Twilight Saga #1: Stephenie Meyer, l’autrice più mona

ovvero: l’università dove ti controllano la lunghezza delle basette, Gesù Cristo che beve la Drive Beer, i sacri super-poteri dei piccioni in calore, lo scrittore impossibile, il profeta più scemo del mondo e tanto altro ancora

Prima di cominciare a raccontarvi com’è che va la storia, pensavo, devo raccontarvi qualcosina della persona che ci sta dietro, Stephenie Meyer, perché ci sono un sacco di cose nei suoi libri – cose come: i ferocissimi caratteri di astinenza, castità, sottomissione (femminile), strizza dyvina, sofferente rettitudine, eternità, antiabortismo folle – che hanno a che fare con la sua religione, che è una religione molto stupida, molto arretrata bigotta totalizzante e super-restrittiva che si chiama mormonismo.
Eccovi un sommario, così potete saltare qua e là come vi pare:

1) l’università che ti spia la peluria
2) i personaggi stronzi ma dal cuore d’oro
3) l’angelo cazzaro e il profeta mona
4) il teorema dello scrittore mormone
5) ho sognato un vampiro coi capelli sporchi
6) Gesù che beveva la Drive Beer
7) il superpotere dei piccioni in calore
8) il matrimonio immortale
9) abbasso i froci
10) la donnina invertebrata
11) le femministe mormone
12) gli incredibili cagacazzi

Stephenie Meyer è una mormona che è cresciuta in una famiglia di mormoni e ha studiato in una università di mormoni, tale Brigham Young University, nella quale gli studenti devono rispettare un cosiddetto “honor code” che prevede proibizioni tipicamente mormone del genere: niente sesso, niente alcol, niente tabacco, niente caffè (o tè), niente parolacce, niente pornografia, niente youtube; e poi: onestà assoluta, partecipazione attiva alle cose della Chiesa, abbigliamento controllato, delazione per chi sgarra, niente barba o pizzetto, niente pantaloni attillati, niente pance di fuori, le basette mai più basse dei lobi dell’orecchio, cose così – depliant d’istruzioni della BYU:


Stephenie Meyer va molto fiera della sua educazione mormona e se ne rende benissimo conto, sì, che c’ha una certa influenza sulle storie che scrive (cito da questa intervista):

Sono cresciuta in una comunità dove non era eccezionale essere una brava ragazza. Era scontato. Tutte le mie amiche erano brave ragazze, e anche tutti i miei fidanzati erano bravi ragazzi. Tutti quanti erano molto carini. E questo influenza il modo in cui scrivo i miei personaggi. Non ci sono molti cattivi nei miei romanzi. Persino i cattivi di solito hanno una buona ragione per esserlo, e alcuni di loro si redimono alla fine. Non credo che il mondo sia pieno di negatività.

E già s’intravvede inequivocabile il profilo di chi – come Stephenie Meyer – è vissuto da sempre in un piccolo mondo asfittico e sigillato, finto, rigidissimamente convenzionale, ottuso e ipocrita, e ad un mondo schifoso fatto così ci si è piegato in tutto e per tutto, ci si sente a proprio agio, felice, realizzato, perfettamente in armonia cogli stupidi principi ultradogmatici che lo regolano [1].

Ma cominciamo, vediamo un po’ com’è che funziona la religione di Stephenie Meyer, il mormonismo; partiamo dall’inizio, com’è che è nato – ve lo sintetizzo:

c’era una volta un contadinotto ignorantello americano, Joseph Smith, che incontrò un angelo che si chiamava Moroni, e l’angelo Moroni gli disse “in quella collina là, quella vicino alla fattoria, sottoterra, ci stanno nascoste le tavole d’oro su cui c’è inciso il libro di Mormon, l’antico profeta israelita che coi suoi amici e parenti – nessuno lo sa, ma è così – arrivò in America nel quarto secolo dopo Cristo; e quindi va’, scava, prendi le tavole e trascrivile in americanese usando come guida traduttrice lo Spirito Santo, e poi fondaci su una religione, ché il libro di Mormon è il libro dettato da Dyo migliore di tutti, pure meglio della Bibbia – ma poi le tavole d’oro mi raccomando ridammele che me le porto via, non mi va che le fai vedere in giro”.
Continua a leggere »

Ebraismo independent: Dyo Wanted (by Lapo Elkann)

Aspettatevi che nei prossimi tempi Dyo si faccia ancora meno reperibile del solito, perché pare che Lapo Elkann lo stia cercando. Ebbene sì, proprio lui, il nostro eroe dal barrito interiettivo: s’è incamminato di recente “sulla strada della conversione” ed è appena tornato da un “viaggio spirituale” in Israele, gliel’ha consigliato il suo amico fotografo Steven Klein, reclutatore di “cool jews”; il think tank dei Lapo-cloni dev’essersi già messo al lavoro su qualche lussuosissima magliettazza della salute (ottanta euro) col logo del prepuzio scalpato tricolore, sulle maschere kosher per lo snowboard (quattrocento euro) complete di treccine laterali peyot in fibra di carbonio – per adesso, intanto, hanno fatto queste scarpe qua, l’ha disegnate Lapo in persona (ci teneva perché lui è “patriottico”), le Superga israelianizzate (la foto l’ho presa dall’ultimo Vanity Fair)(un clic per vedere l’immagine più grossa).

Berlusconi tale e quale: una settimana con Libero di Vittorio Feltri

Se non sei una procace, giovane, disinibita bburinazza ben stuccata col boccone clownesco largo e rosso e due tette gonfie grosse così, se non sei il suo tipo, cioè, o se peggio ancora – te tapino! – soffri d’una tale disperata sfiga che c’hai un cromosoma spaiato e troppa troppa strizza per affrontare il viaggio solo andata (addio caro piccolo pendulo PierWilly) a Casablanca, niente paura, c’è pur sempre una via tutto sommato abbastanza soddisfacente per sublimare il proprio infuocato desiderio di congiungimento carnale col capo dei capi: scrivere su Libero di Vittorio Feltri (oppure meglio: essere Vittorio Feltri – ma è un caso limite).

Silvio Berlusconi Incubo a 6000 metri

Che sia un modo efficace per estinguere certi bestiali impulsi sessuali è reso evidente da questa ultima iniziativa di Libero, Berlusconi tale e quale, fascicoli agiografici che celebrano senza ritegno l’uomo, l’imprenditore, “il Cavour formato Brianza”, il fusto, il politico, l’agronomo, il musicista, il figlio, il ladro di biscotti, il tutto, una serie di articoletti appassionati e innamoratissimi che fanno risuonare nella mente del lettore l’eco di un amplesso immaginario “sì! sì! ancora! ancora! di più! sì! sì!” – anche se ovviamente bisogna far finta che non è vero niente, quale agiografia, quale amplesso (fa parte del gioco: è come quelle coppie felicemente accoppiate che giocano a prendersi con la violenza, rudemente – ma è un gioco, appunto), bisogna fare la faccia di quelli tutti d’un pezzo, duri e puri, e dichiarare solenni che no, col cavolo!, noi di Libero non siamo mica degli svergognati spasimanti, al contrario, non c’abbiamo come tanti altri la sindrome della “inchinite”, anzi,

avremo il difetto della sincerità e una buona dose di ironia, che non sempre è gradita tra i cortigiani

roba seria, pesante, scomoda,

non diremo ad esempio che, pur essendo molto alto, Silvio superi in centimetri Gianfranco Fini…

perché la verità, la sincerità – anche se inopportuna – viene prima di tutto (qui è Renato Farina aka Betulla che scrive),

le mie note, che come quelle di un amico osa talvolta dirgli di levarsi il prezzemolo dai denti, sono sincere

Ma non c’è niente da fare, il Ti Lovvo di Libero la spunta prepotente quando ci si mette davanti a foto così, sensualissime

Silvio Berlusconi il fusto
Continua a leggere »

Il nuovo testamento secondo Francesco Facchinetti, cioè le Avventure amorose (finite in casino) di GìCì e di Maddalena, quella che se la mena

Non c’è niente da fare: quelli che vantano un rapporto diretto, privilegiato e pieno di ricambiate smancerie con Dyo sono nella migliore delle ipotesi degli ingenui minchiabaluba privi di cervello, oppure peggio, più spesso, dei viscidi repellenti invertebrati maniaci pieni di sé; mi segnalano a tal proposito l’ennesima esternazione divinocentrica (io e GìCì siamo pappa e ciccia) di Francesco Facchinetti, che riesce a combinare mirabilmente le suddette categorie – le sue accorate rivendicazioni di fede

Sono cattolico praticante, ex-catechista. Mi danno del bacchettone. La gente ha un’idea distorta dei cattolici

le sue illuminanti specificazioni (di cui già sapevamo)

I ragazzi con cui sono cresciuto erano ciellini, ma senza gli occhialini e il dolcevita da sfigati. Avevano la cresta, ascoltavano i Ramones e andavano ai concerti punk. Puoi essere cattolico e avere i tatuaggi e le All Star

ma soprattutto il suo filo diretto con GìCì

Pregare non vuol dire solo recitare il Padre nostro, ma parlare con Gesù, in ogni momento, anche quando sei in macchina nel traffico e gli dici: “Gesù, ma che casino c’è?”

m’hanno fatto venire in mente una cosa terribile: com’è che devono esser state ulteriormente incretinite (oh, pare impossibile!) le storielle del nuovo testamento attraverso il cervello – diciamo così – di Francesco Facchinetti; e ricorrendo ad uno scrupoloso abbinamento di immagini e battute (tutte testualmente riprese dalle sue – diciamo così – canzoni) sono riuscita a produrre alcuni fermo-immagine del pensiero-neotestamentario di Francesco Facchinetti, eccoli qua di seguito (c’è GìCì che parla con Pilato; c’è GìCì che incontra Maria Maddalena; c’è l’ultima cena; c’è la flagellazione; c’è il succo del messaggio cristiano; c’è la via crucis; c’è il tradimento di Pietro; c’è quella di Non è la Rai che ha viaggiato nel tempo; c’è la crocifissione; e c’è la nascita, per concludere in bellezza):

Continua a leggere »

Malvestita #345 – Dio preferirebbe l’autocombustione

9 febbraio 2009 /

Dio non può che benedire le riunioni di lamentosi parassiti che pregano tutti assieme in strada coi cartelloni “no all’eutanasia” e si riscaldano a vicenda gli infreddoliti cuoricini cristiani leggendo qualche commovente pezzettino preso a caso dalle scritture (che consultano così, come fosse il libro delle risposte – tanto non funziona uguale, provateci: “Dio, domani ci sarà traffico?”, chiudo gli occhi e apro a caso, dice “il tuo piede non si è gonfiato in questi quaranta anni”, uhm, ah, ok Dio, grazie), non potrebbe esserci una circostanza di maggiore sintonia con Dio, che si sa, è sempre stato un vero duro tutto d’un pezzo come ce ne sono pochi, e se glielo avessero chiesto all’epoca, migliaia di anni fa, quando ancora si manifestava personalmente ai suoi biografi appena sfornati a-sua-immagine-e-somiglianza, cioè alle tribù di buzzurroni pecorari stupra-pecore, se gli avessero chiesto “caro Dio, scusa, c’è un nostro amico che sta tanto soffrendo, che ne dici se lo lasciamo morire così, in pace?“, Dio avrebbe fatto una smorfia di scandalizzato disgusto e gli avrebbe urlato contro “checche! checche! è questo che vi ho insegnato? a morire da checche? piuttosto, se proprio volete fare in fretta, vediamo, potrei bruciarvelo vivo il vostro amico, oppure farlo inghiottire da un terremoto frulla-ossa, oppure, per esempio, un classicone: sbranato dai lupi! sofferenza intensa prolungata e irragionevole, cosa c’è di meglio? ve l’ho spiegato mille volte! ma da checche no!”

è un sogno ad occhi aperti: diciassette anni di morte non-stop, che bellezza!, e potersene gustare appena qualche giorno da lontano, così, in vacanza, la sofferenza sottovuoto di un qualche estraneo sfigatone da custodire e difendere per hobby, e sulle prime pagine dei giornali poi, che emozione!, senza alcuna minima consapevolezza ma sprizzanti ottusità egoismo e prepotenza, sentendosi lievitare di punti bonus la propria animuccia caritatevole e tutto ciò sulla pelle di qualcuno che non c’entra niente, ed è disintegrato da un dolore privatissimo e gigantesco e incomprensibile. E con questi stupidi e arroganti papponi che si smerdano per convenienza politica, che storia deprimente di invadenza e di ingiustizia, io ci riprovo: “Dio falla finita, ok?”, chiudo gli occhi e apro a caso “il bue sarà lapidato e non se ne mangerà la carne”, oh be’, appunto, niente da fare.

(la tizia qua su, se volete, cliccandoci sopra si vede più grande)

« Post precedenti
Post successivi »