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Mi scusi signorina, sa mica per il Circolo del Polo? - intervista esclusiva a un habitué dei puttan tour

Come si fa con qualsiasi controversa affermazione sul paranormale, che va sottoposta al giudizio e alla verifica degli esperti che la sanno più lunga in materia, i prestigiatori, così direi che per una faccenda che riguarda il procedere a singhiozzo sui viali-mercato delle trans, un circolo sportivo nascosto nell’ombra (delle trans) e la polizia che s’incazza e ferma l’automobilista singhiozzante (in mezzo alle trans), va da sé che bisognerebbe consultare chi maneggia al meglio questo specifico campo di studi, chi ne conosce ogni più sottile infido particolare, vale a dire, dunque, un habitué dei puttan tour in zona Stadio Olimpico Acqua Acetosa - l’ho fatto io per voi:

Ciao habitué dei puttantour.
Bella.

Dimmi: conosci la zona dell’Acqua Acetosa, del Foro Italico, di Via dei Campi Sportivi?
Tutti li venerdì e li sabbati sera co l’amici mia dopo magnato ce annamo a pijà per culo li troioni.

In che senso?
Mettemo li spruzzi de li tergicristalli all’infori e je sparamo er sapone, je toccamo le zinne finte e je dimo che parono de pongo, je urlamo che sta a arivà la pula, li famo cagà sotto. Se divertimo.

Tutti i venerdì e i sabato da quanto tempo?
Mò vado pe li trentadue, fa’ un po’ tu, da quanno ho pijato la patente a diciotto.

Mi descrivi come è una serata tipo là sui viali intorno all’Olimpica?
Li troioni su li marciapiedi e le màghine che ce se accostano pe sceje o pe pijalli per culo.

Ci sono tante màghine?
Dipenne dall’ora che ce vai, de solito sì, cor buio quanno ce stanno li troioni ce stanno le file de màghine.

E se una màghina procede a singhiozzo, che vuol dire?
Vor dì che se sta a passà ‘n rassegna li troioni. O pecché ne vole caricà uno o pecché lo sta a pija per culo. E poi ce stanno quelli poracci che ce rimangono ‘ncastrati quanno ce sta la fila de màghine ferme pecché quello davanti s’è fermato a contrattà dar troione e tutti dietro che je urlano Astronzo! Aculattone! Emmovite!

Tu procedi a singhiozzo, quando ci vai?
Pe forza.

E t’hanno mai fermato, la polizia o i carabinieri?
Mica te fermano pecché stai a annà a singhiozzo. Te l’ho detto, ce stanno dumila màghine che vanno a singhiozzo, mica li ponno fermà tutti quanti. Te fermano semmai se carichi er troione e te lo porti a fà le zozzerie ‘n camporella.

Ma però può essere, no?, che una persona si perda proprio da quelle parti?
Pò esse sì, che domanne, uno se pò perde dove je pare, nun se sa mai, pure tra li troioni. Poraccio lo compatisco.

E poi magari, pensaci, può essere che a forza di girare da quelle parti, uno che si è perso, a forza di fare su e giù, la polizia che controlla la situazione si insospettisca.
Anche questo pò esse. Anfatti a ‘na certa devi cambià zona. Sennò pò esse pure che te punta contro er pappa avvelenato, che sò dei fiji de mignotta. Io e l’amici mia anfatti cominciamo sull’Olimpica e poi se spostamo sur Tibburtino, poi a vorte annamo sur Casilino o sur Prenestino. Nun sempre ar Prenestino ma solo quanno ciavemo vojia de rischià, che ar Prenestino ce stanno li uruguaiani che se je rode er culo te menano.

Per cui, pensaci: un poveraccio ignaro ciecato e sperduto, su Via dei Campi Sportivi, che non trova l’ingresso del circolo - ci può stare, no?
Ammazza ahò, ce credo. Ce stanno certi circoli là che parono ‘mbucati ‘n culonia che nun se trovano apposta. Nun sai quante vorte ce so annato a giocà a carcetto e me sò ‘mpiccato porco due, sò arivato tardi che me sò dovuto cambià ‘n campo.

Circoli imbucati tipo, non so, il Circolo del Polo?
Er Circolo der Polo?

Eh.
Che me stai a pijà per culo? Quello è l’unico circolo me sa che cià l’ingresso ‘n uno spiazzo enorme cor parcheggio illuminato e cor cartellone che dice ROMA POLO CLUBBE che nun finisce più. De sera poi popo là davanti ce sta pure er baracchino de la porchetta co le lucette de Babbo Natale, porco zio, quella zona là artroché ‘mbucata è la Lasvegase dell’Acqua Acetosa. Nun dì cazzate abbetty.

Scusa, non lo sapevo.
Che nun lo sai usà Gugo strit viù? ‘gnorantona mamma mia ahò, e ciai pure er sito ciai.

Ma quindi, insomma, ricapitolando: perdersi da quelle parti perché non trovi il Circolo del Polo, procedere a singhiozzo perché dietro a ogni troione ti sembra d’intravvedere l’ingresso del circolo e poi farsi fermare dalla polizia - ti sembra plausibile?
Me sembra che?

Volevo dire: te sembra che come storia pò esse vera?
Boh che ne so, pò essere vera sì. Ma considera che devi essè popo rincojonito. Ma rincojonito de bbrutto.

(come dire: ogni riferimento a persone cose fatti realmente esistenti/accaduti è puramente casuale - e nei commenti, vi prego!, agite con cautela)

Festival der Cinema der Quartiere Flaminio 2008, il malvacarpet

Monica Bellucci e l'asse terrestre, stessa inclinazione: coincidenza?Ma quell’involucro robotico simil-umano pilotato da un piccione balilla (che c’ha la gabbietta-cabina nella testa, gli si svita la calotta - toh, uno schemino [*]), quel Gianni Alemanno là, non aveva detto che mo’ ci pensavano lui e gli amici suoi, a rivoluzionare per benino il festival del cinema romano, che era troppo pretenziosetto e chiccoso e mmerigano per i loro gusti (che sarebbero immagino tutti idealmente orientati verso sequel viagra-patriottici sul genere de La polizia s’incazza 2: mazzate ai pericolosissimi manifestanti minorenni rossi), io avevo capito che ci sarebbe stato uno sconvolgimento culturale bello grosso tutto nazional-didestro-centrico (e già mi pregustavo le retrospettive su Bombolo e Milly D’Abbraccio) e invece boh, a darci un’occhiata da lontano il festival del cinema di Roma mi pare la stessa cosa un po’ zoppa degli anni scorsi, solo ancora più sottotono, più loffia e squalliduccia (chi ha vinto? quali film c’erano in gara? che cosa s’è visto? a parte dico le grasse porcatone attira servizi-ultimi-cinque-minuti-del-telegiornale come Il sangue dei vinti e Un gioco da ragazze - ne avete idea?)

ah ma sì un attimo, ecco cosa: hanno cambiato in tutto e per tutto il trofeo da assegnare ai vincitori, l’anno scorso c’era quello col Marco Aurelio stampato sulla plastica trasparente (cinque euro e uno Zippo tarocco in omaggio nella copisteria qua sotto casa mia: e siccome l’anno scorso ne mancava uno - e siccome tanto erano identici - a Sean Connery per il premio alla carriera gli hanno rifilato il trofeo che teneva sulla libreria Goffredo Bettini per il secondo posto del torneo di calcetto intra-dirigenza del piddì obesi vs calvi), adesso invece il nuovo trofeo è una crosta tutta storta orrenda e coattissima butterata di diamantoni Damiani (da esporre ai flash sempre precisamente inserita nel cofanetto annesso, così si vede la marca-sponsor bella grande stampata sopra), e insomma oh, si comincia con poco, ma è un bel cambiamento - almeno così Al Pacino (che birbante d’un demente senile! non ha perso l’occasione per pittarsi le unghie in pendant col cofanetto Damiani) anziché lasciarlo semplicemente affondare nella fossa delle Marianne, plop!, può prendere il trofeo e tirarlo via di taglio per vedere quanti rimbalzi riesce a fargli fare sulla superficie dell’acqua, plic! plic! plic! (no niente non è vero, magari: troppo pesante).

E comunque, veniamo a noi. L’apparizione malvacarpettara che mi sono goduta di più è senza dubbio questa qua (ok va be’ tralasciando il collo di Monica Bellucci, sul quale a dire il vero mi sto arrovellando da giorni: non capisco se si tratta di una stupida coincidenza o se c’è piuttosto qualche misteriosa relazione fisico-matematica - vedi l’immagine sopra - che si presenti quasi sempre inclinato secondo un angolo di ventitre gradi circa esattamente pari all’inclinazione dell’asse terrestre): è la coppietta di Twilight, Robert Pattinson e Kristen Stewart, due veri minuscoli sfigatoni semi-sconosciuti che si danno le arie da scapellati maledetti manco avessero giocato a titillarsi i genitali in un film di Bertolucci (ah, tutt’altro! sono i protagonisti di ’sto polpettone Harmony annericeniano per ragazzine in fregola, una specie di Topo Gigio Vampirello Loves Topa Gigia); entrambi sfoggiano l’occhietto a feritoia (uguale: c’ho la personalità magnetica del ragionier Filini), le occhiaie fasulle ripassate in sala trucco (uguale: la mia è una vita di eccessi, ieri a notte fonda ho visto la replica di Striscia la Notizia), i capelli sparati e la barbetta sfatta (uguale: non c’ho cazzi, dovreste vedere in che stato sono le mie mutande), la postura gobbetta e l’andatura stanca/barcollante (uguale: c’ho la sciatica) - stupendi, no? e non dovevano essere da meno le mutande dell’io-sono-originale Colin Farrell (vero maschio irlandese tutto d’un pezzo che si porta la bandana-cartaigienica nel taschino dietro dei pantaloni), che s’è buttato come al solito sulla trasandatezza viril-zozzona: capello unto, tatuaggio da pugile galeotto, giardinetto villoso, anfibiacci di pelle mezzi slacciati con le lingue penzolanti, ciondolo col dente da latte (un ricordo della fatina), cappello ergo sum (guardate che faccia sperduta c’ha in questa foto qua, quando arriva il tizio pelato a ciulargli il cappello, sta pensando: “svanisco! mio dio sto svanendo! svanisco! aiuto! svanisco!”).

Poi certamente ve ne sarete accorti, c’era la muffa della muffa della muffa del futuro del cinema italiano (Squitieri ne sarà entusiasta!): c’era Michela Quattrociocche (eh mi dispiace, lo so che c’avevate messo un bel po’ a cancellarvela dalla memoria: quella merluzza del film di Moccia, sì) che da brava adolescentella bburinetta sente impellente il bisogno di esibire la marca fashionara a tutti i costi, e le è venuta questa grandiosa idea di travestirsi da borsetta monogrammata Gucci; c’era Cristiana Manichino Capotondi con la borsetta-cialda, la cui colf babysitter deve aver passato il mocio in salotto appena prima del malvacarpet (facile, lo si deduce dallo spesso strato di umidità in basso sulla gonna); c’erano due allampanati rettangoli uno sopra all’altro che sembra fossero Romina Jr Carrisi, o almeno così si dice, non lo so, li hanno scaricati da un camioncino così com’erano e li spostavano con un carrelletto; c’era l’inutile omino quattrostagioni da fiction Beppe Fiorello, che per darsi un tono s’è fatto sale-e-pepe pure la dentatura; e infine soprattutto c’era il rampante Brando De Sica, che ha finalmente celebrato il suo ufficiale debutto nel mondo der cinema che non conta un bel niente: capello selvaggiamente pubico, golf attillato e cravattina, meccanismo a molla sotto le scarpe per saltare in aria come una tarantola impazzita (che simpaticone! secondo me è un clone ibridato Boldi - De Sica), Brando è un giovane regista sleccazzato dai modi davvero precocemente viscidi che c’ha alle spalle tutta una lunga e intensa formazione scolastica negli USA e non c’ha più voglia di sentirsi chiamare figlio di papà, e c’ha ragione, è stata mammà a produrgli il filmino.

Non poteva mancare Asia Argento, che continua la sua pantomima niente più trasssgrescio “sono cambiata, sono cresciuta”, ed è tutta acqua e sapone e sorrisoni modesti da ragazza semplice “oh porca palettina cara ma che ci faccio io qui in questo pazzo pazzo mondo delle star del grande grande schermone? oh ma che imbarazzo!”, e infatti come volevasi dimostrare senza broncetto suicide-girl e senza filmetti con uno straccio di incesto anale coll’elefante Dumbo non c’è più nessuno che sia disposto anche solo a cagarsela di striscio (pensate tra un qualche annetto, quando nel bel mezzo d’una comparsata in Un posto al sole c’avrà un’improvvisa epifania e capirà che no, la strategia “niente più trasssgrescio” non ha funzionato proprio per niente: pensate allora se le viene in mente di tornare sui suoi passi, che vette di disperata depravazione trasssgrescio potrebbe raggiungere - come minimo tingerà di verde il caschettino del marito gonzo). E poi, prima di concludere coi catafalchi nostrani da prezzemolume mauriziocostanzoshow, vorrei citare in volata un paio d’altri big internazionali: Eva Green che arriva dal gabinetto (e dà riposta così alla domanda delle domande: ma certi vestitoni con lo strascico, quando ti scappa, non finiscono per strusciartisi a terra? e la risposta è: sì, strusciano, strusciano, e ti ci rimane appiccicato di tutto); Mickey Rourke che cola come fosse uscito da un barattolo di mostarda; Mena Suvari con l’impermeabilino ramarrescente; Jessica Biel che ha esagerato, quelli non sono neanche più pantaloni a zampa, quelle sono una coppia di geniali gonnelline da polpaccio.

E per concludere, dicevo, i catafalchi prezzemolini che non c’entrano un accidenti: Valeria Marini con le lenti a contatto colorate da cyborg psicopatico (un innaturalissimo azzurro Skype) la tipica insalamatura, la borsetta bomba a mano e il pupazzetto Duracell; Alba Parietti col faccione abbottato come non mai (abitino Goodyear e stivaloni di pelle Pretty Woman); Nancy Brilli col tappeto peloso per la doccia della Barbie di Paris Hilton; e chi altri? ah sì, quasi mi dimenticavo, concludiamo la conclusione citando il novello stile bburin-dandy inaugurato da Raz Degan, niente male.

[*] ecco dunque spiegato il perché di quei suoi bizzarri occhietti senza il bianco: sono gli spioncini del piccione

Festival der Cinema de Roma 2007 - il malvacarpet

monica bellucci festival del cinema inespressivo di romaE va be’ che ci volete fare, i film così così (a parte questo qua) e un sacco di gente minuscola che se la malvacarpettizza manco fossero gli oscar, gente che piuttosto si meriterebbe appena appena la sagra della polpetta, forse (che ne so, nel caso mengacci dia forfait). Tipo per esempio la Monica Bellucci - direi che è d’obbligo cominciare da lei - niente di eccezionale il vestitone nero con lampadario da collo, ok, ma la Bellucci rappresenta un malvestitismo d’altro genere, ben più profondo e scandaloso, direi di natura quasi biologica, che ha a che fare con questa sua insopportabile ambiguità: da una parte ciò che lei è, lampante, una attricetta bburina di infimo livello e una inespressività lichenica che appena proferisce verbo non ce la fai, chiudi gli occhi e pensi “energia, signor Spock!”, e da una parte invece la squallida legnosa messinscena dell’attrice impegnata e intelligente con gli occhialoni scuri e l’accento un po’ rrrotondo alla francese, schiva enigmatica ma suadente, quello cioè che Monica vorrebbe essere, poverina, mentre sotto sotto - neanche tanto, ché si vede benissimo - il cervellino avicolo sta sempre lì a gridarle “ahò so’ qua, guardateme ahò, ahò, guardateme come sto a inclina’ er collo e sto a fa’ i sorrisetti appena accennati da monnalisa, scicche no?, e così poi non me se vedono le rughe ahò, ieri m’hanno pure imparato una parola nuova, fondamentalmente, che dicheno nelle interviste fa un sacco scicche, amazza ahò, porco due”.

diavolita e il suo solito costume rosso rosanna cancellieri regina del pendont camilla morais sacco della spazzatura yvonne sciò in bianco

E poi tutta una marea infinita di vipparole scarse che non si sa bene perché e percome, una gran malinconia. Dalle tettone di Melita Toniolo, col suo tradizionale vestitino rosso scollacciato che altrimenti già è difficile riconoscerla (per fortuna ha avuto il buongusto di non mettersi quello sponsor-trasferellato Puerco Espin); al tragico mascherone di Rosanna Cancellieri, che si esibisce in una orrenda pendontizzazione da guinness malvestito (gonna viola lucida, giacca pelosa blu scuro e boa pelliccioso di cartone animato); alla valletta in raso nero fustone della spazzatura (notate infatti che si sta auto-buttando qualcosa in bocca) Camilla Morais, con la giacchina corta fatta tutta a ciuffetti di pelo che è una citazione èdile dei tetti d’ardesia; alla prezzemolina Yvonne Sciò, davvero molto convita nel ruolo della diva tiratissima, e non so bene io com’è che abbia impiegato il suo tempo negli ultimi dieci quindici anni, a parte voglio dire farsi menare da Naomi Campbell (ah, certo, nel sito dice che ha studiato i metodi Shasberg, Brook e Meisner - nella wiki, che secondo me s’è scritta da sola, alla fine dice, stupendo: “La Campbell ha dichiarato di essere arrabbiata con la Sciò poiché indossavano un vestito molto simile. La giustizia, tempo dopo, ha dato ragione a Yvonne Sciò”).

valeria marini festival del cinema salcicciaro di romaA Valeria Marini come sempre un paragrafetto tutto per lei, che se lo merita. Non so io chi è il responsabile delle cose che indossa la Marini, ma qualcuno deve pur fermarlo; bisogna andar là dalla Marini e dirle una volta per tutte, ehi, Marini, guarda che la super donnona dalle forme procaci burrose morbide e sensuali che credi di essere, be’, esiste solo nella tua delirante immaginazione - quello che vediamo noi altri è questo, il tronco mozzo appassito e sgraziato di una pianta grassa sporchettata dentro mini abitini indecenti dai quali spuntano coscioni enormi senza forma e quel faccione rotondo e gonfio che sembra una camera d’aria che sta lì lì per esplodere. Mamma mia. Per non dire del blu elettrico, accidenti, credevo fosse estinto io il blu elettrico (e il pellicciotto ascellare, che è il fratellino di quello della Cancellieri? mica male pure quello). E a proposito di pelliccia, è andata fortissimo al festival il pezzetto portatile di pelliccia, ce l’avevano un sacco di vips (ce l’aveva Valeriona, ce l’aveva Sharon Stone sul vestito lamè asfaltato, ce l’aveva pure Sofia Coppola, tutte impellicciate al galà dell’Amfar - stucchevole mondanata umanitarismo-wannabe).

E Asia Argento? Quanto gli vogliamo bene ad Asia Argento da uno a dieci? Cento! Eh (sospirone), che malvestita di prima categoria che è Asia Argento (al festival per l’ennesimo capolavoro del papà, La Terza Madre - il trailer promette bene: uno script pieno di dialoghi interessanti che ad Asia le calza a pennello). Adesso, siccome al suo infantile anticonformismo probbblematico aggressivo-darkettone (bei tempi quelli, appena sei mesi fa) non ci prestava attenzione più nessuno, e siccome che era così anticonformista e probbblematica e aggressiva-darkettona che a nessuno gli veniva più duro, Asia Argento ha deciso che è ora di piantarla e di mettere in piedi se le riesce un personaggio tutto nuovo, quello dell’artista rinata modesta e riflessiva, che ha alle spalle una vita di eccessi e follie ma che c’è passata sopra, è cresciuta, è più matura, più donna, basta slinguazzate coi rottweiler, la vecchia Asia trasgressiva sesso droga roccherolle “la disgusta”. E per ufficializzare il cambio di ruolo, cosa c’è di meglio se non una malvacarpettata col costumone da damigella d’onore (il pezzo sotto, se non sbaglio, è la tenda da campeggio in Gore Tex con zanzariera incorporata che c’ho pure io, utilissima!).

cate blanchett natalizia cate blanchett lucertolone spaziale asia agento è una ragazza seria

Cate Blanchett, che è stata un po’ l’attrazione femminile numero uno del festival, ha dimostrato pure lei un discreto quoziente di malvestitismo. Già al photocall pomeridiano ha dato del suo meglio, con questo abito azzurrino oscenamente rinsaccato sulle ginocchia e una svomitazzata di stelle filanti dorate sul davanti (c’era il sole e non si vedeva, ma si illuminano anche). E però è nel malvacarpet notturno che s’è sbizzarrita: un’armatura di raso nero provvista del reggitettine più imbruttente mai visto, degli inopportuni bozzi che le sporgevano ad altezza fianchi, spacchi distribuiti a casaccio sulla gonna ed un mentecattissimo strascico asimmetrico color verde guacamole che sembrava la coda di un lucertolone spaziale.

diablo cody cappello ergo sum diablo cody nonsense con leopardato diablo cody ironia trasgressiva sharon stone col pelliccione

Non male, ma la mia preferita resta Diablo Cody, sceneggiatrice del vincitore Juno, ex-stripper, che se la sbulleggia alla grande facendosi fotografare in mille pose diverse, un sontuoso sfoggio di estrosità io-sono-originale: smalto nero (goth-underground), vestitini di pizzo bianco prima comunione con calze a rete puttanone (ironia-trasgression), improbabili pied-de-poule viola e neri con giaccone leopardato (nonsense-demenziality), immancabile cappello ergo sum e tatuaggioni di donnine nude scaricatore di porto style (scuola Amy Winehouse) in bella vista il giorno dell’incoronazione (ooooh, provocante!).

Una noterella finale per Sofia Loren, premio alla carriera come miglior donatrice ambulante di organi: il solito cespuglione posticcio di capelli cotonatissimi dal solito colore improbabile, il solito mezzo metro di ciglia finte da arancia meccanica, il solito vestitone nero luccicoso con la solita horror scollatura sulla pellaccia lampadata cascante e in decomposizione, quel solito rabbrividente occhieggiare delle tettozze rifatte di plasticaccia dura appropriate come può esserlo una pitturata di rossetto sulle labbra screpolate di una mummia. Smetta di soffrire al più presto, abbattetela.