Se Mara Carfagna esistesse dentro uno di quei fumetti fantascientifici Weird-Qualcosa degli anni cinquanta, be’, ci sarebbe da sbadigliare annoiati perché oh, è sempre la solita solfa, com’era ingenuotta e facilona la fantascienza anni cinquanta!, un personaggio del genere lo si capirebbe a prima vista - la vitrea fissità e l’imbalsamazione rigidissima, la parlantina monocorde e lo sfinente inesorabile [1] accumulo di parole su parole intorno a un pensierino minuscolo (dicesi Mastrotismo: è la scuola di retorica e dizione vendi pentole e materassi colognomonzese-mediashopping [2]), l’occhio vitreo in stand by sulla Cura Ludovico, il sorrisone 24/7 a dentiera completa e la risata finto-cordiale che scandisce AH-AH-AH, e si sentono pure le acca - è ovvio che gli hanno azzerato il cervello e gliel’hanno riprogrammato in laboratorio (sicuro c’ha pure l’antennina per il remote control da qualche parte sotto la parrucca), non sarebbe altro che un pupazzo faccia di bronzo capace soltanto di ripetere a pappagallo quelle quattro nozioncine sghembe [3] che gli hanno ficcato in testa (mica per altro, è che c’aveva poca RAM, si sono dovuti accontentare di poco [4]) - i comunisti sono cattivi [5], dio patria famiglia, il grande partito delle libertà, il conflitto di interessi non esiste [6], i rifiuti di Napoli sono spariti [7] - e però invece, siccome Mara Carfagna sembra esistere (chi l’avrebbe mai detto [8]) fuori da un fumettino sci-fi anni cinquanta, allora forse è anche peggio, è sicuramente peggio: altro che avanzatissimi nanoscopici microchip da infilare nel cervello, qui parliamo di una banale riproducibilissima scatola di cereali, proprio a voler esagerare in complessità, guardate un po’ (il video, su youtube, è qui)
[1] provateci a fermarla una come Mara Carfagna, non c’è niente da fare, Daria Bignardi c’ha provato ma niente, Mara Carfagna deve concludere la slavina verbale con un punto, sennò niente, c’ha la frenata lunghissima
[2] l’idea sarebbe di immergere qualche concettino informe e vaghissimo (i Valori, di solito) in un brodino allungato a dismisura, dai toni il più possibile convinti e roboanti
[3] addirittura “l’egualitarismo è una distorsione dell’uguaglianza voluta dal comunismo, solo diritti e niente doveri né merito”: non sa quello che dice, si vede, sta ripetendo per sentito dire, la butta là a casaccio [9] - ma la domanda vera è: chi le dà ripetizioni, Daniele Capezzone?
[4] delizioso lapsus-perla dell’intervista con Daria Bignardi: “sono contraria che la discriminazione sia basata sull’orientamento sessuale”
[5] nonostante in Forza Italia si ripeta come un mantra, abbasso il comunismo, e nonostante la stessa Mara Carfagna sia felicissima di giocarselo come asso pigliatutto, non ne sa un accidenti di niente: Daria Bignardi le chiede cosa sono i comunisti e Mara Carfagna tenta di cavarsela con la parlantina a macchinetta, dice che i comunisti sono quelli che hanno valori diversi dai suoi e che si è visto in parlamento negli ultimi anni, Daria Bignardi insiste per sapere qualcosa di più preciso e Mara Carfagna si rifugia nel sospirone “eeeh quante cose potrei dire sui comunisti”, ma non sapendo in realtà che cavolo dire, dice esattamente il contrario di quello che ha appena detto, e cioè che si sente la mancanza dei comunisti veri, e allora Daria Bignardi le chiede in che senso, e Mara Carfagna alle corde getta la spugna: “non voglio dare giudizi”
[6] per cui scatta l’allarme rosso e, secondo copione, l’automatica minimizzazione (con tono di scherzosa noiosità, “ancora questa storia!”) e poi l’altrettanto automatico spostamento Mediaset-Rai, “non mi sembra giusto pagare il canone per una rete schierata”
[7] sì, e “le strade di Roma sono sgombre dalle prostitute”, oooooook
[8] e non solo esiste, è anche un simbolo del “ricambio generazionale”, meno male!, ed è giusto che reclami l’attenzione de “le persone che vanno in piazza ad esaltare Obama, che ha appena qualche anno di esperienza politica più di me…”
[9] ma che ignorante e ignorante, che volgari insinuazioni! ha persino scritto un libro, ehi! e non c’è motivo di credere che se lo sia fatta scrivere, no? (maligni!) però pensate che buffo, Mara Carfagna parla esattamente come parlerebbe una sprovveduta ignorantona che il libro se l’è fatto scrivere dagli schiavetti portaborse: ne parla vaghissimamente (evitando con cura ogni specifico riferimento che le fa Daria Bignardi) e dice anche, addirittura, “ho riletto il libro e devo dire che mi piacciono molto quelle storie” - buffo no?
La settimana scorsa sono stata un po’ depressa e non sapevo come tirarmi su, finché a un certo punto mi è venuta questa terribile ideona omeopatica (argh!) che forse forse potevo scacciare la brutta stupidità der monno infame assumendo consapevolmente una piccola dose di quella medesima velenosa stupidità, e così ok mi sono fatta coraggio e mi ci sono buttata, ho ingoiato tutto intero l’ultimo libro di Federico Moccia, Amore 14 (come dite? che era meglio se mi buttavo sui quarzi guaritori? sui fiori di Bach? sui superdotati della foresta nera? eh lo so, c’avete ragione), e questa che segue qua sotto (qui su Youtube) è l’ormai consueta (le amate, eh? lo so che le amate) preview-trailer dell’imminente mega-recensione che scommetto non vedete l’ora di leggere, prestissimo, prima di quanto speriate
(consideratelo un riscaldamento di routine, Moccia: poi ci tocca il libro di Morgan, wow!, e quella sì che sarà una specialissima prelibatezza, vero distillato di idiozia per palati sopraffini)
Per il loro quinto compleanno quelli di Vanity Fair hanno messo in copertina Monica Bellucci e non potrebbero andarne più orgogliosi, lo ribadiscono entusiasti più e più volte nell’ultimo numerone celebrativo (”da collezione”! e davvero ti viene voglia di tenerlo da parte, ci sono certi pezzettoni memorabili sul genere di “Ottima annata per il contadino Biagio” e “Cesare Cremonini: sono sicuro che anche Bob Dylan avesse in mente la figa più di quanto sembri“, eccezionali [*]): Monica è la madrina, Monica è quella che ha battezzato la rivista, Monica s’è fatta più copertine di tutte, con Monica c’è un “legame speciale” (lei ormai c’ha il pilota automatico e parte subito schermendosi con le moinette sospirose, il solito cratere vulcanico di stucchevole artificiosità mentecatta: “Oddio! Dicono che la vita sia divisa in cicli di cinque anni, chissà che cosa mi aspetta adesso…”); e pensavo per l’appunto quanto sia onesto da parte di Vanity Fair, in fondo - orripilante ma onesto - rendere così palese la qualità e la direzione del proprio lavoro (lo zero, e il nulla) strombazzando una tale soddisfatta affinità con un personaggio che lo rende subito evidentissimo (lo zero, e il nulla); perché insomma lo sapete, io ho tentato di spiegarvelo tante volte com’è che si può collocare Monica Bellucci tra noi esseri umani e il dilemma “mamma ma nello spazio c’è l’aria? e se non c’è l’aria cosa c’è?”, chissà se m’è riuscito, oggi ci riprovo con questo piccolo video qua sotto in stile Art Attack (arrugginite le forbici, eh? un po’ sottile la matita? aguzzate la vista!), vediamo un po’ che ve ne sembra (il video l’ho caricato su vimeo, che è in altina definizione e potete sorbirvelo a schermo intero; se preferite youtube, invece, eccolo qua).
[*] be’ sì, poi ci sono le fotografie di Douglas Kirkland, come dimenticarle! ma a quelle vorrei dedicare un post tutto per loro (ah se ve lo state chiedendo: sì sì, lui, il nostro Biagio, che dice “sono della teoria che se hai un pezzo di terra non morirai mai di fame” - poveraccio, sono sicura che lo intenda letteralmente: penserà che mangiare terra è nutriente per via dei vermetti)
Avete presente che a Venezia è stato presentato questo film, Valentino eccetera, che a leggere in giro mi sembrava dovesse essere una specie di reality scialbissimo dove ci sono lui e il suo collaboratore preferito (forse lo conoscete, Giancarlo Giammetti, praticamente Little Tony ibridato con Baglioni e Renato Brunetta) nel backstage delle sfilatone ultramondane che fanno le simpatiche gag alla Gianni e Pinotto tipo “gay ha detto cosa?” “cosa?” “a-ah! fregato!”; invece no, date un’occhiata al video qua sotto - che è un trailer superesclusivo che non dovete perdere per nessuna ragione al mondo (l’ho messo su Vimeo che è ad alta risoluzione; qui, se preferite, l’ho caricato su Youtube) - e insomma si capisce perché gli hanno riservato recensioni entusiaste, standing ovation, lacrime e svenimenti: accidenti, è un filmone!
(e sì va be’ dai, perdonatemi il barbarico taglia e cuci - e l’accostamento anche - che ho imposto a una così prestigiosa composizione)
Allora, per la malvestita numero trecento (ehi, auguri!), anziché ricercare un contatto del terzo malvo-tipo come è successo l’anno scorso, ho pensato di dedicarmi ad una semo-bburini di quelle doc, di stampo classico, che di per sé in effetti non è che meriterebbe una posizione di tale prestigio, ok, però la novità è questa: che potete vederla mentre m’esce fuori dalla matita prima e dalla penna poi. Eh sì sì lo so, non c’è bisogno che lo diciate, che emozione, lo so: brividi.
Siccome ci sono dei curiosoni che spesso mi scrivono “ciao Betty ma com’è che li fai i disegni delle malvestite?”, colgo l’occasione per raccontarlo qui una volta per tutte, così al prossimo che me lo chiede gli copioincollo sto permalink e via. Dunque: c’è il blocchetto (sotto) che è quello che mi porto sempre in giro - sì, se vedete una pazza che pedina un malvestitone colossale e intanto scarabocchia sul blocchetto, quella sono io - sul blocchetto faccio lo schizzo e m’appunto colori e altre cosine difficili (per esempio, qui m’ero appuntata: 1 - spaghetto biondo tinto, 2 - pelliccia bigfoot cammellata, 3 - grigio gonfietto, 4 - rigonfiamento salvagente, 5 - borsa hotdog moscia, 6 - UCO strassato, 7 - fuseaux neri (pigiama?), 8 - stivali pelle risvoltati); c’è il foglio a4 carrefour e una matita qualsiasi: faccio un po’ di confusione con la matita giusto per averci qualche coordinata e poi ci passo sopra la penna (che è un trattopen nero) - questi due qua sono i passaggi divertenti, che trovate nel video a sinistra (ah, la colonna sonora è un brano al piano eseguito da me, su spartito inedito di György Ligeti - in loop mortale).
Poi c’è la parte noiosa: prendo il foglio e lo passo allo scanner, contrasto e pulisco via tutti i segnacci di matita, aggiusto, ombreggio, riempio, ridimensiono e numero. Anche di questo marasma fotosciopparo avevo fatto un piccolo video (uno screencast), ma a rivederlo, insomma, era una roba così pallosa che dovreste ringraziarmi, non volevo deprimervi. Qui sotto ci sono la malva schifidina com’era sul blocchetto e la malva colorata-numerizzata come l’avreste trovata in grande qui di fianco, non le fosse toccato di partecipare a questo evento specialissimo (cliccando sulle immagini, potete vederle giant-size).
Ah, dite che era meglio una malvestita conciata da spartano? Non è vero, dai. E buona trecentesima malva a tutti quanti!