Asia Argento e il suo Elephant Man – capolavoro! – e una conversazione horror con Valeria Marini

Se pensate che l’Epica leghista dell’irsuto Robin Hood mangia-crucchi possa rimanersene per sempre in testa alla classifica dei film italiani più brutti e stupidi di tutti i tempi, be’, ripensateci – c’è Asia Argento che sta meditando di scrivere e dirigere un film che fa così,

ce l’ho in mente da quando avevo sedici anni… due fratelli vanno in guerra, prima guerra mondiale, esplode una bomba e gli porta a tutti e due via la faccia, allora non si sa quale dei due è il marito di questa qua, e lei se li porta a casa per capire quale dei due è il marito. eh? che te sembra?

no, meglio, sentitelo dalla sua viva voce (è un’intervista dell’altro giorno al Festival der cinema der quartiere Flaminio)

notate: i disgraziati barcollanti che tentano di svignarsela dalla prima fila, le risatine imbarazzate del pubblico, gli Ehmmmm esitanti dell’intervistatore stravolto; e pensate!, la prendono per il culo pure i redattori di Repubblica TV, che il file dello spezzone video l’hanno chiamato ASIAFILMSTRAMPALATO (punto flv); e in effetti, boh, da quello che dice Asia Argento non s’è capito, come mai la moglie non riconosce il marito?, va bene la faccia, ma tutto il resto? – ce l’ho!, ce l’ho!, i fratelli sono monozigoti identici in ogni minimo nanoscopico particolare, sono di quei gemelli pazzi maniaci che da quando sono neonati s’acconciano sempre uguali da capo a piedi, capelli e barba e unghie e accessori e cappellini con l’elica e tutto (e poi, certo, per rendere la cosa più plateale, toh: la moglie è cieca), la bomba ha ovviamente disintegrato ogni segno/mostrina/documento di riconoscimento, sono tutt’e due in coma irreversibile e di conseguenza incapaci di comunicare; e però, allora, a cosa servirebbe portarseli a casa?, com’è che la moglie pensa di riconoscerli? – ed è qui secondo me che entra in ballo il genio di Asia Argento – la moglie pensa di riconoscere il marito telepaticamente).

Ma comunque, già che parliamo di Asia Argento, ecco!, volevo dirvi che finalmente ho afferrato il senso di questa sua metamorfosi – da ripugnante estrema trucidona che terrorizza i pavidi benpensanti a mammina sensibile e timidina piena di Valory Very – vederla intervistata da Valeria Marini (la settimana scorsa a Domenica In) m’ha fatto realizzare che Asia Argento non ha cambiato direzione proprio per niente, ma continua a muoversi imperterrita sulla strada della decadenza e della trasgrescio: perché insomma, cosa c’è di più trasgressivo che trasgredire in modo così smaccato al gusto e all’intelligenza – altro che perversioni horror slinguazzanti e insanguinate!, questa roba sì che fa veramente cagare sotto dalla paura,

il sogno di un mondo senza guerra come le sbarbine Miss Italia, il tatuaggio sulla pisella rinnegato (quello sul culo invece – un geroglifico magico che parlava di demoni sumeri e sesso anale – già se l’è fatto togliere: ché sennò era un tantinello difficile da spiegare alla figlioletta), Valeria Marini che le specifica di aver fatto una battuta (“ti sei comprata un castello? ma no no, sto scherzando!”), la patetica debole animella che vuole essere protetta (perché è un mondo dominato dagli uomini, sigh!, sob!, e allora per proteggersi bisogna fare i puttanoni), le banalità mocciesche sull’Amore e sulla Gioia delle piccole cose, la femminilità e la seduzione che servono a dirigere i film e i test psicologici dimmi se preferisci la cassata o il babà e ti dirò chi sei – questo genere di trasgrescio qui, chi l’avrebbe mai detto, le sta su a pennello.

Festival di Venezia 2009, il malvacarpet – fine (con le avventure della famiglia Canningàmmo)

E vediamo un po’ quali abominevoli delizie c’ha riservato la seconda settimana del malvacarpet veneziano, cominciamo dai pezzi forti, dai più brutti: per esempio, ecco, s’aggirava da quelle parti un bizzarro psycho cannibale horror-splatter col camice imbrattato di sangue, questo tizio qua accanto che faceva da accompagnatore a Noemi Letizia (la prossima vittima, sì? – incrociamo le dita), si chiama Massimo Emilio Gobbi, produttore cinematografico e sosia part-time di Bombolo (al festival, dice lui, per presentare il progetto di una cosa che si chiama Camorra Days – eh? cosa? boh, la solita mostruosità low-cost infarcita di wannabe vipparoli, probabilmente)(una cosa tipo Happy Days, immagino, ambientata tra i cunicoli del rione Sanità, le avventure della famiglia Canningàmmo tra piccole gioie e piccoli dolori nel controllo dello spaccio e della prostituzione);


e poi, vediamo, c’era Luca Lionello figlio di Oreste, una specie di veterano della fiscio televisiva (pensate!, era il belloccio furbo di Sposerò Simon Le Bon), che ha ampiamente giustificato il suo status di imbucato sconosciuto con un paio di ottime combinazioni io-sono-originale (le maniche delle tute anni novanta assemblate sul davanti del pigiama assemblato sul didietro di un palandrano hippie, la magliettina mimetica della Banca Centrale Europea e i pantaloni quadrettati bimbominkia);


c’erano Gabriel Garko e Laura Torrisi nella parte della coppietta di bburinoni col vestito buono della domenica, il gangsta impomatato col grugnetto spavaldino e la pupattola sexy fasciata e cotonata; c’era Elisabetta Canalis coi tacchi piramidali che funzionano da praticissimi cuneetti stabilizzanti come quelli che si usano per fermare le ruote delle macchine in discesa; c’era Simona Ventura che insiste sullo spettacolare collasso delle bitorzolute protuberanze fatte col Didò, orologiazzo dorato e maniche arrotolate da muratore; c’era Franca Sozzani che sprizzava allegria (be’, a modo suo) accanto al boyfriend rutelloide fonatissimo; c’era Omar Sharif trasformato in borsetta, c’era un capezzolo striminzito con Sara Tommasi intorno, povero capezzolo, e poi sì, giusto, c’era Valeria Marini a cui quest’anno non è stato concesso granché, appena appena una volata velocissima col motoscafo a salutare i gabbiani festanti (“ma siamo sicuri che siamo nel posto giusto? là c’è scritto Chioggia…”).


e poi cosa, ah già!, la pinna dorsale e le scarpette hovercraft di Tilda Swinton; la maschera anti-infortunistica di Tom Ford; quell’altro che s’è mascherato da pischelletto roccabbilli, Ewan McGregor (che deve aver adocchiato Camorra Days e ci scommetto, s’è messo in competizione con Giggi per il ruolo chiave del bulletto sciupafemmine Esposito J. Fonzarielli – dove la J. sta per Jennarino); la vecchia sciroccata Jane Birkin cogli abbinamenti svalvolati-trasandati alla Annie Hall (toh, avventuriera alcolista anni trenta, e toh, maglione ciclopico di nonna Yeti); e infine, giusto, Jake Gyllenhaal che rispolvera il look da mandriano gay (v. foto sopra)(tutte le foto, con un clic, s’aprono più grosse).

Lele Mora e il suo allevamento di mosche – miss Culetto d’oro

A testimonianza della crescente inquietudine che le storiacce su escort e cocaina e festicciuole e papponcelli suscitano nei bassifondi vipparoli più malfamati, ecco che proprio negli ultimi giorni sulla Costa Smeralda ha preso il via in grande stile la tradizionale parata di lussuosi esclusivissimi trenini-puttantour brigìttebardòbardò; e direi che non poteva esserci battesimo migliore, più appropriato, per questa estate vipparola dal sapore più che mai lucignolesco (adesso che la cuccagna bordello-festaiola culi tette viagra coca champagne passera a buon mercato sta assumendo una dimensione conclamata, direi quasi ideologica, orgogliosamente spudorata, “embè, vi piacerebbe pure a voi, no? poveri cenciosi comunisti invidiosi, attaccateve ar cazzo!”), non poteva esserci battesimo più appropriato, dicevo, del concorso miss Culetto d’oro (eh?) patrocinato da Lele Mora,

che sembrerebbe, sì, l’incipit di un’orgiaccia zozza in un film porno amatoriale (buona parte dei pupilli di Lele Mora, del resto, in un film del genere ci starebbe a pennello), ma invece no, è un modo come un altro per utilizzare a fini di svago lo sconfinato bacino di giovanissime procaci disgraziate che se ne stanno in fila tutta la notte “io! io! io!” sperando d’essere prima o poi convocate con un fischio nel privé di un qualsiasi stronzetto vipparolo, e perché no, lasciandosi palpare il culotto brufoloso da una muta di papponcelli arrapati su di giri [1],

ma le disperate chiappone-offresi hanno soltanto fatto da intermezzo [2] per un mega-torneone aziendale (tennis poker calcetto biliardino) organizzato dallo stesso Lele Mora, una cosa che si chiama LM PokerStars, durante la quale tutti i soliti esaltatissimi sottoprodotti televisivi di scarto – ex-realitari, presentatori bolliti, coscione scosciate, subumani defilippiani e tristissimi ignoti tu-chi-cazzo-saresti – si sono fatti fotografare con le fiches e le carte da gioco e le magliettine sponsorizzate sempre bene in vista [3] (Lele Mora nella parte del Duca Conte Semenzara, due o tre aspiranti tronisti che gli facevano da cuscino umano porta fortuna) e poi le foto muniti di improbabili equipaggiamenti tennistici (e anche qui, oh – costume da bagno, scarpini da calcetto, giarrettiere, doppia racchettina liberty – sembrano gli sportivi del Park tennis) e le foto piegati in due a scoccar di stecca (ammirate la tecnica di Valeria Marini, che sta puntando astuta la pallina invisibile), e poi la sera a pavoneggiarsi in passerella, tutti in tiro, Lele Mora che fa l’eccentrica pazzerella [4],

e cioè, appunto, non cambia niente, mai – perché dovrebbe? – anche quest’anno il solito, non c’è puttanopoli che tenga: una gran quantità di viscidi vermetti, ingrassati amorevolmente dall’allevatore Lele Mora, che si contorcono uno sopra all’altro tentando di farsi strada su verso la superficie untuosa e puzzolente del casu marzu vipparolo-televisivo – finché un bel giorno chissà, evviva!, qualcuno di loro potrà finalmente sbocciare e trasformarsi in mosca.

[1] bastasse solo questo, farsi toccare il culo!, io, ogni volta che penso a Lele Mora e ai suoi assistiti, non so com’è, mi vengono in mente certe scene truculente di Salò“mangia, mangia, ti piace?, e allora mangia la merda!” – chissà perché
[2] devono aver poi lasciato nome e recapito per un’audizione, che c’è questo nuovo programma in ballo, il reality Lele Mora House, una cosa di prima classe (annuncio):

Cerchiamo “manichini viventi” VOLONTARI. Maggiorenni e giovani, uomini e donne, residenti nel milanese, di bella presenza e spigliati davanti alle telecamere e al pubblico, con attitudini di protagonismo e voglia di apparire. In cambio della disponibilità a titolo gratuito, offriamo un’esperienza unica e divertente, oltre a notevole visibilità mediatica, all’interno di un reality-vetrina in diretta via web da un megastore Datch nelle ore di apertura.

cioè pubblicità, sponsor, soldi facili, e gonzi protagonisti aggratis – che accorrono, si spintonano, s’ammazzerebbero l’un l’altro.
[3] Lele Mora, tra l’altro, va molto fiero d’una agghiacciante partnership con Paris Hilton, con quella sua linea là di robaccia della Coin, i cappelli e le bustine e pure gli ombrellini, guardate
[4] e scusate per quel segnaccio sulle foto (sarebbe il marchio “LM”): le ho prese dalla pagina ufficiale su Facebook

Essere Valeria, la docu-fiction di Valeria Marini: un disco, un film, una task force anale per l’Abruzzo

Oggi, stasera, comincia un nuovo programma televisivo che mi sembrava promettente, Essere Valeria (la locandina, qui a lato, l’ho fatta io – cliccandoci su s’apre più grande; la citazione viene da qui, lo sapete), “la vita quotidiana di Valeria Marini come non l’avete mai vista”, che roba, mi ispirava sì, eccome! (magari, pensavo, è uno di quei reality snuff vipparolo-domestici coi tizi pubblicamente glamourosissimi e pieni di altera fascinosità che nel privato invece se ne vanno in giro zozzi, stonati, senza niente da fare, grattandosi il culo e appiccicando le caccole sotto ai tavoli – bello!), sennonché, accidenti, a sentire come ne parla seriosamente la stessa Valeria Marini (lo chiama, pensate, “docu-fiction”), “c’ho messo tutta me stessa, io non faccio nulla per caso, lavoro moltissimo, la gente lo percepisce e mi ama per questo, perché sono generosa“, mi sa che allora niente, butta male – già sento l’odorino inconfondibile d’un noioso patetico ammasso di sceneggiate al ventesimo ciak (“scusate, la rifacciamo? posso ripetere “aaaadddooro arfonso signorini! è il osgar uaird dei nosdri dembi”, posso ripeterla? mentre la dicevo mi si è posato un batterio sull’unghia”), tutto accuratamente concepito per renderci chiarissimo una volta per tutte che Valeria Marini non è quel canotto pitturato che tutti quanti col tempo abbiamo imparato ad amare, no, no, è una astuta e poliedrica artista, consapevole, manipolatrice, intelligente e creativa che, pure se non sembra [*]

si carica di pesi come un caterpillar, ed è un lato della sua personalità che sorprende quando si pensi alla leggerezza con la quale è capace di presentarsi al pubblico

E che due palle, e che delusione! No, ma io non perdo la speranza, non ci riesco, è più forte di me, non posso che confidare nelle capacità di involontaria iridescenza imbecille di un essere umano così meravigliosamente malato, Valeria Marini, che ha saputo regalarci momenti di indimenticabile raccapriccio zoofilo: pensate, per dire, ai bizzarri corsi di pompino sui quali con disinvoltura professorava nel periodo in cui se la intendeva con Vittorio Cecchi Gori, non curandosi minimamente d’ingenerare nelle nostre candide povere menti certe splatter fantasie che schizzano e si squagliano e marciscono e ribollono pus, e cioè il pensiero del cazzetto flaccido di quell’ometto là (sul quale io, a proposito – colgo l’occasione – c’ho una teoria: che Vittorio Cecchi Gori in realtà è un cazzetto flaccido, cioè dico lui tutto intero, un cazzetto flaccido alto un metro e mezzo: si spiegherebbe allora perché al posto del collo c’ha quelle oscene piegoline cascanti e mollicce; si spiegherebbe la boccuccia umidiccia; si spiegherebbero quegli occhietti di stoffa attaccati con la Pritt; si spiegherebbe perché non sa parlare); oppure, comunque, poi, considerate l’elevatissimo potenziale di super-imbecillità degli attuali impegni di Valeria Marini, che canta, s’è messa a cantare (sì: CANTA)

sto preparando un disco […] una compilation

e non solo, torna a recitare

sto per partire per l’America per il progetto di un film ambientato nel mondo della moda al quale dovrebbe partecipare Paris Hilton

e non poteva mancare la beneficenza

mi sono messa in moto per contattare alcuni amici del mondo dello spettacolo per fare una task force e raccogliere fondi […] io metterò all’asta, tra i vari oggetti una foto che mi è molto cara, quella con la dedica di Fellini

proprio quella, sì! ve la ricordate? la foto dove Fellini le aveva fatto uno sgorbietto sulle chiappone “vorrei vivere qui”, che poesia! i capricci anali di Federico Fellini e le chiappone sfatte di Valeria Marini che contribuiscono alla ricostruzione dell’Abruzzo, mi commuovo! E insomma, volevo dire, appunto, con questo popo’ di curriculum vitae e questo popo’ di imprese in cantiere, che cavolo, io finché non vedo questa sua, ehr, “docu-fiction”, be’, io non ci credo che sarà una schifezzona piatta e noiosissima, non è possibile – e anzi, veniamo al punto, tutto sto pippone era per sapere, dunque: chi è che me la registra?

[*] le citazioni e l’immagine “la mia asta benefica per le vittime del sisma” sono tratte dal cupissimo Diva e Donna di questa settimana (c’è Emanuele Filiberto con la mascellona serrata che fa pat-pat ai terremotati e “se scendo in politica lo farò per voi”; c’è Vittoria Puccini che “se rimanevo a L’Aquila tre giorni di più forse morivo” – direbbe Claudio Baglioni: “sì, e se mio nonno aveva quattro palle era un flipper spaziale”; c’è Alessia Fabiani che c’ha tutto il servizio fotografico in cui contritissima attende le spaventose notizie al telefono cellulare, “la mia famiglia terremotata”)

Le magliette!

Voglio farvi vedere i disegni che ho preparato per le t-shirt ispirate ai nostri grandi classiconi malvestiti – c’è la slinguazzata conturbante di Asia Argento, c’è la ricca cena da gourmet che si dividevano (sigh!) il cagnetto mosca e Mickey Rourke, c’è lo stallone Vittorio Cecchi Gori secondo Valeria Marini – eccoli qua

E già c’ho una mezza idea per una futura maglietta dedicata a Giovanni Allevi, una a Morgan, una a Francesco Facchinetti – va be’, facili facili. Comunque: queste tre magliette già pronte e le altre che verranno, se verranno, saranno messe in palio come premio per questo o quel giochetto demenziale, i quiz e i cruciverba e i malvapride e chissà che altro, vediamo. Belle, no? Lo so che le desiderate!, che non potete vivere senza!, che c’avete la bavetta: me lo immagino, sono stupende! Per adesso, se vi va, cliccandoci sopra potete vedervele più grosse (c’è pure la versione colorata – non troppo colorata, però, altrimenti il tabaccaio-copisteria mi spennava).

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