C’è chi non ce la fa ad aspettare d’intristirsi live con Sanremo e allora si compra la rivistaccia numero speciale con le foto del cast inghingherato al gran completo e tutti i testi in anteprima, così può verificare da subito che la storia dell’omosessuale convertito va be’, quante aspettative, non era niente di che, bah, pfft, sembra la banale sceneggiatura (fintissimo melensume happy end) di una puntata dei Cesaroni (il migliore amico un po’ effeminato di Amendola Junior incontra un negrone depravato in discoteca e si lascia corrompere analmente - colpa dei probblemi e della ddroga - poi però un bel giorno Amendola Jr gli presenta una ragazza ciellina tanto bella cogli occhioni da cerbiatta che gli dice “anche a me piace essere corrotta analmente!” e lui entusiasta “quante cose abbiamo in comune!” e si mettono insieme e fanno i figli maschi - etero, pelosissimi, con un cazzone enorme a forma di Amendola);
si può anche verificare che lo straordinario intuito letterario di papà Zucchero, ebbene sì, è stato trasmesso tale e quale alla figlioletta Irene Fornaciari, per cui, uguale, come il papà zucchero dei tempi belli risolveva i passaggi cruciali d’un testo coi lampi di genio mentecatto (immaginatevelo col barbone sporco, mezzo ubriaco, al cesso, che ha appena iniziato il verso cruciale “la vita è…” ma non sa come concluderlo, finché poi, lampo di genio: “poroporopoppoppero! ma certo! la vita è… poroporopoppoppero!”), allo stesso modo la figliola ci racconta dei suoi profondissimi turbamenti emotivi dicendoci che lei oggi è “downdowndowndown” tutto attaccato, perché “vedi oggi sono in downdowndowndown”; e non solo, con la rivistaccia si può anche giocare a chi riconosce più cantanti nella fotona ufficiale (”ma quello non è il cretino di Scorie, dai, quello, il cretino ciccione che fa coppia con quell’altro cretino, dai, Savino, ecco, sì, il suo amico ciccione quando fa il coatto!”) e poi si può scorrere il programma del festival e anticiparsi l’imbarazzo per i vari ospiti internazionali che giorno dopo giorno verranno importunati dalle solite maccheroniche battutacce da caserma, evviva - anche se poi, tanto, non c’è modo di immaginare quanto in basso riusciranno a spingersi, è il bello di certi mostruosi agglomerati di idiozia: fanno venire voglia di uccidere, poi, ma sulle prime riescono quasi a sorprenderti.
(se ci cliccate su, le malve s’aprono più grosse)
(ah, giovedì c’è Allevi - faccina ghignante coi mitra)
di Betty Moore, 18 febbraio 2009
Categoria: chiacchiericci vari, very important malvestite
Non è divertente lamentarsi del Festival di Sanremo, biasimarne l’anzianottismo e auspicare un restauro che ne faccia un evento finalmente aggiornato e di tendenza; sono quarant’anni che il Festival di Sanremo è tale e quale, un brutto mercatino di merdine secche, e non certo perché se ne occupano degli incompetenti imbalsamati mezzi scemi, va così perché deve andare così, perché funziona a meraviglia, così, è esattamente ciò che deve essere: la spruzzatina d’acqua che per qualche breve istante resuscita nelle merdine secche il loro caratteristico odorino puzzolente, cioè a dire un affarone, come tirar su qualche dindino dagli scarti degli scarti degli scarti che infestano i sotterranei della più scadente discografia italiana, quegli scarti che non avrebbero altrimenti alcuna chance commerciale - e in questo senso, letteralmente (il riciccìo degli avanzi indesiderati), Sanremo è sì, appunto, una specie di polpettone di merda. Detto questo, però, considerate che le merdine secche, i singoli partecipanti, nella loro patetica ridicolaggine, c’hanno spesso un inconsapevole fascino prendetemi-per-il-culo-a-sangue-vi-prego che è altissimo, clamoroso!, e allora questo sì, concediamoglielo, che è divertente.
E cominciamo dalle nuove proposte, cominciamo da Chiara Canzian (voce insignificante, musichette prefabbricate), l’ennesimo Spoohto (leggi: ex spermatozoo di un Pooh - copyright me stessa) che tenta la carriera showbusinessara. Lo sapete, il DNA Spoohto è un flagello per l’umanità intera, roba che rende allettanti certi perversi incubi di radicalismo eugenetico e sterilizzazione coatta - il potere del lato oscuro è forte oltre ogni immaginazione: non soltanto gli arzilli parrucchinati si riproducono come coniglietti Duracell color blu Viagra, c’hanno pure delle capacità raccomandatorie mica da ridere, di cui ovviamente gli Spoohti no no, non sanno niente, è tutto merito della gavetta e del loro grande talento, testimoniato del resto da un’incredibile precocità (dice Chiara Canzian sul suo MySpace):
Ad un anno ho scritto la mia prima “canzone”, una ninna nanna, non molto originale ma efficace (almeno cosi dicono!)
Era una ragazza tanto speciale, ricchissima di immaginazione (ah! le strategie giovannialleviane di auto-mitizzazione):
mi creavo dei mondi fantastici
una ragazza che ha sofferto molto, e questa sofferenza l’ha messa in musica (sottilmente),
forse anche per difendermi dal dolore per il divorzio dei miei genitori. E l’ho citato in due tre frasi del testo, però sempre in maniera sottile
di Betty Moore, 12 febbraio 2009
Categoria: chiacchiericci vari, malvageddon, very important malvestite
Il festival di sanremo è un programma primaserata rai come ce ne sono tanti, la solita prevedibile pappetta brutta stupida incompetente e pallosissima a livelli cosmici - con quella sua tipica dosuccia fuori luogo di stucchevole pretenziosità provincialotta tvsorrisiecanzoni ogni volta sempre uguale (”quest’anno finalmente al passo coi tempi, il vero festival della musica italiana!”) - io lo guardo nella speranza del tuffo suicida di uno spettatore dalla piccionaia, e sarebbe pure ora (dopo il flop di quel tentativo là - che delusione - sogno una scena con Baudo che si sporge di sotto reggendo il suicida sospeso per mano e gli urla disperato “non mollare! non mollare!” ma piano piano la pelle mummificata di Baudo si strappa si strappa si strappa e via, giù!).
Accanto a Indiana Pipps Baudo (azzeccatissimo il tentativo ringiovanente della biografia sul sito sanremiano, che raggiunge toni di altissimo pathos epico-avventuroso: “Il giorno prima della seduta di laurea va ad Erice a presentare il concorso di bellezza Miss Sicilia per poi ripartire all’alba, su un camioncino, sdraiato tra frutta e verdura, e arrivare a Catania appena in tempo.”) una valletta (ah no, pardon: “co-conduttrice”) che si chiama Bianca Guaccero, attrice sciapina col faccione banale e già-visto da comparsotta fictionaria (quante ce ne sono così, spiccicate? cosa sono, cloni?), al suo attivo lo strepitoso titolo di “Miss Bitonto” - c’ha la paginetta sul sito che è praticamente il riassunto del blog di una quindicenne logorroica iper-egocentrica che ci racconta della sua vita simpatichetta e frizzantina, di come venne ingaggiata come protagonista (Terra bruciata) al suo primo provino e senza esperienza recitativa “mi dissi che avrei puntato sulla spontaneità, senza gli artifizi della tecnica”, di quanto ha capito tutto del mestiere della reggimicrofono scosciata con tette e dentierone struccazzato in bella mostra “è la voglia di interagire con il pubblico che mi spinge ad andare avanti… e la magia più grande è stata vedere che qualcuno si commuoveva o sorrideva grazie ad una mia emozione”.
Ci sono sempre un mucchio di persone intelligenti che lavorano a sanremo. Per esempio dietro le quinte c’è un autore, Riccardo Cassini, che c’ha un cv di una sboronaggine che lascia di stucco (”I suoi linguaggi maccheronici, magnificati da Gian Carlo Oli, vengono studiati alla Sorbona di Parigi, citati dal New Yorker”): immagino sia il cervello (diciamo così) incaricato di dare al festival una parvenza di ritmo divertente ahah umoristico, peccato che lui sia il prototipo di quella odiosa comicità sciatta volgarotta facilmente doppiosensistica da diariuccio delle elementari che non fa ridere ma ti viene voglia di coprirti gli occhi per l’imbarazzo (e buttarti dalla piccionaia dell’Ariston - prima o poi, appunto) - non a caso è tra gli autori di zelig e colorado cafè, anche - per cui insomma ricordiamo qualche sua magnifica trovata (”Il libro Nutella Nutellae, sua opera d’esordio, è un caso letterario senza precedenti: vende un milione e mezzo di copie e resta in classifica tra i best sellers per quattro anni consecutivi”):
“Jean Jacques Dormì Jean Jacques Russò.”
“Nell’antico medioevo lo schiavo al volante era il servosterzo.”
“La mia entrata in teatro è molto bella perché ci sono 150 trombe che squillano alla mia destra e 150 squillo che trombano alla mia sinistra.”
“Le donne fanno meno errori: infatti possono fare le stesse cose degli uomini, ma senza fallo.”
“Perché per comunicarsi vicino Roma ci vuole il nulla Ostia?”
Anche nelle commissioni giudicanti, siccome la musica è la cosa più importante di tutte, è pieno di gente di qualità. Per esempio nella commissione giovani ci stanno un certo Bruno Biriaco (che si bulla di essere un jazzista d’avanguardia ma non solo, ha pure composto la sigla di importanti trasmissioni televisive tra cui spicca certamente “Io Jane tu Tarzan” - uh?), Stefano Mainetti (una specie di Roger Waters ciellino che è il genio responsabile di questa roba qua, discorso e preghiera di papa wojtyla su musica che non saprei come definire, un po’ neoromanticismo, un po’ world music, un po’ ascensore) e Mariolina Simone (ex viggèi che insomma, be’, basta dare un’occhiata alla sua foto).
Vediamo invece qualcosina tra i giovani artisti, ehm.
Ci sono i Melody Fall che sono la fotocopia brufolosa con troppa lacca dei Finley, cantano in inglese e c’hanno i nomi moccizzati, Mark Dave Pier e Fabry (il povero sfigato che non c’ha la variante inglese del nome e ha optato per l’abbreviazione da terza media con y finale). Cosa dicono di se stessi: il cantante ci fa quello dai gusti adulti e sofisticati, dice che è cresciuto a led zeppelin zappa e beethoven poi però confessa candidamente che la sua musica preferita è il pop-punk e il concerto più importante della sua vita è stato quello dei blink182; meglio ancora il bassista, che dice di leggere Blake Kerouak Sartre e d’essere stato allevato a pane e jazz, ma che ha scoperto la luce ascoltando una canzone dei blink182 (oh accipicchia i blink182 avrebbero fatto cambiare idea a Bach, persino!). E infatti è puro beat-esistenzialismo il testo di una delle loro canzoncine più famose, “I’m so Jerk I’m so Cadillac I’m so Loser I’m so Maniac I’m so Nerd I’m so Brilliant I’m so Wrong and I’m so genius I’m so me” (”I’m so Cadillac” però non è male). C’hanno il Myspace dove definiscono la loro musica “punk pop alternativo”, qualche migliaio di contatti a forza di spam, e c’hanno pure già un paio di carampane; vanno a dire in giro che sono molto famosi all’estero e fanno le tournee in Giappone: u-uh, “E’ tutto molto diverso, soprattutto la mentalità, in giappone alla fine di un pezzo stanno tutti zitti e immobili, stanno fermi, ti guardano fisso e aspettano che tu suoni, si può dire che sono molto educati” ma no, non è una questione di mentalità, è questione di quando non ti cagano perché sei uno sconosciuto che fa tre date farlocche (probabilmente ad ingresso gratuito) organizzate dalla casa discografica giusto perché così “hai fatto il tour in Giappone”.
Ci sono i due fratellini (non gemelli, ahimé, niente twincest) Sonohra, che in molti considerano gli eredi italiani dei Tokio Hotel: il nome, spiegano (ripetendo a memoria la storiella che gli ha raccontato il discografico fricchettone), “contiene molteplici significati: si chiama Sonora il deserto che confina con lo stato della California, rimanda al concetto della musica senza discriminazioni e se si pronuncia con stretta assonanza, significa “suono ora””. Sono un riciclo del classico schemino pop-giovanil-melodico alla backstreet boys, lovesongs chitarrine col ritmo gentile controcanto di terza e batteria finta, concedetegli sto poster centrale di KissMe e terminateli.
I Frank Head invece funzionano sull’io-sono-originalismo finto-tossicone, quello del gilet leopardato più codino finto spettinato su stempiatura galoppante del tizio col muso uuuh-irriverente che capeggia il gruppetto in foto. Della loro biografia c’è da apprezzare anzitutto l’intro, “Chi è FrankHead? FrankHead Siamo IO!” e più avanti “i testi, delle piccole pillole di cianuro ricoperte di miele da ingoiare tutte d’un fiato. FrankHead è tutto ciò che avresti voluto dire e non hai detto mai, tutto ciò che avresti voluto ascoltare eppure era lì accanto a te ma tu non lo sentivi, FrankHead eri tu e non lo sapevi”. Ci sono anche i due mediocrissimi “figli d’arte”, Francesco Rapetti figlio di Mogol e Daniele Battaglia, il successore di Francesco Facchinetti (io, fossi un pargolo Pooh, prenderei in considerazione come nome d’arte “Spoohto”, che mi sembra perfetto): il primo poverino fa quasi tenerezza quando nella sua bio parla della laurea con lode per affermare il suo status di “artista completo” che “si è conquistato un’indipendenza” e “non si culla sul nome del padre Mogol”; il secondo invece, già solo per il fatto che è iscritto al dams e perché fa parte del team di radio italia solo triste musica italiana, insomma, ecco.
Ci sono quelli che non importa come va, loro sono già dei veri artistoni affermati nel cuore: come Giua che canta, dipinge, fa le collaborazione coi musicisti veri che suonano gli strumenti veri (una cosa che si chiama violoncello, ci credereste?), oppure Valerio Sanzotta filologo classico (oh ma dev’esserci da qualche parte la sede del club dei filologi sanremesi, presieduto da Niccolò Fabi) che al barbiere gli porta le foto di Bob Dylan e gli dice “me li faccia ricciolini così”. Poi c’è il pischellino Jacopo Troiani, sedicenne, che tra tutti mi sa che è il mio preferito, non ha ancora imparato l’arte della pomposità malvestita e ingenuotto scrive “la passione per la musica, ed il canto in particolare, si manifesta già all’età di 6 anni quando, insieme al fratello maggiore inizia a cimentarsi al karaoke casalingo”.
Ah e non è che potevano farsi mancare la parentesi vomitevole sull’ipocrita celebrazione patriottarda quanto sono belle e utili le “missioni di pace”, quanto sono bravi belli eroici e superdotati i soldatini italiani, quanto siamo fieri che ci siano delle canzoni che parlano di argomenti così veri e commoventi alla faccia di chi dice che a sanremo solo canzonette blablabla, ed ecco allora il cantante che viene dall’esercito e sicuro vincitore di qualche premietto puzzolente Rosario Morisco: “Il suo progetto discografico, viaggia tra le corde del reportage/testo verità, dai luoghi di guerra, per passare, soprattutto, attraverso i sentimenti e le emozioni di vita reale e comune, vissute da un giovane trentenne” - io dico un paio di standing ovation, Baudo che fa la tiritera a petto gonfio con la lacrimuccia, e - tiè - premio della critica.
Dei cosiddetti Big non è che ci sia molto da dire. A parte le solite vecchie ciofeche giustamente mortificate dal mercato discografico che per magia riacquistano vita a Sanremo, vediamo, c’è il ridicolo baffetto (più sciarpa più capello spettinato) ergo sum Sergio Cammariere (ficco un paio di blue notes per dare una camuffatura jazz alle mie caccoline neomelodiche), c’è quell’altro panzetta e occhialone nerdoso ergo sum Frankie Hi NRG, c’è la io-non-sono-orginale-sono-pazza Loredana Bertè, gli incommentabili festivalbaristi Finley Meneguzzi Grignani, Anna Tatangelo che punta sull’amore omosessuale per battere il soldato Morisco in fatto di patetico civil-sentimentalismo (”siamo figli dello stesso dio l’amore non ha sesso”) - e poi due tizi che non ho idea di chi siano: Giò di Tonno e Lola Ponce. Chi? Cosa? Eh? Lui è stato il primo Quasimodo del patetico e vergognoso riadattamento musical di Cocciante; la biografia di lei invece è tutta un tripudio di “grandissima” “talentuosissima” “bravissima” “eccezionale successo” “sacro fuoco dell’arte”, ma poi però si scopre che la cosa più ganza che abbia mai fatto è la protagonista di una soap sudamericana (sul serio: la soap si intitola ”Sin Codigo”). Ho capito: i due emeriti iper-sconosciutissimi che poi se gli dice bene, chissà, si fanno una decina di sanremo uno dietro l’altro e potranno entrare di diritto nella categoria “vecchie ciofeche magicamente resuscitate”.
Non l’ho visto in diretta ma mi sono documentata. Confidavo in Valentino più che negli altri prossimi stilisti sanremesi, e credevo si andasse relativamente sul sicuro. Invece, ovviamente, tocca che ritiro tutto: il primo vestito della Hunziker era sul serio da rimanerci secchi. E dice bene chi, nei commenti, lo ha paragonato ad un Ferrero Rocher (i pois sulla gonna stanno, appunto, per i bollini col marchio Ferrero). L’enorme fioccone ombelicale, utilizzato per infilarci dentro le mani, coi cappi a mo’ di tascone, è una trovata di un tale genio mentecatto che davvero da Valentino uno non se lo aspetta. Anche i capelli raccolti sulla nuca, che da lontano sembrano raccolti in un asciugamano (oddìo, è appena uscita dalla doccia!), sono in realtà sistemati in una crocchiona sferica che ancora una volta ricorda il famoso cioccolatino (ok, andata, è pubblicità subliminale).
A proposito degli - ehm - artisti in gara. Niente male i “quindici minuti di celebrità oggi e poi mai più niente in vita vostra” Pquadro (foto). Uno ci fa lo sting da festa dell’unità (o meglio, da festa dell’unità organizzata da veterani di Amici), mentre l’altro invece, fighissimo, vestito da contadino chic (sapete, la storia del topolino di campagna che va a trovare il cugino di città), con gilet della domenica, cravatta di raso (bleargh), e jeans tenuti su da una bellissima cintura bordata di strass, molto spagay western. Non poteva mancare il cappellino e, come accessori, il medaglione finto-etnico al collo plus orologiazzo quadrato.
Tra le femminucce, mi sembrano degne di nota sia la gggiovane Mariangela (foto - che, diciamoci la verità, ci si può scegliere come nome d’arte una roba così fantozziana, eh? ma no), che indossa una tunichetta luccicosa da angiolone in versione Mariah Carey (dodicenne alla recita di natale), e la solita folle Antonella Ruggiero (foto), dallo stile come sempre un po’ darkettone un po’ raccolta differenziata, con guantoni neri da sicaria, giacchetta con collo ortopedico, e una strana parure collana più anello formata da novellini galbusera abbrustoliti e legati insieme l’uno con l’altro.
Poi, vediamo, ci sono (come volevasi dimostrare) i Korakanè (niente foto purtroppo). Il violinista - sì, perché siamo di fronte al solito gruppo violino, fisarmonica, ritmi balcanici, mutande sporche, quanto è bravo Capossela, spelacchiati baffetti e basettoni (no, non il commissario) - si è messo un bavaglino al posto della cravatta, c’ha i capelli legati sporchi e ben spiaccicati con la riga in mezzo da vero zingaro, e per l’appunto baffetti e basettoni spelacchiati. Poi poi, ah sì, Leda Battisti (niente foto neanche lei), che si è messa la maglietta comprata al Valtur di Sharm el Sheik.
di Betty Moore, 28 febbraio 2007
Categoria: alta moda, chiacchiericci vari, very important malvestite
Un cordiale buonasera al gruppo carampano di ascolto de… ops, pardon, mi son confusa. Volevo dire: Sanremo, ok, il festival. L’anno scorso, io, non so voi, l’ho snobbato alla grandissima. Adesso vediamo se è il caso di recuperare, se c’è qualche malvestita/o che vale la pena.
A parte la Hunziker, che come da tradizione cambierà abiti a ripetizione (un disgraziato stilista a serata - stasera è il turno di Valentino, che di solito, però, difficilmente toppa), il parterre di cantanti e ospiti stranieri sembra offrire una vasta gamma di possibilità malvestite. Dai coattissimi Scissor Sisters alla ridicolaggine di Dj Francesco, passando per la follia di Antonella Ruggiero, il “sono originale” di Simone Cristicchi, fino a giovani i cui nomi d’arte sono già di per sé una promessa (v. Korakhanè, Jasmine - ah, Korakhanè è un gruppo dite? Accidenti che spreco, sarebbe stato tanto bene ad una di queste cantantucole arenbì con influenze afro, va be’).
Io comunque sto fuori fino alle nove e mezza dieci: così, se nel frattempo c’è qualcosa di succosamente malvico da segnalare, oh, conto su di voi. Mi raccomando. Poi dopo quando torno, se ce la faccio, ovviamente: malvacronaca.
di Betty Moore, 27 febbraio 2007
Categoria: chiacchiericci vari, very important malvestite