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E poi Madonna mi sodomizzava con il manico del minipimer Braun MR505 che è il miglior minipimer in circolazione, ha le funzioni di un robot da cucina ma dalle dimensioni ridotte, occupa il minimo spazio ma offre il massimo del gusto

È in corso una patetica cripto-campagna pubblicitaria tutta italiana che ha per protagonisti (chissà, forse inconsapevoli) Madonna e il suo ex Guy Ritchie: gli hanno cucito addosso una strampalata bufaletta giornalistica, cavalcata come sempre - indovinate! - da quei cialtroni di Repubblica (e poi come sempre, a partire dalla contagiosissima ebola-sidebar di Repubblica, la cosa s’è diffusa inerzialmente su dozzine di nanoblog copia-incolla e sitarelli vari ricicla-gossip), “una clamorosa rivelazione” la chiamano quelli di Repubblica, una deprimente intervista shock che sarebbe stata rilasciata nei giorni scorsi da Guy Ritchie a una fantomatica rivista inglese, Girl, nella quale il povero uke Guy Ritchie si lamenta delle perversioni sessuali di Madonna, così tragicamente narcisista che lo costringeva a scopare

“con il sottofondo delle sue stesse canzoni”

fosse stato per lui, invece, “io preferivo il sesso sul letto ma lei lo voleva complicato”, e nel bel mezzo di questo crudele penosissimo autoritratto masochista - “conosco a memoria Secret, Vogue, Holiday e tutte le sue oltre 500 canzoni perché ero costretto ad ascoltarle anche nei momenti più intimi” - ecco che Guy Ritchie improvvisamente si trasforma nel commesso secchione di un negozio di arredamenti,

“Amava particolarmente farlo sulla “Sound”, una poltrona dotata di un sistema audio integrato per l’ascolto stereofonico della musica, collegabile a un qualsiasi lettore mp3 ha due altoparlanti invisibili nella spalliera. Ne possedeva 10 di colori diversi. Era maniaca del Made in Italy, se le faceva arrivare dall’Italia perché andava matta per il design della prestigiosa griffe Natuzzi

che sembra precisamente la cantilena robotica di una didascalia pubblicitaria, no?, e suona un po’ strana, eccome!, suona ancora più strana se considerate che appena un paio di giorni fa, sempre su Repubblica (uh ma tu guarda, che coincidenza!), è apparsa la notiziona bomba: Madonna s’è convertita al made in Italy, adesso va pazza per l’arredamento made in Italy (prima invece no, così così), ha cambiato tutti i mobili di casa e cosa non s’è comprata, toh,

la poltrona Sound e il divano Surround di Natuzzi, non a caso dotati di casse audio e dispositivi per collegare l’i-Pod, integrati nel poggiatesta e negli angoli, per unire l’utile al dilettevole e ascoltare la musica- ovviamente musica dance- in totale relax.

ma come, la poltrona non ce l’aveva già?, è strano, perché Madonna e Guy Ritchie si sono lasciati, dunque, vediamo, nell’ottobre del 2008, la poltrona dovrebbe avercela minimo da un paio d’anni - è strano eccome! - e allora forse è necessaria una guglata per sistemare le cose, per trovare la fonte originale della “clamorosa rivelazione” di Repubblica, e gugla che ti gugla, niente, non si trova niente, non c’è un solo sito straniero che riporti la “clamorosa rivelazione” delle chiavate musicali sulla Natuzzi - peggio ancora! non si trova da nessuna parte il minimo accenno al nuovo mobilio made in Italy di Madonna, al suo innamoramento per la roba Natuzzi - e poi del resto, adesso che ci penso, Guy Ritchie disse un po’ di tempo fa (qui) che lui e Madonna prima di divorziare non facevano sesso da due anni, cioè dal 2006, ehi!, e la poltrona Sound della Natuzzi è stata buttata sul mercato soltanto nel 2008, accipicchia, c’è qualcosa che non quadra. Saranno mica notizie farlocche? Dài, Non è possibile!

L’esistenza di Lapo Elkann è tutta quanta un grosso triste manuale How NOT to, il capitolo che vediamo oggi è Come NON si fa il viral marketing

Che nome dareste voi a una cosa così, a un pirla cogli occhiali grossi colorati da pirla e coi vestiti alta-moda eccentrichetti da pirla che se ne va in giro per l’Europa sponsorizzato da una fabbrica di automobili per pubblicizzare un catorcio da parvenu vorrei-ma-non-posso immortalando con la sua inseparabile reflex ergo sum (pirla) un mucchio di altri pirla stranieri vestiti da pirla,

e intanto che immortala i suoi simili pirla stranieri contorcendosi per strada col culo pallido e le mutandone di fuori, annota e registra il tutto sui diari di bordo che sono un Twitter e un canale Youtube che totalizzano rispettivamente tredici e diciannove iscritti con una media per video di trecento visualizzazioni in due mesi - com’è che la chiamereste una cosa così, uhm, non so, una stronzata?, un’idea del cazzo?, una figura di merda?,

il think tank dei pirla creAttivi capitanati da Lapo Elkann che formano la squadra di Independent Ideas, loro che ne sono i responsabili, che questa cosa l’hanno “creata”, loro la chiamano Viral Marketing, o meglio,
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di Betty Moore, 18 gennaio 2010

Categoria: alta moda, io sono originale

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Socrate era un vampiro malvagio? Bella riecheggia di temi aristotelici? Andare a cavalcioni sulle spalle di Edduccio è una metafora fallico-nietzschiana?

Oltre ai calendari e ai poster e alle biografie e alle raccolte fotografiche e a tutto quanto il tradizionale campionario di gadget abbaglia-funz c’è un tipo di spin-off commerciale molto diffuso che non può mancare sulla scia di un grosso successone cinematografico / televisivo / editoriale, è lo spin-off filosofico, vale a dire: si ingaggia una dozzina di avviliti contrattisti universitari, dispostissimi a subire le peggiori mortificazioni personali pur di grattare due spiccioli di straforo, e li si mette a setacciare il film di successo (o il serial televisivo o il cartone animato o il romanzo o il fumetto o quel che è) per tirarne fuori qualche pretestuosissimo appiglio utile ad appiccicarci sopra questo o quel pezzettino del manuale di storia della filosofia - ogni contrattista fa il suo piccolo saggetto divulgativo copiaincolla e tutti i saggetti messi assieme fanno il libro La filosofia di,

La saga di Twilight è piena di amore e morte, oltre che di una serie di altri argomenti centrali per capire come navigare nelle acque della vita. Ciò offre numerosi spunti filosofici.

c’è La filosofia di Twilight ma ci sono anche la filosofia dei Simpson e quella del Dr. House e quella di Matrix e dei Transformers e di Battlestar Galactica e di infiniti altri; esistono sì spin-off dello stesso genere con una diversa impostazione pseudo scientifica, La fisica di e Il linguaggio di e La leadership di eccetera, ma sono più complicati e quindi meno frequenti, con la filosofia si va a colpo sicuro, basta maneggiare superficialmente le genericità all inclusive vita, morte, amore, morale, Dyo, e il pipponcino filosofico si può estrarre con facilità praticamente ovunque (hai scoperto che il tuo fidanzato è un vampiro? be’, accipicchia, è un fatto epistemologico - v. sotto), si distribuiscono qua e là a casaccio i nomi di eminentissimi cervelloni defunti con le date tra parentesi ed è fatta,

Twilight consente un’analisi approfondita della condizione umana, ponendoci di fronte alle nostre paure più profonde e oscure, come anche alle nostre più grandi speranze. Bella e Edward rappresentano la condizione umana esposta davanti ai nostri occhi a caratteri cubitali.

non che i funz di Twilight riescano poi a sciropparsi per intero un libraccio del genere, poveracci!, è una roba penosa, noiosissima, se lo comprano in automatico con tutto il resto della paccottiglia colorata e luccicante abbaglia-funz (è l’antica consuetudine delle perline di vetro e dei selvaggi boccaloni), in fondo gli basta che abbia in copertina la coppia belloccio e belloccia, e poi, certo, il fatto che tra i capelli del Patty ci sia impigliata la parola Filosofia, oh, l’illusione che i libracci là (e i film) ci abbiano dentro una loro più alta (nascosta) ragione intellettuale, be’, è una lusinga mica da niente: la mela in copertina!, non è mica una mela qualsiasi,

Quando i teologi cristiani medievali come Tommaso d’Aquino si concentrarono su quella mela, si convinsero che il frutto volesse metterci in guardia dai pericoli della Concupiscentia

e cosa pensate che avrebbe pensato di Edduccio, Tommaso d’Aquino,

Tommaso d’Aquino avrebbe senza dubbio descritto il conflitto interiore di Edward uno scontro tra concupiscenza e coscienza

e se la cosa vi lascia perplessi, sentite qua come inizia il saggio di apertura (Amore, pazzia e l’analogia con il cibo, di George A. Dunn) - dopo aver raccontato di Edduccio che vede Bella per la prima volta e sente fortissimo l’impulso di sbranarla, e poi per darsi una calmata Edduccio fugge per una settimana in Alaska dove si sfoga uccidendo e bevendo il sangue di animali a non finire, dice

Siamo onesti fin dall’inizio: chi di noi non si riconosce in un’esperienza simile? Se negate di essere mai stati tramortiti da un simile repentino impeto di desiderio, allora non siete molto adatti allo studio della filosofia

se non siete adatti - io mi sa che non sono adatta - magari allora non capite cosa c’entra Bella coi seguaci di Socrate

Molti dei giovani ammiratori di Socrate devono essersi sentiti come Bella, destati dal torpore delle loro banali esistenze dall’incontro con una figura incredibilmente carismatica che a tanti sarà parsa di un altro mondo.

e, di conseguenza - siccome Bella sta a un seguace di Socrate come Edduccio sta a Socrate - la questione fondamentale:
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di Betty Moore, 11 dicembre 2009

Categoria: malvageddon

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Lapo Elkann pensa ahead, non behind

Continuiamo sgomenti a seguire le tracce mocassinate di Lapo Elkann nella sua rapidissima scalata su su fino ai vertici della Creattività commercial-pubblicitaria mondiale: le cose si fanno sempre più divertenti, adesso che Lapo non c’ha soltanto l’aziendina esclusivissima che produce abbigliamento e accessoriume in kryptonite (tutta roba “targettizzata”, direbbe lui, sui quadri medio-piccoli FIAT che nel contratto c’hanno la clausola “acquistare una cagata di Lapo al mese e indossarla senza dare a vedere sentimenti di disgusto e/o sconvolgente imbarazzo”), adesso c’ha il giocattolo nuovo, l’agenzia di pubblicità che produce idee “d’avanguardia” con la quale vuole

mettere l’Italia al posto che merita di occupare, pensando ahead e non behind

è questa cosa che lui chiama Creative Factory, che sarebbe cioè un gruppetto di stupefatti cacaziretti amici suoi che lo circondano adoranti pendendo dai suoi Ehhhhhhrrrrrr e gli fanno sì sì con la testa e gli dicono “Lapo sei i faraglioni del paesaggio globale” e “Lapo sei sempre un passo ahead” (c’è pure l’amichetto socio fondatore, tale Alberto Fusignani, poveraccio, che è un tristissimo roadie wannabe-lapo che farebbe di tutto per somigliargli un tantino, guardatelo, fa quasi tenerezza) e il lavoro del Lapo’s Dream Team consiste nel riempire le ore vuote del sabato pomeriggio nel trendissmo loft galleria d’arte prendendosi pensierosamente a capocciate l’uno con l’altro (la loro migliore interpretazione di “brainstorming”) per suscitare uno zampillo di imprevedibili lampi di genio, ideone creattive mai viste prima al mondo, cose d’altissimo livello tipo

lanceremo la I Vodka, la prima italiana

(l’ideona, appunto, consiste nella “I” davanti a Vodka) - ideone da vendere al miglior offerente, secondo il motto (cito da qui)

low budget, big ideas

che è davvero un bel motto creattivo, e che cosa vorrebbe dire nella pratica lo si capisce bene, per esempio, dalla campagna che ha debuttato la settimana scorsa per Virgin Radio, cioè a dire low budget sarebbe: “facciamo una pubblicità con me stesso mezzo nudo che faccio le facce rock“; e big ideas sarebbe: “facciamo che mi arrotolo nella canotta zozza che uso come pigiama da un paio d’anni (nel video qua sotto, eccola là!) quella da camionista gay con la Union Jack italianizzata, anzi no, meglio!, facciamoci un lenzuolo intero tutto così!, e io mezzo nudo che mi ci arrotolo dentro e faccio le facce rock, la madonna che ideona!, batti cinque Fusignani! (CLANGGG!: capocciatona commemorativa di brainstorming riuscito [*]) - è per questo che l’hanno assunto, perché Lapo è (parole di Alberto Hazan)

un personaggio estremamente interessante capace di calamitare l’attenzione di un pubblico molto ampio ed eterogeneo, dai giovanissimi ai meno giovani, di ogni estrazione sociale. Un personaggio unico, trasversale alle mode e agli ambienti, che ben incarna lo spirito rock di Virgin Radio

dove lo spirito rock va inteso esattamente come il non plus ultra della rivoluzionaria libertà creattiva roccherolle, cioè - cito dall’intervista su Max

“Hai mai scritto col pennarello indelebile su un prezioso mobile antico?”
“Più volte.”

Sarebbe bello, forse, che un giorno prima o poi Lapo Elkann capisse che certi lavori se li guadagna non tanto perché è così travolgentemente originale e ahead e creattivo, ma perché il suo ruolo è quello di un qualsiasi volgare figurante televisivo di bassissimo livello, di quelli che fanno i soldi comparendo sui dépliant delle discotecacce di periferia: ciò che pagano i committenti di Lapo Elkann è il suo nome e la sua faccia e niente altro, è il marchio Lapo Elkann che funziona di per sé, senza aggiunte di alcun tipo, in virtù della sua effimera, ridicolissima fama di personaggetto megalomane volgarotto e rintronato preso per il culo da mezzo mondo (e con quel pedigree là che si ritrova, per giunta, che rende il tutto più comico), un’inconsapevole scimmietta ballerina che fa spettacolo di se stessa, sempre e ovunque, e ultimamente delira da guru del marketing e dell’innovazione - che cazzata s’è messo stavolta? che cazzata ha detto? che cazzata ha fatto? Peccato però, oh, quante risate in meno, se un giorno lo capisse sul serio, di essere così behind.

[*] che è appunto il tuono che si sente quando s’apre la pagina di Virgin Radio

Costante universale dell’intimo malvestito:
il Tango-Mignottone

Vi ricordate quella marca di intimo malvestito di cui avevamo parlato tanto tempo fa, quella che c’ha il nome del cattivo di un romanzo fantasy e produce delle robe che sembrano fatte apposta per le malva-zitelle sessantenni che giocano a fare le sexy in reggigambaletti color carne davanti al barboncino con la prostatite, quella marca che metteva i cartelloni giganteschi dappertutto con manuela arcuri sdraiata seminuda (e be’ in effetti, appunto, sarebbe stata più consona una modella sul genere della signorina Krabappel), ma sì dai certo che ve la ricordate, si chiamava Lormar (pronuncia: Loooormar) e alla mezzanotte di oggi la sua nuova linea di intimo schifezzuole (Privilegio di donna [1]) debutta con una pubblicità televisiva che è, più o meno, una specie di reinterpretazione semplificata tradotta in dialetto ahò-bburinone di quel bignami di spicciola psicologia amorosa da salottino scemo-borghese che era la pubblicità mucciniana di Intimissimi [2].

Il tango è il tango e mica se ne può fare a meno, è una costante intimo-malvestita che ha a che fare con le leggi inviolabili che governano l’universo, perché necessariamente così come ogni donna quando vede un rude stalliere sporco e sudaticcio si sente subito all’istante bruciare dentro di passione, lo stesso succede quando ci si trova davanti un leggiadro scarmigliato tanghero a petto nudo, se poi c’ha la barba di un paio di giorni e la cravattina che gli oscilla sulla pellazza unta, oh-oh no non si scappa. Musichetta e danzerecciume rimangono dunque sempre quelle; lo stesso vale per gli interni, che si rifanno al gusto malva-arredatorio della scenografia antiquario-porcellanesca con rifiniture squadrate stile impero (nella pubblicità Intimissimi con maggiore melenso realismo; nella pubblicità Lormar, un blu onirico-mentecatto ridicolmente io-sono-orginale [3]). Tutto il profondissimo didascalìo muccino-metaforico sulle “varie anime di una donna” (la casalinga repressa, la pettegola furbetta, la porcona disinibita) va snellito drasticamente, troppo complicato sennò: l’intreccio pur banale di muccino è abbattuto in favore di una rozza messinscena nonsense che dovrebbe suggerire una suggestiva sensuale killer-misteriosità (perché gli omini seppizzati c’hanno i cerchietti luminescenti, a cosa servono? perché dal pompon incipriante di manuela arcuri non hanno tolto la targhetta? [4]); e delle “varie anime di una donna” se ne sceglie una soltanto, quella più vicina al sentimento mutandaro semo-bburino: la porcona disinibita. Di conseguenza si sceglie una protagonista che sia agli antipodi della diva esterofila sospirosa e intellettualizzante che soffre di smultiplamento della personalità: si sceglie il verace donnone ben piantato, la mascellona trucida mangiauomini col capello cotonato e la falcata assassina che sa precisamente quel che vuole, spiezzarti in due (be’ precisamente: le basta un bacino per retro-michaeljacksonizzarti), e non importa poi tanto che reciti così così (lo scattino sorpreso che fa all’inizio, accorgendosi del tanghero riflesso, mi ricorda certi spettacolini che facevo alle elementari, è molto commovente), quello che conta è l’occhietto socchiuso, la monoespressione intensissima da pornodiva incazzata, gli slogan sussurrati da 144 e il sobbalzare chiappico della controfigura.

[1] sul sito c’è il backstage e anche il countdown (mamma mia, io son settimane che lo refrescio mille volte al giorno, un ansia)
[2] il regista lormariano è Luca Tommassini, passato alla storia come Re Coatto tra i ballerini storici di Madonna, coreografo nientepopodimeno di Geri Halliwell
[3] oh, nessuno ha mai pensato di girare una pubblicità di queste qui ambientandola nel finale di duemilauno? mi sembra il set ideale
[4] va be’ ma poi, su, come si fa a sensualizzare uno spottino così che comincia con la scritta infantile brilluccicosa in corsivetto stortignaccolo, non si può

di Betty Moore, 18 febbraio 2008

Categoria: chiacchiericci vari, semo bburini

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