Un’altra settimana che s’apre a colpi di malvacarpet, quanto ci piace? Questa volta tocca agli Mtv Europe Music Awards, la versione sfigatella in piccolo dei Video Awards mmerigani, un eventino così desolantemente trascurabile che non soltanto guardie cecchini e buttafuori sono sprovvisti di identikit segnaletici Dead or Alive con le faccione sorridenti di quelle vesciche pruriginose dei Finley [1], ma addirittura (pensate!) si prendono le vesciche e le si mette ufficialmente in lizza per un Award (non so cosa, di preciso: ma dato che erano in competizione coi Tokio Hotel [2], uhm, immagino fosse un Most Idiot Carampan Supporters). E il desolante eventino non poteva che esser presentato da una desolante scemina [3], la Katy Perry di I kissed a girl (uuuh! scabroso! sapesse cos’è che combinava la Asia Argento dei bei tempi - ah, sigh sob, nostalgia canaglia!), una bamboluccia da quattro soldi programmata per inanellare con disinvoltura stupidi eccessi di esagitata io-sono-originalità miniclub (i vestitini simpaticissimi guarda-là-che-burlona-fuori-di-testa) e trasgressività ironichetta maestra-ha-detto-pupù!!! (uuuh! scabroso! il rossettone gigante che rappresenta un… oh, no no, divento rossa, non riesco a dirlo!), un inarrestabile cataclisma di comicissime smorfie maliziose e ingenuotte e spiritate che non si ferma mai, e il risultato è che bastano un paio di minuti appena di Katy Perry e non desideri altro che farti una pera di raggi gamma, diventare verde e grosso e spaccare tutto (per la cronaca - nel susseguirsi velocissimo di travestimenti buffoncelli - vi segnalo il coso di raso blu con le tette vedenti e la borsetta luccicante a forma di pasticcino alla crema, il magliettone con l’inspiegabile asse rigido sulla pancia, il costume ermafrodito, la gonnella col carillon rotante).
Un’altra cheapissima originaletta canterina è Katie White dei Ting Tings, che s’accoda pure lei al mucchione di cartonati very cool che cavalca senza ritegno la dilagante rivisitazione boho del coattume anni ottanta (e che cavolo però, che fantasia questi agenti costruisci-bamboline: c’ha il vestitino coi rigoni orizzontali che hanno trovato sulla pagina Wiki di Katy Perry, i cui agenti a loro volta hanno scopiazzato dall’estetista bburinona de Le ragazze della terra sono facili). Mi è piaciuto anche il frontman dei Killers, Brandon Flowers, che (sempre a proposito d’anni ottanta) c’aveva il giacchino con le spalline e lo stemmino nobiliare ornati con vero piumaggio di fagiano come ce l’hanno i dignitari di Zamunda - e non erano da meno i suoi compagni di merende, quello che sembra Red Ronnie dopo una vasca di Crescina col pezzo di sopra del pigiamone di Tigro, Nick Cave col giacchetto porta borsa-dell’acqua-calda da pensionato del club di briscola e Paolo Brosio elegantissimo con lo smoking e il toupet della madre quand’era giovane. E sempre in tema d’io-sono-originalettume anni ottanta (versante trasandescion), ci credereste, c’è il tizio dei 30 Seconds to Mars, il frangettuto eyelinerato Jared Leto, che sfoggia il camicione flanellato da boscaiolo annodato in vita [4], l’ultima volta che ne ho visto uno portato così, boh, mi sa che ce l’aveva Robbie Williams ragazzino (oh, a proposito, i Take That l’avete visti? se lo sarebbero voluto giocare all’ultima rughetta con Bono, il premio per i Bolsi più Bolsi della serata, ma mi sa che no, non c’è stata storia: il visierone arancione, la camiciazza jeans attillata sulla panza, la collana etnichetta a pallettoni sul petto glabro sudaticcio, la mano in immersione a ravanarsi la paccottiglia - no che non c’è storia, che straordinaria laida Bolsità! Bono se la stravince).
Poi, va be’, dell’orrendo involucro “omino di latta del mago di Oz” [5] che s’è messa Beyoncé ne hanno parlato un po’ tutti: la versione originale prevedeva i pantaloni pendantizzati e le scarpe ortopediche, ok, ma dovete capire che è contrario all’etica da sexy bburinona urlatrice lasciarsi scappare una qualsiasi occasione per esporre i ghetto-coscioni, al diavolo la filologia fashionara!, piuttosto si può pendantizzare lo scafandrone con un bel mono-guantino cardinato Freddy Krueger goes to the manicure (e le unghie pittate sulla stessa tonalità grigio metalmeccanica); come al solito invece si butta sul demenziale la sorellina scarsa di Beyoncé, Solange Knowles, che non conosce altre valide strategie per farsi notare (a parte il classico uomo sandwich col cartello a forma di freccia “E’ la sorella di Beyoncé!” che la segue giorno e notte), vestitino corto con le paillette giganti e giacchetto con manicotte gonfie da sbandieratore del Palio di Siena. E finiamo con Estelle, arrotolata nell’isolante termico strizzatette sul malvacarpet, e poi sul palco, a bordo del mega-deltaplano azzurro.
[1] c’era anche Tiziano Ferro, ma che c’entra, lui serviva le tartine durante l’after-party
[2] la parruccona di Bill Kaulitz mostra una sconcertante somiglianza col materiale del gilettino pelliccioso, ed entrambi mostrano una sconcertante somiglianza con la pelliccia d’orso dei colbacchi delle guardie reali inglesi (a-ah! ecco una bella soluzione al loro problema: scalpizziamo il cretinetti!)
[3] co-conduceva Perez Hilton in tenuta da prima comunione
[4] e sì sì c’avevano tutti quanti, Leto e i suoi amichetti, la magliettina di Barack Obama: che è andata fortissimo, ehi! ce l’aveva pure Katy Perry (immagino assisteremo nei prossimi mesi ad un clamoroso inflazionamento dell’Obama-faccia: può darsi che arrivino a raccontarci che Joe Rivetto era stato concepito così dall’inizio, che era Barack Obama da giovinotto)
[5] questa non è mia, me l’ha suggerita Sara: grazie Sara!
Questa settimana su XL (la rivista cioè - ricordiamolo per gli sprovveduti - intesa a solleticare l’ego dell’esaltato pischellino io-sono-originale che vorrebbe vivere scontornato al photoshop dentro una pubblicità di quelle appariscenti ed eccentrichette di Mtv [1]) c’è un grosso spazio riservato alla cosiddetta Vita da emo, un lungo reportage firmato da tale Valeria Rusconi che parla delle greggi emo-bimbominkia che il sabato pomeriggio pascolano in Piazza del Popolo a Roma, corredato da una doppia intervista-colloquio a due mentecatti purissimi che si chiamano Dario (il front-idiot dei dARI, cioè i Tokio Hotel che incontrano i Finley che incontrano una tac al cervello - “ehi! ma c’è un pennarello qua dentro!” - che incontra una band di fuoriusciti da Amici di Maria De Filippi) e Francesco-C (sì sì come la Spice Girl; è uno “ke sognava d fare la SuperStar e ascoltava un sakko d vekki 45 giri kantando e saltando”, parole sue, dalla sua biografia): la cosa degna di interesse - oltre che di biasimo, e di pernacchia - è che tutta la faccenda emo-bimbominkia viene raccontata in modo così ottusamente serioso da attestare, enfatizzare e addirittura tragicizzare l’auto-leggenda (che è parte essenziale del personaggio, lo sapete, sono loro stessi che l’attizzano e la fanno circolare) dell’emo problematico che viene deriso e disprezzato da tutti a causa della sua speciale unicità, così che finisce per venirne fuori un cretinissimo inno mitizzante “poveri emo viva gli emo” che procurerà sicuramente brividi di gioiosa realizzazione ad ogni pubero-frangettato nessuno-mi-capisce perché “voglio essere diverso dalla massa” (cit. Sakon Lightning - eh?! chi?! nota [2]). L’articolo di Valeria Rusconi, vediamo un po’, infila da subito una serie di fattacci terribili che dimostrerebbero quanto i poveri emo-bimbominkia siano ingiustamente perseguitati ovunque nel mondo:
La sera del 21 marzo scorso, a Città del Messico, Nayeli è appena scesa in metropolitana. Ha 15 anni. Sei giovani la buttano per terra e la riempiono di calci. Se non fosse intervenuta una donna di passaggio, probabilmente l’avrebbero uccisa.
A parte che di questa Nayeli presa a calci, boh, non c’è traccia da nessuna parte (in questo video della tivvì messicana si parla di generici scontri tra bimbominkia emo vs bimbominkia punkettoni - niente di che - in più, bonus, la buffa apparizione finale degli Hare Krishna coi tamburelli), per non lasciare dubbi sul fatto che l’hanno menata proprio perché emo, sentite qua, Valeria Rusconi riece a farne un discorso generale che riguarda un movimento discriminatorio anti-emo che imperverserebbe nella società messicana (¡Ay, caramba!):
In Messico, gli adolescenti emo sono visti come una minaccia alla virilità del Paese, a causa della loro corporatura esile e del loro look.
Poi ci sono i suicidi, ovviamente (la musica emo! è terribile! è infernale! ci sono i messaggi subliminali cantati alla rovescia che ti fanno venire voglia di cambiare il tuo nome in quello di un personaggio di Naruto!):
Il 12 maggio in un quartiere popolare di Bucarest, in Romania, Andrada Mocanescu viene trovata riversa sul marciapiede. Aveva 12 anni, il suo gruppo preferito erano i Tokio Hotel. I giornali scrivono che si è suicidata a causa di una loro canzone, paradossalmente intitolata Don’t Jump.
(non so di quali giornali rumeni stia parlando - scommetto che ha giusto un tantino manipolato la cosa per renderla più succulenta - l’unico giornale rumeno disponibile online che vi accenna si limita a dire che Don’t Jump era una delle canzoni preferite della defunta e parla molto vagamente della possibilità di una correlazione, tutto qui) e poi ci sono i suicidi che non è solo colpa della musica, pure gli emo-capi d’abbigliamento vanno temuti come possibili strumenti di morte:
Hannah Bond, una ragazzina inglese di 13 anni, viene trovata impiccata dai genitori. Ha usato una cravatta. Il suo gruppo preferito erano i My Chemical Romance.


I grandi organi di stampa contribuiscono a perseguitarli:
il Daily Mail aveva definito gli emo come “una setta che pratica l’autolesionismo e ascolta band che predicano il culto del suicidio”
(anche qui, la citazione - se è quella che ho trovato io, “it is a largely teenage trend and is characterised by depression, self-injury and suicide” - sembra volutamente imprecisa, col più enfantico e oscuro “setta” - fighissimo! - sostituito al neutro e più corretto “trend”) Persino le istituzioni si prendono la briga di rompergli le balle:
In luglio, la Duma di stato, la camera bassa del Parlamento russo, annuncia una proposta di legge per contrastare la cultura emo e goth, bandendo la loro presenza dai pubblici uffici.
Eh, bella forza! Ad andare a spulciare l’infinito ammasso di assurdità passatempo che si sparacchiano nei parlamenti di tutto il mondo, lo sapete, ci si imbatte in cose di tutti i generi, ai confini della realtà (dagli UFO alle scie chimiche), ma a Valeria Rusconi le basta questo per sentenziare “in Russia li considerano un pericolo sociale”; e come se non bastasse, toh, spunta pure un deputato italiano anti-emo:
Il 7 maggio scorso, l’onorevole Antonio De Poli dell’UdC presenta un’interrogazione parlamentare per bandire gli emo, in cui si parla di “tribù che online esalta l’autolesionismo”
ma va be’ questa suona così mostruosamente ridicola (qui l’interrogazione tutta intera) che se ne accorge e deve ammetterlo suo malgrado anche lei, perché quella cima del De Poli andava citando come fonte
la poco meno che attendibile Nonciclopedia, parodia grottesca di Wikipedia
non che Valeria Rusconi (poveretta, del tutto sprovvista di senso dell’umorismo - secondo me, con un vent’anni in meno, sarebbe stata una perfetta emo bimbominkia) sia capace di comprendere e distinguere il carattere innocuamente demenziale di certe smargiassate concepite così giusto per farsi due risate, per cui
le prime avvisaglie [di "un'ondata di odio di tali dimensioni"] emergono già nell’aprile del 2006: l’Encyclopedia Dramatica, l’enciclopedia statunitense di satira online creata sul modello di Wikipedia, istituisce il “National Emo Kid Beat Down Day”, la Giornata Nazionale di Abbattimento del Ragazzo Emo. La data prescelta è il 6-6-06.
(non vi fa impazzire questa secca frasetta conclusiva che enfatizza tutta seria seria la coincidenza demoniaca? è stupenda!) e l’immagine qua sopra della “caccia all’emo 2008″ tratta da Nonciclopedia, pensate un po’, incredibile ma vero, diventa secondo Valeria Rusconi “un macabro volantino italiano” (oh ma questa c’ha tutte le carte in regola per fare la portaborse di De Poli, no?). Ancora lei:
La depressione. La sofferenza. In pochi sanno spiegare perché si sentono così.
La punteggiatura sincopata, che sentimento!, hai studiato alla scuola Holden o che? Bravissima! Gli emo bimbominkia che ha interpellato le spiegano:
l’emo è più sensibile degli altri, prova le emozioni in modo più amplificato, più profondo e la prende più seriamente. Le canzoni dicono “quella stronza mi ha lasciato” oppure “ti amo, vieni da me”
ma questo è Nino D’Angelo, lo riconosco! (e ora che ci penso, ehi ehi ehi, ferma tutto! anche lui c’aveva il frangettone!)
Io sono stato cacciato dalla comitiva perché mi vestivo da emo e mi facevo gli spike [i capelli a punta, ndXL]
tutto un nauseante pastone di vittimismo stracompiaciuto
ogni volta che torno al sud la gente rimane scioccata. Mi chiede se ho dei problemi. Ma ne ho come tutti. Quando mi deprimo, ascolto musica “screamo”
e ancora, come piccoli impazziti Asii Argentii [3]
mia madre quando vede la tv mi dice “guarda che bella quella, perché non diventi anche tu una velina? Perché non sei come tutte le altre?
E c’è chi sull’emo bimbominkizzazione dell’universo ci campa, come ad esempio i due che vi dicevo sopra, Dario dei dARI e Francesco-C [4], di cui vorrei riportarvi in conclusione questo scambio geniale (considerate che questi tizi già sono belli che maggiorenni, anzi, Francesco-C ha passato i trenta - “ma nn li dimostra un kazzo ed è + inkazzato d prima”):
Mi farebbe piacere che la gente ascoltasse il cd. Sono sicuro che alla fine capirà che nei testi ci sono cose profonde nonostante il linguaggio da sms.
e l’altro
Trovo il vostro linguaggio da sms molto bello perché “pome” per dire pomeriggio non l’ha mai usato nessuno! Io ho usato “non ci sto più dentro” ma è già più che superato. Niente a che vedere con “pome” e “stase”
e la redattrice (qui tale Lorenza Biasi), ben consapevole del quoziente d’intelligenza medio del lettore di XL, ha sentito il dovere d’aggiungere in coda a “stase” la parentesi quadra [stasera, ndr]
[1] posso dire una cosa a mia discolpa? la dico: non sono un habitué di XL, me lo sono preso soltanto per guardarmi l’anteprima del secondo volume di Twisted Toyfare Theatre, da cui è tratta l’immagine lassù in cima, de La Cosa che ribalta la carrozzella (il ciuffo ce l’ho aggiunto io, in realtà era quel pelato di Charles Xavier)
[2] la scimmietta truccata da tokiotellino che si vede in questo video qua (”eccoci”, “dove?”, “in cam” - fantastico!) insieme al suo amichetto brutal-yorkshire (nel senso del cane reso cieco dal suo stesso pelo) sarebbe “uno scene kid, una specie di celebrità all’interno della comunità di emo romani che si ritrova a Piazza del Popolo”
[3] oh a proposito, ho scoperto che esiste un tipo di musica emo che si chiama “effimeral”, di cui sto disperatamente cercando qualche pezzo da mezza giornata ma niente, mi date una mano?
[4] sono molto fieri dei loro nickname, o almeno, c’è Francesco-C che se la sbulleggia “mi piace il nome che hai scelto: Dari, togliendoti una lettera sei riuscito a dare il nome al gruppo, io ho fatto lo stesso aggiungendomene una”, l’altro però deve ammettere che non è farina del suo sacco, “mia mamma mi ha sempre chiamato Dari”
Ve la ricordate la Sagra del commento demenziale? Oh ma sicuro che ve la ricordate, l’abbiamo già celebrata per i dieci, i venti e i quarantamila commenti: è quando metto in fila le cose più assurde e spassose che sono arrivate negli ultimi mesi. Eccole qua (c’è un “continua a leggere”, sotto, cliccateci per leggere il post tutto intero).
La vera natura di malvestite.net
a) è un sito per bambini
Volevo rispondere a Betty Moor, ki ti credi di essere?
come puoi scrivere un tuo parere negativo sulle winx nella loro pagina dove milioni e milioni di bambine leggono i loro articoli?
Dovresti vergognarti, non che sia una che ama le winx ( al contrario, scusate, “le odio”) ma non tengo giusto che tu scriva i tuoi maleducati e offensivi articoli nei confronti delle bambine che al contrario le adorano. Esistono altri siti dove puoi scrivere i tuoi pareri.
Sweet Girl
b) è un blog monotematico
qst è 1 blog UNICAMENTE dedicato ai take that.
Bennina (love love me)
c) è un forum con iscrizione obbligatoria
CIAO REGZ CHACCHADAN VI PARLA BENVENUTA CHACCHADAN TH FAN NUMERO UNO DI REGGIOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!! MI SONO ISCRITTA A QUESTO FLORUM OGGI E STO POSTANDO ADESSO!!!!!!!!! PAMELA IL FORUM E’ DI CHI LO FA CON IL CUORE DI TUTTE LE TH FAN DEL MONDO!!!!!!!!!!!!!! PAMELA STUPIDO E’ CHI LO STUPIDO FA!!!! CHACCHADAN HA SISTEMATO PAMELA!!!!!!!!
Chacchadan
E’ tradizione che le malvestitine passino gran parte della loro fanciullezza a sbavare dietro ad un branco di maschietti canterini in formazione secondo lo stampo classico quello buono - quello trasgressivo - quello brutto - quello vecchio (così che si copra tutto il range possibile di conquiste femminili: quella tenera - quella che fuma - quella scema - quella tardona). Si chiamano boyband e fanno tutte leva sui neonati confusi tumulti sentimental-erotici delle malvestitine, combinando richiami sessuali più o meno espliciti (sguardi assatanati, lingue di fuori, pettorali unti, improvvise mosse pelviche, brani danzerini dal ritmo indiavolato, video che son tutti uno sguizzìo di muscoletti) a movimenti di infantile zuccherosa dolcezza platonica (timidi sorrisetti, abbracci, pelouches ovunque, brani lenti, pianoforte e violini, video in bianco e nero, immagini controluce di pose plastiche che esprimono wertheriano struggimento).
Perché la formula continui a funzionare nel tempo, ovviamente, non si può prescindere da un continuo ricambio evolutivo - dei maschietti, del loro look, delle musichette, di tutto - che assecondi il continuo flusso e riflusso delle mode. Così, se oggi stai sulla cresta dell’onda soltanto se ti riesce d’interpretare qualcosa del personaggio tra l’emo e il punk e il dark e il trasandato zozzo e il piercing sulla faccia e i tatuaggi, e persino Laura Pausini si veste rockettona (gesù, quando la ripenso inguainata in quei calzoni di pelle… le foreste di borotalco che sono state rase al suolo!), persino Tiziano Ferro c’ha degli sgherri sul palco che fanno finta di essere una specie di rockband con le chitarre elettriche, e tutti ci vogliono avere gli strumentisti ben visibili per fare vedere che la loro è musica vera, insomma, oggi ci voleva un gruppo per malvestitine che assecondasse questa tendenza più cupa e trasgressiva, falso autoriale, coi tipi che magari riuscissero pure a far finta di suonare senza che la groupie in prima fila venisse cecata da una bacchetta volata via per sbaglio. Praticamente dei Gazosa ma più grandi, cattivi, e senza la cantante paffuta (anche il nano alla batteria, no).
Ed eccoci ai Tokio Hotel quindi (logo originalissimo: un clamoroso plagio dei Take That), che così a prima vista sembrano una boyband come tante altre, ma invece no, c’è qualcosa nei Tokio Hotel (o, per meglio dire: intorno ai Tokio Hotel) che non ho mai visto prima e mi piace un sacco. I Tokio Hotel sono così composti: c’è il cantante (Bill Kaulitz si chiama) dai capelli elettrostatici, che è l’anima tormentata del gruppo, un costume di halloween ambulante (l’hanno dapprima lanciato come truzzetto discotecaro qualunque, poi i produttori geniali hanno ben pensato di accentuarne l’impostazione darkettona anticonformista, e gli è venuto in mente di giocare sull’ambiguità sessuale - è maschio? è femmina? - occhi cerchiati, unghie lunghe, magliette con le scritte gotiche, depilazione al laser); c’è quello (Tom Kaulitz) che fa la faccia da ganzetto spregiudicato e un po’ scazzato, sarebbe il chitarrista, coi rastoni e il cappello enorme e l’abbigliamento hiphop; e ci sono questi due giovani cavernicoli (bassista e batterista) che fanno evidentemente parte della band di supporto, un grossista di sauerkrauten e un cassiere della Standa, che hanno il compito fondamentale di adempiere al ruolo di scrondi della situazione (così da esaltare la bellezza androgina di cantante e chitarrista - e non solo, sti due si chiamano Gustav e Georg, che robaccia da disoccupati; cantante e chitarrista invece c’hanno i nomi da cartone animato).
La musica è quel che è, una schifezza (a proposito, lo sapete chi è che prende in giro i Tokio Hotel, e noi facciamo la musica vera e voi no? reggetevi forte: i Finley - che meraviglioso scontro tra titani). Niente altro che banali collage dei più sputtanati luoghi comuni rock (nu metal soprattutto): schitarrate con la distorsione stupida (quella che manco ci vogliono i pedalini, la fa pure l’amplificatore del mulino bianco), batteria pestata su ritmi più che elementari, basso lineare a note ribattute, giri di accordi scopiazzati qua e là. L’insulsa vocetta da tenorino del cantante è gonfiata di riverberi e distorsioni metalliche, nel vano tentativo di renderla un minimo interessante e corposa; lui ci mette del suo, un po’ di finta raucedine nelle parti in piano (e bravo, nel giro di un paio d’annetti gli verranno due o tre noduli alle corde vocali e ciao ciao - ma tanto tra un paio d’annetti, boh, chi se li ricorda più?). I testi, va be’, sono tutti riassumibili in un campionario di frasette tipo: ’so incazzato, ’so triste, ’so triste e incazzato allo stesso tempo, sono in calore, la vita è.
Ah, certo, il duro chitarrista (Tom) e il mellifluo cantante (Bill) sono fratelli gemelli omozigoti. Ed è qui che viene il bello.
Come preventivato, il dibattito circa l’identità sessuale dei due infuoca gli animi delle ammiratrici. Il cantante, Bill, ha sviluppato uno studiatissimo sistema di indizi che alimenta il dubbio: la magrezza efebica shojo manga anni settanta (Riyoko Ikeda docet), la ritrosia a mostrarsi pubblicamente a torso nudo, le dichiarazioni che suggeriscono un’inclinazione omosessuale (l’idolo ispiratore, per l’appunto, non poteva che essere Brian Molko).
E fin qui tutto ok, niente di eccezionale, è quasi più interessante parlare di Amanda Lear. Le malvestitine però non si accontentano di starsene lì a discutere del pur conturbante saràgay/nonsaràgay, niente affatto, la loro fantasia si spinge oltre e arriva a concepire una delle più straordinarie derive nella storia mondiale della fanfiction: quello che è stato ufficialmente ribattezzato Twincest, l’incesto omosessuale tra gemellini. Ci pensate? Migliaia di malvestitine che esaminano col microscopio le fotografie dei gemelli alla ricerca di un contatto, uno struscetto, una mano sulla coscia, malvestitine che vanno in delirio se un bel giorno appare una foto coi gemelli che si abbracciano, oppure una coll’orgasmo simultaneo, o peggio ancora una foto compromettentissima col gemello rastone che non c’è dubbio, sta ravanando nelle mutande del fratello (mah, chissà, forse aveva bisogno di calzini). Pure le serenate si fanno, accidenti (”lasciateci insieme nella notte [...] nella notte solo con te insieme bla bla”). E nasce così una intera immensa biblioteca di documenti dedicati al sogno di sti due che si accoppiano: dalle rappresentazioni pittoriche (il tenero bacetto, la fantasia sadomaso e, uh, ce ne sono di porno che, scusate, mi fanno impressione e non ve le linko), ai fotomontaggi (e due e tre), a video di tutti i tipi (fate una ricerchina su youtube: questo, per dire, ha un incipit inquietante e thrilleristico che mi piace molto), alle realizzazioni letterarie:
“E’ sbagliato, Tom…” Sussurrò Bill, tra un respiro e l’altro, esprimendo a parole il loro pensiero.
La mano calda di Bill si mosse goffamente, e accarezzò la guancia accaldata del fratello, non si aspettava quella reazione.
“Ma non mi importa” Esclamò.
Bill sfiorò le labbra del gemello con dolcezza, ma quest ultimo si ritrasse. Provava vergogna e rimorso per ciò che aveva fatto.
Non è stupendo? E io che son rimasta alle mossette gay di Mark Owen, eravamo davvero delle malvestitine alle prime armi, noi.