Procol Harum, Zovirax, Platinum Collection, Sandeibladisàndei!

Non c’era mica da aspettarsi che i papponcelli vaticani se lo facessero mettere in culo docilmente senza fare i capricci come un qualsiasi diligente chierichetto sordomuto, e infatti, anzi, si scandalizzano e si agitano e contrattaccano isterici – non è vero (quasi) niente / è un complotto / è una persecuzione / è come i nazisti cogli ebrei / tutta colpa delle contagiose incularelle sessantottine – e si concedono un’intera settimana di televisione che li massaggi e gli dia sollievo proprio là sul buchetto infiammato, tre puntate formidabili di Bruno Vespa (con la partecipazione della compagnia ciellina di giro – Messori Pivetti Bianchetti Koll ecc.) una puntata sul papa miracolante e una sul Demonio ingannatore e una sulla sindone di Gesù Cristo risorto, che in effetti tutte e tre a prima vista sembrerebbero non c’entrarci un tubo con la questione pedobear, a prima vista!, ma sono invece sintetizzabili tutte e tre assieme in un’unica frase coerente di precisissima attualità, molto sottile, concepita accuratamente e dall’impeccabile costruzione, che fa così:
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Decrittando il sottotesto: i Baustelle ieratici, gagliardi, destrutturati, antemici, virili, meno Houellebecq ma più Montale

Quando si tratta di pompini con l’ingoio non c’è groupie minorenne in calore che possa competere con l’abilità tecnica e il trasporto lirico del risucchione innamorato di un compiacente microbo giornalista musicale, non c’è gara!, e il pirla che viene spompinato gode molto di più a farsi ciucciare figurativamente da un professionista dell’ingoio recensorio coi suoi lavoretti esegetici tutti ben lubrificati di ampollosità scriteriate piuttosto che ad averci sull’uccello il faccione in carne e ossa di una groupie tutta sudata che gli fa su e giù tra le cosce mugugnando “ggh ddpp mm fff nnn outgrrrff?” – e poi certo le recensioni con l’ingoio letterario capitano purtroppo una volta soltanto ogni tot anni, sono preziosissime!, il resto del tempo tocca accontentarsi dei vacconi con l’acne che passano per il backstage – e adesso va così, di lusso, col nuovo disco dei Baustelle appena uscito il GLU GLU degli spermatozoi in deglutizione giornalistica s’è fatto assordante (voto medio del disco: otto virgola cinque), Francesco Bianconi (clic sull’immagine qua sopra) è tutto bagnato, il Sottotesto ruleggia dappertutto e questa volta s’è persino trovata la parola giusta da metterci vicino, Decrittare – Decrittare il Sottotesto! (a proposito della copertina dell’album: “questa foto è un mistero da decrittare”), tutta colpa del Bianconi che cazzeggia nelle librerie esoteriche e dei commessi fricchettoni che gli danno corda,

“ho trovato questo doppio volume Adelphi che ho comprato con grandi complimenti da parte del proprietario della libreria”

cominciamo dunque le manovre di avvicinamento alla mega-recensione con una bella botta dell’idiozia che è esplosa intorno ai Baustelle, vi lascio alcuni sorprendenti esempi di virtuosismo swallow-recensorio che meritano la vostra attenzione, altroché!, in mezzo ce n’è uno che mi sono inventata io, ma io non sono tanto brava a ingoiare, mi sa che lo capite subito qual è:

Ieratico / Destrutturato / Impervio

- Il disco comincia con uno ieratico suono d’organo che già accarezza il mistero e il sacro. Un’opera grandiosa, uno schiaffo di disco, ostico, destrutturato, impervio, pesante e lieve al tempo stesso

Topoi / separatismo / vigili / Messico

- Topoi di oggi e di ieri all’insegna di un separatismo rivoluzionario da vigili alla periferia dell’impero, asserragliati in un fortino che fa tanto Messico e pochissime nuvole

Borghese / Dipanare

- Una rabbiosa e cruda analisi dell’impotenza borghese davanti al sacro che si dipana dall’inizio alla fine in questo disco

Montaliano / Vetta / Devastazione

- “Ossi di seppia e bidet”. È l’altra vetta dell’album: la citazione montaliana che serve a rendere un’immagine di devastazione

Filosofia stoica / Aulico / vulgata

- Senza paura, come accostare schegge di filosofia stoica e groupie, in un dissacrante accostamento di registro aulico e vulgata popolare. La scrittura di Bianconi scintilla come mai prima d’ora

WIN!

- C’è un poveraccio sfigato in copertina a cui Francesco Bianconi ha donato i suoi vecchi occhialoni grossi che erano all’avanguardia l’anno scorso. Quest’anno invece vanno i baffoni a ferro di cavallo. WIN! Copertina decrittata.

As is / To be / Houellebecq

- Un disco molto critico sull’as is, ma con più di una speranza su come arrivare a un to be migliore, meno Houellebecq (più Cormac McCarthy)

Pirandello / Maiali / Timore canino / Invettiva

- Amarezza pirandelliana, purezza fra i maiali, timore canino verso gli uomini, con accordi secchi di chitarra e colpi decisi a prolungarsi nell’invettiva

Complessa / Oscura

- Questa complessa, affascinante, oscura opera dei Baustelle che non assomiglia a nulla vi sia mai capitato di sentire

Io / Repentaglio / Alterità / Cognizione / Irene Grandi

- A confermare la certezza dell’io forse a repentaglio, c’è l’orgoglio di un’alterità che nasce dall’esposizione alla sofferenza (la stessa cognizione di dolore che la Cometa di Halley stava illuminando or ora)

Poesia / Vetta / Rivoluzione / Gagliarda / Antemica / Virile

- Di poesia una vetta. O di desolazione: su cui il fiore della rivoluzione può sbocciare e farsi canzone. Impetuosa, gagliarda, antemica. Virile.

Patrizia D’Addario, Gradisca presidente

Se ingenuamente vi aspettate le stesse cose che ingenuamente mi aspettavo io – illusi! sognatori! – e cioè tutto un inverecondo bellissimo turbinio di cazzetti, pompini, sodomia, ammucchiate, punture, cocaina e pasticche, questo genere di cose – magari un po’ ci sperate – allora vi dico subito che non c’è quasi niente, qualcosina c’è, sì, ma quasi niente, perché a leggersi questo libro di Patrizia D’Addario, Gradisca presidente, piuttosto che qualche inedito terribile segreto sulle depravazioni geriatriche di Silvio Berlusconi – quattro cosette appena (v. sotto): che è ossessionato dal cunnilingus, che quando è arrapato perde il senso tattile, che si vergogna a trombare con la luce accesa e che c’ha il cazzetto fallato con le perdite random – si scoprono piuttosto parecchie approfondite nozioncine burocratiche sul catasto e sul piano regolatore di Bari, ci sono persino le scansioni illeggibili di un malloppo di raccomandate e autorizzazioni e pratiche edilizie, tre quarti del libro sono i cazzi suoi di Patrizia D’Addario e di questa sua faccenda del residence che vorrebbe costruire ma c’ha i buffi coi mafiosi e coi truffatori e coi politici e sticazzi, insomma, ho buttato via tutto quanto e da quel poco che è rimasto ci ho strizzato fuori le cose più divertenti – un sommario:

- la schiava gladiatora, la Cenerentola dei mafiosi
- Dyo, Koka, Margaret Mazzantini, i negri rapaci di Los Angeles
- la escort analista, il cotto veneto, la torcia umana della De Filippi
- Palazzo Grazioli #1: le calze color carne e il senso tattile di Berlusconi
- Palazzo Grazioli #2: la pozione del druido e il cazzetto bucato
- la benefattrice pugliese, shake my ass

Prima di infilarci là sotto il piumone (“sofficissimo”) del talamo putiniano direi di cominciare con Patrizia D’Addario che parla di se stessa – si racconta più o meno così, stringendo: la coraggiosa anticonformista superfiga dal sensibile animo artistico che ha lottato contro mille avversità perché è stata sempre con gli uomini cattivi che la costringevano a fare le cose brutte e però ha continuato a lottare perché lei è una persona pura e innocente che crede ancora nelle favole e nel bene vittorioso anche se a volte, oh, l’aiuto di qualche maneggione mafioso, se capita, non è roba da sputarci sopra; c’è la giornalista che ha scritto il libro, Maddalena Tulanti (vicedirettrice Corriere del Mezzogiorno), che definisce Patrizia D’Addario

una schiava che diventa gladiatora, e una gladiatora che vuole sfidare l’impero, per parafrasare il promo del bellissimo film di Russell Crowe

e Patrizia D’Addario, dice Maddalena Tulanti, quella sera della scopata a Palazzo Grazioli c’era andata col Giampi cocchiere che guidava la zucca sotto forma di magica carrozza glitterata,
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Fanfiction secondo capitolo: Slash e Yaoi – scopami come Merlino comanda, Harry Potter (disse Gimli il nano)

Le fanfiction slash e yaoi sono la Guantanamo dell’immaginazione fanfictionara bimbominkia, un disumano campo di prigionia comandato da sadiche scellerate pornomani che sottopongono i personaggi prigionieri a torture e abusi e umiliazioni a non finire; sono gli eroi protagonisti, quelli buoni, che subiscono di norma le angherie estrosamente aberranti messe in atto dai loro crudelissimi carcerieri-aguzzini, i personaggi cattivi delle storie, i villain assatanati che bramano vendetta e non vedono l’ora di poter infierire sessualmente sulla loro nemesi in catene: che bellezza!, il personaggio buono che si masturba in lacrime tra una frustata e l’altra leccando la suola degli stivaloni nazisti del personaggio cattivo che se la ride beffardo, AHR AHR AHR, non esiste musica più dolce alle orecchie delle eccitatissime sadiche pornomani scellerate.

Non per niente le parole d’ordine del fanfictionume slash e yaoi sono “proibito”, “malsano”, “tormentato”: la combinazione omosessuale riguarda quasi sempre l’improbabile accoppiamento dei protagonisti rivali, il cattivo che fa il tipo sexy dannato libidinoso estroverso e dominante, e il buono che invece è il tipo verginello passivo e arrendevole, timidino ma voglioso; l’accoppiamento omosessuale si sviluppa in minima parte con una certa iniziale ambiguità, nascosta e tentatrice – il cattivo che subdolamente ammalia il buono poco convinto, imbarazzato – e poi subito però, risolte le prime incertezze di maniera, si mette in moto una scatenata parossistica vertigine di allucinazioni pornografiche, una divertentissima rincorsa all’effetto perversione che suoni più “malsano” e più “proibito” e più “tormentato” possibile, dall’incesto al sesso cogli animali alle orge al doppio-anale al sesso coi nani fino ad arrivare su su su sull’Everest della perversione fanfictionara, la cosidetta Mpreg, la male pregnancy. Slash e yaoi piacciono così,

a noi fan dello yaoi…… perchè ne siamo attratti/e come mosche????
….credo che piaccia tanto perchè è un qualcosa di “proibito” ed “anomalo” ed è un po’ come se si risvegliasse una nostra parte animale che è rimasta sopita…
e poi, ammettiamolo, fa piacere vedere due bei ragazzi che amoreggiano…l’ho detto. ù___ù XDD 
GIVE ME YAOI OR GIVE ME DEATH U_U
io sono una fan sfegatata dello yaoi questo genereè troppo emozionante *_* a me vengono uin sacco i brividi dall’emozione *cuoricini in aria svolazzanti*

La coppia slash numero uno è quella Harry Potter x Draco Malfoy (la x tra i due nomi in gergo fanfictionaro sta appunto per “schiavo sessuale di”), c’ha una sua abbreviazione identificativa, Drarry, e migliaia di funz che non aspettano altro,

se mai Harry si dovesse mettere con Draco (cosa che 1 spera cmq!), beh beh beh, quello sarebbe 1 giorno di festa nazionale!!!!

è il tema di miliardi e miliardi di racconti e di disegni e di fumetti,

e comincerei con una bella scenetta Harry Draco e il serpente sex toy – fantasia erotica di Draco: vuole farlo con un serpente che gli striscia addosso.

Harry accetta: “Okay… si può fare – acconsentì, eccitato dalla visione che il partner aveva creato con quelle parole.
-Dici sul serio?- chiese conferma questi.
-Oh sì- sogghignò il Ragazzo Sopravvissuto –Sono un Rettilofono, ricordi? Ogni tanto dovrò pur sfruttare questo… dono detto ciò, portò una mano tra i loro corpi e chiuse nel proprio palmo le due erezioni turgide [...] Harry gli si posizionò dietro la schiena, cominciando a baciarla e mordicchiarla, sibilando al contempo qualcosa all’animale che, dallo stomaco di Malfoy, scivolò lentamente più giù, tornando a vezzeggiargli il sesso

perché quando Harry il pudico si lascia andare poi finisce che perde il controllo, esagera, e dopo si fa gli scrupoli,
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Lele Mora e il suo allevamento di mosche – miss Culetto d’oro

A testimonianza della crescente inquietudine che le storiacce su escort e cocaina e festicciuole e papponcelli suscitano nei bassifondi vipparoli più malfamati, ecco che proprio negli ultimi giorni sulla Costa Smeralda ha preso il via in grande stile la tradizionale parata di lussuosi esclusivissimi trenini-puttantour brigìttebardòbardò; e direi che non poteva esserci battesimo migliore, più appropriato, per questa estate vipparola dal sapore più che mai lucignolesco (adesso che la cuccagna bordello-festaiola culi tette viagra coca champagne passera a buon mercato sta assumendo una dimensione conclamata, direi quasi ideologica, orgogliosamente spudorata, “embè, vi piacerebbe pure a voi, no? poveri cenciosi comunisti invidiosi, attaccateve ar cazzo!”), non poteva esserci battesimo più appropriato, dicevo, del concorso miss Culetto d’oro (eh?) patrocinato da Lele Mora,

che sembrerebbe, sì, l’incipit di un’orgiaccia zozza in un film porno amatoriale (buona parte dei pupilli di Lele Mora, del resto, in un film del genere ci starebbe a pennello), ma invece no, è un modo come un altro per utilizzare a fini di svago lo sconfinato bacino di giovanissime procaci disgraziate che se ne stanno in fila tutta la notte “io! io! io!” sperando d’essere prima o poi convocate con un fischio nel privé di un qualsiasi stronzetto vipparolo, e perché no, lasciandosi palpare il culotto brufoloso da una muta di papponcelli arrapati su di giri [1],

ma le disperate chiappone-offresi hanno soltanto fatto da intermezzo [2] per un mega-torneone aziendale (tennis poker calcetto biliardino) organizzato dallo stesso Lele Mora, una cosa che si chiama LM PokerStars, durante la quale tutti i soliti esaltatissimi sottoprodotti televisivi di scarto – ex-realitari, presentatori bolliti, coscione scosciate, subumani defilippiani e tristissimi ignoti tu-chi-cazzo-saresti – si sono fatti fotografare con le fiches e le carte da gioco e le magliettine sponsorizzate sempre bene in vista [3] (Lele Mora nella parte del Duca Conte Semenzara, due o tre aspiranti tronisti che gli facevano da cuscino umano porta fortuna) e poi le foto muniti di improbabili equipaggiamenti tennistici (e anche qui, oh – costume da bagno, scarpini da calcetto, giarrettiere, doppia racchettina liberty – sembrano gli sportivi del Park tennis) e le foto piegati in due a scoccar di stecca (ammirate la tecnica di Valeria Marini, che sta puntando astuta la pallina invisibile), e poi la sera a pavoneggiarsi in passerella, tutti in tiro, Lele Mora che fa l’eccentrica pazzerella [4],

e cioè, appunto, non cambia niente, mai – perché dovrebbe? – anche quest’anno il solito, non c’è puttanopoli che tenga: una gran quantità di viscidi vermetti, ingrassati amorevolmente dall’allevatore Lele Mora, che si contorcono uno sopra all’altro tentando di farsi strada su verso la superficie untuosa e puzzolente del casu marzu vipparolo-televisivo – finché un bel giorno chissà, evviva!, qualcuno di loro potrà finalmente sbocciare e trasformarsi in mosca.

[1] bastasse solo questo, farsi toccare il culo!, io, ogni volta che penso a Lele Mora e ai suoi assistiti, non so com’è, mi vengono in mente certe scene truculente di Salò“mangia, mangia, ti piace?, e allora mangia la merda!” – chissà perché
[2] devono aver poi lasciato nome e recapito per un’audizione, che c’è questo nuovo programma in ballo, il reality Lele Mora House, una cosa di prima classe (annuncio):

Cerchiamo “manichini viventi” VOLONTARI. Maggiorenni e giovani, uomini e donne, residenti nel milanese, di bella presenza e spigliati davanti alle telecamere e al pubblico, con attitudini di protagonismo e voglia di apparire. In cambio della disponibilità a titolo gratuito, offriamo un’esperienza unica e divertente, oltre a notevole visibilità mediatica, all’interno di un reality-vetrina in diretta via web da un megastore Datch nelle ore di apertura.

cioè pubblicità, sponsor, soldi facili, e gonzi protagonisti aggratis – che accorrono, si spintonano, s’ammazzerebbero l’un l’altro.
[3] Lele Mora, tra l’altro, va molto fiero d’una agghiacciante partnership con Paris Hilton, con quella sua linea là di robaccia della Coin, i cappelli e le bustine e pure gli ombrellini, guardate
[4] e scusate per quel segnaccio sulle foto (sarebbe il marchio “LM”): le ho prese dalla pagina ufficiale su Facebook

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