Ed eccoci arrivati all’epilogo della nostra trilogia alleviana (se volete ripassarveli: qui c’è il primo capitolo, qui il secondo). Concediamogli ancora un’ultima commossa pernacchia d’addio esaminando alcuni estratti da questo suo smilzo libricino (In viaggio con la strega), e dopo direi che basta, possiamo metterci una pietra sopra, mi pare d’averlo smontato e svergognato (ignudato e cosparso di pece, e poi di piume) a sufficienza, tanto più che il poveretto non fa che frignare lamentandosi dei cattivoni che gli vogliono male e gli dicono cotica, e che cavolo, non è bello infierire quando s’è già infierito abbastanza, non credete? (uhm a dire il vero, no, di solito infierire è bellissimo: solo che dopo un po’ diventa noioso, ecco cosa), del resto ormai è oggetto di continui sfanculamenti facili facili che gli piovono addosso da tutte le parti, insomma, come dire, c’è più gusto a fare a pezzi uno come Morgan (coming soon), che non ha il minimo sospetto della propria assoluta mediocrità [1] - Allevi invece il sospetto ce l’ha eccome, ne è consapevole e la cosa lo ossessiona, si vede (si legge), e per l’appunto questo suo penoso libricino, in poche parole, lo si può sintetizzare così:
“sto tanto male perché al mondo ci sono i criticoni che mi dicono che non valgo niente ma io lo so che sonosoloinvidiosi e ignoranti e insensibili, a me non me ne frega niente di quello che dicono, non è vero che la mia è una scialba musichetta pop da quattro soldi, la mia musica è nuova e difficile e rivoluzionaria e ai concerti faccio sempre il pienone e mi becco le standing ovation, e tutte le persone che ci capiscono di musica classica (per esempio il mio tassista, che è un fine intenditore di Mahler) mi fanno i complimenti e la ammirano e la rispettano in quanto nuova e difficile, anche Dio la pensa così“
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Il primo numero del Playboy italiano ve lo siete comprato? No? Avete fatto bene: è una delle rivistacce più stupidelle, fiappe, anonime, scopiazzate e inconsistenti che mi siano capitate a tiro, è una pallosa e scialba tritura di materiale andato a male fatto con gli scarti annacquati di tre distinti generi rivistacciari: un po’ del machismo ebete e gradasso di stampo Men’sHealthiano - articoletti e rubrichette strizzatina-d’occhio che celebrano simpaticamente bisogni fantasie e piaceri che soltanto il Vero Uomo può capire (cioè in gran sintesi, tutta una roba in direzione: Celhoduro, Celopossoaverepiùduro, Celoavròpiùduro) - a cui va aggiunta una superficiale (ma proprio minima minima) sverniciatina di fascinoso giovanilismo Paperetta-Yè-Yè rollingstoniano (no ma forse è eccessivo, direi più Scalo76-Paolamaugeriano) - i raccontini demenziali del Vero Uomo Eccentrico Ma Se Stesso Andrea G. Pinketts [1], i Courier New inquietanti e poliziotteschi del servizio cupissimo su Roberto Saviano, l’intervista a Jovanotti che filosofeggia sulla lanuggine del suo ombelico, il fondo di Boosta dei Subsonica che stappa una triste moraletta dalle vicende tromberecce delle groupie mignottone [2] - e poi ovviamente un innesto neanche troppo massiccio (anzi, direi parecchio minoritario) di Tette e Culi nella loro forma più inoffensiva e anti-erotica, quella della bamboletta perfettiny col faccino inespressivo finto-ingenuo (”fai la triglia! immagina di essere una triglia! brava, splendida! brava! così! sei una triglia!“) sottoposta ad un trattamento radicale di bluraggio e colpi luce plastificanti al Photoshop [3];

per cui, tirando le somme, direi che il Playboy italiano vorrebbe imporsi sul mercato come la novella rivistaccia intesa a riempire confortevolmente il vuoto cerebrale del cinquantenne tonto con la panzetta alcolica e il cazzo moscio che non ha alcun interesse particolare e che non conosce nulla in particolare, a cui non va di conoscere e d’interessarsi a nulla in particolare, gli va soltanto di precipitare ronfante sul divano alle otto e mezza di sera fantasticando di masturbarsi come ai bei tempi davanti agli scosciettamenti frigidi della velina bionda minorenne [4] - una fetta di mercato abbastanza inflazionata dunque, ahiloro, poveri loro (peccato, accidenti!, che Wired Italia cominci a pubblicare tra due mesi: sarebbe stato bello godersi un testa a testa ferocissimo per il titolo di squallore fallimentare più veloce).
Dico, insomma, la prima cosa che si legge su Playboy (cioè proprio nel senso che è la prima pagina scritta dopo l’abbondante introduzione pubblicitaria) è l’articoletto Maschio e Femmina di Francesco Alberoni [5]: ci pensate? una rivista sottotitolata “il piacere di essere uomo” e la prima cosa che ci si legge è il pensierino sghembo di una rugosissima tartaruga centenaria senza guscio (non vale mica, la foto ritoccata a mezza fronte che non si capisce nulla, sembra un trentenne), praticamente un viscidone gobbo e sbroccato - lo conoscete, no? Alberoni, sì - una tartaruga calva coi basettoni anni settanta che si crede Mel Gibson dotato di poteri telepatici e si mette lì tronfiosetto a farti la pomposa lezioncina su cosa vogliono le donne - addirittura, c’è da non crederci, ’sta roba è segnalata come “Manifesto” (la domanda sarebbe: perché le donne non cagano i maschi?)
Perché non arrivate più da loro su un cavallo bianco. Perché non sapete più baciare loro la mano, perché avete dimenticato le parole incantate che le fanno arrossire di piacere, le frasi che scaldano il loro cuore, le carezze che fanno fiorire i loro corpi come fiori profumati. Dite che sono tutte cose fuori moda? Ne siete sicuri? Avete avuto la possibilità di chiederlo voi stessi ad una donna la notte quando, tornata da una festa si toglie gli orecchini e si strucca? Vi avrebbe confessato che anche questa volta sperava di incontrare l’uomo forte e gentile, ardente e generoso venuto a cercare lei, solo lei. Vi avrebbe detto che non ne conosce il volto (potrebbe essere perfino il vostro), ma sa che quando arriverà lo riconoscerà dallo sguardo, dal sorriso, da come l’abbraccia e la bacia. E sarà pronta ad andare via con lui.
Potete immaginare un incipit peggiore? Io no. E dopo non migliora mica. Anzi che stupida, quasi mi dimenticavo, un incipit peggiore c’è: perché a dire il vero prima di Francesco Alberoni un’altra cosetta scritta (seppure minuscolerrima) ce la trovate, a firma di Hugh Hefner (sì va be’, si fa per dire, gliel’avrà compilata in quattro e quattr’otto il suo staff di segretari tuttofare - cervelli harvardiani innestati nei corpi di procacissime troione supertettute), tre paragrafetti smilzi e svogliati che ripercorrono in breve la storia di Playboy e alla fine, nelle ultime righe, un’imbarazzante leccatina al Vero Uomo Italiano,
un magazine così distintamente Playboy, ma al contempo così profondamente italiano nello spirito; spirito che è simbolo di stile e buon vivere in tutto il mondo
e per avvalorare la cosa, tiè - tanto quelli che leggono il Playboy italiano sono talmente fessi e ignoranti, chi vuoi che se ne accorga?
L’anno scorso, qui negli Stati Uniti è uscito un film intitolato Tutti vogliono essere italiani
(è così spudorata che boh, quasi quasi mi viene il dubbio si tratti di una consapevole presa per il culo: il film in questione, basta farsi una guglata - zero spaccato di punteggio su Rotten Tomatoes - è una deleteria e scemissima polpettonata romantica dei peggio luogacci comuni italioti [6] ) E a seguire queste popò di caccoline insanguinate, vediamo, di cosa volevo parlarvi, ah sì: c’è un insieme di rubriche e articoletti che delinea perfettamente il tipo d’uomo a cui si rivolge la rivistaccia, a partire dalla rubrica “Uomini, Occhio al dettaglio!” che dispensa consigli per fare impazzire la donna (”perché il dettaglio conta, eccome…”),
una delle zone erogene più sottovalutate è il retro del ginocchio [...] ricordatevi di stuzzicare la zona con le dita o con la lingua [...] la maggior parte delle donne ama il fatto che un uomo sposti loro i capelli dal collo in modo da lasciare un’ampia porzione di pelle libera per essere accarezzata, baciata, leccata…
c’è l’articolo categorizzato in “Ricerca” che parla di non meglio specificati test per cui pare che le donne sono tutte tendenzialmente lesbiche e gli piace d’ammucchiarsi assieme (”non resta che portare avanti voi stessi gli esperimenti, mostrando questa copia di Playboy a colleghe e amiche e misurandone poi il livello di eccitazione…”); c’è tale Antonella Landi che scrive una piccola biografia di Casanova e sospirando lamentosa ci fa sapere che le si attenua “la spigolosa verve femminista”, pensando all’arma segreta di Casanova, la totale mancanza di imbarazzo, il provolonaggio maniacale a tutta birra, perché “francamente con le donne oggi è una qualità piuttosto rara”; l’articolone pubblicitario sul nuovo modello Ferrari che va a duemila chilometri all’ora e l’articolino pubblicitario su queste magliette stropicciate chiamate T-shark che rappresentano un nuovo apice dell’idiozia malvestita [7], “per gli amanti del look aggressivo le magliette griffate dai morsi di squalo”, cioè secondo loro (la marca si chiama Oplà) non dovremmo pensare che fanno la pesca magica dai cestoni della Caritas, no, dovremmo credere che
sono tutte prodotte singolarmente in mare aperto nell’Oceano Atlantico, ogni capo viene fatto galleggiare a filo d’acqua, arrotolato intorno a un tubo galleggiante sul quale vengono applicate delle esche. Il tutto a prova di animalisti: l’operazione infatti è compiuta in completa sicurezza per gli animali rifocillati nel loro ambiente naturale.
C’è la sfilata di “ragazze da urlo dalla vecchia Europa” (dell’est) che posano sexy nella Playboy Mansion di Los Angeles, da cui si deduce che
non abbiamo problemi a capire perché, quando qualcuno che conosciamo va a fare un viaggio di piacere a Budapest, Kiev o a Bucarest, oppure torna da una convention d’affari a Varsavia o Bratislava, quando rimette piede in Italia non fa altro che parlare dell’avvenenza delle signore locali in cui si è imbattuto.
I consigli di lettura scombiccheratissimi che mettono insieme Bruno Vespa (e qui con un colpo solo ci crolla tutto quel minimo impiantino stilistico paolamaugeriano, che tristezza) Bukowski e Miss S., Fucking Girl (ennesima raccolta arrapantella di fatterelli scabrosi sotto pseudonimo della ragazzina porca); e poi dulcis in fundo il Sondaggione condotto sul campione di “180 donne manager, imprenditrici e opinion maker” che dice “è proprio vero, il fascino non ha età” ed elegge in pompa magna l’Uomo Mediocre per antonomasia Silvio Berlusconi alla carica di “sexy-leader”: col 58% delle preferenze è “il politico più Playboy per le intervistate anche se deve dividere ex aequo il gradino più alto del podio con Barack Obama” - che gran donne di palato sopraffino hanno sondaggiato, pensate, tra i “grandi politici del passato più dotati di sex appeal”, tolto l’ovvio JFK, spiccano al primo posto Napoleone (proprio c’hanno una passione per gli gnometti col testone) e al terzo posto l’altro Uomo Mediocre per antonomasia Benito Mussolini; e tra i look più sexy, dopo (ma per un pelo!) “Barack Obama in tenuta da basket”, ci sarebbe sempre lui, “Silvio Berlusconi con maglione dolcevita e giacca” (cioè il tremendo Doppiopetto Calvoni Casual); e come se non bastasse, “se fosse una first lady a quale si ispirerebbe?”, chi volete che abbia vinto? Veronica Lario.
E quindi, in conclusione, ritiriamo di nuovo le somme, ritratteggiamo questo primitivo ominide intorno al quale il Playboy italiano costruisce un mondo mentecatto su misura: di mezza età, brutto consumato e indesiderabile, ignorante e fascistoide, con qualche vaghissima velleità yeah-giovanilistica, culturalmente spiaccicato su modelli mediasettari, si compra le magliettine minchione che crede all’avanguardia del fashionismo e possiede una macchinetta utilitaria coupé finto-sportiva, impegnato quel tanto che basta per trovare figo l’anello al pollice di Saviano, stancamente attratto dalle amiche quindicenni di sua figlia (le gemelline! ogni tanto fantastica di vederle avvinghiate in un sessantanove saffico! [8]), sa che le femmine in realtà sono tutte sciocchine frivolette che desiderano essere succubi del potere maschile e anche se lui non c’ha mai avuto le palle, be’, gli piace tanto fantasticare di farsi un viaggetto lampo in Romania o in quei posti là (”sì cara, è un convegno”) per andare a farsi qualche stangona top model a prezzi scontatissimi, facendola godere da matti con i suoi trucchetti segretissimi del ginocchio e del collo scoperto - puttana! in culo te lo metto! in culo!
[1] “Attraversare la città per fiondarsi in un locale fumoso ti faceva sentire un argonauta, un astronauta, un eternauta. Praticamente tutto ciò che finisce in auta”, povero Pinketts (ehi, ma è da Zelig, no? simpaticissimo), gli hanno pure tagliato la storiella a metà, con una frase in sospeso che finisce dentro una foto impaginata male
[2] carina la sezione dei consigli musicali a cura di tale Guido Biondi, che recensisce il disco de Il Genio, che sarebbe pieno secondo lui di ricercatissime citazioni colte (”l’intero album è un contenuto di piccole tracce tratte da letteratura, musica colta e cinema”), addirittura il videoclip ispirato a Godard (mamma mia! Dams!) e una canzone, Non è possibile, in cui “il duo manifesta l’incredulità che l’uomo sia andato sulla luna ispirandosi ad un introvabile libro di Bill Kaysing” (così introvabile che si trova in tutte le librerie Remainders del regno, anfatti - libro spazzatura, del resto)
[3] la coniglietta del mese si chiama Sarah Nile (quella del paginone centrale là sopra, con Alberoni che le pòppa dalle chiappe), classica arraffona senza scrupoli pronta a tutto (”determinatissima”; “filosofia di vita: per riuscire a farcela bisogna provarci” - uuuh, allusiva!) che è arrivata in finale a Veline ma poi ha perso, poveretta, e adesso fa la simil-Britney photoshoppata e phonatissima
[4] o della Letterina, anche: vedi le orrende foto di Caterina Murino scattate da Bryan Adams
[5] la seconda cosa che ci trovate scritta è un coso insensato firmato da tale Massimo Cirri che predica wojtylianamente sul non aver paura (credo che il significato recondito sia: “c’hai come l’impressione d’aver buttato nel cesso tre euro? tranquillo, va tutto bene, hai visto i capezzoli della biondina? sai che sono più grandi di un piattino medio da caffè?”)
[6] gli ha lanciato la volata verso l’abisso un altro deleterio e scemissimo show italo-mmerigano, quel That’s Amore! di cui abbiamo sparlato lungamente sul forum
[7] a proposito di pubblicità malvestite, c’è da segnalare che la stessa azienda delle T-Shark produce anche gli occhiali da sole come quelli per il cinema a tre dimensioni - un brividino gelato lungo la schiena
[8] il politico più sexy der monno approva
E’ sufficiente valutare il boom di sfornate che c’hanno avuto negli ultimi tempi gli instant-libretti più o meno autobiografici firmati dalle microscopiche celebrità nostrane - ne popàppano un paio almeno ogni mese, in un crescendo spaventoso: Cassano, Morgan, Buffon, Patrizia de Blanck! - per farsi un’idea attendibile della incombente mega-crisi che c’abbiamo alle porte: è evidente infatti che si tratta di un per nulla benaugurante fenomeno Prendi i soldi e scappa, l’ultimo disperato tentativo delle batterio-celebrità (e dei loro astuti agentucoli succhiasangue) di capitalizzare freneticamente le ultime capitalizzabili bricioline irrancidite di vipparolitudine, prima che effettivamente la tragica penuria di dindini possa far venire in mente a qualche povero disgraziato che leggere la lunga lista degli amanti della madre di Patrizia de Blanck non è poi così essenziale, forse, non quanto sopravvivere, per lo meno (e nessuno lo dice mai, lo dico io: tra i mercati più colpiti dalla crisi c’è - e ci sarà, speriamo, incrociamo le dita - il mercato dell’intrattenimento idiota per subumani: vale a dire tutto quell’universo di televisionaccia e gossip e discotecate e defilippume e realitari vari e compagnia, che prosperano in gran parte sulle tasche degli ultimi e dei penultimi della terra - ci sarebbe da felicitarsene: e infatti, felicitiamocene).
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Sono sicura che qualche fondato sospetto già ce l’avete per i fatti vostri, anche se un libro di Federico Moccia non ve lo siete mai letto - in fondo basta spenderci un minutino quando lo si vede fare le comparsate promozionali alla tivvì, basta sorbirsi i trailer degli agghiaccianti filmetti tratti dai suoi libri (ne abbiamo parlato insieme, ve lo ricordate?, del suo exploit alla regia) - e appunto, proprio perché il sospetto già ce l’avete, immagino sarete felici di vedervelo confermato dettagliatamente qui di seguito, avventurandovi passo passo nella mia ipertrofica mega-recensione di Amore 14 (qui sotto, cliccate il “continua a leggere”), che ci servirà dunque per dimostrare una volta per tutte che non c’è dubbio, è inequivocabile - non esistono giustificazioni del tipo “eh va be’ ma dai io li capisco sono reghezzini ignoranti e un po’ coatti” - se un essere umano di qualsiasi età censo cultura e razza è sinceramente attratto dalle cose che scrive Federico Moccia, be’, non ci sono cazzi - perché le cose che scrive Federico Moccia sono brutte, stupide e fatte male, stupidamente - quell’essere umano là dev’essere per forza un po’ stupido anche lui, perché nemmeno un comunissimo ingenuotto dodicenne, sempre che sia sano di mente e con una minima porzioncina funzionante di cervello, potrebbe sopportare lo sconclusionato guazzabuglio di idee mentecatte, il confuso dilettantismo e l’incapacità narrativa di cui sono fatti i libri di Federico Moccia.
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La settimana scorsa sono stata un po’ depressa e non sapevo come tirarmi su, finché a un certo punto mi è venuta questa terribile ideona omeopatica (argh!) che forse forse potevo scacciare la brutta stupidità der monno infame assumendo consapevolmente una piccola dose di quella medesima velenosa stupidità, e così ok mi sono fatta coraggio e mi ci sono buttata, ho ingoiato tutto intero l’ultimo libro di Federico Moccia, Amore 14 (come dite? che era meglio se mi buttavo sui quarzi guaritori? sui fiori di Bach? sui superdotati della foresta nera? eh lo so, c’avete ragione), e questa che segue qua sotto (qui su Youtube) è l’ormai consueta (le amate, eh? lo so che le amate) preview-trailer dell’imminente mega-recensione che scommetto non vedete l’ora di leggere, prestissimo, prima di quanto speriate
(consideratelo un riscaldamento di routine, Moccia: poi ci tocca il libro di Morgan, wow!, e quella sì che sarà una specialissima prelibatezza, vero distillato di idiozia per palati sopraffini)