggiava reggiseno e culotte coordinati della Lepel, o meglio ancora le mitiche rotonde e sodissime chiappotte con micro tanga ascellare firmato Roberta che fecero perdere la testa a Ramazzotti, o anche la Eva Herzigowa in wonderbra con frasi maliziosette e sguardo assassino, e così via, passando per la sciapezza di Monica Bellucci (foto - all’epoca ancora in ciociaria-mode) alla più recente e per nulla sexy Yespica (a che serve, ingaggiare una che tanto la si vede in reggiseno - e anche senza - due volte la settimana?), insomma, se avete venti anni o più, certo che ve le ricordate. A me, a ripensarci, viene pure un po’ di nostalgia (e quei primi anni novanta mi piace ricordarli, per noi femmine, come l’era del Paracadute: ve lo ricordate? anche cogli assorbenti ci si buttava dagli aerei).
Per quanto riguarda la pubblicità, oggi come oggi, per sponsorizzare biancheria intima si fa a gara: e a gareggiare non sono più soltanto ragazzotte in cerca di fortuna (che so, svizzere semisconosciute, mezzofinlandesi con le tette nuove di zecca o umili gira-caselle) ma starlette di una certa levatura. Un fenomeno che si è affermato con lo strepitoso successo della lingerie da passerella Victoria’s Secret, grazie ad un manipolo di topmodel pagate a peso d’oro (Gisele Bundchen, Tyra Banks, Heidi Klum e compagnia) e megasfilate pacchianissime in streaming. Così, mentre da noi si esibiscono ex sciatrici avanti con l’età (leggi: Compagnoni) e pessime aspiranti attricette (leggi: Arcuri e Santarelli), c’è chi produce patinatissimi videoclip con Kyle Minogue che si dimena sul toro meccanico, o Kate Moss che addirittura interpreta una serie di corti erotici (entrambe, lei e la Minogue, per Agentprovocateur, che c’ha pure la collezione per donne incinta, pensate un po’, al grido di “maculato forever!”).
D’altra parte, c’è questa cosa a cui hanno pure dato un nome, si chiama Starwear: una tendenza ben diffusa, quella di vestire (male) ispirandosi ai vips (voglio dire: ai vims). E che volete farci, ogni paese c’ha i vims che si merita. Per dire, a proposito di intimo, noi c’abbiamo le Anne Oxa (quanto vorrei dimenticare quel perizoma che le faceva capolino dai pantaloni), i Costantini (anche le sue mutande con elasticozzo di fuori e la scritta Hollywood, anche quelle vorrei dimenticarle), le Simone Venture (il reggiseno che le spuntava qua e là dal vestito da sera, a San Remo, quello l’avevo quasi dimenticato) e via dicendo. Lo ha capito pure Valeria Marini, che in un’intervista a proposito di quella Apoteosi dell’Inguardabile che è la sua linea di intimo subatomico, confessa:
Voglio offrire alla gente lo stesso abbigliamento delle celebrities: uno stile che porti nella quotidianità il sogno televisivo, rendendo spettacolare ogni momento della giornata e protagonista qualsiasi donna che lo indossi.
Ah-Ah. Perché il sogno televisivo, secondo lei, sarebbe mettersi un filo di perle e diamantini tra le cosce? Accidenti, che scomodo.
E comunque, alle povere e comuni malvestite, cosa resta poi, di fatto? Resta il dominio ormai incontrastato di Intimissimi. Una decina di anni fa era “il posto dove vendono cose ok ad un prezzo ok”. Me lo ricordo bene, se eri alla ricerca di una mutanda carina, semplice e a buon prezzo, potevi andare da Intimissimi. Negli ultimi anni, però, i prezzi sono lievitati e, di pari passo, si sono complicati ed imbruttiti i modelli. Un esempio su tutti (e mi dispiace di non poter citare la memorabile collezione natalizia): la canotta coi microbuchini che è uguale sputata a quella da convalescenza ospedaliera, a parte per i reggicalze annessi e quella perturbazione cosmica sul fianco sinistro.
Restano marche autenticamente malvestite come Yamamay e Fruscìo: la prima, che ci accoglie sul sito con un simpatico copricapezzoli di perline e swarovsky, offre capi dalle texture improponibili (fotografati in un già di per sé malvestitissimo interno finto rococò), dalla fodera del divano ad una specie di assurdo leopardato floreale misto azzurro su vestito con bavaglino, dallo stra-abusato raso lucido al pigiama da pappone col dollaro; la seconda, invece, che già in homepage tenta pateticamente di sfruttare la moda nascente del cappellaccio retrò (tuba e bombetta, vedrete), propone noiose collezioni incentrate su leopardi, tigri e pitoni, con reggiseni tendine-muniti sotto alle coppe, utili a camuffare eventuali maniglie dell’amore, bustini dorati corti con guanti da vecchia di paese in lutto, e così via, scusate, ma non ho più la forza di continuare.
Non sono stata spesso in spiaggia, questa estate, ma per quel poco che mi è capitato di bazzicarvi, ahimè, ho avuto questa terrificante impressione che, tra i maschietti, stia piano piano tornando in voga quella vecchia forma di follia sadomasochista meglio nota come slip da bagno. E se ciò fosse vero, come si capisce, sarebbe male. Malissimo.
Senza contare la performance primaverile dei truzzi pallonari targati Dolce & Gabbana, il campanello d’allarme è scattato quando mi sono resa conto che pure nelle posizioni più avanguardiste dell’oscenità modaiola (vedi foto: 1, 2, 3), lo slip, seppure in una forma che definire abberrante sarebbe eufemistico, la faceva ormai da padrone. Le foto sono vecchie e sono sicurissima che abbiate tutti già avuto il piacere. Ecco. Il corpo di Flavio Briatore mostra perfettamente l’infinità di orrori a cui il dilagare dello slip potrebbe esporci tutti nel 2007 (questa che finisce è la stagione degli apripista, dei coraggiosi sherpa della mutanda, ma l’anno prossimo… vedrete).
Se c’è qualcosa in natura di quasi (quasi) più brutto di un brutto culo femminile, per dirne una, è proprio un brutto culo maschile. Avete presente quei culetti larghi e flosci, piatti, pallidicci e con qualche pelo riccio sparso qua e là? Oppure pensate all’inguine, e alla parte inferiore dell’addome. Miriadi, miriadi di ricciolini che spuntano impertinenti qua e là. Che bello! Viene quasi voglia di giocarci, di arrotolarseli intorno al dito come con le codine dei maiali. E la parte superiore della coscia, bianca come latte e inerte come quella di un cadavere, il segno del divano ancora tatuato sul di dietro: vogliamo parlarne?
E pensate a quanto daffare si daranno i nostri grandi stilisti per abbellire il nuovo ma schio in slip. Ci vanno pazzi loro per questo maschio di inizio millennio, così vanesio ma al contempo così virile (direbbe Cavalli). Ecco, pensate a degli slip Just Cavalli. Fa tremare.
Proprio qui a destra, un bell’esempio di slip con pois metallizzati multicolori, avvistato quest’estate da Mirzy - una lettrice - su una insospettabile spiaggia ligure. Qualche parola di testimonianza dalla viva voce di Mirzy: “Una cosa a metà strada tra una maglietta di Monella Vagabonda e una palla da discoteca anni 70. Insomma, un’ulteriore risposta alla domanda «si può essere malvestiti anche con niente addosso?». Santi strass, certo che si può!”.
Capisco che siano tutte cose in procinto di tornare alla ribalta - e se non lo sapevate ancora, che stiamo per essere travolti da un’ondata di pelosissimo buon gusto anni ottanta, beh, fatevene una ragione - e capisco che sia impossibile porvi un freno, ma almeno un piccolo ritocchino, che so, un pareo magari come andava anni fa sul (ah! come lo rimpiango adesso) costume a calzoncino elasticizzato, qualcosa del genere, non sarebbe male. Qualcosina ci risparmierebbe. E sì, lo so, il pareo non va più, lo so, lo so.
Ma non prendetevela. In fondo, potremo evitarci finalmente quello sgradevole effetto raccogli qualcosa da terra - c’è un tipo in boxer seduto davanti a te - per sbaglio guardi verso di lui - dalle cavità infernali del boxer gli spunta una palla. Ecco, questo ce lo risparmieremo. Mettiamola così.