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Cavalli Man, la copertina del numero uno

Oggi voglio farvi vedere questa copertina qua a fianco che ho disegnato (divertendomici un sacco!) per una cosa che m’è venuta in mente qualche giorno fa - cercate di capirmi: sono giornate di grande trambusto e dormo male, mangio male, vedo tutto appannato, sono parecchio rincitrullita - dateci un’occhiata e ditemi un po’ voi se non è da ricovero coatto, l’idea è questa: una serie di mirabolanti avventure a fumetti (che ne so, direi magari a cadenza settimanale, tipo la striscia della domenica) incentrate sulla coppia di super alfieri della bburinità maculata Roberto Cavalli e il suo umile assistente creativo nonché braccio destro Cubo Leopardato (eh?! chi?! ma come, lui!), già ho pensato a qualche interessantissima (urca!) gag per raccontarvi com’è che si sono incontrati, com’è che Cavalli è diventato Cavalli Man, com’è che hanno sconfitto il loro primo super-acerrimo-nemico (io non ve lo dico, suspense, provate a indovinare chi è) - l’immagine qua sotto è cliccabile se volete vederla più grande (ovviamente si tratta d’una parodia batmaniana, spero si capisca, ma forse no: quei cosi rotondi sparati per aria sarebbero i Cavalli-segnale).

Ah che scema, mi dimenticavo la cosa più importante di tutte: a voi piacerebbe, così a scatola semi-chiusa, di leggere una cosa così? (ma che domande! lo faccio solo per sentirmi dire che mi volete bene e che mi trovate ganza - quanto sono ganza?)(nun sei ganza pe’ gnente Betti Moon, a me me stai in culo sei una fistola)

Valentino, The Last Emperor: il trailer esclusivo delle Malvestite (un biopic che contiene tra le altre cose Armani spalmato di formalina, Cavalli dispettoso, Ken di Barbie, degli schiavi cinesi e la Sozzani in borghese - non sottoforma di pipistrello cioè)

Avete presente che a Venezia è stato presentato questo film, Valentino eccetera, che a leggere in giro mi sembrava dovesse essere una specie di reality scialbissimo dove ci sono lui e il suo collaboratore preferito (forse lo conoscete, Giancarlo Giammetti, praticamente Little Tony ibridato con Baglioni e Renato Brunetta) nel backstage delle sfilatone ultramondane che fanno le simpatiche gag alla Gianni e Pinotto tipo “gay ha detto cosa?” “cosa?” “a-ah! fregato!”; invece no, date un’occhiata al video qua sotto - che è un trailer superesclusivo che non dovete perdere per nessuna ragione al mondo (l’ho messo su Vimeo che è ad alta risoluzione; qui, se preferite, l’ho caricato su Youtube) - e insomma si capisce perché gli hanno riservato recensioni entusiaste, standing ovation, lacrime e svenimenti: accidenti, è un filmone!

(e sì va be’ dai, perdonatemi il barbarico taglia e cuci - e l’accostamento anche - che ho imposto a una così prestigiosa composizione)

Academy Awards 2008 - il Malvacarpet

Juno lo devo ancora vedere e non saprei dire, però intanto ho letto qualcosina in giro della sceneggiatrice Diablo Cody (che abbiamo già visto al festival de roma) e posso dire che a me, pure se le piace tanto stupire con questo suo accroccarsi coatto ultra-malvestito sul maculato teschietti un po’ zoccola punk-chic andante (ma, mi sembra, messo in atto con una lodevole dose di consapevole giocosa demenzialità), pure se questo premio oscar qui sicurissimo ce lo sentiremo rinfacciare alla nausea nelle prossime settimane da quella disgustosa spregevole mongolfiera pompata di idiota e primitiva ideologia catto-reazionaria di Giuliano Ferrara (alla faccia delle intenzioni dell’autrice - il che sarebbe anche ininfluente - alla faccia di ciò che davvero c’è nel racconto), pure se ieri c’aveva un mega palandranone animalier coi rinforzi diamantati il gioiellume turchese coordinato gli orecchini a triangolo pirateschi le pantofole e la manicure french funeraria, be’, devo dire che a me Diablo Cody sta molto simpatica e quindi sì sono contenta che ha vinto (ah, e sono contenta anche per Ratatouille - ma insomma era scontato no?).

Forse la cosa che prima di tutte salta all’occhio dell’oscar malvacarpet duemilaotto è il coso qua sopra di Jennifer Hudson, una specie di tunicone kleenex stretto sotto le tette da robusti tiranti di alligatore la cui responsabilità non poteva che essere del crocodile dundee numero uno al mondo Roberto Cavalli (presente al party post-premiazione di Elton John - non si smentisce mai - occhialetto da saldatore e collarino da sacerdote malvestito [1]). Faceva la sua bella malva-figura la statuina di zucchero per torte nuziali Anne Hathaway, cadavericamente esangue nel suo vestitone megastrascicato spruzzato di rose rosse; e a proposito di cadaveri non era male neanche Nicole Kidman, che per l’occasione ha scelto un indefinito coso nero di raso con la collanona pendagliata lampadariesca perfettamente identica davanti e didietro, così che può risparmiarsi la fatica di voltarsi con tutto il corpo - tu guarda i vantaggi dello zombismo - ruotando di centottantagradi soltanto la testolina botulino-formalinizzata.

Scoppiano invece di salute Cameron Diaz (che ha scelto un bel fazzolettone da ristorante stretto stretto in modo che dalla scollatura le spruzzi fuori della povera carne sofferente), Penelope Cruz (che già l’anno scorso c’aveva deliziato col riciclo della trippa; quest’anno tenta un ornamento ancora più eccentrico - altro che banale piumaggio alla Jessica Alba - una doppia fila di baffoni neri originali di zitellazze andaluse) e ancora Jennifer Garner (ricoperta da una colata di catrame, la borsetta parallelepipedica di vellutino per lo shangai e il ciondolo porta cellulare verde pisello: geniale) - mentre invece sempre sul fronte autoptico-cimiteriale, accidenti, quasi mi dimenticavo Tilda Swinton (un rettangolo oscuro e spezzato di pura malvagità, la vera regina cattiva delle malva-tenebre) e la deppiana Vanessa Paradis (che ha senza dubbio il vestito più schifido della serata, un coso storto frankensteiniano realizzato mettendo insieme pezzi a caso di altri vestitacci - la gonna a saccoccia, in particolare, si sono sbagliati e l’hanno montata al contrario) - a metà invece tra la vita e la morte l’androide Helen Mirren con le sue braccia bioniche (una nuova nanotecnologia che prevede la sostituzione dei circuiti in selenio con quelli in centrino da divano).

Lo so che è un bel colpaccio il filetto di platessa indossato dalla trionfante sirenetta Marion Cotillard (firmato Jean Paul Gaultier - collanina lunga con lo zircone e borsettina porta shangai anche per lei), certo che è un bel colpaccio, ma dai non può seriamente competere per il titolo di malvestita assoluta della serata che indiscutibilmente spetta alla moglie del petroliere Daniel Day Lewis, Rebecca Miller, che c’ha un tale assurdo disastro malvestito addosso - la gonna lunga trasparente damascata (sotto si intravede il pigiamone casalingo a pois), la giacchettina di velluto nero coi bottoni enormi floreali di plastica, le spalline infiocchettate e le scarpe appuntite zebra-vertiginose - l’oscar for the best malvestita of the malvacarpet duemilaotto non c’è niente da fare, goes to lei.

[1] responsabile tra l’altro del delirio monocromatico della scientologa travoltiana Kelly Preston
[2] certo che è straordinaria la Swinton, trova sempre qualcosa di nuovamente osceno da mettersi (mi segnalava Maria, qualche settimana fa, questo suo stupenderrimo completino ai Bafta Awards)

Isteria malvestita: Roberto Cavalli per H&M

C’è niente che sia più malvestito di una malvestita così, eccitatissima, che si spara cinque ore di fila stritolata in mezzo a un mucchio di altre malvestite eccitatissime, che s’è allenata per settimane allo scatto fulminante alla gomitata costale e allo sgambetto bastardo (e per l’occasione, oh, s’è guardata mille volte quella scena là delle bighe, istruttiva davvero!), che appena riesce a varcare le porte del negozietto livida e dolorante si getta a peso morto sulle prime stampelle a portata di mano e strappa tira via appallottola e difende a costo della vita qualsiasi cosa le riesca d’accaparrarsi, non importa cosa, basta che c’abbia sopra lo stemmino Roberto Cavalli.

Poco più di ventiquattro ore e tutta - dico tutta - la roba Cavalli per H&M (ricordate? ne avevamo già parlato qui) è andata esaurita. E be’, considerando che tra le varie cosine in vendita c’erano rare quintessenze di stilosità cavalliana - il suo solito tocco, non c’è che dire, di gran classe - toh, il ciondolo a pugnale diamantato e il cornetto col serpentello, per non parlare poi della solita infinita sfilza di animalerie pellicciate - be’, l’inverno che arriva può vantare una overture malvestita di tutto rispetto, altrochè.

[*] a proposito, la pubblicità televisiva di cui parlavo il mese scorso, “I’m the party”, eccola qui

Roberto Cavalli per H&M

roberto cavalli e il suo braccio destro Cubo LeopardatoNella foto qui accanto Roberto Cavalli e il suo braccio destro Cubo Leopardato esaminano un modello per l’imminente nuova linea H&M firmata Cavalli. Notate come, se Cubo Leopardato mantiene una sua composta quasi altera dignità, al contrario Roberto Cavalli impersona il tradizionale ruolo (mutuato dalla tragedia greca) dello stilista rifattissimo di quattrocento anni che vive rinchiuso in una bara di formaldeide ma quando raggiunge (sotto forma di pipistrello) i servizi fotografici si concia come fosse un bulletto di quattordici anni con i jeans attillati le scarpette da ginnastica e la camicia di raso oscenamente aperta sul petto in decomposizione.

roberto cavalli e il biscotto per caniCi sarebbe da chiedersi, boh, perché rivolgersi a Cavalli e non per dire a mia zia, che ha capacità creative e una fantasia in fatto di moda che nulla hanno da invidiare a Roberto Cavalli (ho fatto la prova un paio d’ore fa: le telefono e le chiedo “zia, se ti chiedono di disegnare un abito, dimmi la prima parola che ti viene in mente” e mia zia subito, neanche m’ha fatto finire di parlare, “maculato”) - che gusto c’è così, guardate qua l’espressione sconsolata (sta pensando: “ma daaai!”) che ha sta ragazza a sinistra mentre Cavalli in piena trance artistica (con un enorme biscotto per cani in bocca) le sistema la palandrana, immancabilmente animalier.

Aspetto con ansia la campagna pubblicitaria (la linea dovrebbe essere in vendita da novembre). Quello che se ne legge in anteprima roberto cavalli e il party di xanadu con le gabbie di uccellipromette grandiosità malvestite mai viste prima: il tutto si svolge nella Xanadu toscana del nostro, tra stuoli di modelle in (sì! sì!) leopardato, lussuosi arredamenti da giardino e gabbione liberty con uccelli tropicali annessi (ce n’è una nella foto) e Roberto Cavalli in persona che scende le monumentali scale di casa, suscitando nella folla di modelle (sì! sì!) leopardate urla di giubilo, e quando una gli chiede “Mr. Cavalli! Mr. Cavalli! Si è perso il party!” lui messianico che risponde: “E come potrei perdermi un party? Io sono il party.”

Cannes 2007 - il malvacarpet

bai ling ha fatto la zoccola pure con jack shepardUn post tutto intero per celebrare la malvademenza di questa attricetta cinese che si chiama Bai Ling: uhm, ci ho pensato un pochino ma poi ho deciso che no, una che raggiunge certe inaccessibili vette di malvestitismo al solo fine di farsi notare (ah, sacrilegio, solo un hobbit dal cuore puro!), no, non si merita un post tutto per sé, al massimo un paragrafetto e una foto, ok.
Sta di fatto però (oh, bisogna ammetterlo) che è una che ha capito tutto, questa Bai Ling: la tetta che salta fuori per sbaglio (per sbaglio!), lo stereotipo pruriginoso ed esibizionista del mantellone (transilvano) con sotto la sola biancheria intima, gli scaldapolpacci mosci di velluto che sembrano i moon boot dello yeti - strabuzzate bene gli occhi, che questa Bai Ling potrebbe scrivere un manuale bestseller per vipparole scarse da malvacarpet, è un genio (1, 2, 3).

Non che ce ne fossero alla sua altezza, per carità, ma molte delle vim semisconosciute che popolavano Cannes hanno saggiamente tentato la stessa strada: eccesso demente di malvestitismo –> qualche foto in più. Guardate ad esempio Sara Forestier (chi è? boh, un’attrice), che con la scusa di sostenere Amnesty International combina insieme la posa dell’attivismo impegnato (fighissimo!) e un vestitino decorato di pistoline ad acqua tipo albero di natale. Oppure Firmine Richard, che ha ficcato un lenzuolo in lavatrice con i calzini colorati del marito; Vahina Giocante, che stoicamente ruota e ruota a rischio vomito perché sia evidente la coltissima citazione vestiaria dell’elicottero leonardesco; o Zhang Ziyi, non me la sottovalutate, una qualunque cameriera da crociera che ha rubato una gonna del piffero e si è intrufolata fraudolentemente sul malvacarpet; oppure ancora, per la seria l’Angolo delle strappone (aka “guardatemi! guardatemi! ho le tette rifatte durissime!”), ci sono Caprice Bourret, con un vestito di piume con fasce (s)copri bombe, e soprattutto Hofit Golan, che si mimetizza perfettamente col tappeto rosso e vuole incuriosire il pubblico sollevando l’inquietante dilemma: che fine hanno fatto i miei capezzoli?

Ci sono, è vero, i casi patetici di chi non è manco capace di indossare i vestiti nel verso giusto, come Jasmine Trinca, che si è messa la giacchina al contrario, oppure anche la mogliettina del nostro erede al trono, Clotilde Courau, che c’ha la collana pendula sulla schiena (ah be’ ma certo, per sfoggiare il gioiellume persino nella posa classica delle fotografie da malvacarpet, quella di culo col collo alla Linda Blair).

eva green è la moglie di frankensteinCi sono lampi accecanti di follia malvestita, sì, grazie per esempio al taglio da horror classic di Eva Green, palesemente ispirato alla mostra di James Whale; e in quanto a taglio di capelli, tié, beccatevi pure i capelli infernali e come se non bastasse il completino di carta pasquale firmato Tilda Swinton (qui); e però, noto con una punta di delusione, tra essi creature superiori furoreggiano a volte le stesse proletarie tendenze che ritraggo qua sul blog, indosso a comunissime malvestite da strada. E’ il caso dei malva-concetti di mosciume e cascanza, spesso e volentieri applicati ad amorfi abomini in raso: ed ecco a voi Haifa Wehbe (chi è? una specie di lorella cuccarini libanese, modella, attrice, cantante, boh) ed il suo grumo cacca spiegazzato, ecco Aissa Maiga (chi è? non ho la forza di guglare) con il suo grumo blu spiegazzato (che brava, l’ha pandantizzato con l’ombretto).

Ah, i grandi vecchi, che tristezza: c’è Bono ormai avvizzito al punto da sembrare Lucio Dalla (vedere per credere), c’è Sharon Stone che se ne frega della cellulite sul barcone di Roberto Cavalli (che, invece, non se ne frega per niente della propria panzetta, e per stare in apnea col petto in fuori il tempo di uno scatto gli sarà venuto un enfisema), c’è Mickey Rourke che se continua così, be’, per Sin City 2 non avrà bisogno di make up.

Chi ho dimenticato, vediamo: quella del pompino (lo dico sempre, lo so, ma per me quello è, citatemi qualcosa di suo che sia altrettanto degno), Chloe Sevigny, con la camicetta della prima comunione e le maniche a sbuffo, il plissè sul davanti e i volant sul collo, che bella bambina, ma c’ha abbinato una minigonna vertiginosa e una cintura con fibbiazza dorata col bassorilievo di uno scorpione, cattivissima; Dita Von Teese, con zanzariera color carne; Nicole Kid, pardon, volevo dire Kylie Minogue, un sacchetto nero orrendamente velato su pancia e fianchi, inserti in pelle e una inspiegabile e scomodissima cinturina che la stringe sulle cosce (forse reduce dalla corsa coi sacchi?).

telefono maddoxInfine, la malvestita il cui atterraggio aspettavo con più ansia, Angelina Jolie, troppo troppo sobria, noiosissima - buuuu! - ci ha lasciato tutti con l’amaro in bocca. Niente di eccezionale dunque, tranne una cosa, quando è comparsa ieri sera sulla croisette e salutava i fans con il braccino scheletrico e ipervenoso alzato per aria: migliaia di ufologi ovunque nel mondo sono saltati sulla sedia. E’ terrestre? Sul serio? Sicuri? E a proposito, nell’incertezza, si potrebbe mica mettere in guardia questa signora qua, poveretta, che la Jolie le sta guardando il marmocchio con un aria forse un tantino troppo interessata.

Costume Institute Gala 2007, il Malvacarpet

Leggo che questa serata di beneficenza che si è tenuta ieri al Metropolitan Museum of Art di Nuova York, la cinquantanovesima edizione dell’ultra famoso Costume Institute Gala, sarebbe il più importante esclusivo e attesissimo evento fashion - alta società - sono un vero vip dell’anno (contributo minimo: seimilacinquecento dollari). Non a caso è firmato e sponsorizzato dalla guru modaiola Anna Wintour, la letterariamente crudelissima capoccia del Vogue statunitense. Non a caso è luogo di orrendi ed efferati crimini malvestiti.

anna wintour al gala del costume institute
miuccia prada al gala del costume institute
lapo elkann al gala del costume institute
jessica simpson al gala del costume institute

E cominciamo proprio dalla madrina della serata, la Wintour, che ci riserva un fantastico abitino di pelle nera lucida e inserti di pitonatura argentata, con spalline da fanteria dello spazio e frange da tappetino per il bagno (non che gli anni scorsi sia stata avara di malvestitismo). Tra gli ospiti, tre italiani di gran lusso: il nostro amatissimo Lapo Elkann, che dimostra il suo proverbiale cattivo gusto con uno smoking doppiopetto di colore e taglio improbabilissimi (è spiegazzato, gli sta stretto, i revers troppo grossi, che orrore), enorme criniera leonesca pettinata alla meno peggio (sì, sei un tipo eccentrico Lapo, la tua vita non è inutile), occhio allucinato e babbucce di velluto senza calzini (collo del piede depilato, of course) che sono un po’, diciamocelo, il suo marchio di fabbrica; Miuccia Prada che crede di trovarsi ad un revival over sessanta del carnevale di Rio, per cui indossa una gonna tutta sbrindellata uscita dal trita documenti del suo ufficio, le striscioline di carta colorate con l’evidenziatore arancione (Miuccia, ti si vede la sottoveste bianca); e Roberto Cavalli, con quella sua facciona bitorzoluta da vecchia rifatta, che si esibisce in bacetti e smancerie con la prorompente dea della menomazione intellettiva Cessica Simpson (tettone rifatte, capelli nuovi e mood da zoccolona), uno spettacolo che ha qualcosa di perversamente ributtante.

mary-kate olsen al gala del costume institute
kirsten dunst al gala del costume institute
lucy liu al gala del costume institute
cate blanchett al gala del costume institute

Se Mary-Kate Olsen indossa un goticissimo vestito di pelliccia ottenuto scuoiando uno Wookiee, con la cinturona borchiata degna di Skeletor, al contrario la sorellina Ashley si presenta più sobriamente, in bianco (trascuriamo il cinturone ortopedico: un vizio di famiglia); se lo stile anni venti riecheggia vagamente nella acconciatura con fermacapelli floreale di Kirsten Dunst, per il resto coperta da un immenso pezzo di stoffa da esposizione (quattro metri quadri) tenuto su con lo scotch insieme ad un massa informe e funerea di tulle (che pendantizza col fiorellone), l’abito lungo di Lucy Liu parte bene e, vista a mezzo busto, può anche passare: sotto al ginocchio si apre però in un delirio strascicoso di decorazioni in carta crespa (carta crepe, come vi pare, quella che si usa per i pacchi regalo) che spero sia stato calpestato e distrutto due minuti dopo la fine del red carpet. Lo stile zombie-anoressico quasi-morte è rappresentato in tutto il suo orrido splendore dalla gracilissima Cate Blanchett, il vestitino dorato che ne rende l’incarnato pallidissimo ancora più smorto e autoptico, scoprendo braccia e collo, e la pettinatura alta e raccolta che esalta l’aspetto egonschieliano del volto scavato.

charlotte gainsbourg al gala del costume institute
elizabeth banks al gala del costume institute
naomi campbell al gala del costume institute
scarlett johansson al gala del costume institute

E se queste qua vi son sembrate malvestite, be’, non perdete Charlotte Gainsbourg, che senza alcun pudore si presenta in un folle collage di robe che sembrano acconciate da una bambina ubriaca che gioca con i tessuti di scarto della nonna (ok, vi svelo l’arcano: la figlioletta della Gainsbourg fa la stilista per Balenciaga), e non distogliete lo sguardo dalle scarpe - le avete riconosciute? - ebbene sì, sono quelle che usava il piccolo Forrest Gump quando ancora soffriva di problemi alle gambine: ah Charlotte, tu sì che sai come commuoverci (*sniff*). Oppure, vediamo, c’è Elizabeth Banks, la segretaria di J. Jonah Jameson, che si sarebbe pure messa una cosina neanche troppo malvestita, non fosse che qualcuno deve averle incollato per scherzo un mazzolino di rose sulla cintura, e lei distratta ancora non se n’è accorta (ehi, ma le rose sono verdi bianco rosse, la bandiera italiana! vuoi vedere che è stato quella toscanaccia burlona di Cavalli?). Ci sta pure una rappresentate del sindacato ammerigano spazzine nere, che democratici questi del Costume Institute! e però i soldi per vestirsi bene la spazzina non ce l’aveva e così gli hanno dato da mettersi una versione sorpassata, con la gonna mini e il pelo tosato, dell’abito della Mary-Kate Olsen. Povera spazzina. Meno male invece che è allegrissima la meravigliosa Scarlett Johansson, nonostante il vestitino ornato di una strisciolina di schifezzuole dorate che formano il simbolo del dollaro sotto il decoltè, le tette orrendamente strizzate, la gonnellina larga di cartone spiegazzato e l’incomprensibile abbinamento con quelle calze a rete, nere. E’ troppo bella e vuole sminuirsi, è timida.