E quindi è morta Natuzza Evolo, la mistica veggente che si faceva i graffietti sulle ginocchia a forma di emoticon di Gesù Cristo (notate nella foto qua a destra il balloon rudimentale, Gesù Cristo che saluta: “HI”). Natuzza Evolo non c’è più ma non è finita, anzi, il brutto arriva proprio adesso: venerazione alle stelle, mega-chiesa luna park, miracoli ovunque del fantasma-deodorante, pellegrinaggio fiume di moribondi, appello alla beatificazione, valanghe di paccottiglia gadgettistica. Siccome non c’è modo di evitare questo imminente lucrosissimo orgasmo di baracconaggine superstiziosa, be’, mi sono detta che per una volta chi se ne frega, tanto vale approfittarne, ho deciso che nel commercio cannibale dei souvenir devozionali mi ci butto pure io, e meglio!, voglio arrivarci prima di tutti: per questo ho messo su il business Natuzza Evil – sito: http://natuzzaevil.blogspot.com – che rende accessibile a chiunque l’esperienza della passione di Gesù Cristo sulla propria pelle attraverso una serie di economicissime faccine trasferelli ispirate per l’appunto alla smiley-iconcina vergata col sangue da Natuzza Evolo,



le faccine trasferelli di Natuzza Evil sono già disponibili in parecchie versioni differenti – oltre a queste qua sopra, ne trovate altre sul sito: Gesù Cristo felice, Gesù Cristo sorpreso, Gesù Cristo triste, Gesù Cristo innamorato, Gesù Cristo ganzetto, Gesù Cristo che fa la linguaccia, Gesù Cristo ROTFL, Gesù Cristo goloso e Gesù Cristo party.
Coi trasferelli di Natuzza Evil la passione di Gesù Cristo è a portata di mano!, sono sufficienti due euro, volete mettere?, con due euro ci avete eletto Bersani segretario: Bersani da una parte e Gesù Cristo dall’altra – si capisce: è un prezzo stracciato! E pensateci, si fa in un attimo, non c’è bisogno di mettersi là a strofinare sul ginocchio con le unghie, che è barboso e un po’ doloroso e per giunta antiestetico (i grumetti di sangue che ti rimangono appiccicati sotto le unghie, che schifo). Sul sito trovate tutte le informazioni per l’acquisto, le foto dei Very Important Devoti che vanno già diffondendo la tendenza Natuzza Evil – un paio, toh,



e poi, incredibile!, per i primi centomila acquirenti – ma soltanto per i primi centomila – ci sono in palio due fantastici regali (immagini sul sito): lo sticker di Gesù Cristo per rallegrare il parafango dell’automobile e la maglietta della salute con le misteriosissime scritte nelle lingue morte, anche queste a opera della mistica veggente Natuzza Evolo (si tratta di un banale criptogramma – l’ho appena decifrato – dice: la chiave di volta per il Sacro Graal sta nascosta dietro alla cornice della Monna Lisa).
Per i forumisti, invece, non potevamo mica farne a meno: vi ho fatto l’emoticon apposta.
Ecco uno schema collaudato di riabilitazione vipparola – ti piace la nerchia? ti piace la coca? t’hanno sgamato? – niente paura, si fa così: sparisci dalla circolazione per qualche mese di fila, un annetto o giù di lì, ti trasferisci per un po’ nella pittoresca sperduta villazza di Filicudi o dove ti pare a te – l’importante è che sia lontano lontano – il tuo ufficio stampa mette in giro la voce che sei in ritiro spirituale a lavorare la terra e ad aiutare ritardati e bisognosi tra le mura di una qualche austera comunità di recupero gestita da bonari asceti religiosi con l’aiuto dei quali te ne stai soffertamente umilmente meditando alla ricerca del tuo io interiore, del te stesso quello vero – il te stesso a cui la coca e la nerchia non gli piacevano, il te stesso prima dei dodici anni cioè – che dev’essersi smarrito da qualche parte;
e una volta che sono passati questi pochi mesi, bingo!, puoi ricominciare a venderti in qualità di Uomo Rinato, che è una merce richiestissima, oppure meglio ancora, in qualità di Cristiano Rinato Miracolato e Militante – basta autocertificare che il ritorno all’ovile sia miracolosamente avvenuto sotto l’egida di un santo chessoio o della Vergine Maria (altro che nerchia, immacolata quella lì!, ha concepito wireless) – e allora ecco che il generoso Vipmondo televisivo-politico, che si sa è sempre affamato di parabole edificanti di patetico spettacolare squallore, torna ad accoglierti a braccia aperte ed è pronto a offrirti una seconda chance, la scaletta è quella solita, collaudatissima:

1) cominci rilasciando interviste su Oggi, Gente e rivistacce assortite, “Esclusivo! Parlo per la prima volta dopo un anno di silenzio: così Dyo mi ha dato la forza di tornare a credere in me stesso e mi ha fatto rientrare in seno alla famiglia, che è il valore fondamentale numero uno – in appendice, assaggiata da un entusiasta Sandro Mayer, la straordinaria ricetta della torta campagnola che ho imparato in convento dal mio padre spirituale Fra Marcellino e che cucino sempre per il mio handicappato preferito Mongo”;
2) diventi presenza fissa di qualche discarica del pomeriggio televisivo – immancabile quando si toccano argomenti che hanno a che fare con la vita dissoluta e i tranelli demoniaci dello show business – si annuisce pensosi alle puttanate spicciole di qualche sedicente psichiatra cripto-catechista e si chiacchiera con Paolo Brosio scambiandosi impressioni preoccupate a proposito di una apparizione pareidolica della Madonna di Medjugorje sulla suola dello stivale di un pastore bosniaco: annuncia forse la fine del mondo? una purificazione di massa? una guerra atomica? (il pastore bosniaco dice: “ке рзумко вуовеш колим!” – traduzione: “ho solo pestato una merda!” – l’inviata RAI dice: “buone notizie! il signor Stefanović dice che secondo lui è un segno di speranza”);
3) scrivi un libro di memorie in cui racconti della tua odissea privata e del soffertissimo rapporto con tua moglie, adesso per fortuna pienamente recuperato (mai! mai! mai separarsi! bisogna pur difendere una minima parvenza di rispettabilità etero-cristiano-borghese) – si intitola Un uomo tutto nuovo, c’ha la prefazione di Antonio Socci e lo si va a presentare da Bruno Vespa, ospite in studio il caro don Mazzi con cui si parla della brutta brutta situazione di sfruttamento della prostituzione in Italia;
4) vai all’Isola dei famosi e ti commuovi “grazie, grazie, grazie a tutti” e a stento trattieni i caldi lacrimoni quando durante un turno di nomination Simona Ventura strepita “sei una persona forte che è andata contro tutto e tutti ma ce l’hai fatta! sei un grande! ti vogliamo bene! l’italia ti vuole bene!”;
5) ti candidi nell’UDC.
E insomma, un solo consiglio a Marrazzo, se posso dare un consiglio a Marrazzo, senti Marrazzo: la storia della cocaina secondo me è meglio non smontarla, anzi!, è meglio tenerla su in piedi pure se non è vero, perché sai, fidati, così dopo puoi raccontare che era tutta colpa della droga, che eri obnubilato dalla droga, che la voglia di nerchia è un effetto collaterale della droga – meglio la droga che la nerchia, no?
di Betty Moore,
Categoria: l'amore ai tempi delle malvestite, maschioni, very important malvestite
Ieri sera mi stavo guardando la premiazione degli Emmy, sapete, con tutti quegli attoroni mmerigani fantastici, adorabili, bravissimi!, e io però me li guardavo con sufficienza, come dire, mi sembravano tutti quanti delle mezze seghe, delle caccoline da niente – mi frullava ancora per la testa l’insuperabile performance che s’era vista poco prima, questa, la maschera di disperata sofferenza di Daniela Santanchè: che intensità!, che sentimento!, che brividi!, ditemi voi se è o non è degnissima di rivaleggiare con le più alte commoventi interpretazioni d’ogni tempo, eccome se lo è, se le magna tutte quante!, per esempio non so, se proviamo a infilarla dentro un classicone del genere, toh, altro che l’originale,

ed è versatile, altroché, è così profondamente espressiva che la si potrebbe utilizzare tale e quale per interpretazioni più estreme, l’angoscia!, il terrore!,

il paranormale!

o anche, meglio, interpretazioni definitive,

(e così via, che ne so, la Santanchè e la VHS mussulmana maledetta, la Santanchè inseguita dai dinosauri mussulmani – può infilarsi dappertutto!)

e di fronte a uno spettacolo così doloroso e toccante, immaginando poi lo scenario quello reale, rimasto purtroppo misteriosamente privo di testimonianze video (cosa ci siamo persi!, “sono stata colpita da un uomo con un braccio ingessato, un altro voleva usare contro di me un cartello stradale divelto“, che meraviglia!, è un film di Mel Brooks!), e quindi insomma cosa volete che me ne impippi degli attorini della televisione mmerigana, i miserrimi, che al confronto impallidiscono – e lasciamo stare il malvacarpet, tzè robetta,

quella con la zip-cicatrice, quella cogli asciugamani del bidet arrotolati sulle spalline, quella coi santini di Obama e il mantellone astrologico, quella col bustino di Wonder Woman candegginizzato, bah – l’unica appena decente, l’ultima a destra, è roba di qualche settimana fa, i Daytime Emmy: quella che fa i pesi col cadaverino impagliato, ecco, quella mi piace.
Che sorpresa, New Moon inizia uguale uguale come iniziava il primo libro, come iniziano del resto pure il terzo e il quarto, con la scenetta mozzafiato avanti-lampo sprizzante alta tensione che lo sappiamo, dopo un’infinità di noiosissimo strazio – centinaia e centinaia di pagine di strazio – ce la ritroveremo in fondo al libro, evviva!, giusto il tempo per vederla rattrappire e poi affondare nello stesso infinito noiosissimo strazio che c’era prima – che insomma è un po’ il marchio di fabbrica di Stephenie Meyer, incapace di metter su e sviluppare qualsiasi cosa che sia un minimo interessante e avvincente, che pena!, non sa far altro che appiattire e impaludare tutto quanto nella sua solita ripetitiva insignificanza; ma cominciamo, dicevo l’avanti-lampo, eccolo
le gambe sembravano lente, ma le lancette della grande torre campanaria non accennavano a rallentare [...] circondata da avversari straordinariamente pericolosi [...] al primo rintocco delle campane, capii di essere in ritardo
un incalzante precipitarsi ad orologeria, che tensione!, coi cattivoni in agguato e i rintocchi cenerentoleschi e la protagonista, Bella, che corre disperata chissà dove – ve lo anticipo: si trova in Italia, a Volterra, braccata dagli sgherri famelici della famiglia di vampiri mafiosi, mentre c’è Edduccio svergognato che sta facendo lo striptease in piazza davanti a tutti, e Bella che forse – forse! – riuscirà a raggiungerlo e a fermarlo appena in tempo, prima che si tolga le mutande – eh? uh? cosa? come? che storia è? aspettate, ci arriviamo tra un po’ (prossime puntate); adesso, invece, ecco che piano piano sfuma l’avanti-lampo e torniamo indietro nel tempo, al presente: è trascorso qualche mese dal primo libro, Bella ed Edduccio sono fidanzati e tutto fila via liscio, sono la coppia più alla moda, la più invidiata della scuola – i pischelletti comuni mortali smaniano per somigliare a Edduccio (è come l’epoca Brandon Walsh, il trucco sta nel ciuffo – l’ingrediente segreto è la saliva), non c’è storia
[Mike Newton] aveva cambiato taglio di capelli; anziché ispida, portava la chioma biondo cenere più lunga, in un apparente disordine fissato con il gel. Non era difficile capire a chi si ispirasse; ma il look di Edward non lo si poteva ottenere per mera imitazione
Bella ed Edduccio vanno d’amore e d’accordo, sì, ma c’è un problemino: Bella insiste che vuole diventare vampira ed Edduccio non è d’accordo, Bella sta per festeggiare i suoi diciotto anni e così, quindi, c’avrebbe un anno più di Edduccio, che ce ne ha diciassette da un secolo, all’incirca, e Bella c’ha paura di non andargli più bene,

si fa certe terribili fantasie paranoiche
io: vecchia, rugosa e rinsecchita.
Edward era al mio fianco [...] la sua bellezza straziante e il suo aspetto da eterno diciassettenne.
Sfiorò con le labbra ghiacciate e perfette la mia guancia devastata.
«Buon compleanno», mi sussurrò
i diciotto anni di Bella sono una tragedia annunciata, “temevo l’arrivo di quel momento”, e non serve a tirarla su di morale l’abbagliante assurda figacciosità di Edduccio, delle cui attrattive straseducenti troviamo subito un minuziosissimo elenco riassuntivo – perché l’urletto ansioso che apre il libro dev’essere istantaneamente mitigato da una botta di estasiata tenerezza bimbominkia,
i suoi occhi liquidi di topazio [...] i capelli bronzei, spettinati [...] i denti perfetti e brillanti [...] Il suo modo di parlare fluido e articolato era per me inimitabile
non serve a tirarla su di morale nemmeno il lussuoso regalone che vorrebbe farle Edduccio – pubblicità,
“Sai cosa farebbe per te? Una bella Audi Coupé. Silenziosa e potentissima…“
(perché dopo il successo stratosferico del primo libro, insomma, altro che Volvo – Audi, Mercedes, Porsche, Ferrari! – sarà un continuo susseguirsi di siparietti promozionali coi personaggi che si prendono una pausa dalla storia – salve, sono Troy McClure – e si trasformano in concessionari piacioni d’auto usate) quel pomeriggio, quello del suo compleanno, Bella ed Edduccio se ne stanno sul divano di casa a guardarsi in televisione Romeo e Giulietta – Bella è una fan bimbominkia di Romeo,
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Poveri poveri catto-bruti impauriti che non possono ricorrere alle maniere spicce dei bei tempi andati quando si strapazzava la gente scema e superstiziosa e ignorante con quei deliziosi vaneggiamenti autoritari così disumani e violenti e celestialmente splatter, che è il linguaggio che più s’addice ai sant’uomini di fede – salmodiava Padre Pio (santissimo!) a proposito dell’aborto, senza peli sulla lingua (santissima!),
Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità [...] I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un’abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei genitori assassini
bei tempi, altri tempi, ah! (sospiro), al giorno d’oggi per fare quello sporco lavoro là del cattolico regnante, promuovere sofferenza e inciviltà e ignoranza e disperazione, che noia, sono necessari mezzi molto meno grossolani, più subdoli e macchinosi; uff!, non si può neanche più parlare di anima e di eternità e di peccato e di inferno, è come parlare delle renne di babbo natale a nessuno gliene frega niente, si può giusto delirare un tantino rivendicando per esempio, che ne so, il valore sacro di vaghissime non meglio identificate astrazioni spirituali, come l’ammore di Giuliano Ferrara – che lo vede così, il fine ultimo della pillola RU-486 (cito)
Perché sia compiuta l’opera di scristianizzazione dell’amore
oppure, per esempio, si può buttarla sul vetusto muro contro muro politico-ideologico peppone e doncamillo abbaiando contro i comunisti senzaddyo che ci fanno il lavaggio del cervello – è la strada che ha scelto Gabriella Carlucci, cito
L’AIFA è stata condizionata dalla campagna ideologica e relativista messa in atto dalla sinistra italiana
ma anche qui, che volete, a nessuno gliene frega niente – a parte certo qualche sparuto gruppuscolo di satolli bburinoni celtocrociati che c’hanno mezzora di tempo libero prima della partita di calciotto – oppure ancora, ecco, si può ribaltare la situazione facendoci la parte dei compassionevoli difensori della donna randagia abbandonata in autostrada dalla società cinica e senza scrupoli (cito)
si cerca di scaricare sulla donna sola la responsabilità della decisione. Si torna a una forma di privatizzazione dell’interruzione di gravidanza. All’inizio si è legalizzato l’aborto proprio per toglierlo dalla clandestinità, ora il medico se ne lava le mani e il peso di coscienza ricade sulla donna
ma insomma è un ribaltamento così evidentemente pretestuoso (una donna che vuole poter abortire è una donna che vuole potersi prendere in prima persona la responsabilità di abortire) che no, meglio lasciar perdere, troppa confusione, l’unica debole possibilità d’arginare lo sporco mondo freddo e insensibile e scientista è opporgli qualcosa che pretenda d’inserirsi in questo stesso suo ordine di idee, razionale, niente animelle e inferno e ammore e comunisti e coscienze, bisogna muoversi (almeno apparentemente) su argomenti basati sulla sostanza più concreta e verificabile delle cose (noi? oh, noi? noi siamo “uomini di ragione” – cit. Giuliano Ferrara – mica c’appecoroniamo su strampalate credenze primitive dettate da una combriccola di mistici arteriosclerotici asessuati in sottana) – si tratta comunque di argomenti ridicoli, ma insomma oh, ci si prova – e allora ecco che
1) si tenta di controbattere sul piano scientifico: la pillola RU-486 fa male alla salute, uccide, cito (dall’interrogazione dei quattro senatori dell’Ave Maria)
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