E in queste giornatacce moribonde appestate di bilanci e di best of e di previsioni e di classifiche su qualsiasi prosaica frivolezza duemilanove, proprio oggi che i ciellini gelosi fanno i capricci perché i rivali cartomanti astrobaluba c’hanno la prima serata [*], mi sembra opportuno dedicare un pensierino allo strepitoso duemilanove televisivo di Dyo e degli scagnozzi di Dyo, ché il loro duemilanove è stato una bomba, tra l’allarme rosso eutanasia e i mussulmani invasori e i frocioni esagitati e i giornalisti devoti e Padre Pio sotterrato (mo’ sò cazzi dell’Uomo Talpa) e la mistica schiattata e i crocifissi in pericolo e gli atei comunisti e le caramelle ammazza bambini, una vera bomba!, e questa è una minuscola modestissima compilation di Dyo alla televisione duemilanove,
(grazie a Davide che è il manager di Dyo e mi ha concesso di usarne un ritratto recente, di Dyo e della sua televisione azzurra)
[*] i telespettatori cattolici denunciano “Il rischio è che si sfrutti la superstizione, la credulità o la paura, in particolare delle categorie di utenti psicologicamente più vulnerabili” – AHAHAH ROTFL
È da un po’ di tempo che quando vedo alla televisione Maria De Filippi mi viene in mente una cosa, ogni volta sempre la stessa cosa, e lo so che non è una cosa precisamente appropriata perché il genere maschile è sbagliato e perché non siamo per strada e perché non siamo in rotta di collisione, e però non so com’è ogni volta che vedo Maria De Filippi mi viene in mente quella scena di Otto aka Kevin Kline che sterza bruscamente per evitare un’automobile che gli viene addosso e poi sgommando furioso grida “STROOONZOOOOOOOOO” – l’altro giorno, mentre mi vedevo un pezzetto di questo nuovo reality freak show che si chiama Italia’s Got Talent, cioè Maria De Filippi intensissima scrutatrice di anime tra Gerry Scotti che piagnucolava commosso e Rudy Zerbi presidente Sony che faceva la parte del cinico pipparolo, non so com’è, mi è sembrato di sentire Otto che lo gridava al plurale,
Mi sa che non lo avete visto (no che non lo avete visto e avete fatto bene), questo reality freak show che si chiama Italia’s got talent viene fuori da un format internazionale che già nasce dall’incesto abominevole X-Factor più dilettanti allo sbaraglio – il che si capisce non promette nulla di buono – ma ai tizi di Mediaset non dev’essergli sembrato sufficientemente abominevole, perché la versione italiana riesce a peggiorare il format originale dandogli una bella aggiustatina secondo il canone defilippiano, ovvero: tutto è accuratamente sceneggiato per simulare la caricatura di una spontanea sincera subumanità, e siccome la gorgogliante schiuma subumana, secondo il canone defilippiano, è l’unica cosa che può dar corpo a uno spettacolo di intrattenimento, allora si capovolge il format originale, che prevede la proporzione “molti aspiranti artisti e pochi buffi cazzoni”, e lo si fa diventare nella versione italiana “moltissimi buffi cazzoni e zero aspiranti artisti”) – e il miracolo di questo nuovo reality freak show, il miracolo del canone defilippiano!, è che nonostante lo squallore esplosivo dei freak che piroettano inconsapevoli sul palco – e fanno venire da piangere (date un’occhiata giù giù al video degli estratti) – la sceneggiatura defilippiana è così ovvia e invadente e così stupida e rivoltante che si capisce al volo, i freak veramente spaventosi non sono loro, i concorrenti, ma chi ha pensato e scritto tutto questo,
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Voglio introdurre una nuova categoria musicologica, ve la presento, l’ho chiamata musica plop – plop come il rumore che fa un pezzo di cacca quando finisce nell’acquetta del cesso – la musica plop è quella forma di musica pop usa-e-getta a bassissimo costo (economico artistico e intellettuale) che nasce, è pubblicizzata ed è venduta in/da/attraverso la televisione – è quella forma di musica pop che viene cagata fuori dai cosiddetti talent show.
La musica plop ha subìto una curiosa evoluzione. Dieci anni fa, i primi ingenui talent show musicali (Popstars, Operazione Trionfo) erano orientati verso produzioni ultra-commerciali supinamente distese su modelli di becerume subumano da classifica Festivalbar; la connotazione plop era palese e non si tentava minimamente di camuffarla con strategiche pisciatine di pseudo-artisticità: merda era e merda rimaneva, quattro sgallettate esibizioniste – una dozzina di stupidotti sfaccendati vagamente intonati – e un singolo per adolescentelle teledipendenti, tutto qua, gli ascolti che andavano maluccio e il singolo e le compilation che vendevano una miseria, bleah; finché un giorno poi è arrivata Maria De Filippi ed è arrivato X-Factor e hanno azzeccato la formula Re Mida – questa merda te la trasformo in oro:
“oh ma che dici, ci proviamo a far finta che il talento ce l’hanno per davvero?”
“cioè come, il talento in che senso scusa?”
“il talento! come lo vuoi chiamare, il talento! non stare a rompere i coglioni, il talento! cioè che sono artisti nati, che c’hanno il talento!”
“cioè vuoi dire una cosa tipo che non sono dei mediocri inetti ottusi e analfabeti, che sono bravi a fare qualcosa? cioè tipo cosa?”
“ma come cosa imbecille!, la musica!”
“cioè vuoi dire dei mediocri inetti ottusi analfabeti che fanno la parte di quelli che sono dei bravi musicisti?”
“esatto!”
“naaa impossibile, non funzionerebbe mai, non esiste un cretino che possa bersi una cosa così”
e infatti.
La musica plop ci è offerta come un raro prezioso esempio di buona musica e di competenza e di prontosoccorso (“l’ultima spiaggia!” – triste vecchio allucinato) e persino di carità (se non ci fossimo noi che vi talentiamo, ah!, dove sareste oggi voi poveri meritevolissimi artisti sconosciuti, ma no no non ringraziateci, facciamo solo il nostro sporco lavoro – lacrimuccia – TVTTB); a questa stupida esaltazione della musica plop contribuisce un nutrito apparato di sfigatoni dementi di estrazione musical/radiofonica/discografica che fanno da autorevoli scimmiette critiche (in gergo: opinionisti) e discutono con una certa composta serietà dell’odore e della consistenza dei pezzettini di cacca come fossero chissà cos’altro, sai che ti dico, io quasi quasi un boccone lo assaggerei – il che diventa ancora più irritante se considerate che gli sfigatoni dementi sanno benissimo cos’è che stanno maneggiando, un rifiuto puzzolente, ma se ne rimangono lì a discuterne seri seri perché semplicemente è uno spettacolo, cosa volete, si prestano al gioco, è il loro lavoro e lo spettacolo funziona così; il che va benissimo, ok, a tener presente però che si tratta di uno spettacolo il cui unico scopo è intortare migliaia e migliaia di ragazzini e di mentecatti disgraziati perché mandino il messaggino televoto e si comprino il singolo scadente su iTunes, va benissimo, è uno spettacolo sì, ma è lo spettacolo di un venditore ciarlatano che piazza delle pentole fallate a dei poveri imbecilli – “è una pentola eccezionale! è una pentola di talento!”
Toglieteci il “promuoviamo la buona musica”, toglieteci il presidente della Sony che moraleggia paterno sulle responsabilità del Talento Vero e toglieteci il mona anarchico con la t-shirt di Schumann, non c’è differenza nella musica plop, Amici e X-Factor (come anche i predecessori Popstar e Operazione Trionfo) sono fatti della medesima identica sostanza – plop! – cambia l’equilibrio anagrafico-culturale degli intortati di riferimento, da una parte i ragazzini adolescenti che sbrodolano sulle schifezzette neomelodiche romanticone [1], dall’altra i ragazzini più cresciuti che amano riconoscersi nelle banali sempliciotterie altisonanti “la conosco quella canzone di Tenco!” e sentirsi così facilmente vezzeggiati, Anche io ho buon gusto Anche io sono colto Anche io ci capisco di musica; cambiano i dizionari di luoghi comuni da cui estrarre le melodie e gli arrangiamenti e le scenografie e i travestimenti e le personalità che vanno copiaincollate e assemblate variamente in quattro e quattr’otto secondo lo specifico aroma artificiale che si vuole dare a un certo tipo di musica plop (merda neomelodica, merda soul, merda r&b, merda roccherolle, ecc.).
La musica plop originale – gli inediti del vincitore realitaro e dei concorrenti più quotati – è prodotta secondo la logica voracissima Arraffa più che puoi nel minor intervallo di tempo possibile, perché è semplice: fare della buona musica significa impiegarci tempo e lavoro e denaro, ma lo show televisivo prevede una capitalizzazione necessariamente brevissima e a scadenza (i pochi mesi che passano tra una stagione televisiva e l’altra, in picchiata) per cui non soltanto è irrilevante, ma è addirittura controproducente sprecare del tempo – e sprecare anche solo uno straccio di idea dignitosa! - su qualcosa che è subito deperibile e che si sa già, non importa che sia fatto di cacca, venderà ugualmente (prendete ad esempio il coso abominevole dell’ultimo vincitore di X-Factor: disco d’oro)(chi mai può esserselo comprato?, ecco: gente che si è risvegliata all’improvviso fuori dal mediastore col coso tra le mani e in un impeto di orrore l’ha lanciato via gridando “mio Dyo! quale diabolico sortilegio!”), e vuoi mettere che comodità poter spremere per benino un economicissimo dilettante straccione disposto a tutto e potersene poi sbarazzare su due piedi non appena sia disponibile qualche nuovo economicissimo dilettante non spremuto [2], senza perderci una lira e anzi – è il bello della musica plop, che è affidabile al cento per cento e si rinnova continuamente e vende così, a colpo sicuro.
Non a caso ci sono parecchi esperti compositori specializzati in musica plop, dei veri e propri musicisti plop di mestiere che sono capaci di confezionare alla velocità della luce un mucchio di collage fatti di piccoli cliché musicali sulla falsa riga di quei tre quattro stili-generi prefabbricati a cui tutti i cantanti plop sottomettono docilmente la propria vuotezza. C’è ad esempio un tale Diego Calvetti che è un asso, sa comporre musica plop pescando dalle discariche di molti generi differenti, ha scritto per dire L’amore si odia, la canzone del duo Noemi Fiorella Mannoia (genere intimista-cantautoriale – made in Sony, riproposta a X-Factor per due serate consecutive: Morgan ne era entusiasta, che testi!, che musica!, “una canzone difficile”), ha scritto la neomelodica melensissima Stupida di Alessandra Amoroso, che è andata molto bene, e Briciole, sempre di Noemi (genere Anastacia from Spinaceto), e tante altre ploppate ancora (pensate!, è il responsabile delle memorabili hit di Francesco Facchinetti Non cado più – genere jovanottesco – e Vivere normale – genere Spoohto) – e non a caso il disco composto (in buona parte) da Diego Calvetti che è finito a Noemi di X-factor, in realtà, era stato inizialmente destinato ad Alessandra Amoroso di Amici (v. qui), nessuna sorpresa, anzi, è la dimostrazione di quanto l’insulsissima musica plop sia tutta liberamente intercambiale, nelle canzoni e nei personaggi: prendete un caso limite, tragicissimo, il caso delle Lollipop, fossero state in squadra con Morgan a X-Factor non c’era neanche bisogno di fargli cambiare nome, “Lollipop in senso ironico contro il sistema dell’industria pop zuccherosa e fasulla”, e si sarebbero beccate un singolo che riciclava una vecchia poesia di Morgan che a sua volta riciclava versi di Verlaine e di Battiato, “queste Lollipop fanno una musica non facile ma fa piacere sentire ogni tanto della musica diversa da quella mainstream” avrebbe sentenziato qualche scimmia opinionista.
E infine – finisco – una proprietà miracolosa della musica plop, la plop trasmutazione. Bastano pochi semplici ritocchi e una bella musica pop può diventare una brutta musica plop. Succede di continuo, alla faccia del “va be’ sono reality ma almeno si sente buona musica”: l’interpretazione di un cantante plop, supportata da un arrangiamento plop, riesce a ploppizzare magicamente qualsiasi cosa. Non è più bella musica, è musica plop. Sentite qua sopra I want to break free ploppizzata dalla scarsissima vocetta monocorde di Chiara Ranieri di X-Factor (guidata dal coach Morgan), le note della melodia vocale sono stiracchiate e appiattite, banalizzate, inespressivamente scandite, introduce delle variazioni inutili e inappropriate – scompare quella caratteristica impronta di sfogo ritmato-isterichetto che è la cosa più divertente – tutto l’arrangiamento impoverisce il pezzo, lo instupidisce, e le due sezioni della canzone sono arrangiate in modo identico (quel mona incorreggibile del Morgan!), il che annichilisce l’interessante contrapposizione più secca e spigolosa la prima sezione / più piena e sinuosa la seconda; non è la canzone dei Queen (non sono le canzoni di De Andrè degli Who dei Beatles eccetera: non è più bella musica), è una robaccia decisamente plop che a metterci mano ancora un po’ – magari col contributo di un Diego Calvetti – il prossimo anno arriva seconda a San Remo.
[1] ma anche ad Amici si danno da fare, non soltanto Giggi e Giorgia e Pausini, quest’anno c’hanno pure il tenore in pigiama, altro che pisciatina
[2] e poi va be’ ci sono i casi eccezionali dello scarrafone che piace a mamma-gonza e della belloccia che è andata al talent show apposta – la casa discografica che ha saggiamente pensato di sostituire al proprio investimento gli sms dei telespettatori mentecatti
Cioè: “Daniele Bossari in esclusiva dalla Bosnia ci svela i segreti sconvolgenti dei tunnel sotterranei nella piramide più grande e più antica del mondo” e poi “il mio sperma congelato in un laboratorio di Londra è già stato prenotato ma se ne vuole un po’ Gabriele del Grande Fratello ce n’è in quantità facciamo un figlio assieme che diventa come Leonardo da Vinci” e poi “c’è una sola trasmissione televisiva specializzata in musica diversa dal resto della spazzatura RAI che aiuta i meritevoli giovani musicisti e fa uno spettacolo straordinario condotto dalla forza spumeggiante di Francesco Facchinetti” – voglio dire, avete letto bene?, capita raramente che nel giro di pochi giorni s’accumulino tre gioiellini così di demenza sopraffina, inconsueta e sorprendente pur nell’abituale altissima concentrazione di demenza che c’è da tutte le parti,

e vengono fuori da programmacci aridi e moribondi che insomma, è difficile immaginare di trovarci qualche picco di demenza che possa ancora stupire, ma invece, ecco, nella stessa settimana capita che Mistero di Enrico Ruggeri riesca a surclassare la faccenda del coniglio abortito mezzo terrestre e mezzo alieno con una spedizione fanta-archeologica protagonisti Daniele Bossari – proprio lui, Daniele Bossari, il fermacarte – un paio di spelacchiate collinette bosniache e uno spelacchiato ciarlatano bosniaco ultra-nazionalista (“lo vedi?, quello là è cemento preistorico, i primi a inventare il cemento sono stati i bosniaci, non lo sapevi?, è bosniaco pure il copyright dell’alfabeto runico e quello delle piramidi e quello dei sassoni megalitici, cosa vuoi, Atlantide era qui in Bosnia, dopo te la faccio vedere”) e noi altri che fremiamo entusiasti sulla scia del culone di Daniele Bossari che s’addentra nei tunnel scavati a cucchiaiate dal ciarlatano ultra-nazionalista (“i primi tunnel sotterranei del mondo, bosniaci”) e che batticuore il presentimento di un’imminente meritatissima tumulazione istantanea, “ora crolla! me lo sento ora crolla! passami i popcorn! ora crolla ora crolla!”;
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Sapete com’è che funzionano le soap opera: c’è una puntata esplosiva [*] in cui succede qualcosa che scombina tutto, un colpo di scena roboante, assurdo e demenzialissimo, una cazzatona mostruosa! (precipitare dalla Torre Eiffel – qui a destra), e poi di seguito centinaia di puntate in cui non succede un bel niente, le prevedibilissime conseguenze della cazzatona che si sviluppano al ralenti tra lungaggini arteriosclerotiche e inutili complicazioni finché poi di nuovo, improvvisamente, BLAM!, un’altra puntata esplosiva, un’altra cazzatona, e poi di nuovo centomila puntate di ridondanza sonnolenta e così via all’infinito, cazzatona e ridondanza, cazzatona e ridondanza – il risultato è un’agonia tremenda e sfiancante, sì, ma se ci sbarazziamo dei mallopponi che riempiono lo spazio da una cazzatona all’altra e consideriamo le cazzatone da sole senza interruzioni, rileggendo una soap opera così, ah!, è tutta un’altra storia.
E c’è questo libro uscito da poco dedicato ai vent’anni di Beautiful [**] che fa una cosa del genere, mette le cazzatone di Beautiful in fila – ora ve le faccio vedere, è uno spettacolo divertentissimo; facciamolo a quiz, ce ne sono due che mi sono inventata io, tutte le altre cazzatone sono vere, chi indovina quelle inventate si becca in regalo – i primi che indovinano – un cagnetto mosca di pongo che ho fatto io, eccolo qua che ruota (dategli il tempo di caricarsi, è una gif animata); cominciamo:
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