Mtv European Music Awards 2008, il malvacarpet

Asia Argento vs Katy Perry Un’altra settimana che s’apre a colpi di malvacarpet, quanto ci piace? Questa volta tocca agli Mtv Europe Music Awards, la versione sfigatella in piccolo dei Video Awards mmerigani, un eventino così desolantemente trascurabile che non soltanto guardie cecchini e buttafuori sono sprovvisti di identikit segnaletici Dead or Alive con le faccione sorridenti di quelle vesciche pruriginose dei Finley [1], ma addirittura (pensate!) si prendono le vesciche e le si mette ufficialmente in lizza per un Award (non so cosa, di preciso: ma dato che erano in competizione coi Tokio Hotel [2], uhm, immagino fosse un Most Idiot Carampan Supporters). E il desolante eventino non poteva che esser presentato da una desolante scemina [3], la Katy Perry di I kissed a girl (uuuh! scabroso! sapesse cos’è che combinava la Asia Argento dei bei tempi – ah, sigh sob, nostalgia canaglia!), una bamboluccia da quattro soldi programmata per inanellare con disinvoltura stupidi eccessi di esagitata io-sono-originalità miniclub (i vestitini simpaticissimi guarda-là-che-burlona-fuori-di-testa) e trasgressività ironichetta maestra-ha-detto-pupù!!! (uuuh! scabroso! il rossettone gigante che rappresenta un… oh, no no, divento rossa, non riesco a dirlo!), un inarrestabile cataclisma di comicissime smorfie maliziose e ingenuotte e spiritate che non si ferma mai, e il risultato è che bastano un paio di minuti appena di Katy Perry e non desideri altro che farti una pera di raggi gamma, diventare verde e grosso e spaccare tutto (per la cronaca – nel susseguirsi velocissimo di travestimenti buffoncelli – vi segnalo il coso di raso blu con le tette vedenti e la borsetta luccicante a forma di pasticcino alla crema, il magliettone con l’inspiegabile asse rigido sulla pancia, il costume ermafrodito, la gonnella col carillon rotante).

Katy Perry Katy Perry Katy Perry i Finley i Tokio Hotel

Un’altra cheapissima originaletta canterina è Katie White dei Ting Tings, che s’accoda pure lei al mucchione di cartonati very cool che cavalca senza ritegno la dilagante rivisitazione boho del coattume anni ottanta (e che cavolo però, che fantasia questi agenti costruisci-bamboline: c’ha il vestitino coi rigoni orizzontali che hanno trovato sulla pagina Wiki di Katy Perry, i cui agenti a loro volta hanno scopiazzato dall’estetista bburinona de Le ragazze della terra sono facili). Mi è piaciuto anche il frontman dei Killers, Brandon Flowers, che (sempre a proposito d’anni ottanta) c’aveva il giacchino con le spalline e lo stemmino nobiliare ornati con vero piumaggio di fagiano come ce l’hanno i dignitari di Zamunda – e non erano da meno i suoi compagni di merende, quello che sembra Red Ronnie dopo una vasca di Crescina col pezzo di sopra del pigiamone di Tigro, Nick Cave col giacchetto porta borsa-dell’acqua-calda da pensionato del club di briscola e Paolo Brosio elegantissimo con lo smoking e il toupet della madre quand’era giovane. E sempre in tema d’io-sono-originalettume anni ottanta (versante trasandescion), ci credereste, c’è il tizio dei 30 Seconds to Mars, il frangettuto eyelinerato Jared Leto, che sfoggia il camicione flanellato da boscaiolo annodato in vita [4], l’ultima volta che ne ho visto uno portato così, boh, mi sa che ce l’aveva Robbie Williams ragazzino (oh, a proposito, i Take That l’avete visti? se lo sarebbero voluto giocare all’ultima rughetta con Bono, il premio per i Bolsi più Bolsi della serata, ma mi sa che no, non c’è stata storia: il visierone arancione, la camiciazza jeans attillata sulla panza, la collana etnichetta a pallettoni sul petto glabro sudaticcio, la mano in immersione a ravanarsi la paccottiglia – no che non c’è storia, che straordinaria laida Bolsità! Bono se la stravince).

Katie White The Killers i 30 seconds to Mars i Take That

Poi, va be’, dell’orrendo involucro “omino di latta del mago di Oz” [5] che s’è messa Beyoncé ne hanno parlato un po’ tutti: la versione originale prevedeva i pantaloni pendantizzati e le scarpe ortopediche, ok, ma dovete capire che è contrario all’etica da sexy bburinona urlatrice lasciarsi scappare una qualsiasi occasione per esporre i ghetto-coscioni, al diavolo la filologia fashionara!, piuttosto si può pendantizzare lo scafandrone con un bel mono-guantino cardinato Freddy Krueger goes to the manicure (e le unghie pittate sulla stessa tonalità grigio metalmeccanica); come al solito invece si butta sul demenziale la sorellina scarsa di Beyoncé, Solange Knowles, che non conosce altre valide strategie per farsi notare (a parte il classico uomo sandwich col cartello a forma di freccia “E’ la sorella di Beyoncé!” che la segue giorno e notte), vestitino corto con le paillette giganti e giacchetto con manicotte gonfie da sbandieratore del Palio di Siena. E finiamo con Estelle, arrotolata nell’isolante termico strizzatette sul malvacarpet, e poi sul palco, a bordo del mega-deltaplano azzurro.

Bono Beyoncè Solange Knowles Estelle Estelle

[1] c’era anche Tiziano Ferro, ma che c’entra, lui serviva le tartine durante l’after-party
[2] la parruccona di Bill Kaulitz mostra una sconcertante somiglianza col materiale del gilettino pelliccioso, ed entrambi mostrano una sconcertante somiglianza con la pelliccia d’orso dei colbacchi delle guardie reali inglesi (a-ah! ecco una bella soluzione al loro problema: scalpizziamo il cretinetti!)
[3] co-conduceva Perez Hilton in tenuta da prima comunione
[4] e sì sì c’avevano tutti quanti, Leto e i suoi amichetti, la magliettina di Barack Obama: che è andata fortissimo, ehi! ce l’aveva pure Katy Perry (immagino assisteremo nei prossimi mesi ad un clamoroso inflazionamento dell’Obama-faccia: può darsi che arrivino a raccontarci che Joe Rivetto era stato concepito così dall’inizio, che era Barack Obama da giovinotto)
[5] questa non è mia, me l’ha suggerita Sara: grazie Sara!

La sagra del commento demenziale: e siamo a 50.000

Ve la ricordate la Sagra del commento demenziale? Oh ma sicuro che ve la ricordate, l’abbiamo già celebrata per i dieci, i venti e i quarantamila commenti: è quando metto in fila le cose più assurde e spassose che sono arrivate negli ultimi mesi. Eccole qua (c’è un “continua a leggere”, sotto, cliccateci per leggere il post tutto intero).

La vera natura di malvestite.net

a) è un sito per bambini

Volevo rispondere a Betty Moor, ki ti credi di essere?
come puoi scrivere un tuo parere negativo sulle winx nella loro pagina dove milioni e milioni di bambine leggono i loro articoli?
Dovresti vergognarti, non che sia una che ama le winx ( al contrario, scusate, “le odio”) ma non tengo giusto che tu scriva i tuoi maleducati e offensivi articoli nei confronti delle bambine che al contrario le adorano. Esistono altri siti dove puoi scrivere i tuoi pareri.
Sweet Girl

b) è un blog monotematico

qst è 1 blog UNICAMENTE dedicato ai take that.
Bennina (love love me)

c) è un forum con iscrizione obbligatoria

CIAO REGZ CHACCHADAN VI PARLA BENVENUTA CHACCHADAN TH FAN NUMERO UNO DI REGGIOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!! MI SONO ISCRITTA A QUESTO FLORUM OGGI E STO POSTANDO ADESSO!!!!!!!!! PAMELA IL FORUM E’ DI CHI LO FA CON IL CUORE DI TUTTE LE TH FAN DEL MONDO!!!!!!!!!!!!!! PAMELA STUPIDO E’ CHI LO STUPIDO FA!!!! CHACCHADAN HA SISTEMATO PAMELA!!!!!!!!
Chacchadan

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Malvageddon #19 – Tokio Hotel Twincest

E’ tradizione che le malvestitine passino gran parte della loro fanciullezza a sbavare dietro ad un branco di maschietti canterini in formazione secondo lo stampo classico quello buono – quello trasgressivo – quello brutto – quello vecchio (così che si copra tutto il range possibile di conquiste femminili: quella tenera – quella che fuma – quella scema – quella tardona). Si chiamano boyband e fanno tutte leva sui neonati confusi tumulti sentimental-erotici delle malvestitine, combinando richiami sessuali più o meno espliciti (sguardi assatanati, lingue di fuori, pettorali unti, improvvise mosse pelviche, brani danzerini dal ritmo indiavolato, video che son tutti uno sguizzìo di muscoletti) a movimenti di infantile zuccherosa dolcezza platonica (timidi sorrisetti, abbracci, pelouches ovunque, brani lenti, pianoforte e violini, video in bianco e nero, immagini controluce di pose plastiche che esprimono wertheriano struggimento).

tokyo hotel malvestitiPerché la formula continui a funzionare nel tempo, ovviamente, non si può prescindere da un continuo ricambio evolutivo – dei maschietti, del loro look, delle musichette, di tutto – che assecondi il continuo flusso e riflusso delle mode. Così, se oggi stai sulla cresta dell’onda soltanto se ti riesce d’interpretare qualcosa del personaggio tra l’emo e il punk e il dark e il trasandato zozzo e il piercing sulla faccia e i tatuaggi, e persino Laura Pausini si veste rockettona (gesù, quando la ripenso inguainata in quei calzoni di pelle… le foreste di borotalco che sono state rase al suolo!), persino Tiziano Ferro c’ha degli sgherri sul palco che fanno finta di essere una specie di rockband con le chitarre elettriche, e tutti ci vogliono avere gli strumentisti ben visibili per fare vedere che la loro è musica vera, insomma, oggi ci voleva un gruppo per malvestitine che assecondasse questa tendenza più cupa e trasgressiva, falso autoriale, coi tipi che magari riuscissero pure a far finta di suonare senza che la groupie in prima fila venisse cecata da una bacchetta volata via per sbaglio. Praticamente dei Gazosa ma più grandi, cattivi, e senza la cantante paffuta (anche il nano alla batteria, no).

Ed eccoci ai Tokio Hotel quindi (logo originalissimo: un clamoroso plagio dei Take That), che così a prima vista sembrano una boyband come tante altre, ma invece no, c’è qualcosa nei Tokio Hotel (o, per meglio dire: intorno ai Tokio Hotel) che non ho mai visto prima e mi piace un sacco. I Tokio Hotel sono così composti: c’è il cantante (Bill Kaulitz si chiama) dai capelli elettrostatici, che è l’anima tormentata del gruppo, un costume di halloween ambulante (l’hanno dapprima lanciato come truzzetto discotecaro qualunque, poi i produttori geniali hanno ben pensato di accentuarne l’impostazione darkettona anticonformista, e gli è venuto in mente di giocare sull’ambiguità sessuale – è maschio? è femmina? – occhi cerchiati, unghie lunghe, magliette con le scritte gotiche, depilazione al laser); c’è quello (Tom Kaulitz) che fa la faccia da ganzetto spregiudicato e un po’ scazzato, sarebbe il chitarrista, coi rastoni e il cappello enorme e l’abbigliamento hiphop; e ci sono questi due giovani cavernicoli (bassista e batterista) che fanno evidentemente parte della band di supporto, un grossista di sauerkrauten e un cassiere della Standa, che hanno il compito fondamentale di adempiere al ruolo di scrondi della situazione (così da esaltare la bellezza androgina di cantante e chitarrista – e non solo, sti due si chiamano Gustav e Georg, che robaccia da disoccupati; cantante e chitarrista invece c’hanno i nomi da cartone animato).

tokyo hotel i gemelli malvestitiLa musica è quel che è, una schifezza (a proposito, lo sapete chi è che prende in giro i Tokio Hotel, e noi facciamo la musica vera e voi no? reggetevi forte: i Finley – che meraviglioso scontro tra titani). Niente altro che banali collage dei più sputtanati luoghi comuni rock (nu metal soprattutto): schitarrate con la distorsione stupida (quella che manco ci vogliono i pedalini, la fa pure l’amplificatore del mulino bianco), batteria pestata su ritmi più che elementari, basso lineare a note ribattute, giri di accordi scopiazzati qua e là. L’insulsa vocetta da tenorino del cantante è gonfiata di riverberi e distorsioni metalliche, nel vano tentativo di renderla un minimo interessante e corposa; lui ci mette del suo, un po’ di finta raucedine nelle parti in piano (e bravo, nel giro di un paio d’annetti gli verranno due o tre noduli alle corde vocali e ciao ciao – ma tanto tra un paio d’annetti, boh, chi se li ricorda più?). I testi, va be’, sono tutti riassumibili in un campionario di frasette tipo: ‘so incazzato, ‘so triste, ‘so triste e incazzato allo stesso tempo, sono in calore, la vita è.

Ah, certo, il duro chitarrista (Tom) e il mellifluo cantante (Bill) sono fratelli gemelli omozigoti. Ed è qui che viene il bello.

Come preventivato, il dibattito circa l’identità sessuale dei due infuoca gli animi delle ammiratrici. Il cantante, Bill, ha sviluppato uno studiatissimo sistema di indizi che alimenta il dubbio: la magrezza efebica shojo manga anni settanta (Riyoko Ikeda docet), la ritrosia a mostrarsi pubblicamente a torso nudo, le dichiarazioni che suggeriscono un’inclinazione omosessuale (l’idolo ispiratore, per l’appunto, non poteva che essere Brian Molko).

E fin qui tutto ok, niente di eccezionale, è quasi più interessante parlare di Amanda Lear. Le malvestitine però non si accontentano di starsene lì a discutere del pur conturbante saràgay/nonsaràgay, niente affatto, la loro fantasia si spinge oltre e arriva a concepire una delle più straordinarie derive nella storia mondiale della fanfiction: quello che è stato ufficialmente ribattezzato Twincest, l’incesto omosessuale tra gemellini. Ci pensate? Migliaia di malvestitine che esaminano col microscopio le fotografie dei gemelli alla ricerca di un contatto, uno struscetto, una mano sulla coscia, malvestitine che vanno in delirio se un bel giorno appare una foto coi gemelli che si abbracciano, oppure una coll’orgasmo simultaneo, o peggio ancora una foto compromettentissima col gemello rastone che non c’è dubbio, sta ravanando nelle mutande del fratello (mah, chissà, forse aveva bisogno di calzini). Pure le serenate si fanno, accidenti (“lasciateci insieme nella notte [...] nella notte solo con te insieme bla bla”). E nasce così una intera immensa biblioteca di documenti dedicati al sogno di sti due che si accoppiano: dalle rappresentazioni pittoriche (il tenero bacetto, la fantasia sadomaso e, uh, ce ne sono di porno che, scusate, mi fanno impressione e non ve le linko), ai fotomontaggi (e due e tre), a video di tutti i tipi (fate una ricerchina su youtube: questo, per dire, ha un incipit inquietante e thrilleristico che mi piace molto), alle realizzazioni letterarie:

“E’ sbagliato, Tom…” Sussurrò Bill, tra un respiro e l’altro, esprimendo a parole il loro pensiero.
La mano calda di Bill si mosse goffamente, e accarezzò la guancia accaldata del fratello, non si aspettava quella reazione.
“Ma non mi importa” Esclamò.
Bill sfiorò le labbra del gemello con dolcezza, ma quest ultimo si ritrasse. Provava vergogna e rimorso per ciò che aveva fatto.

Non è stupendo? E io che son rimasta alle mossette gay di Mark Owen, eravamo davvero delle malvestitine alle prime armi, noi.

Take That revival – malvestitismi anni ’90

Quella sera di tanti anni fa, sul palco di San Remo, che i Take That si esibirono per l’ultima volta live, tutti insieme, credevo che la mia vita fosse lì lì per concludersi. Sepolta con regolare rito funebre la mia tuta dell’adidas, sapete, quella con le strisce laterali bianche (tuta dell’adidas che, ovviamente, era d’ordinanza per qualsiasi vera fan del gruppo), mi preparai ad attendere la fine. Eppure oggi, a distanza di un milione di anni, c’è il mio ex pupillo Mark Owen, uguale spiccicato al pr milanese del grande fratello, che fa da leading voice per questo singolo chiamato Shine, canzoncina banalotta che ne ricorda mille altre, e nulla aggiunge e nulla toglie al loro già mediocre palmares.

Ah, tra l’altro scopro adesso che Mark Owen al grande fratello inglese, il celebrity big brother, ci ha partecipato. E l’ha pure vinto (acc, complimenti).

jason vestito da - ehm - diavoloAll’epoca mi arrabbiavo moltissimo, quando i miei amichetti maschi li definivano “froci”. Diventavo una iena. Ma poi in effetti, a rivedere oggi certi toppini ricamati all’uncinetto, di quelli che sfoggiavano nei vari concerti, davvero, penso d’esser stata poco comprensiva. Una maglietta del genere, indossata da Mark, attillatissima, da cui spuntava fuori la sua panzetta anoressica, aveva su scritto Junkie’s baddy powder (parodia tossica – ah ah – del borotalco), e si vedeva ovunque in giro, su migliaia di fanciulle adoranti. Non ho trovato una foto, accontentatevi di questo screenshot dal video di Relight my Fire (nel quale Mark indossa anche una splendida canottierina arancione con un topolino disegnato sopra – e io che mi arrabbiavo con gli amichetti maschi, mah).

La vetta galattica del ridicolo, però, la sfioravano nel tentativo di trasmettere a noi altre adolescenti rintronate dei messaggi di trasgressiva sensualità. Ad esempio, qualcuno se li ricorda con quelle maglie di rete nera, gli shorts a mutanda e le ginocchiere da pallavolo mentre cantavano (se non ricordo male) Sciò so sciò, eh, ve li ricordate? E che dire della sexy armatura di gomma rossa su perizoma che potete ammirare nell’immagine qui sopra? Uuuuuh, non so voi, io sono tutta un brivido.

Oppure ammirate questa foto storica, risalente se non erro al primo album, qui purtroppo in pessima risoluzione. Ne avevo addirittura una cartolina, che custodivo gelosamente, appiccicata sopra al letto, che mi faceva da santino (eh sì, e poi biasimo l’amoralità di queste giovini malvestite d’oggi, da che pulpito). Altro che calciatori in slipponi targati dolce & gabbana (e battere sul tempo due organisimi burinamente modificati come i d&g, be’, non è cosa da poco). Senza contare il particolare trashissimo del fondoschiena di Gary Barlow, da sempre ciccione moscio e cellulitico, per cui si dibatteva tra noi altre sciocchine se fosse o meno così palesemente ritoccato come sembrava, in un’epoca in cui photoshop era ancora un sogno, fotomontato con un culetto un tantino più decente (fotomontaggio che però, fatto com’era con un Amiga 500 – secondo le sue più acerrime nemiche, di solito fan di Robbie – si riconosceva lontano un miglio: incollato male, e pure con un fuoco diverso – povero sfigato tenero pacioccone di un Gary).

E potrei poi dilungarmi su mille e mille fantastiche tendenze malvestite che sono di loro responsabilità. Che so, il simpatico taglio di capelli (in questa foto, stranamente, la mammoletta Barlow sembra Ivan Drago) che tutti i maschietti tentavano di riprodurre, lunghi davanti e cortissimi dietro, con la riga in mezzo, pendenti sulla faccia. Ma comunque, questo posticino qui doveva essere solo una breve introduzione per stasera, ché speravo si sbizzarrissero come ai vecchi tempi. E invece m’è andata buca. Delusione. A Mark, dopo anni di lezioni di canto, gli è venuta una gradevolissima voce da ranocchio, con l’estensione della pianolina mulino bianco, e in fatto di abiti – che due scatole – ha deciso con tutti gli altri di adottare questo insulsissimo stile minimal in grigio e nero. Certo, dopo quei cappottini così malinconicamente brit-pop del primo video, c’era da aspettarselo. Ma quanto erano meglio i travestimenti da, ehm, da cos’è che erano travestiti?