Mi è difficile trovare le parole per descrivere lo sgomento che provo in questi giorni leggendo in giro di Lapo Elkann. Un po’ dappertutto si trovano resoconti della sua strombazzatissima performance di ieri, a Firenze, la presentazione di questa cosa chiamata Italia Independent: una società di moda che il Lapo ha fatto cogli amichetti e che si propone di realizzare e vendere in tutto er monno accessori stilosissimi per veri malvestiti con pedigree.
Per l’appunto, sul sito c’è scritto:
Italia independent è un marchio nomade e dinamico che si propone di realizzare “personal belongings” oggetti unici e innovativi, espressione diretta dell’esperienze e dei gusti delle persone indipendenti.
La parola chiave è “indipendente“. E se uno si chiede che vuol dire, ecco:
L’indipendente è colui che rifiuta l’omologazione di massa. Una persona libera, che non ha paura di essere se stessa; un beauty seeker che sceglie la bellezza a prescindere dalla griffe o dallo status symbol del momento. L’indipendenza è, quindi, un modo di pensare che trascende l’età, la nazionalità, la cultura, il sesso e la religione.
Ora, voglio dire. Ma voi, ve lo ricordate a Lapo qualche mese fa, quando se la scoattava a New York che sembrava si fosse rotolato coi pantaloni contro un murales ancora fresco? Oppure prima ancora, che si metteva i completi tutti colorati o quelli in raso su misura con sotto le scarpettine sportive? E quando sembrava non poter uscire di casa senza una qualsiasi cosa (dal cappellino alla lingerie) che non avesse scritto sopra il monumentale acronimo di famiglia? Oppure, ah sì, quando la settimana scorsa s’è fatto vedere con quelle adidas a forma di cinquecento? Oppure anche ieri, l’avete visto come era conciato a Firenze, con le scarpine zebrate senza calzini, la magliettozza aperta sul petto villoso, i braccialettozzi da macellaio e la bandana al posto della cintura? E… e… sì, i tatuaggi che c’ha, dalla stellina in onore della prima morosa (principessa delle Malvestite) agli ideogrammi giap all’ultima incredibile bandiera italiana sull’avambraccio, che manco un carcerato, eh, ve li ricordate i tatuaggi?
Voglio dire, è una tragedia la sua, una cosa pietosissima. Ci crede sul serio Lapo di essere un nomade dinamico indipendente e originalissimo, e ci si impegna e ne fa di tutto i colori, poveretto, per essere un “beauty seeker”. Ci credeva davvero lui, ieri, che a farsi fotografare mezzo sdraiato tipo manichino con questi occhialozzi chiamati Sever (il tipico sputtanatissimo modellaccio discotecaro da mosca che andava dieci anni fa), qualcuno poi ci va davvero sul sito a comprarglieli, a mille e passa euro. Sever, giusto:
L’unico occhiale da sole realizzato interamente in carbonio. Le pelli di carbonio sono tenute in frigo ad una temperatura di 15 gradi sotto zero prima di passare alla lunga e sofisticata fase di stampaggio e di lavorazione, necessarie per verificare il controllo delle vibrazioni. Il design di Sever, caratterizzato da forme morbide e allo stesso tempo aggressive, ideato attraverso una impollinazione creativa tra i linguaggi della moda, della arte e dell’intrattenimento è stato ideato dal team interno di Italia Independent.
Oh poi può essere pure, anzi sono sicura che un paio di modelli qua e là tra gli amici li piazzerà, certamente. Così come può essere che tra qualche settimana se ne vedranno tarocchi d’ogni fatta spuntare per strada. D’altronde, la fiaba di Flavio Briatore, Neanderthal giunto tra noi attraverso qualche strano tilt temporale, in grado di attrarre a sé donne tra le più belle del pianeta, ci insegna che non c’è niente da fare, le vie del successo (anche malvestito) sono assurde e imperscrutabili. Lo dice anche il sito, nella pagina Feel-Osophy, tra una pillola di saggezza e l’altra:
Impercettibili puntini. Troppo distanti per riconoscerli. Sono i volti dei tuoi vecchi limiti.
Cari vecchi puntini.
di Betty Moore, 12 gennaio 2007
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