L’utilizzatore finale vs la comunista frigida: il video

2 ottobre 2009 / , , ,

Col doppiaggio straordinario dell’utilizzatore finale aka superman, starring il lettone monumentale di Putin, lo schiavo inquietante, i soprammobili kitsch, la panciera e la comunista frigida (“a Tarantì, ma chi cazzo m’hai mannato?”):

si può dirlo meglio di così?

sei il più disgustoso uomo che abbia incontrato da quando sono nata, hai messo in luce tutte le ignobili caratteristiche della personalità maschile, anche scoprendone alcune davvero nuove… tu sei fisicamente ripugnante, intellettualmente ritardato, moralmente riprovevole, volgare, insensibile, egoista, stupido, sei privo di gusto e hai un osceno senso dell’umorismo

non si può.

Mtv Tocca a noi: cioè Obama ci dice sbattiamoci, cioè, facciamoci due sbattimenti grossi così, cioè rega tocca a noi… oh e complimenti per gli occhiali!

E’ bello questo “progetto di democrazia diretta senza precedenti”, ovvero fai la legge con un paio di clic, che è la scenografia duemilanove di Mtv Italia, questa cosa che si chiama Tocca a noi (sito) che mette assieme una manciata di sloganucci scemi che c’hanno quel vago saporino zuccheroso di anticonformismo e contestazione tra le t-shirt di Obama yeswecan e i video rèppe col degrado urbano e i proclami fricchetton-rocky-jovanotteschi “se io posso cambiare e voi potete cambiare tutto il mondo può cambiare!” e le trendissime camicie a quadrettoni working class e la cristianissima “vocazione a parlare e ascoltare i giovani” (cit. manifesto) e l’entusiastica sempliciotteria bimbominkia e il frenetico rintontimento facebookaro – cioè tanta di quella sostanza cicciosa, urca!, che basterebbe a farcisi un’identità solidissima e di gran soddisfazione dai dodici anni in su – un progetto, questo Tocca a noi, che è riassunto perfettamente dalle parole di tale Carlo Pastore, VJ (questo attrezzo) – che ne parla qua con Jovanotti,

il sogno di Barack Obama non è nient’altro che questo… qualcosa che noi, sbattendoci con due sbattimenti grossi così possiamo portare avanti, e in questo senso sta a noi, cioè tocca a noi… c’è un ragazzo là che vuole dirci qualcosa… oh complimenti per gli occhiali!

oppure se preferite, toh, dalla sua viva voce, che fa un certo effetto (sollazzo),

Il progetto Tocca a noi, appunto, ha a che fare coi pischelletti azzimati in modalità ricreazione – ora di buco – assemblea di istituto che finalmente “protagonisti attivi del futuro” hanno esercitato “il potere nelle loro mani” cliccando due volte sul sito di Mtv, un primo sondaggione (su quale tema la proposta di legge?) e un secondo sondaggione successivo (ah ok, bene, scuola e università, quale proposta di legge tra queste?), e se il primo sondaggione c’aveva i disegnini, ottimo!, il secondo sondaggione era forse un tantinello ostico – “leggi la proposta”, tzè – ma i pischelletti azzimati si sono messi a fantasticare una università fatta come Mtv comanda – il Nongiovane che organizza le selezioni dei gruppetti roccherolle, Victoria Cabello e Ambra Angiolini in cattedra che si guardano maliziosamente ironichette e ridono a crepapelle, il bagno perennemente occupato da Francesco Bianconi che fuma pensieroso (col cartello fuori “sto fumando pensieroso”), Paola Maugeri in mensa che parla con le verdurine chiedendogli se preferiscono suicidarsi oppure se no, magari non se la sentono – utopia!, utopia!, i pischelletti azzimati eccitatissimi hanno votato in massa, pensate, quasi un milione e mezzo di voti!

E oltre al doppio clic dei sondaggioni, però, siccome la “democrazia diretta” di Mtv prevede l’utilizzo massiccio dei “nuovi spazi di espressione” e delle “tecnologie della cultura contemporanea”, allora ecco che i pischelletti azzimati hanno cliccato una terza volta per iscriversi al gruppo Facebook fatto apposta e poi ancora un quarto clic per pubblicarci la foto col cartelletto Tocca a noi e poi infine un clic – per fortuna l’ultimo, uff, ma il più importante di tutti – per iscriversi al casting,
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Pesticidi umani sono quelli che si oppongono alla RU-486

Poveri poveri catto-bruti impauriti che non possono ricorrere alle maniere spicce dei bei tempi andati quando si strapazzava la gente scema e superstiziosa e ignorante con quei deliziosi vaneggiamenti autoritari così disumani e violenti e celestialmente splatter, che è il linguaggio che più s’addice ai sant’uomini di fede – salmodiava Padre Pio (santissimo!) a proposito dell’aborto, senza peli sulla lingua (santissima!),

Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità [...] I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un’abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei genitori assassini

bei tempi, altri tempi, ah! (sospiro), al giorno d’oggi per fare quello sporco lavoro là del cattolico regnante, promuovere sofferenza e inciviltà e ignoranza e disperazione, che noia, sono necessari mezzi molto meno grossolani, più subdoli e macchinosi; uff!, non si può neanche più parlare di anima e di eternità e di peccato e di inferno, è come parlare delle renne di babbo natale a nessuno gliene frega niente, si può giusto delirare un tantino rivendicando per esempio, che ne so, il valore sacro di vaghissime non meglio identificate astrazioni spirituali, come l’ammore di Giuliano Ferrara – che lo vede così, il fine ultimo della pillola RU-486 (cito)

Perché sia compiuta l’opera di scristianizzazione dell’amore

oppure, per esempio, si può buttarla sul vetusto muro contro muro politico-ideologico peppone e doncamillo abbaiando contro i comunisti senzaddyo che ci fanno il lavaggio del cervello – è la strada che ha scelto Gabriella Carlucci, cito

L’AIFA è stata condizionata dalla campagna ideologica e relativista messa in atto dalla sinistra italiana

ma anche qui, che volete, a nessuno gliene frega niente – a parte certo qualche sparuto gruppuscolo di satolli bburinoni celtocrociati che c’hanno mezzora di tempo libero prima della partita di calciotto – oppure ancora, ecco, si può ribaltare la situazione facendoci la parte dei compassionevoli difensori della donna randagia abbandonata in autostrada dalla società cinica e senza scrupoli (cito)

si cerca di scaricare sulla donna sola la responsabilità della decisione. Si torna a una forma di privatizzazione dell’interruzione di gravidanza. All’inizio si è legalizzato l’aborto proprio per toglierlo dalla clandestinità, ora il medico se ne lava le mani e il peso di coscienza ricade sulla donna

ma insomma è un ribaltamento così evidentemente pretestuoso (una donna che vuole poter abortire è una donna che vuole potersi prendere in prima persona la responsabilità di abortire) che no, meglio lasciar perdere, troppa confusione, l’unica debole possibilità d’arginare lo sporco mondo freddo e insensibile e scientista è opporgli qualcosa che pretenda d’inserirsi in questo stesso suo ordine di idee, razionale, niente animelle e inferno e ammore e comunisti e coscienze, bisogna muoversi (almeno apparentemente) su argomenti basati sulla sostanza più concreta e verificabile delle cose (noi? oh, noi? noi siamo “uomini di ragione” – cit. Giuliano Ferrara – mica c’appecoroniamo su strampalate credenze primitive dettate da una combriccola di mistici arteriosclerotici asessuati in sottana) – si tratta comunque di argomenti ridicoli, ma insomma oh, ci si prova – e allora ecco che

1) si tenta di controbattere sul piano scientifico: la pillola RU-486 fa male alla salute, uccide, cito (dall’interrogazione dei quattro senatori dell’Ave Maria)
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La pupù di Daria Bignardi

Adesso che sappiamo com’è che è andata tra Daria Bignardi e Vauro e Beatrice Borromeo (in onda giovedì scorso – ci sono due video riassuntivi qua sotto) si capisce perché Luca Sofri c’ha avuto quel suo brutto attacco là, poveretto, si capisce perché ha mollato di colpo i placidi giochettini da tavola del miniclub degli intellettuali per corrispondenza e s’è messo a caricare furioso a testa bassa, gli occhietti arrossati con la lacrimuccia e la bolla di moccolo che gli penzolava dal naso, il pugnetto per aria e la voce tremolante “o tu porco levale le mani di dosso” – si capisce sì: perché da qualche parte, tra i confusi turbinii di compiaciute sciocchezzuole e minuscole banalità che c’ha nella nella testa, Luca Sofri doveva aver già subodorato, seppure molto vagamente (cosa pretendete, ehi!, è pur sempre Luca Sofri, lucido fino a un certo punto), che la cara mogliettina, durante quell’intervista, aveva fatto una clamorosa figura di merda; per la precisione, letteralmente, Daria Bignardi la figura di merda se l’è fatta addosso – il che, capite, questo improvviso amarognolo retrogusto di consapevolezza, poveraccio, così contrario alla caratteristica attitudine di famiglia – una lunga tradizione di vanagloriosi chef specializzati in tempura di stronzatine – deve avergli fatto un tantinello perdere la bussola (se volete vedere più grossa l’immagine qua sopra del Luca Sofri all’attacco, basta che ci cliccate su).

Cos’è successo?, è successo che Vauro e Beatrice Borromeo erano prevedibilmente inclini, visti gli ultimi fattacci di cronaca berlusconiana (risuonava ovunque, da pochi giorni, l’ouverture di mignottopoli), a parlare della faccenda, anche in relazione alla puntata di AnnoZero del giorno prima (che, appunto, se ne occupava) e Daria Bignardi, agitatissima, nel tentativo di disinnescare la cosa, che andava da subito assumendo contorni un po’ troppo marcati per la consueta insignificante mollezza del suo piccolo stile, ha infilato una imbarazzante serie di patetiche scemenze – a cominciare, in apertura, da un’osservazione inappropriata, volgare, stupida e addirittura insultante, che metteva sullo stesso piano le oscene performance delle affamate puttanelle in vendita a “nonno porcello” (cit. Vauro) e i fatti personali di Beatrice Borromeo (che aveva appena accennato alla vicenda Noemi Letizia),

tu che da ragazzina hai fatto la modella… non riesci a capire che una ragazza possa voler fare… le ragazzine che mandano i book… tu non riesci a capire che una ragazza possa voler entrare in televisione?

(l’intenzione era quella di spostare l’argomento, sfocando, generalizzando, per far ricadere il tutto nel campo più congeniale a Daria Bignardi, quello allegro e indistinto della spensieratezza nullificante, quello facile facile della superficiale moraletta anti-moralistica “che male c’è”, che le riesce tanto bene – lei, l’osservatrice smaliziata, ragionevole, divertente e divertita, senza pregiudizi, contro i rigidi bigottoni barbosi scandalizzati e moralisti) al sangue freddo di Beatrice Borromeo, che le precisava invece che no, non c’entra niente, qui non si tratta di ambizione allo spettacolo, qui si tratta di ragazze che si concedono al potente vecchiardo bavoso, scambiando prestazioni sessuali con favori di vario genere (spesso: candidature politiche), Daria Bignardi – annichilita dal boato in studio – a capo chino, si gioca il colpo basso (toh, beccatevi la stroncatura dell’amichetta!),

Sabina Guzzanti, che spesso viene ad AnnoZero, oggi ha scritto “mi ha colpito la mancanza di lucidità del ragionamento, dovuta senza dubbio alla mancanza di principi. Non potendo opporre un principio, il risultato sono insinuazioni, suggestioni, gomitate controgomitate, false speranze, servilismo, confusione

Sabina Guzzanti, che, secondo Daria Bignardi (lo dice dopo, verso la fine dell’intervista – secondo video), intendeva dire

non sono uscite prove di cose illegali, ehr, ehr, sono usciti… lo dice anche Sabina Guzzanti… per ora sospetti e pettegolezzi

ed è chiarissima, a questo proposito, l’incompetenza e/o la malafede e/o la scarsa intelligenza di chiunque prepari i ritaglietti per Daria Bignardi (o della Bignardi stessa, non saprei); perché ci sono tre possibilità, chiunque sia stato
1) ha letto soltanto le prime tre righe del post di Sabina Guzzanti (eccolo), oppure
2) l’ha letto tutto ma ne ha estrapolato soltanto le prime tre righe, attribuendogli il significato che più gli faceva comodo, oppure
3) l’ha letto tutto ma non c’ha capito niente;
perché Sabina Guzzanti – e in effetti, oh, si poteva intuire qualcosina anche da quelle prime tre righe – non voleva dire che le mignotto-storiacce di Berlusconi sono (erano: all’epoca) soltanto sospetti e pettegolezzi, al contrario!, voleva dire che hanno un significato politico precisissimo, ma che bisogna saperle maneggiare nel modo giusto, sbattendogli contro un solido inequivocabile ed esplicito riconoscimento di ciò che in esse c’è di inaccettabile, di schifoso, di ingiusto, di dannoso, perché soltanto in questo modo se ne può discutere nel quadro più ampio di “una situazione semplicemente putrida” (cit. Sabina Guzzanti), senza correre il rischio di farle passare per stupidi, vaghi, inutili “sospetti e pettegolezzi”, finendo così per neutralizzarne il valore (rischio che s’era materializzato, secondo Sabina Guzzanti, nell’ultima puntata di AnnoZero)(il che, capisco, è un discorso forse un tantino troppo complicato per Daria Bignardi e compagnia, per cui io sceglierei l’ipotesi numero tre) – Vauro, da bravo, che non ha letto e che non sa, si rifiuta di polemizzare a vanvera con Sabina Guzzanti e snobba la Bignardi,
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Renzo Bossi: isolare ed esiliare per sempre nello spazio profondo il gene Bossi

contiene: il trailer del film Barbarossa, diretto da “un cretino proprio” (cit. Agostino Saccà), filmone da brividiiiiii con Raz Degan e Rutger Hauer; la testimonianza del “delegato bresciano” un po’ ebbro boogie-woogie che ancora non s’è tolto l’armatura di scena; il cartellone pubblicitario del concerto di Umberto Bossi in arte Donato; e poi, ovviamente, soprattutto, Renzo Bossi remix, la video compilation

Renzo e Umberto BossiLa paura d’averci l’erede cretino è una paura umana archetipica, profondissima e ineludibile, che immagino risalga ai tempi del primo fortunato australopiteco portatore del gene menare-botte-coi-femori quando pensò “e se adesso mi esce un figlio che invece non è capace? dove finiremo tutti quanti? e se mi esce Francesco Facchinetti?”; ma esiste un microcosmo para-umano, la colonia di muffe pelose che è la politica italiana, in cui – anche a livelli molto alti, e nonostante la successione feudale padre-figlio sia una questione pressoché obbligata – la paura dell’erede cretino non funziona, non fa paura per niente, anzi: cretino è meglio.

Cretino è meglio perché il cretino c’ha il sistema operativo già installato, ce l’ha nativo: il cretino vìola spontaneamente ogni elementare legge di logica e razionalità, non c’è modo di smuoverlo intellettualmente, si fa rimbalzare addosso ogni tentativo (è che ce l’ha di default, è invulnerabile!), è uno schiacciasassi a moto perpetuo uccidi-intelligenza, per natura confuso e sconclusionato, è pigro passivo superficiale e senza dignità, lo si sottomette con un nonnulla ed è geneticamente predisposto alla lingua principale della comunicazione politica, quei pomposi mugugni a pappagallo smuovi-intestini che si chiamano Gonzese, il cretino ce l’ha nel sangue – certo va un po’ addestrato, va contenuto (altrimenti sbrocca [1]), ma insomma il talento naturale c’è.

E in particolare le muffe politiche che al Gonzese ci si sono abbandonate, anzi, dalla putrida fanghiglia del Gonzese ci sono nate, ci prosperano e non hanno mai fatto alcuno sforzo per sottrarcisi (non ne hanno la minima intenzione, cosa volete, sarebbe un suicidio), muffe politiche come la Lega Nord, ecco, sembrano fatte apposta per accogliere e portare in trionfo l’erede cretino del grande capo – e ok, arriviamo al punto, parliamo di questo Renzo Bossi, ventenne secondogenito di Umberto Bossi in arte Donato [2], che da un mesetto circa sta facendo campagna per guadagnarsi qualche prima briciolina di notorietà nazionale (articoletti qua e là, apparizioni televisive, lo show a Pontida), e magari riesce pure a scrollarsi di dosso quella brutta storia della tripla bocciatura (maturità ancora in sospeso: quest’anno passa); del resto direi che è conclamato, la Lega Nord è tutta fatta di gente dalle funzioni cerebrali diciamo un tantino limitate, giusto un tantino – persino i leader più Roberto Calderolisofisticati, i più sdoganati e salottieri, prendete l’ingegner Roberto Castelli o Roberto Maroni, sentirli avvanverarsi per cinque minuti è come guardare la spirale dell’ipnotizzatore a testa in giù dopo una teglia di parmigiana, sono dei maldimare generator – uno come Renzo Bossi, col suo occhietto smorto che sembra stia lì lì per chiuderglisi da momento all’altro e il portamento basculante e quella sua parlantina sgangherata da malato terminale di afta gengivale, uno così, come lui, ci calzerebbe a pennello dentro (sulla vetta del)la Lega Nord: lo preannuncia Renzo Bossi stesso [3] nell’intervista sull’ultimo Diva e Donna, che il papi Umberto in arte Donato

Se fossi un cretino non mi candiderebbe mai

ovvero, con una giravolta:
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