Be’ ma che volete era solo questione di tempo, sono anni che lo sciagurato non fa altro che raccontare cazzate e cazzate a manetta su qualsiasi – dico qualsiasi – argomento, e tutti là beati a premiarlo e a ridacchiarsela e a paccargli sulle spalle uhuhuh che eccentrico artista burlone; era inevitabile, a forza di cazzarare istericamente a vanvera qua e là avrebbe imbroccato prima o poi la cazzatona epic fail su qualche argomento davvero sensibile; e adesso per l’appunto ha fatto semplicemente ciò che ha sempre fatto, la stessa identica cosa di sempre, raccontare cazzate: è stata la cazzata della coca ma poteva essere, che so, qualsiasi altra inopportunità delirante (ehi, dipende anche dalle citazioni a fumetti che ha letto negli ultimi tempi sulle etichette del vino rosso), poteva essere la pederastia (“è una costrizione capitalistica borghese, un mio amico poeta neo-neoplatonico che stimo molto la pratica secondo gli insegnamenti di Socrate e degli antichi greci, un ragazzino biondo tutti i giorni con regolarità, e negli intervalli molta frutta che fa bene”) oppure che so la rapina a mano armata (“rapinare è una attività legittima e anzi è alla base della società anarchica come diceva Proudhon, poiché la proprietà privata essa stessa è un furto e dunque il capitalismo è un paradosso che si autocondanna, e io nel frattempo al mercato rapino molta frutta che fa bene”); e allora ecco che per la prima volta le compiacenti bignardette che si bevevano allegre e ridacchianti qualsiasi cazzatona musical-filosofico-letterario-politicheggiante ecco che drizzano le antennine scandalizzate e percepiscono la Cazzatona e stringono le chiappe e gli urlano contro un (meritatissimo) COSA CAZZO HAI DETTO – ma lui è sempre lo stesso, non è cambiato di una virgola, ha continuato a fare quello che sa fare meglio (sa fare poco altro), ha fatto quello per cui l’avete sempre ammirato e coccolato, raccontar cazzate, è sempre lui,
e pensare che adesso se ne va, che lo scaricano e ce lo buttano fuori da qualsiasi posto a calci nel sedere, devo dirlo: è un cazzaro imperdonabile ma a me un po’ già mi manca.
È in corso una patetica cripto-campagna pubblicitaria tutta italiana che ha per protagonisti (chissà, forse inconsapevoli) Madonna e il suo ex Guy Ritchie: gli hanno cucito addosso una strampalata bufaletta giornalistica, cavalcata come sempre – indovinate! – da quei cialtroni di Repubblica (e poi come sempre, a partire dalla contagiosissima ebola-sidebar di Repubblica, la cosa s’è diffusa inerzialmente su dozzine di nanoblog copia-incolla e sitarelli vari ricicla-gossip), “una clamorosa rivelazione” la chiamano quelli di Repubblica, una deprimente intervista shock che sarebbe stata rilasciata nei giorni scorsi da Guy Ritchie a una fantomatica rivista inglese, Girl, nella quale il povero uke Guy Ritchie si lamenta delle perversioni sessuali di Madonna, così tragicamente narcisista che lo costringeva a scopare
“con il sottofondo delle sue stesse canzoni”
fosse stato per lui, invece, “io preferivo il sesso sul letto ma lei lo voleva complicato”, e nel bel mezzo di questo crudele penosissimo autoritratto masochista – “conosco a memoria Secret, Vogue, Holiday e tutte le sue oltre 500 canzoni perché ero costretto ad ascoltarle anche nei momenti più intimi” – ecco che Guy Ritchie improvvisamente si trasforma nel commesso secchione di un negozio di arredamenti,
“Amava particolarmente farlo sulla “Sound”, una poltrona dotata di un sistema audio integrato per l’ascolto stereofonico della musica, collegabile a un qualsiasi lettore mp3 ha due altoparlanti invisibili nella spalliera. Ne possedeva 10 di colori diversi. Era maniaca del Made in Italy, se le faceva arrivare dall’Italia perché andava matta per il design della prestigiosa griffe Natuzzi“
che sembra precisamente la cantilena robotica di una didascalia pubblicitaria, no?, e suona un po’ strana, eccome!, suona ancora più strana se considerate che appena un paio di giorni fa, sempre su Repubblica (uh ma tu guarda, che coincidenza!), è apparsa la notiziona bomba: Madonna s’è convertita al made in Italy, adesso va pazza per l’arredamento made in Italy (prima invece no, così così), ha cambiato tutti i mobili di casa e cosa non s’è comprata, toh,
la poltrona Sound e il divano Surround di Natuzzi, non a caso dotati di casse audio e dispositivi per collegare l’i-Pod, integrati nel poggiatesta e negli angoli, per unire l’utile al dilettevole e ascoltare la musica- ovviamente musica dance- in totale relax.
ma come, la poltrona non ce l’aveva già?, è strano, perché Madonna e Guy Ritchie si sono lasciati, dunque, vediamo, nell’ottobre del 2008, la poltrona dovrebbe avercela minimo da un paio d’anni – è strano eccome! – e allora forse è necessaria una guglata per sistemare le cose, per trovare la fonte originale della “clamorosa rivelazione” di Repubblica, e gugla che ti gugla, niente, non si trova niente, non c’è un solo sito straniero che riporti la “clamorosa rivelazione” delle chiavate musicali sulla Natuzzi – peggio ancora! non si trova da nessuna parte il minimo accenno al nuovo mobilio made in Italy di Madonna, al suo innamoramento per la roba Natuzzi – e poi del resto, adesso che ci penso, Guy Ritchie disse un po’ di tempo fa (qui) che lui e Madonna prima di divorziare non facevano sesso da due anni, cioè dal 2006, ehi!, e la poltrona Sound della Natuzzi è stata buttata sul mercato soltanto nel 2008, accipicchia, c’è qualcosa che non quadra. Saranno mica notizie farlocche? Dài, Non è possibile!
Cosa rimarrebbe della musica pop italiana senza la promozione, senza il su e giù promozionale delle interviste e delle ospitate e delle recensioni, senza lo scemo del villaggio – l’artista – che se ne va in giro tutto bello azzimato esibendo inconsapevole la siderale buffissima distanza che c’è tra le intenzioni (un qualche sconclusionato groviglio di pomposità auto-esegetiche) e il risultato (squallida musichetta terra-terra); cosa rimarrebbe della musica pop italiana senza lo scemo del villaggio che pontifica di arte/amore/vita/universo assieme a qualche brillante pirla-generator di cicalecci televisivo-radiofonici, senza il giornalista musicale che s’avvanvera salivoso in una vertigine di ampollosi deliri fatti di insignificanza e incompetenza; cosa rimarrebbe della musica pop italiana a toglierci via l’unica cosa bella che c’ha, il sollazzo che è provocato dalla ostensione promozionale dello scemo del villaggio tra gli scemi del villaggio – rimarrebbe la musica, ok, ma che ci volete fare con una musica così, ascoltarla? ma per piacere: meno male che c’è la promozione, che è l’unica cosa bella della musica pop italiana, un po’ di sollazzo alla faccia dello scemo del villaggio, che è pur sempre qualcosa.
Per dire – sollazziamoci – il nuovo disco di Carmen Consoli, sommario:
1) la musica di merda
2) il percussionista nero ciccione
3) come si scrive una canzone di Carmen Consoli
4) JANG e il Sai Baba Franco Battiato
5) la borghesia quando la vedeva Buñuel
6) qualcosa che nutra l’anima
7) le mutande di un uomo e i negozi di elettronica
8) Carmen Consoli e Francesco Facchinetti: tutta colpa di Dyo
9) la mistica illuminista
10) l’oroscopo e i cioccolatini alla base delle scienze moderne
11) esperienze paranormali
12) Jenny la fidanzata del vero e unico uomo scimmia
13) gli inevitabili aneddoti alleviani
questo disco che si chiama Elettra, che è uscito un paio di settimane fa, non vale un’infinitesima frazione del sollazzo provocato da Carmen Consoli in tour esegetico-promozionale, Carmen Consoli che simula intelligenza e profondità e originalità e impegno – che dice
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ovvero: il divo dei fotoromanzi Gordon Grey, i controllori coglioni delle FS, la disintossicazione da stress, l’imitatore telefonico dei servizi deviati, l’Actors Studio, Alberto Castagna che si tocca le palle, la posizione supersegreta dello Yoga, un maestro Zen chiamato Kamy e molto altro
Sentite qua che storia: c’era una volta Sabina, piccola fiammiferaia slava di umilissime origini, povera e maltrattata, che a quattordici anni scappò di casa col surfista di fama mondiale, colpo di fulmine!, e poi però a diciassette anni mollò il surfista di fama mondiale e venne a cercar fortuna in Italia, senza documenti e senza un soldo, spiantata ma coraggiosa, determinatissima, e a Roma incontrò per caso – per strada: ehilà, chi si vede! – incontrò il divo bonazzo dei fotoromanzi e fu subito colpo di fulmine, il secondo, e grazie al divo dei fotoromanzi arrivarono i primi lavori da modella, lo showbiz!, e fu notata dal produttore bellissimo che somigliava ad Al Pacino e di nuovo BAM! colpo di fulmine, au revoir divo dei fotoromanzi, e arrivarono i primi lavorucci in televisione e al cinema, i salotti bbene, e finì per conoscere l’italiano più influente di tutti, colpo di fulmine!, l’amore più grande della sua vita – ma soltanto spirituale, platonico – e cominciò a intrallazzare in posti esclusivissimi con gli uomini più famosi e facoltosi del mondo, e il tutto – questa sua irresistibile scalata su su fino alle stelle, dalle “pulizie in fabbrica” alle fiscio con Fabio Testi e alle serate con Apicella – grazie semplicemente al suo “charme” e al suo “saper ascoltare” e agli insegnamenti del suo “maestro Zen” e al ferreo proposito di “non darla mai a nessuno”.
Cioè, come dire, le allegre donnette che gironzolano intorno a Silvio Berlusconi mettono a dura prova la nostra credulità con una disinvoltura e una stravaganza che al confronto, lo stesso Silvio Berlusconi – che si sa di queste cose è maestro – quasi quasi ci fa la figura del pivello.

Che ve ne pare – ora ci leggiamo assieme qualche pezzetto dall’intervista – non sarà magari all’altezza degli autisti di Craxi e degli stallieri bombaroli e delle corna ai boyscout, va be’, ma siamo comunque a un livello d’altissima eccellenza, no?, nei dintorni come minimo delle improbabili sceneggiature che stanno dietro certe squallidissime fiscio Mediaset, sapete, di quelle con le pubblicità col MIDI roboante “in prima visione tv” (prima e ultima) e il nome del regista finto anglosassone “con la regia di Steven H. Papparone Maroney” (fanno come le pornostar, c’hanno il nome d’arte per non farsi riconoscere, si vergognano)(e per la cronaca, già che ci penso, c’è giusto una pubblicità del genere in rotazione da qualche settimana, di una robaccia che si chiama Intelligence – appropriatissimo – con Raoul Bova e la regia di uno che boh, a proposito di pornostar, appunto, si firma Alexis Sweet), la vita di Sabina Began – o almeno, come dire, questa cosa bizzarra che c’ha raccontato lei – potrebbe infilarcisi alla perfezione, eccome!, nella sceneggiatura alticcia di una fiscio Mediaset:
A 14 anni sono scappata di casa con Andy Laufer, un campione di windsurf conosciuto in discoteca
e poi però lui la tradisce, nonostante gli sforzi della piccola Sabina,
Ero stata così ingenua da pensare che, per tenere lontane le altre donne, bastasse il bagnoschiuma che gli avevo regalato
e allora, anziché tornarsene a fare “le pulizie in fabbrica” (e a rimorchiare surfisti in discoteca),
a 17 anni, senza passaporto, sono salita su un treno per l’Italia. Quando passava il controllore, mi accucciavo sotto il sedile
e in Italia
a Roma ho cominciato a fare la babysitter. La svolta è arrivata in Piazza di Spagna quando ho incontrato Gordon Grey, il mio idolo dei fotoromanzi. Gli ho chiesto l’autografo, lui mi ha lasciato il numero di telefono. Il giorno dopo vivevo a casa sua.
e poi, mollato Gordon, passa da un appartamento “con un’amica showgirl, Fanny Cadeo” al “vicino di pianerottolo Paolo Bonolis” a
Giovanni Di Clemente, il produttore. Bellissimo, sexy, sembrava Al Pacino
lui è sposato (Al Pacino, eh?, uhm) e Sabina gli fa da amante per sette lunghissimi anni, ma poi però siccome lei è “una ribelle, uno spirito libero”, lo molla così su due piedi, gli ridà indietro le pellicciazze di visone e i collier di diamanti e le confezioni di pasta a forma di cazzetti, “gli ho restituito tutto e l’ho lasciato” – intanto comincia a lavorare in televisione e anche là si vede che è una ribelle, uno spirito libero,
Mi avevano fatta bionda ma io non mi ci vedevo, e un giorno mi sono presentata con i mie capelli neri. Non fui cacciata perché Alberto Castagna diceva che portavo fortuna
e al cinema uguale [*], vogliono affibbiarle la parte della protagonista bellissima e giovanissima ma lei non ci sta, punta all’Oscar e vuole fare la megera,
Pensavano di farmi fare la bella del film, io invece volevo dimostrare che potevo interpretare la madre rugosa
finché un bel giorno, “grazie a una coppia di amici stranieri”, conosce Silvio Berlusconi e la sua vita cambia per sempre (se l’è tatuato sul piede: “illumini la mia anima e cuore per sempre S.B.”),
mi ha folgorata con il suo carisma [...] mi ha regalato un dvd dei suoi discorsi [...] è un rivoluzionario, un combattente per la libertà e per il popolo [...] c’è chi si tatua il volto di Che Guevara, per me è la stessa cosa
il loro è “un rapporto assolutamente platonico” che le spalanca le porte del jet set internazionale, se ne va a cena con Roman Abramovič e fa da cicerone a George Clooney tra le stanze da letto di Palazzo Grazioli,
era ammirato dal letto a baldacchino, quello che il presidente ha fatto realizzare identico al modello raffigurato in un quadro portato in regalo da Putin
e non c’è niente di strano, maliziosi comunisti invidiosi che non siete altro,
Mi sono comportata con autenticità, mantenendomi indipendente [...] Non la do a nessuno. Ho un certo charme, mi so comportare. Al mondo una persona fidata, una confidente che sa ascoltare, vale più di un cognome o di un titolo.
non c’ha nulla a che fare con le escort, Sabina, e anzi, quali escort?
Non credo alle registrazioni. In giro ci sono abilissimi imitatori della voce di Berlusconi. E se anche il presidente fosse interessato, non avrebbe certo bisogno di pagare una donna
e non c’ha nulla a che fare nemmeno con la cocaina di Tarantini,
Io che da anni mangio solo cibo biologico, patita di Yoga in grado di fare posizioni che si acquisiscono solo dopo anni di meditazione ed esercizio. Sono una seguace di Kamy, un maestro Zen che ho conosciuto a Lanzarote
e nelle intercettazioni telefoniche dove si parla di una Sabina che s’è sentita male (ci sono Tarantini e un altro tizio che parlano tra loro di coca), e c’è questa Sabina che dice “basta disintossicarsi da questa vacanza”, pensate un po’ – era in vacanza, sì, ma stressatissima,
Quando nelle intercettazioni parlo di disintossicazione, intendo dallo stress
E non infierite, poveraccia, che Sabina non ce la fa più a “rassicurare mia madre al telefono ogni giorno” – è preoccupata.
[*] sì va be’, cinema!, un film che si chiama Aitanic diretto da Nino D’Angelo – ma c’è una cosa interessante, sì, perché la scheda del film (eccola) dice che Sabina Began “ha frequentato l’Actors Studio di New York”: quando? come? non si sa, lei non ne parla, boh, chissà, forse tra il surfista famoso e Gordon Grey (quando passava il controllore, Sabina si nascondeva sotto il sedile del Boeing 747)
di Betty Moore,
Categoria: l'amore ai tempi delle malvestite, very important malvestite
C’è lo “scrittore e regista dei sentimenti”, Federico Moccia, che ha scritto su Chi una cosa molto commovente che suona così, ve la riassumo – ve la traduco:
“dyo solo sa quanto vorrei essere una snella conturbante pischelletta che s’agita alla tele tutta scema e disinibita e si fa ingroppare dal virilone superfigo mezzo uomo e mezzo cavallo, ah!, oh!, me tapino!, dyo crudele che m’hai rinchiuso in questa prigione di goffo indesiderabile flaccidume maschio!, ma io non mi do per vinto, no!, perché c’è ancora la fantasia, c’è ancora il sogno, quello bagnato! posso ancora sognare e bagnarmi!”
E cosa mai può averlo ridotto così?, povero vecchio lubrico frignone!, è stata la lovvo story Elisabetta Canalis George Clooney, nientemeno!, che materializza d’un colpo i suoi più umidi rimpianti esistenziali,
ci regalano la speranza che possa accadere anche a noi, che non sia poi così assurdo crederci [...] rappresentano un sogno d’amore talmente stupendo che non sembra vero [...] il desiderio di essere come loro
Federico Moccia è una cenerentola calva querula e irsuta che scruta trasognata il castello scintillante del principe azzurro, irraggiungibile ma chi lo sa,
le favole non abitano solo nei libri [...] la realtà che diventa più bella di una favola [...] per me è il modo di vivere dal vivo una fiaba [...] C’erano una volta un principe e una ballerina. si guardano negli occhi e stupendo tutti si innamorano
è come diceva Antoine de Saint-Exupéry,

il cuoricino di Federico Moccia è sconquassato dai dolci tormentosi tubii del vippazzo e della sciacquetta, dalla sfrontata esibizione di un amore che sembra impossibile, “da favola”, che gli fa tornare in mente quei meravigliosi filmetti che amava tanto da ragazzo – Flashdance! Il principe e la ballerina! Vacanze romane!
come in quel film del 1957, in cui una splendida Marilyn Monroe interpreta Elsa, esuberante ballerina americana, e diventa la compagna del granduca Carlo di Carpazia, interpretato da Laurence Olivier [...] e mi viene in mente il personaggio protagonista di Flashdance, operaia di giorno, ballerina di notte
oh che struggenti ricordi!, di quando il giovane Federico Moccia andava dal daddy in lacrime e implorava “daddy senti ma invece che lo sceneggiatore per le fiscio, ti prego!, mi puoi raccomandare come ballerina di giorno e operaia di notte?”

meno male che ci sono Ely e George: lei, che è il prototipo della femmina mocciana a tutto tondo,
una ragazza che vuole ballare, cantare, rappresentare qualcosa nel mondo della televisione e del cinema
e lui che invece, dyo! – lo sapete, Federico Moccia c’ha quella sua maniacale fissazione per il renegade motociclista, lo fa diventare pazza – è un supplizio!,
In ogni favola che si rispetti c’è un principe [...] George, icona maschile, faccia da mascalzone irresistibile [...] Lui centauro d’amore, un moderno cavallo bianco, potente e temerario, per rapire lei, la sua principessa ballerina, che abbracciata a lui si lascia portar via sulle strade assolate
e una calda lacrimuccia gli cola giù giù fin sul mento, perdendosi nel rivoletto di bava schiumosa – ti lovvo!
di Betty Moore,
Categoria: l'amore ai tempi delle malvestite, maschioni, very important malvestite