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Mtv Movie awards 2008 - il malvacarpet

Se pensate che all’ultimo eventone mtvaro c’era la danzatrice del ventre strafattona con l’indigestione da fagiolata, be’, la pur demenziale performance delle zoccolette dimena-culi-alla-velocità-della-luce sommata alla scenetta fake-scandalosa del bustone d’erba sommata all’omino nudo che fa il burlone simpasimpa coll’orsacchiotto sodomizzato sommato alla faccina perplessa un po’ schifata di Rihanna (poveretta, non capisce niente) dopo lo splatterume promozionale di Tropic Thunder (che promette benissimo!) sommata al debutto del premio per il miglior cripto-gayardone (ah no, non è stato premiato per quello? e per cosa allora, l’acconciatura inscalfibile anti-cataclisma?), insomma, questi Movie Awards duemilaotto direi che sono andati così così, niente di che.

will e jaden smithrihannacharlize theronsarah jessica parkerkatie homles e tom cruise

Però qualcosina da malvacarpettare ci sta: per esempio il figlioletto novenne (già starlette mucciniana) di Will Smith, Jaden (posa da superganzo, capello lungo treccinato e aviator extralarge), che sembra un effetto speciale uscito dal film tragedia Tesoro ho ristretto il rappettone bburino (sinossi: rimpicciolitosi durante un party nell’attico newyorkese di P. Diddy, scampato per un pelo al risucchio di un pippatone chilometrico di Fifty Cents, finirà schiacciato e quindi risucchiato dalla risacca post-puzzetta nell’immenso buco nero di Beyoncé), o anche Rihanna, con questo coso grigio tutto storto bucato sulla pancia e la gonna moscia a sacco grumoso (e poi oh ma che genio della pendontizzazione ungulare! c’ha le unghie delle mani verdi uniposcate e quelle dei piedi passate al bianchetto), o anche Charlize Theron, pantaloni attillatissimi con cucitura sbilenca intracosciale, l’orrido bustino strizzaciccia (notate il doloroso rigonfiamento in zona ascellare) con microcoppine conchigliate, i sandalazzi tacco venti con reginette al nero di seppia e il gigantesco anellone a cozza; deludente invece Sarah Jessica Parker nel suo modesto dolcevita glitteroso con stivaletti bianchi e astuccetto portapenne: dopo i malvaeccessi di barocchismo cappellare alla Minnie della prima di Sex and the city (ipotizza Suppish Queen sul forum: “potrebbe semplicemente esserle caduto un seme in testa un paio di mesi prima e aver messo radici”) mi sarei aspettata molto di meglio (ah, qui era insieme alla coppietta Tom Cruise Katie Holmes in versione casalinga padrone nano e schiavetta lobotomizzata - non sono adorabili? e che zombie responsabile la Katie! ha pure riciclato come pantofole le scarpette appuntite del mese scorso).

i coldplayellen pageparis hilton e benji maddenrumer willismegan fox

I Coldplay (che hanno annoiato live) c’avevano i giubbettini io-sono-originale in tema beatlesiano-vintage reinterpretati fricchettonescamente con l’utilizzo di sciarpine robivecchi buttate qua e là, più un cappellino Vasco Rossi (che rappresenta un po’ l’ultimo stadio del pop-cretinetti che non sa come altrimenti stilosizzare la sua insignificante personcina) le solite misteriose poeticissime scritte sulle mani e poi va be’ siccome la calvizie in effetti non è tanto cool, il cantante Chris Martin in Paltrow ha provveduto alla cotonatura tipo Mike Bongiorno; Ellen Page ci fa la teenager scazzatella (notate con quale bilanciata perfezione c’è un pezzo di maglietta che le penzola fuori dai jeans, è tutta questione di un complicatissimo sistema di cuciture e inamidazioni - e notate le scarpone Nike alte anni novanta col linguettone enorme: per le quali temo ahimè una prossima invasione); e poi ovviamente non poteva mancare la nostra musa Paris Hilton nella sua tipica posizione con i piedini perpendicolari (e questa volta s’è portata dietro il fidanzato Benji Madden, un semo-bburini io-sono-originale doc, bandana e maglietta decorate con monogrammature finto Louis Vuitton, ciondolini argentati, cappello ergo sum, barbetta incolta nascondi pappagorgia, occhialoni da sole e doppio orecchino brillantazzo); Bruce Willis travestito da Christina Aguilera quando faceva la darkettona; e infine Megan Fox straconvintissima della sua impareggiabile sexytudine (vestitino rosa bon bon, per metà bustino per metà cascatella di frappettii, con sottogonna vaporosa di tulle nero) che lanciava raffiche assassine di intensissimi flapflap riproduttivi.

Malvah Jessica Parker - Bitten

Dite la verità, quante tra voi sono andate in sollucchero alla notizia che Malvah Jessica Parker sarebbe stata l’ennesima vim a firmare una ennesima linea d’abbigliamento per l’ennesima catena low cost (Steve & Barry’s); lo so lo so, siete rimaste accecate dall’inaspettata concreta possibilità di emulare finalmente quel melensamente eclettico malvestitismo alla Carrie Bradshaw, quell’io-sono-originale fiera-di-esser-femmina frivola-ma-intelligente.

malvah jessica parker profondamente pensierosa

E tuttavia Malvah Jessica Parker non è Sally Spectra, e Malvah Jessica Parker da sola, poverina, pur se coadiuvata dai gay-cervelloni di Steve&Barry’s, non è riuscita a produrre altro se non una triste e squallida incommentabile collezione da cestoni Oviesse. Ma no, neanche da Oviesse - mi son stufata di prenderlo ad esempio negativo, ché le mutande oviesse coi fiorellini mi stanno pure simpatiche - diciamo, meglio, una collezione da outlet cinese di periferia, da catalogo Postalmarket; una roba che, se inserita a forza nell’immaginaria starway to the malvaheaven dei vari altri malvaconsorzi lowcost, se Madonna sta sulla cima e Kate Moss decisamente in zona retrocessione (Jennifer Lopez e le gemelle Olsen che navigano a metà classifica), questa roba qua (ah quasi dimenticavo, si chiama Bitten) sta giù giù al termine della scala dentro una botolina senza fondo fatta apposta (e piena di lava incandescente).

Toh, due esempi presi a caso dal sito: la maglietta con la piuma di pavone stampata sopra che ha tutta l’aria di una macchia di caffelatte e uovo al tegamino (andato a male) che neanche nei sogni più funesti della scimmia ballerina che disegna le linee Monella Vagabonda; oppure, toh, ’sto accrocco che simula vestitino più camicia (e sì, ce ne sono altri basati sullo stesso concetto dell’illusione questo più quello tutto in uno - boh, forse un’involuzione della boho mania per le sovrapposizioni demenziali, chissà), mi ricorda un pochino quei barboni che col freddo si infilano la camicia e il maglione nelle mutande e le mutande se le tirano su fin sotto le ascelle (ah, ma allora, forse, eccoti qui l’ispirazione).

bitten schifobitten schifobitten schifobitten schifo

E c’hanno speso così tante energie (poveretti, hanno fatto pure il documentario con gli zoom sulle foto in biancoenero di MJP profondamente pensierosa come nei documentari quelli seri con le riunioni al vertice del presidente kennedy angustiano per la crisi cubana) e alla fine quindi è comprensibile che siano diventati un tantinino permalosi: avvocati che telefonano minacciosi al blogger criticone intimandogli di togliere le foto dal blog ché sennò si vede che i vestiti son brutti; e lei in persona che risponde ai blogger ammerigani (un coro unanime: bitten fa schifo) e dice che no, non si può criticare la bitten perché il suo scopo è esattamente questo, soddisfare la malvestita morta di fame che darebbe la vita per un calzino firmatissimo della sua star preferita e però non c’ha i soldi per comprarselo, e così allora finalmente può permettersi della robetta che sarà pure una schifezza approssimativa e squallidamente wannabe, ma è comunque sponsorizzata dal faccione famoso e va bene per tutte le tasche e saremo tutti malvestiti felici e contenti (lo dice chiaro e tondo: These clothes are about people all over the country who don’t have access to really well made clothing).

E se questo non è un meraviglioso principio fondante di interclassismo malvestito, eh, avercene.