Cento anni fa, quando vennero fuori le prime incredibili testimonianze di una misteriosa sostanza gelatinosa che pioveva dal cielo – e la gente se ne fregava, e gli scienziati se ne fregavano – per fortuna c’erano alcuni coraggiosi ricercatori indipendenti che subito denunciarono il fatto e misero in guardia gli aviatori, non volate!, avrebbero rischiato altrimenti di rimanersene “appiccicati in aria come uvetta nella panna cotta” (cit.) – e nel frattempo, dottissimi, quegli stessi ricercatori indipendenti fantasticavano sulla composizione dell’atmosfera: “sarebbe assurdo pensare che tutto il cielo sia gelatinoso: sembra più accettabile credere che solo alcune aree lo siano” (cit.). E cento anni dopo, oggi, la storia si ripete: noi altri passivoni indottrinati ce ne stiamo comodi comodi a spassarcela con certi frivoli fatterelli senza importanza – politici doppiolavoristi, tzè, specchietti per le allodole! – mentre da qualche altra parte, nell’oscuro sottosuolo della rete, si combatte furiosamente anche a nome nostro, a nome di tutti noi altri pecoroni imbambolati, per la Verità quella Vera, nascosta, sconveniente, contro i burattinai del Sistema e contro la Segretissima Manipolazione Globale;
per fortuna che ci sono i blog e i forum dei ricercatori indipendenti che se ne stanno sempre lì, attentissimi, e al Sistema non gliene fanno passare una – le piogge gelatinose di una volta, oggi, sono le nostre scie chimiche, le micidialissime scie chimiche! – i coraggiosi ricercatori indipendenti tengono sotto controllo il Sistema e lo cazziano di brutto persino quando ci va di mezzo la loro (ex) trasmissione televisiva del cuore, Report, colpevole d’aver fatto pubblicità ai Guardiani del Sistema per antonomasia aka quei puzzoni del CICAP – capeggiati dal “perfido vecchio Piero Angela”; è capitato la settimana scorsa
in soli dieci minuti di Report a raffica: le scie chimiche sono una panzana, la telecinesi è una panzana, l’autoattentato 9/11 è una panzana, il moon hoax è una panzana, il fachirismo è una panzana, gli UFO sono una panzana, la psicofonia è una panzana – ARGH! – i ricercatori indipendenti, stravolti, indignatissimi, perdono la testa e dichiarano guerra a Report: è stata una settimana infuocata, roba da Premio Perlone,
Illustrissima Dottoressa Gabanelli, a parziale commento della sua puntata dello scorso 14 marzo 2010, dedicata (anzi ceduta) all’ignobile e screditata cricca del C.I.C.A.P., sponsorizzata dai servizi segreti per coprire le infami operazioni globali di irrorazione clandestina di veleni mediante aerei, problema di cui sempre più persone stanno acquisendo consapevolezza, mi pregio di farLe omaggio di questo utile accessorio
ha scritto sul suo blog la Mente del movimento sciachimista: una letterina spedita alla redazione di Report a corredo del rotolo di carta igienica regalo (“l’utile accessorio”), con tanto di servizio fotografico della spedizione nell’ufficio postale, toh; e non è il solo, anche il rabdomante Maurizio Armanetti (già a suo tempo spernacchiato dal CICAP) vuole cantargliene quattro a quelli di Report – la rabdomanzia è una realtà, eccome!, sono i Men in Black del CICAP che fanno scomparire i testimoni oculari delle evidenze rabdomantiche, sentite qua:
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Nessuno se n’è accorto e nemmeno io me n’ero accorta, ogni giorno su Rai Uno ci sono venti minuti di viaggio allucinante all’interno dello spaziosissimo stomaco arredato di Maurizio Costanzo durante la pennichella digestiva del dopopranzo (arredato sobriamente, lo stomaco: colonnine doriche e discoboli souvenir di gesso, candelabri, una scrivania di plastica trasparente rossa) e dentro il suo stomaco arredato c’è un enzima della digestione antropomorfo, con le fattezze del medesimo Maurizio Costanzo, che emette delle farfuglianti bollicine-borborigmi sotto forma di domande rivolte al povero minchione “contemporaneo” che è stato ingoiato tutto intero per pranzo (il viaggio allucinante si chiama così: Bontà sua. Incontri tra contemporanei).
Mi sono guardata le interviste gastriche ai tre minchioni di Sanremo, Arisa e Malika Ayane e Simone Cristicchi, e devo dire che ogni tanto, grazie soprattutto all’eccitante routine retorica – di sublime ispirazione! – dell’enzima Maurizio Costanzo in modalità psico-confidente tonto (non c’è niente che gli riesca meglio, “lei si sente donna? lei si stima? e quando sogna, lei, sogna in italiano? oppure in milanese?” – dall’intervista a Malika Ayane), il desiderio dei minchioni contemporanei di farci la figura dei brillanti profondi complessi esseri umani è così disperato e maldestro che qualcosina di rilevante, qualche spruzzetto di idiozia buffa, ogni tanto, schizza fuori – per esempio vediamo, sentite, c’è l’enzima Maurizio Costanzo che domanda a Malika Ayane “lei crede nel colpo di fulmine, qual è stato il suo primo amore?” e Malika Ayane gli racconta che
“sì da adolescente a sedici anni mi sono innamorata follemente di… il mio primo amore… era un mangiafuoco… un artista di piazza…”
l’enzima Maurizio Costanzo è subito folgorato dall’eccentrica significatività bohémien della relazione col mangiafuoco (battuteggia soddisfatto: “ma quando vi baciavate lui aveva il sapore di paraffina?” – risate compiaciute di Malika Ayane), l’enzima Maurizio Costanzo le chiede di approfondire e Malika Ayane entusiasta approfondisce eccome, non aspettava altro!, nella storia ci infila pure il violoncello e i libri e la libertà
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La vita di merda di Romilda Villani aka la madre di Sophia Loren (clic sull’immagine qui a destra), trama: Romilda vuole andare a Hollywood per fare l’attrice ma i genitori glielo proibiscono e allora Romilda scopa con un bellimbusto sedicente cinematografaro che le promette grandi cose ma il bastardo millantatore la ingravida così su due piedi e scappa via senza lasciarle niente; quindici anni dopo la figlia grande di Romilda, Sofia, scopa con un repellente cinematografaro in andropausa e le va di lusso, diventa famosissima in tutto il mondo, Romilda rosica da matti e la figlia Sofia le sta sul cazzo.
(sullo sfondo – interessantissimo – la figlia minore, quella insignificante, supera mille avversità per prendere la licenza media; sullo sfondo dello sfondo: vecchiarde fasciste e maggiordomi gay) – tutta la fiction strizzata dentro un solo mirabolante fotoromanzo, eccolo:
Prendete un film porno di quelli low cost in costume e toglieteci le scopate, le nudità, i dialogacci osceni e i grevissimi doppi sensi e tutto ciò che c’è di minimamente esplicito, laido e pruriginoso; lasciateci dentro soltanto quei noiosi interludi di maniera che fanno da pretesto narrativo tra una scopata e l’altra, prendete questi interludi e metteteli assieme, stiracchiateli a più non posso – per un totale di tre/quattro ore di interludi stiracchiati – e mantenetene però inalterate la concentratissima sempliciotteria, la rozzezza, la povertà amatoriale della scrittura e della messinscena; lasciateci dentro le battute raffazzonate che parodiano un linguaggio vetustamente aulico, lasciateci dentro la dozzina scarsa di comparse mascherate che si dimenano e fanno su e giù per interpretare le folle di migliaia di persone, lasciateci dentro i due carretti sghembi coi vecchi ronzini zoppi che fanno la parte delle imponenti carrozze regali, lasciateci dentro i fari del calcetto che illuminano le notturne e gli attorucoli dilettanti coi baffi a manubrio incollati malamente che gli penzolano tutti storti; ecco, non rimane che aggiungerci undici milioni di euro per la tombola della troupe alla fine delle riprese e la fiction RAI è fatta: Sissi risorge.
È tutto così brutto e scadente, ha tutto un sapore così micragnoso posticcio e cialtrone, la somiglianza con quel tipico accattonaggio pornografico è così perfetta che a un certo punto l’illusione finisce per sopraffarti, c’hai le traveggole, e quando Sissi pallidissima, timidina, entra in camera da letto per consumare la prima notte di nozze e c’è lui, l’imperatore bellimbusto, ritto sull’attenti, con le medagliette di latta e la divisa inamidata, azzimato di tutto punto, che la accoglie eccitatissimo sfilandosi via con gesto enfatico lo spadone di rappresentanza (che scurrili banalità metaforiche questi pornazzi da quattro soldi) non puoi che pensare – timidina verginella e maschio predatore: combinazione fatale – è sicuramente il momento anal

e invece no è stato un abbaglio – nella fiction televisiva va così: la povera Sissi è impaurita, fredda e incerta, gli dice “no aspetta amore mio io non so, non me la sento” e lui allora si ritrae gentile e comprensivo e carezzandola le dice “ma certo bambina mia, capisco, in fondo sei così giovane, è la tua prima volta, capisco benissimo” e allora lei sollevata gli dice “piuttosto andiamo a fare una passeggiata nel parco” anche perché “a me piacerebbe una cosa un po’ più intima, e sai con tutta questa gente – gli dice, e con la testa accenna alla stanza di là, dove ci sono le damigelle e le tipe di compagnia e l’arciduchessa che fanno le cheerleader dell’amplesso – io mi intimidisco a farlo in questo modo poco intimo”, gli dice Sissi – ed esibisce la faccia numero uno del suo repertorio (due facce in tutto: faccia cogli occhi appallati e faccia cogli occhi socchiusi – v. sotto), la faccia numero uno è quella di Sissi ragazzina ingenua sperduta – occhioni appallati che esplodono nello sbalordimento dell’idiozia,

- e l’imperatore Franz allora intenerito dagli occhioni appallati della ragazzina ingenua le concede “nessun problema piccolina, andiamo a fare la passeggiata nel parco, dài, andiamo” e allora si prendono per mano e sorridendo felici se ne escono – le cheerleader dell’amplesso scandalizzate emanano violentissima disapprovazione – e allora ecco i due piccioncini che saltellano infantili nel parco, non fanno neppure venti metri sotto i riflettori sparati (luce bianchissima, ombre da stadio) che si ficcano sotto un rigoglioso gazebo rococò e lui ricomincia di nuovo a baciarsela e a strizzarla, e là, col freddo, nella giusta intimità del giardino francese, proprio là a due passi dal palazzo con le guardie inghingherate che gironzolano, sì, quello è il posto giusto, e la verginella Sissi tutta ignuda (con la matassa di capelloni che le fa da cappottino bikini, strategicamente disposta per immutandarle le parti intime) si lascia andare a una sfrenata chiavata smorzacandela nel gazebo rococò – prima figlioletta in arrivo e faccia numero due dal giorno successivo, ché dopo la chiavata Sissi è diventata matura, disincantata e impertinente, femminista persino (faccia cogli occhi socchiusi)

che è anche l’occhio socchiuso della donna imperatrice che la sa lunga, capisce tutto, ha l’istinto acutissimo della politica nata, “mmmh a me quello non me la conta giusta” è la sua prima impressione di Napoleone III; e poi c’è la combinazione dell’occhio numero uno e dell’occhio numero due, un virtuosismo assoluto, occhio appallato / occhio socchiuso (con effettaccio: tremolo), ed è l’occhio Morte Apparente da amoroso deliquio – in slow motion,
E che altro c’è dentro Sissi, niente, c’è questo pornazzo tristemente mutilato – depornizzato – con la colonna sonora midi di un cartone giapponese di quelli con la protagonista malinconica fighetta europea dell’Ottocento; e i valzerini allegri che sono il tema delle damigelle schiave che cuciono su Sissi i lussuosi drappi plissettati – le parti più gioconde della fiction, ovviamente, ché il pubblico è di questo genere qua, le tardone che hanno in salotto sul mensolino sopra al termosifone la collezione di minibambolette piccole principessine di plastica simil-porcellanose comprate in edicola – Sissi che si veste col valzerino allegro è la loro scena madre, è il loro ideale sostituto della scena anal, e funziona alla grande uguale.
Per chi se l’è persa, per chi vuole rivedersene i pezzi più imbecilli – con Morgan Bonaga Celentano Palombelli Pagani Scurati Santoro: le tavole di Mosè, la fattanza, i miti di merda, i lolloni, le polveri sottili, David Bowie, l’abolizione dei burroni e dei pantaloni, la teoria antropologica Hänsel und Gretel, i coltelli dentro la pancia, l’anticonformismo (“eh!”), Mauro Pagani che se le beve tutte, Barbara Palombelli e i fucilini, inculare una battuta cogliona a un vecchio coglione (PWND! – ROTFL), Pasoliny su Youtube, Giovanardi imperatore del contrabbando,