Academy Awards 2007 – il Malvacarpet

Delusa dalla mancata vittoria di Meryl Streep, è con una punta di amarezza (ma no, non è vero, sono molto felice per The departed) che mi impegno ad una veloce rassegna del red carpet di questi oscar 2007.

Ecco, per l’appunto. Cominciamo proprio dalla Streep (foto), che quasi a volersi dissociare dal severissimo “sense of fashion” di Miranda, si è presentata in vestaglia da camera, con nastrino da pacchi verde legato in vita, collanazza della nonna a doppio giro di pallettoni di corallo e un mega cammeo (che sembra uno stemma nobiliare da portone) come pendaglio; un bizzarro miscuglio al quale fanno da ciliegina delle improponibili scarpacce da lap-dancer (il tutto firmato Prada, pensate un po’).

A parte alcune significative eccezioni, i colori dominanti del malvacarpet quest’anno sono tenui, un tantino smorti. Si va dal bianco totale di Cameron Diaz (foto – che, poverina!, è stata ingoiata da un calamaro gigante), alla stranamente sobria canottierona XXXL di Victoria Beckham (foto – addirittura si è messa il reggipetto: non le si vede manco l’ombra di un capezzolo – urrà), al candido pizzo del copriletto nuziale indossato da Anne Hathaway (foto – magistralmente bardato a lutto), alla tovaglia grigio cumulonembo con gonnazza macchiata di tè di Helen Mirren (foto – pure il parkinson della regina, lei sì, proprio immedesimatasi nel ruolo), al violetto morbidissimo e quasi bianco di una Jennifer Lopez (foto) che a parte la capigliatura di plastica (e il marito, che sembra il cugino scemo di Dracula), davvero sta tentando di tutto (così anche ai golden globes) per farsi credere la reincarnazione di una matrona dell’antica Roma.

Beyonce (foto) è smorta pure lei, nel suo costumone da sposa con strascico, e col caratteristico spacco (ma nessuno glielo dice, che ha la gamba grossa e gonfia, con quel ginocchio a radice, che sembra la gamba di un uomo?): unico tratto interessante, la spallina, che deve essere stata lasciata per l’occasione ad invecchiare e accumulare residui calcarei in una caverna (ad occhio e croce, direi un paio di secoli). Uno spruzzo floreale invece sulla spallina di Dita Von Teese (foto), il cui vestito di carta velina, abbinato ai soliti glamourosi cliché, bene rappresenta la cosmica vacuità del personaggio. E a proposito di carta velina, come non dispiacersi per la tenera Kirsten Dunst (foto), che ibridando quel colletto azzurro da camicetta per bimbe con il maglioncino per la nonna, un pezzo di tela dell’uomo ragno e lo strofinaccio per la polvere, ci è andata davvero molto ma molto lontano, dall’azzeccare abito.

Vere fuoriclasse: sono la Cate Blanchett (foto), ingolfatissima in un abito medievale di maglia d’acciaio, e non per altro immobile nella stessa statuaria posizione lungo tutto il malvacarpet (la spostavano con un carrellino); Nicole Kidman (foto), sulla quale il rosso shocking unitamente al giallo artificiale dei capelli, alla pallidezza cadaverica e alle superfici così perfettamente lisce e splendenti, dà un pauroso aspetto da museo delle cere; c’è anche Jennifer Hudson (foto), che è riuscita a rivalutare un vestito altrimenti banale con una giacchetta minuscola che sembra uscita da un film di fantascienza di cinquanta anni fa; Jessica Biel (foto), che ha deciso di indossare quanto di più vistoso avesse in armadio, per distogliere l’attenzione dai suoi capelli, reduci da una gara di sputacchi di gomme da masticare; e Faye Dunaway (foto), sigh, che non riesco nemmeno a commentare (ma spero che almeno sia inciampata).

La gonna di Penelope Cruz (foto), no, non è un mistero. E anzi è facilissima da fare in casa: il coso là è stato chiaramente preparato cucendo assieme pezzo per pezzo una quintalata di trippa di maiale (in sconto fino a marzo alla Ipersidis), o forse facendolo rotolare (dopo averlo adeguatamente cosparso di pece) in un allevamento di galline (basta chiedere il permesso al fattore). E Sarah Michelle Gellar (foto), anche lei, facilissimo: basta strappare la tendina della doccia, e dargli una rammendata qua e là. A proposito invece di infanzia perduta: quest’anno è il turno di Abigail Breslin (foto), che è riuscita ad infilarsi dentro una torta a strati (con tanto di decorazioni alla panna – e, ops, dev’esserle caduta la candelina dalla testa). Il vestito sa un tantino troppo di barbie-figlia (e anche il tessuto sembra lo stesso delle bambole, no?), ma la perdoniamo. Meglio così, barbie-figlia, che gemella Olsen.

Capitolo plagi (vale a dire: “cretina, l’ho messo prima io!”). Guardate cosa si sono messe Kate Winslet (foto) e Tara Reid (foto), il verdino smorto è lo stesso, il taglio così così, le variazioni sulle tette si somigliano moltissimo (certo, lo spacco della Reid, come anche la sua totale e assoluta mancanza di stile, sono inarrivabili). E comunque, insomma, abbastanza perché si siano guardate con odio, desiderando l’una la morte dell’altra, lungo tutta la serata. Io, ovviamente, parteggio per la Winslet.

Chiudiamo con l’adorabile Patricia Field (foto), che ha voluto offrire al mondo un suo personale omaggio a Sally Spectra. Grazie, Patricia.

Smorfie malvestite – Victoria Beckham

1 febbraio 2007 /

victoria beckham e il miracolo delle labbra malvestiteCi sono pochissime persone al mondo che possono esprimere genuino malvestitismo anche solo con una semplice smorfia. Si tratta ovviamente di semi-divinità cui spetta di diritto un posto nell’Olimpo Malvestito. Tra questi fortunati esseri spicca senza dubbio lei, la loro Afrodite, Victoria Beckham.
Con quale sovrumana abilità ha affinato in tutti questi anni la posa delle labbra, così, indecisa tra la promessa di un bacio e un inesprimibile disgusto. Guardatela bene. Gli occhi sbarrati, il caschetto di plastica, e quelle labbra gonfie ed allungate, che sembrano il musetto di un cavalluccio marino. E chissà che fatica, poveretta. Non ce l’avete, voi, compassione dei suoi muscoletti mentali (nel senso “del mento”, ovvio, cosa credete), per il loro incessante lavorio? Immaginatevi il dramma di questa donna, sotto i riflettori ventiquattrore su ventiquattro, e la concentrazione necessaria a mantenere quelle labbra così, sempre. Sarà per questo che non la si vede mai pronunciare verbo, poveretta, mica si possono fare due cose in una volta.

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