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Festival di Venezia 2008, il malvacarpet - vale a dire: cosa sta succedendo al faccione di Mickey Rourke? (”gnonte”, risponderebbe farfugliando Donatella Versace)

michey rourke beve la laguna di VeneziaMickey Rourke è stato un ospite incredibile, fenomenale, bastava che facesse capolino lui sul malvacarpet, con quel magmatico faccione bitorzoluto stiracchiato in un sorrisetto sbronzo (con herpes), e il festival di Venezia con tutti i suoi vipponi mondiali superglamourosi svaniva in un puff!, e c’era soltanto Mickey Rourke, luminosissimo nella sua spavalda bburinità, gonfio e sfatto come sarebbe il cadavere di Andrea Roncato recuperato dai sommozzatori dopo un mesetto buono di putrefazione a mollo sul fondo dell’oceano, con un bel cespuglietto di alghe umidicce spiaccicato sul capoccione, nel suo goffo look così perfettamente in sintonia con quegli stessi tragici derelitti che interpreta al cinema (variazioni sul tema: lo scimmione bolso sciatto e ritardato), la camicia rosa sgualcita sulla panza e i pantaloni che gli calano in continuazione, il colletto sbottonato oversize e le cravatte grasse e tozze a pois, gli anelli dorati da pappone e il sigaro o la sigaretta sempre scoppiettanti, le sopracciglia puntiniste fatte con la bic e quel povero cagnetto-mosca, Loky, che vive nel nodo della cravatta a pois e che da un momento all’altro t’aspetteresti di vederlo ingoiato tutto intero crudo e scondito, ma invece no, la loro è una amicizia sincera e fraterna, c’ha pure il cartellino “Mickey Cuore Loky” - ah sì ma certo, ci sono! ecco chi mi ricorda! il tipo che viene posseduto dall’Occulto Super Sovrano dell’Universo alla fine di Howard il papero, quando diventa tutto unto e sudaticcio e zozzo e livido, “grrrr non ho più alcun bisogno di cibo umano grrrr”: ecco chi.

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E gli altri very important malvestiti al confronto, per l’appunto, impallidiscono: chi se ne frega di Brad Pitt nei panni del dandy mafioso sudamericano (con la canottina della salute a vista sotto la camicia bianca semitrasparente, come la divisa da briscola di mio nonno) che tutto compiaciuto fa le battutine argute in sala stampa assieme all’amichetto George Clooney (nessuno che ride, e s’avverte di tanto in tanto il fruscio rumoroso degli sterponi di fieno rotolanti), tenendosi ovviamente sempre ben piantato in testa il cappelletto ergo sum, e scortato dai maschietti adottivi (Maddox l’anticristo in mimetica e crestone, Pace Paradisco tutto bianco col ciuffo svolazzante); e chi se ne frega di Eva Herzigova che rotea orgogliosissima i Wayfarer bianchi (ah, che ideona originale!), pendontizzanti sul collare diamantato da donna giraffa, i sandali rosa e il vestitino ornato con strisce di carta carbonizzata (eh be’, un Valentino!); chi se ne frega di Tilda Swinton nel suo tailleur giallo canarino su cui deve aver vomitato qualcuno con una brutta indigestione di sugo al pomodoro e mentine; chi se ne frega dei sandali laccati con doppia cinghia laterale fetish di Charlize Theron, e chi se ne frega del vestitone da gran diva di Anne Hathaway, un coso grigio topo con strascico immenso composto da un’ingombrantissima massa di volant ostrichiformi (roba che in sala hanno dovuto assicurarle tre scalini liberi, sennò non ci stava - e c’erano i suoi vicini di posto crudeli che applaudivano beffardamente, “brava cogliona, mo’ voglio vede’ se devi annà ar gabinetto”).

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Piuttosto, se proprio ci si vuole avvicinare all’irraggiungibile sublimità di Mickey Rourke, be’, bisogna occuparsi di quei minuscoli vippettini che popolano lo squallido sottobosco del che-cosa-cavolo-ci-stai-facendo-qui: prezzemoline wannabe-qualsiasi-cosa (canto? canto! mi spoglio? mi spoglio! canto spogliandomi?), gente del calibro di Lola Ponce, che pur d’attrarre qualche misero scatto ricorre alla tattica dell’abbinamento sconclusionato fuori di testa (vestito lungo di pizzo e mono-guantino di pelle argentata sditato da biker tabagista gay); mediocrissime attricette bollite che manco c’hanno venticinque anni, nell’angolino più scalcinato del molo che salutano i gabbiani e le pantegane della laguna facendo finta che siano frotte e frotte di ammiratori entusiasti, Martina Stella (la classica bburinetta svampita da terza liceo, col capello biondo sciolto, il toppino corto con la pancia di fuori, i jeans lunghi e dritti che coprono i trampoli di venti centimetri - e, ehi, apprezzate la finissima cintura nautica incorporata) oppure anche Cristiana Capotondi (che arriva in laguna sciccosissima col foulard e gli occhialoni come le attrici d’altri tempi - mica per altro, è che sennò non la si vede nemmeno, deve imbacuccarsi tipo l’uomo invisibile - e ha vinto il prestigiosissimo Premio L’Oréal per non si sa bene cosa, assegnato da non si sa bene chi, ma guardate là che espressione pomposetta da Razzie Award alla carriera); lo sportivetto allegrone che col cinema non c’entra niente ma tanto è uguale, partecipa solo per rimorchiare qualche dozzina di hostess facili facili, Valentino Rossi (che si mette elegante sì ma fino a un certo punto, ché siccome lui è anticonformista si tiene slacciato e un po’ scomposto per dare quell’idea irresistibile di sregolatezza guascona, adorabile! - e c’ha pure il braccialettone tamarro, cosa volete di meglio); ma poi soprattutto - direi di sorvolare sull’orrenda vecchiarda con le tettine morte, sulla tizia avvolta con la carta dello scotch e sulla psicopatica in libera uscita - ma poi sopratutto, forse, quelli che più si avvicinano a esser degni di sedere alla destra di Mickey Rourke e Loky sono i bburinissimi Rosita Celentano e Soldano Kunz d’Asburgo (sì proprio quello lì, ve lo ricordate?), lei che ci fa la sexy zingara metallizzata strapiena di appendici tintinnanti, e lui - vero malvestitone di classe superiore - cogli stivali pitonati, il giubbotto ignorante, la magliettina sticazzi e tutto un carico spaventoso di collanone e anelli e braccialoni di cui, come sapete, non si separa mai.

Costume Institute Gala 2008, il Malvacarpet

Forse ve lo ricordate dall’anno scorso, il Costume Institute Gala è questa festona esclusivissima a cui viene invitato solo chi sta simpatico ad Anna Wintour, la scheletrica bacucca regina della nullificanza cretino-fashionara: è lei che decide se sei abbastanza stilosamente coatto, dall’alto del suo mostruoso vestitino armatura con simmetriche estroflessioni spiraliformi che non ho ancora deciso se sono ispirate ai tradizionali corni caprini demoniaci, oppure se fanno riferimento alle conchigliette nautilus, il che mi sembra anche più appropriato, considerata la viscida molluschità della Wintour - provateci a mettere una parrucchetta ad un paguro, toh, è lei spiccicata.

anna wintourchristina riccinaomi wattstilda swintondonatella versace

Siccome al Costume Institute c’è in corso una mostra di orrendi accrocchi deformi, una specie di rilettura valeriomariniana del tradizionale abbigliamento supereroistico, mi sembrava d’aver letto che i festaioli dovevano indossare qualcosa che ricordasse quel mondo là dei fumetti, ma invece no, delusione, solo pochissime coraggiose hanno osato malvestitizzarsi in tema, e tutte allo stesso modo poi, che barba, appiccicandosierano siamesi attaccati per il cervello: il cervello è andato perduto nell'operazione di distacco a casaccio una stirello-stellina capitanamerica: stirello posteriore sopraculare per Christina Ricci (bustino storto e cinturone, integralmente pendantizzata sullo stucchevole abbinamento raso rosso tulle e chiffon rosa); stirello addominale per Naomi Watts (tunicone candeggina plissettato con ali copritette e sciarpona chilometrica); stirello medaglia al valore per Tilda Swinton (fodera impolverata del divano in perfetto stile babbiona del moige); e poi va be’ la nostra gigantesca inimitabile Donatella Versace, che non ha dovuto manco faticare ad appiccicarsi lo stirello-stellina, sono vent’anni che porta su ininterrottamente il costume integrale del supereroe italiano numero uno, il Bukowski di torbellamonaca, Franco Califano.

mary j bligefergieallegra versacestella mccartney e kate mossvenus williams

In generale, mi pare che abbia furoreggiato il vestitone-fazzoletto fatto di un unico monocromatico chilometro quadrato di raso con spiegazzatura accroccata random: ce n’aveva uno Mary J. Blige, un coso nero annodato in vita con codone strascicoso (in più, giaciglio di paglia sul testone alla Simona Ventura e orecchinoni diamantosi a scimitarra); ce ne aveva uno Fergie, cupissimo fazzolettone monomanica con spermatina sulla spalla; e poi Allegra Versace, saccone lilla e golfino all’uncinetto sul petto anoressicamente concavo; anche la mediocrissima “papi da grande voglio fare la stilista” Stella McCartney (accompagnata da Kate Moss, con la quale fa a gara a chi c’ha la faccia ingrugnita più “london look” - leggi: scema viziatella annoiata), monofazzolettone ceruleo con spacco e fioccone amebico; e Venus Williams, classicissimo involucro cioccolatinesco marroncino-dorato (che pendantizza con la borsetta lingotto) e ciclopico megamantellone rosso toreador (ah, uh, forse una citazione kryptoniana?).

margherita missonimischa bartonmichelle trachtenbergkimora lee simmonscharlotte gainsbourg

Niente male nemmeno lo stile arlecchinesco di opposta concezione, brandelli di tessuto che non c’entrano nulla l’uno con l’altro combinati secondo uno schema ottenuto lanciando i dadi del risiko: a tal proposito s’è distinta un’altra mediocrissima “papi da grande voglio fare la valletta” (”amore mio sei alta un metro e venti, che ne dici piuttosto della stilista?”), Margherita Missoni, campanone a strisce marroncine raso/lustrinate con tendina mantovana sulle tette e collanone piatto mosaicato; e guardate Mischa Barton, firmata appunto dalla Missoni (che talento visionario, che follia pendontizzante!), gonna lunga corsa dei sacchi color biscotto plasmon, corpetto scagazzato bianco e nero con pseudopodi che colano schifidi verso il basso, due ammassi medusiformi fanghigliosi usati come spalline, e borsettina scrotale con braccialino di sicurezza; oppure Michelle Trachtenberg (chi è? boh), grezzissimo canottierone attillato sopra il tendone dorato che usa come gonna (ma sul serio è un tendone, davvero: ha pure usato il cordone intrecciato nappinato come cintura); e non perdetevi Kimora Lee Simmons col campionario per pennarelli, e Charlotte Gainsbourg vera fricchetton-chic io-sono-originale che se la redcarpettizza scalza tutta contenta coi sandali in mano.

david e victoria beckhamdavid beckham palpa victoriaashley olsenmary kate olsenle gemelle olsen e il loro accompagnatore originalone

Non potevano mancare i prezzemolini coniugi Beckham, Boccuccia Anale Victoria e Big Jim David, lui in smoking col farfallone gonfio ipertiroideo (è chiaramente di quelli pieni d’acqua simpatichetti che ti spruzzano), la mano elegantemente adagiata sul culo rinsecchito della moglie, lei coi capelli a banana in vestagliona da notte semitrasparente con ricami floreali sbriluccicanti e megaspacco frontale a pochi millimetri dall’area cinquantuno (leggi: pisella). E non potevano mancare le prezzemoline Gemelle Olsen: se Ashley c’ha una robetta nera piuttosto banale, con orridi oblò ovoidali sui fianchi, come sempre la migliore è Mary-Kate, che impersona il ruolo della smilza barbona senzatetto che è finita per sbaglio nel dietro le quinte di un circo e s’è fregata il tunicone e le scarpone numero cinquanta della donna colosso; e notate vi prego lo sconosciuto accompagnatore delle gemelle, che per farci il buffo originalone s’è appiccicato sul petto un foglio di carta con scritto “bang” - che insomma con quelle pantofoline perlinate, accidenti, suona alle mie orecchie come una felice premonizione.

gisele bundcheneva mendeseva longoriascarlett johanssonkatie holmes

Per concludere, non tralasciamo di riservare un pochetto di biasimo per Gisele Bundchen, col suo bustino di fasci intrecciati che le schiantano le tette dandogli una strana forma pagnottesca a sviluppo laterale; un pochetto di biasimo per Eva Mendes, peep-toe perlacee con inspiegabile plateau rosso e involucro oversize caramella per la gola già parzialmente scartato (basta tirare il pezzo di stoffa più chiaro); un pochetto per Eva Longoria, delirio di volant arricciolati; un pochetto per Scarlett Johansson, che povera disgraziata s’è messa nelle mani dei sovrani di Bburinolandia Dolce & Gabbana, e così ha rimediato un robo rigido strizzaseno (mai strizzaseno quanto quello dell’anno scorso) e un gonnellone multistrato di tulle vaporoso, tutta dorata ovunque epidermide compresa (dev’essersi spalmata qualche sostanza cancerogena che la fa luccicare tutta, o forse è semplicemente sudata, è il colorito che ti viene a traspirare Cristal); e poi alla fine soprattutto dedichiamo un ultimo speciale conato a Katie Holmes (insieme al marito rotondetto, azzimatissimo nella sua divisa bburina da testimone di nozze): è tutto il pomeriggio che mi ci scervello ma davvero non so come definire questo suo coso di plastica impermeabile (trucco spray in tinta) demenzialmente pendontizzato con le scarpine blu, proprio non saprei, mi ha messo ko.

Academy Awards 2008 - il Malvacarpet

Juno lo devo ancora vedere e non saprei dire, però intanto ho letto qualcosina in giro della sceneggiatrice Diablo Cody (che abbiamo già visto al festival de roma) e posso dire che a me, pure se le piace tanto stupire con questo suo accroccarsi coatto ultra-malvestito sul maculato teschietti un po’ zoccola punk-chic andante (ma, mi sembra, messo in atto con una lodevole dose di consapevole giocosa demenzialità), pure se questo premio oscar qui sicurissimo ce lo sentiremo rinfacciare alla nausea nelle prossime settimane da quella disgustosa spregevole mongolfiera pompata di idiota e primitiva ideologia catto-reazionaria di Giuliano Ferrara (alla faccia delle intenzioni dell’autrice - il che sarebbe anche ininfluente - alla faccia di ciò che davvero c’è nel racconto), pure se ieri c’aveva un mega palandranone animalier coi rinforzi diamantati il gioiellume turchese coordinato gli orecchini a triangolo pirateschi le pantofole e la manicure french funeraria, be’, devo dire che a me Diablo Cody sta molto simpatica e quindi sì sono contenta che ha vinto (ah, e sono contenta anche per Ratatouille - ma insomma era scontato no?).

Forse la cosa che prima di tutte salta all’occhio dell’oscar malvacarpet duemilaotto è il coso qua sopra di Jennifer Hudson, una specie di tunicone kleenex stretto sotto le tette da robusti tiranti di alligatore la cui responsabilità non poteva che essere del crocodile dundee numero uno al mondo Roberto Cavalli (presente al party post-premiazione di Elton John - non si smentisce mai - occhialetto da saldatore e collarino da sacerdote malvestito [1]). Faceva la sua bella malva-figura la statuina di zucchero per torte nuziali Anne Hathaway, cadavericamente esangue nel suo vestitone megastrascicato spruzzato di rose rosse; e a proposito di cadaveri non era male neanche Nicole Kidman, che per l’occasione ha scelto un indefinito coso nero di raso con la collanona pendagliata lampadariesca perfettamente identica davanti e didietro, così che può risparmiarsi la fatica di voltarsi con tutto il corpo - tu guarda i vantaggi dello zombismo - ruotando di centottantagradi soltanto la testolina botulino-formalinizzata.

Scoppiano invece di salute Cameron Diaz (che ha scelto un bel fazzolettone da ristorante stretto stretto in modo che dalla scollatura le spruzzi fuori della povera carne sofferente), Penelope Cruz (che già l’anno scorso c’aveva deliziato col riciclo della trippa; quest’anno tenta un ornamento ancora più eccentrico - altro che banale piumaggio alla Jessica Alba - una doppia fila di baffoni neri originali di zitellazze andaluse) e ancora Jennifer Garner (ricoperta da una colata di catrame, la borsetta parallelepipedica di vellutino per lo shangai e il ciondolo porta cellulare verde pisello: geniale) - mentre invece sempre sul fronte autoptico-cimiteriale, accidenti, quasi mi dimenticavo Tilda Swinton (un rettangolo oscuro e spezzato di pura malvagità, la vera regina cattiva delle malva-tenebre) e la deppiana Vanessa Paradis (che ha senza dubbio il vestito più schifido della serata, un coso storto frankensteiniano realizzato mettendo insieme pezzi a caso di altri vestitacci - la gonna a saccoccia, in particolare, si sono sbagliati e l’hanno montata al contrario) - a metà invece tra la vita e la morte l’androide Helen Mirren con le sue braccia bioniche (una nuova nanotecnologia che prevede la sostituzione dei circuiti in selenio con quelli in centrino da divano).

Lo so che è un bel colpaccio il filetto di platessa indossato dalla trionfante sirenetta Marion Cotillard (firmato Jean Paul Gaultier - collanina lunga con lo zircone e borsettina porta shangai anche per lei), certo che è un bel colpaccio, ma dai non può seriamente competere per il titolo di malvestita assoluta della serata che indiscutibilmente spetta alla moglie del petroliere Daniel Day Lewis, Rebecca Miller, che c’ha un tale assurdo disastro malvestito addosso - la gonna lunga trasparente damascata (sotto si intravede il pigiamone casalingo a pois), la giacchettina di velluto nero coi bottoni enormi floreali di plastica, le spalline infiocchettate e le scarpe appuntite zebra-vertiginose - l’oscar for the best malvestita of the malvacarpet duemilaotto non c’è niente da fare, goes to lei.

[1] responsabile tra l’altro del delirio monocromatico della scientologa travoltiana Kelly Preston
[2] certo che è straordinaria la Swinton, trova sempre qualcosa di nuovamente osceno da mettersi (mi segnalava Maria, qualche settimana fa, questo suo stupenderrimo completino ai Bafta Awards)

Biennale di Venezia 2007 - il malvacarpet

Già che siamo in tema di malvacarpet, che dite, facciamoci pure il festival di Venezia. Non che questa edizione abbia offerto straordinari lampi di genio malvestito, un po’ tutto all’insegna della mediocrità; poveretti, c’hanno pur provato a dargli quel pizzico di rinnovato accattivante brio strizzatina d’occhio in più, ma mi sa che hanno scelto la direzione sbagliata: a sto punto, tra Ambra fata madrina e il leone d’oro alla carriera Tim Burton e miglior attore Brad Pitt (e che diavolo, sembra l’inserto cinema di Cioè), boh, potevano giocarsi l’asso e farne una puntata di TRL, bastava invitare i Tokyo Hotel per cantare alla serata di premiazione - sai che scacco matto a Veltroni.

ambra angiolini il nulla a veneziaDi Ambra Angiolini nello specifico non saprei che dire (il nulla ecc.), a parte il fatto che è uno di quei rarissimi esseri umani che sta male con qualsiasi cosa gli si veda addosso, dal taglio di capelli fino giù alla punta delle scarpe, persino la faccia che ha le sta male, incredibile, e con quel suo sguaiato spalancar di fauci ogni due per tre, mah, concediamoci appena un momento di puro orrore ammirando la completa insensatezza di questo bizzarro e osceno miscuglio eltonjohnniano che s’è messa per approdare in laguna, qua a destra (ah, mi dicono che la foto risale a sette anni fa: be’, meno male - facciamo che è un orrore retroattivo).

Keira Knightley, lei sì che è un caso interessante. Se ne frega dei cattivoni giornalisti che le danno dell’anoressica e si presenta con questo vestito lungo e bianco da prima comunione, paillettes pelosette e nastro di raso rosa in vita, spalle e parte alta del busto bene in vista. Magrina è magrina forte, eh, anoressica non saprei, di sicuro però ho scoperto che questa foto qui (ma pure questa qua), in cui la si vede paurosamente curva, gobbetta, con la schiena e il collo che quasi disegnano un arco di circonferenza, be’, se ci photoshoppo su la foto del faccione di una vecchiarda ultracentenaria, ma tu guarda che sorpresa, gli sta a pennello!

lady margareth a venezia……ma non è lady margareth, è keira knightley!

Fanny Ardant, reduce dalla baruffa versus Galan, decide per qualcosa di basso profilo e sceglie questa pratica informità doppio strato con zanzariera incorporata (non è una battuta, guardate in alto a destra, c’è rimasta intrappolata una falena), e nel caso gli si dovesse presentare qualche scagnozzo del governatore, a scopo difesa, s’è munita di una Bat-Cintura superaccessoriata come quelle che usava Adam West, dove dentro c’è di tutto, anche lo spray anti-forzisti.

fanny ardant a venezia valeria marini a venezia la borraccia di valeria marini a venezia marina ripa di meana a venezia

Piccola parentesi dedicata a due immancabili mostri da malvacarpet: c’è la baleniera Valeria Marini, eternamente di classe, faccione gonfio e sfatto più che mai, inguainata come suo solito in un budello XXL per salciccie (rosa metallizzato), con il bracciale da schiava tempestato di strass sul braccio sinistro (e il trasferello da battesimo sul bicipite? che classe), french chilometrica alla Carmela Soprano e una splendida fantasticissima borraccia da passeggio (immagino ci sia dentro un mezzo litro di Chanel numero 5 - quindi praticamente un porta pigiama); e poi c’è quell’ammasso di rughe incartapecorite e parrucca altrimenti noto come Marina Ripa di Meana che va be’, non c’è poi molto da commentare, questa è una che c’ha alle spalle una tale infinita storia di ridicoli tentativi d’apparire eccentrica originale e interessante che, dai, beccatevi la foto e via.

daryl hannah a venezia tilda swinton a venezia kierston wareing a venezia una groupie di bon jovi a venezia

E Daryl Hannah: accidenti, che le è capitato? Forse è in dolce attesa, non so, fatto sta che s’è allargata strepitosamente, e quel mega gonnone più canottierona da cavaliere templare non è che le doni granché. Tilda Swinton invece, per qualche ragione, è regredita ai tempi in cui faceva Orlando, i capelli, il pallore, persino la blusetta coi manicotti ad elio non sfigurerebbe sulle rive del Tamigi gelato. Ah e poi c’è la solita Extreme Malvestita del caso, una certa Kierston Wareing, che per farsi notare s’è travestita da groupie di Bon Jovi (come ce n’erano vent’anni fa): capello cotonato, jeans attillatissimi ricamati e giacchetta corta con strambe decorazioni sporgenti (c’ha pure un alettone addominale, mistero), e poi guardate che abilità, sprovvista di tronchetti, ha rimediato indossando dei fantasmini neri sotto le decolletés nere (”e se mi tana qualcuno pazienza, la faccio passare per una botta di ispirata creatività”) - un po’ un incrocio tra Lory del Santo e Kylie Minogue.

johnny depp a venezia heat ledger a venezia una bambina inquietante a venezia

Tra i malvamaschi, uhm, sembra spopolare l’abbinamento con giacca bianca da cameriere, che va forte su Brad Pitt ma non solo, anche su Johnny Depp (che, ovviamente, personalizza il tutto grazie ad una manciata di anellazzi da cardinale massone); c’è Heat Ledger che è felicissimo d’aver messo insieme una roba (pure i wayfarer rossi, wow, che originale!) che possa far pensare “va là che simpatico folle quello, come si chiama!”, e infine sì, chiuderei con la nostra Santa Madre Immacolata Sempre Vergine Signora del Malvesitisimo (sempre sia lodata), Angelina Jolie, niente da segnalare sul malvacarpet veneziano, menzione d’onore tuttavia per la borsetta coordinata tra lei e la figlioccia - non c’entra niente lo so, ma ci tenevo a dirlo: vanno educate così, da piccoline.

Cannes 2007 - il malvacarpet

bai ling ha fatto la zoccola pure con jack shepardUn post tutto intero per celebrare la malvademenza di questa attricetta cinese che si chiama Bai Ling: uhm, ci ho pensato un pochino ma poi ho deciso che no, una che raggiunge certe inaccessibili vette di malvestitismo al solo fine di farsi notare (ah, sacrilegio, solo un hobbit dal cuore puro!), no, non si merita un post tutto per sé, al massimo un paragrafetto e una foto, ok.
Sta di fatto però (oh, bisogna ammetterlo) che è una che ha capito tutto, questa Bai Ling: la tetta che salta fuori per sbaglio (per sbaglio!), lo stereotipo pruriginoso ed esibizionista del mantellone (transilvano) con sotto la sola biancheria intima, gli scaldapolpacci mosci di velluto che sembrano i moon boot dello yeti - strabuzzate bene gli occhi, che questa Bai Ling potrebbe scrivere un manuale bestseller per vipparole scarse da malvacarpet, è un genio (1, 2, 3).

Non che ce ne fossero alla sua altezza, per carità, ma molte delle vim semisconosciute che popolavano Cannes hanno saggiamente tentato la stessa strada: eccesso demente di malvestitismo –> qualche foto in più. Guardate ad esempio Sara Forestier (chi è? boh, un’attrice), che con la scusa di sostenere Amnesty International combina insieme la posa dell’attivismo impegnato (fighissimo!) e un vestitino decorato di pistoline ad acqua tipo albero di natale. Oppure Firmine Richard, che ha ficcato un lenzuolo in lavatrice con i calzini colorati del marito; Vahina Giocante, che stoicamente ruota e ruota a rischio vomito perché sia evidente la coltissima citazione vestiaria dell’elicottero leonardesco; o Zhang Ziyi, non me la sottovalutate, una qualunque cameriera da crociera che ha rubato una gonna del piffero e si è intrufolata fraudolentemente sul malvacarpet; oppure ancora, per la seria l’Angolo delle strappone (aka “guardatemi! guardatemi! ho le tette rifatte durissime!”), ci sono Caprice Bourret, con un vestito di piume con fasce (s)copri bombe, e soprattutto Hofit Golan, che si mimetizza perfettamente col tappeto rosso e vuole incuriosire il pubblico sollevando l’inquietante dilemma: che fine hanno fatto i miei capezzoli?

Ci sono, è vero, i casi patetici di chi non è manco capace di indossare i vestiti nel verso giusto, come Jasmine Trinca, che si è messa la giacchina al contrario, oppure anche la mogliettina del nostro erede al trono, Clotilde Courau, che c’ha la collana pendula sulla schiena (ah be’ ma certo, per sfoggiare il gioiellume persino nella posa classica delle fotografie da malvacarpet, quella di culo col collo alla Linda Blair).

eva green è la moglie di frankensteinCi sono lampi accecanti di follia malvestita, sì, grazie per esempio al taglio da horror classic di Eva Green, palesemente ispirato alla mostra di James Whale; e in quanto a taglio di capelli, tié, beccatevi pure i capelli infernali e come se non bastasse il completino di carta pasquale firmato Tilda Swinton (qui); e però, noto con una punta di delusione, tra essi creature superiori furoreggiano a volte le stesse proletarie tendenze che ritraggo qua sul blog, indosso a comunissime malvestite da strada. E’ il caso dei malva-concetti di mosciume e cascanza, spesso e volentieri applicati ad amorfi abomini in raso: ed ecco a voi Haifa Wehbe (chi è? una specie di lorella cuccarini libanese, modella, attrice, cantante, boh) ed il suo grumo cacca spiegazzato, ecco Aissa Maiga (chi è? non ho la forza di guglare) con il suo grumo blu spiegazzato (che brava, l’ha pandantizzato con l’ombretto).

Ah, i grandi vecchi, che tristezza: c’è Bono ormai avvizzito al punto da sembrare Lucio Dalla (vedere per credere), c’è Sharon Stone che se ne frega della cellulite sul barcone di Roberto Cavalli (che, invece, non se ne frega per niente della propria panzetta, e per stare in apnea col petto in fuori il tempo di uno scatto gli sarà venuto un enfisema), c’è Mickey Rourke che se continua così, be’, per Sin City 2 non avrà bisogno di make up.

Chi ho dimenticato, vediamo: quella del pompino (lo dico sempre, lo so, ma per me quello è, citatemi qualcosa di suo che sia altrettanto degno), Chloe Sevigny, con la camicetta della prima comunione e le maniche a sbuffo, il plissè sul davanti e i volant sul collo, che bella bambina, ma c’ha abbinato una minigonna vertiginosa e una cintura con fibbiazza dorata col bassorilievo di uno scorpione, cattivissima; Dita Von Teese, con zanzariera color carne; Nicole Kid, pardon, volevo dire Kylie Minogue, un sacchetto nero orrendamente velato su pancia e fianchi, inserti in pelle e una inspiegabile e scomodissima cinturina che la stringe sulle cosce (forse reduce dalla corsa coi sacchi?).

telefono maddoxInfine, la malvestita il cui atterraggio aspettavo con più ansia, Angelina Jolie, troppo troppo sobria, noiosissima - buuuu! - ci ha lasciato tutti con l’amaro in bocca. Niente di eccezionale dunque, tranne una cosa, quando è comparsa ieri sera sulla croisette e salutava i fans con il braccino scheletrico e ipervenoso alzato per aria: migliaia di ufologi ovunque nel mondo sono saltati sulla sedia. E’ terrestre? Sul serio? Sicuri? E a proposito, nell’incertezza, si potrebbe mica mettere in guardia questa signora qua, poveretta, che la Jolie le sta guardando il marmocchio con un aria forse un tantino troppo interessata.