La sagra del commento demenziale: e siamo a 50.000

Ve la ricordate la Sagra del commento demenziale? Oh ma sicuro che ve la ricordate, l’abbiamo già celebrata per i dieci, i venti e i quarantamila commenti: è quando metto in fila le cose più assurde e spassose che sono arrivate negli ultimi mesi. Eccole qua (c’è un “continua a leggere”, sotto, cliccateci per leggere il post tutto intero).

La vera natura di malvestite.net

a) è un sito per bambini

Volevo rispondere a Betty Moor, ki ti credi di essere?
come puoi scrivere un tuo parere negativo sulle winx nella loro pagina dove milioni e milioni di bambine leggono i loro articoli?
Dovresti vergognarti, non che sia una che ama le winx ( al contrario, scusate, “le odio”) ma non tengo giusto che tu scriva i tuoi maleducati e offensivi articoli nei confronti delle bambine che al contrario le adorano. Esistono altri siti dove puoi scrivere i tuoi pareri.
Sweet Girl

b) è un blog monotematico

qst è 1 blog UNICAMENTE dedicato ai take that.
Bennina (love love me)

c) è un forum con iscrizione obbligatoria

CIAO REGZ CHACCHADAN VI PARLA BENVENUTA CHACCHADAN TH FAN NUMERO UNO DI REGGIOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!! MI SONO ISCRITTA A QUESTO FLORUM OGGI E STO POSTANDO ADESSO!!!!!!!!! PAMELA IL FORUM E’ DI CHI LO FA CON IL CUORE DI TUTTE LE TH FAN DEL MONDO!!!!!!!!!!!!!! PAMELA STUPIDO E’ CHI LO STUPIDO FA!!!! CHACCHADAN HA SISTEMATO PAMELA!!!!!!!!
Chacchadan

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Malvageddon #19 – Tokio Hotel Twincest

E’ tradizione che le malvestitine passino gran parte della loro fanciullezza a sbavare dietro ad un branco di maschietti canterini in formazione secondo lo stampo classico quello buono – quello trasgressivo – quello brutto – quello vecchio (così che si copra tutto il range possibile di conquiste femminili: quella tenera – quella che fuma – quella scema – quella tardona). Si chiamano boyband e fanno tutte leva sui neonati confusi tumulti sentimental-erotici delle malvestitine, combinando richiami sessuali più o meno espliciti (sguardi assatanati, lingue di fuori, pettorali unti, improvvise mosse pelviche, brani danzerini dal ritmo indiavolato, video che son tutti uno sguizzìo di muscoletti) a movimenti di infantile zuccherosa dolcezza platonica (timidi sorrisetti, abbracci, pelouches ovunque, brani lenti, pianoforte e violini, video in bianco e nero, immagini controluce di pose plastiche che esprimono wertheriano struggimento).

tokyo hotel malvestitiPerché la formula continui a funzionare nel tempo, ovviamente, non si può prescindere da un continuo ricambio evolutivo – dei maschietti, del loro look, delle musichette, di tutto – che assecondi il continuo flusso e riflusso delle mode. Così, se oggi stai sulla cresta dell’onda soltanto se ti riesce d’interpretare qualcosa del personaggio tra l’emo e il punk e il dark e il trasandato zozzo e il piercing sulla faccia e i tatuaggi, e persino Laura Pausini si veste rockettona (gesù, quando la ripenso inguainata in quei calzoni di pelle… le foreste di borotalco che sono state rase al suolo!), persino Tiziano Ferro c’ha degli sgherri sul palco che fanno finta di essere una specie di rockband con le chitarre elettriche, e tutti ci vogliono avere gli strumentisti ben visibili per fare vedere che la loro è musica vera, insomma, oggi ci voleva un gruppo per malvestitine che assecondasse questa tendenza più cupa e trasgressiva, falso autoriale, coi tipi che magari riuscissero pure a far finta di suonare senza che la groupie in prima fila venisse cecata da una bacchetta volata via per sbaglio. Praticamente dei Gazosa ma più grandi, cattivi, e senza la cantante paffuta (anche il nano alla batteria, no).

Ed eccoci ai Tokio Hotel quindi (logo originalissimo: un clamoroso plagio dei Take That), che così a prima vista sembrano una boyband come tante altre, ma invece no, c’è qualcosa nei Tokio Hotel (o, per meglio dire: intorno ai Tokio Hotel) che non ho mai visto prima e mi piace un sacco. I Tokio Hotel sono così composti: c’è il cantante (Bill Kaulitz si chiama) dai capelli elettrostatici, che è l’anima tormentata del gruppo, un costume di halloween ambulante (l’hanno dapprima lanciato come truzzetto discotecaro qualunque, poi i produttori geniali hanno ben pensato di accentuarne l’impostazione darkettona anticonformista, e gli è venuto in mente di giocare sull’ambiguità sessuale – è maschio? è femmina? – occhi cerchiati, unghie lunghe, magliette con le scritte gotiche, depilazione al laser); c’è quello (Tom Kaulitz) che fa la faccia da ganzetto spregiudicato e un po’ scazzato, sarebbe il chitarrista, coi rastoni e il cappello enorme e l’abbigliamento hiphop; e ci sono questi due giovani cavernicoli (bassista e batterista) che fanno evidentemente parte della band di supporto, un grossista di sauerkrauten e un cassiere della Standa, che hanno il compito fondamentale di adempiere al ruolo di scrondi della situazione (così da esaltare la bellezza androgina di cantante e chitarrista – e non solo, sti due si chiamano Gustav e Georg, che robaccia da disoccupati; cantante e chitarrista invece c’hanno i nomi da cartone animato).

tokyo hotel i gemelli malvestitiLa musica è quel che è, una schifezza (a proposito, lo sapete chi è che prende in giro i Tokio Hotel, e noi facciamo la musica vera e voi no? reggetevi forte: i Finley – che meraviglioso scontro tra titani). Niente altro che banali collage dei più sputtanati luoghi comuni rock (nu metal soprattutto): schitarrate con la distorsione stupida (quella che manco ci vogliono i pedalini, la fa pure l’amplificatore del mulino bianco), batteria pestata su ritmi più che elementari, basso lineare a note ribattute, giri di accordi scopiazzati qua e là. L’insulsa vocetta da tenorino del cantante è gonfiata di riverberi e distorsioni metalliche, nel vano tentativo di renderla un minimo interessante e corposa; lui ci mette del suo, un po’ di finta raucedine nelle parti in piano (e bravo, nel giro di un paio d’annetti gli verranno due o tre noduli alle corde vocali e ciao ciao – ma tanto tra un paio d’annetti, boh, chi se li ricorda più?). I testi, va be’, sono tutti riassumibili in un campionario di frasette tipo: ‘so incazzato, ‘so triste, ‘so triste e incazzato allo stesso tempo, sono in calore, la vita è.

Ah, certo, il duro chitarrista (Tom) e il mellifluo cantante (Bill) sono fratelli gemelli omozigoti. Ed è qui che viene il bello.

Come preventivato, il dibattito circa l’identità sessuale dei due infuoca gli animi delle ammiratrici. Il cantante, Bill, ha sviluppato uno studiatissimo sistema di indizi che alimenta il dubbio: la magrezza efebica shojo manga anni settanta (Riyoko Ikeda docet), la ritrosia a mostrarsi pubblicamente a torso nudo, le dichiarazioni che suggeriscono un’inclinazione omosessuale (l’idolo ispiratore, per l’appunto, non poteva che essere Brian Molko).

E fin qui tutto ok, niente di eccezionale, è quasi più interessante parlare di Amanda Lear. Le malvestitine però non si accontentano di starsene lì a discutere del pur conturbante saràgay/nonsaràgay, niente affatto, la loro fantasia si spinge oltre e arriva a concepire una delle più straordinarie derive nella storia mondiale della fanfiction: quello che è stato ufficialmente ribattezzato Twincest, l’incesto omosessuale tra gemellini. Ci pensate? Migliaia di malvestitine che esaminano col microscopio le fotografie dei gemelli alla ricerca di un contatto, uno struscetto, una mano sulla coscia, malvestitine che vanno in delirio se un bel giorno appare una foto coi gemelli che si abbracciano, oppure una coll’orgasmo simultaneo, o peggio ancora una foto compromettentissima col gemello rastone che non c’è dubbio, sta ravanando nelle mutande del fratello (mah, chissà, forse aveva bisogno di calzini). Pure le serenate si fanno, accidenti (“lasciateci insieme nella notte [...] nella notte solo con te insieme bla bla”). E nasce così una intera immensa biblioteca di documenti dedicati al sogno di sti due che si accoppiano: dalle rappresentazioni pittoriche (il tenero bacetto, la fantasia sadomaso e, uh, ce ne sono di porno che, scusate, mi fanno impressione e non ve le linko), ai fotomontaggi (e due e tre), a video di tutti i tipi (fate una ricerchina su youtube: questo, per dire, ha un incipit inquietante e thrilleristico che mi piace molto), alle realizzazioni letterarie:

“E’ sbagliato, Tom…” Sussurrò Bill, tra un respiro e l’altro, esprimendo a parole il loro pensiero.
La mano calda di Bill si mosse goffamente, e accarezzò la guancia accaldata del fratello, non si aspettava quella reazione.
“Ma non mi importa” Esclamò.
Bill sfiorò le labbra del gemello con dolcezza, ma quest ultimo si ritrasse. Provava vergogna e rimorso per ciò che aveva fatto.

Non è stupendo? E io che son rimasta alle mossette gay di Mark Owen, eravamo davvero delle malvestitine alle prime armi, noi.

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