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Malvestita #334 - er fagiano

Guardate qua che bell’esempio tondo tondo di spleen malvestito, dove la mollezza vanitosamente malinconica e gli occhioni da cerbiatta triste cerchiati di nero con le ciglia ingessate di mascara si sposano compiutamente con un’astuta desaturazione cromatica del tradizionale accriccamento boho: l’incarnato spettrale del faccino sottile che risalta sul trucco livido obitoriale e sotto il caschetto nero [*] cotonato (1 - no, per l’appunto: non si sta annusando un’ascella, sembra, in realtà si sta ravviando gli spuntoni del caschetto), il petto scavato e la spalla appuntita che sbucano dalla larga scollatura del maglioncione floscio (2) con gli eccessi propagginosi che quando si annusa l’ascel… voglio dire, quando si ravvia il caschetto, cascano distendendosi come le ali degli scoiattoli volanti (3 - la floscezza del maglione e lo scivolamento sulla spalla non sono mica casuali, tzè!, hanno il ruolo fondamentale di mantenere sempre in bella vista il tatuaggio sul retro - 4 - una fenice, sussurrerebbe lei con enfasi; “er fagiano”, c’è scritto più prosaicamente sull’album del tatuatore), e poi le gambine secche sotto alla microgonna violacea (5), infilate nelle calze grigie da deportata (6), e poi le ballerine rosa col doppio elastico posteriore (7) che danno un tocco di straniante vivacità kidult all’insieme. Ah, dove l’ho vista?, in libreria, che chiedeva alla commessa “mi scusi, avete dei libri sulla morte della principessa Sissi?”

[*] io direi “alla Babsi Jones”, ma mi sa che in pochi qui - giustamente, beati voi - sanno chi cavolo è