E in queste giornatacce moribonde appestate di bilanci e di best of e di previsioni e di classifiche su qualsiasi prosaica frivolezza duemilanove, proprio oggi che i ciellini gelosi fanno i capricci perché i rivali cartomanti astrobaluba c’hanno la prima serata [*], mi sembra opportuno dedicare un pensierino allo strepitoso duemilanove televisivo di Dyo e degli scagnozzi di Dyo, ché il loro duemilanove è stato una bomba, tra l’allarme rosso eutanasia e i mussulmani invasori e i frocioni esagitati e i giornalisti devoti e Padre Pio sotterrato (mo’ sò cazzi dell’Uomo Talpa) e la mistica schiattata e i crocifissi in pericolo e gli atei comunisti e le caramelle ammazza bambini, una vera bomba!, e questa è una minuscola modestissima compilation di Dyo alla televisione duemilanove,
(grazie a Davide che è il manager di Dyo e mi ha concesso di usarne un ritratto recente, di Dyo e della sua televisione azzurra)
[*] i telespettatori cattolici denunciano “Il rischio è che si sfrutti la superstizione, la credulità o la paura, in particolare delle categorie di utenti psicologicamente più vulnerabili” – AHAHAH ROTFL
Sabato pomeriggio sono andata alla inaugurazione del negozio di Federico Moccia e ho capito che non abbiamo capito niente: quelle fantasie rincitrullite che ci sono nei suoi romanzi e nei suoi film, le vicende bislacche di un mondo alieno fatto di oggetti e desideri che esistono soltanto nella immaginazione di un morboso anzianotto ignorante e tonto, io l’ho capito sabato pomeriggio, non si tratta semplicemente del cattivo racconto di una realtà che non esiste, ma è invece un progetto di conquista della realtà,
Questo negozio che si chiama Amori Concept Store (sito) è un’invenzione stupidissima di quelle che ci si aspetterebbe di trovare dentro un romanzo o dentro un film di Federico Moccia, un negozio che è insieme boutique e cartolaio e bar e pozzo dei desideri e discoteca e ritrovo per writer bimbominkia dei cessi pubblici, non ci si aspetterebbe certo di ritrovarlo materializzato nella realtà, come non ci si aspetta di trovare nella realtà qualcosa che somigli ai cubisti laureati in ingegneria aerospaziale o ai surfisti che s’intubano nei cavalloni di Civitavecchia o ai DJ che scratchano Laura Pausini o all’autoscontro clandestino con le macchinette per minorenni o alle finestre dell’Empire State Builiding che lampeggiano proposte di matrimonio (citando da qui e qui), sono tutti sgorbiacci assurdi che non esistono nella realtà perché non possono esistere, sono troppo stupidi per esistere – eppure, ecco, sabato pomeriggio l’invenzione stupidissima s’è materializzata, la fantasia di Federico Moccia conquista un pezzetto di realtà,
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di Betty Moore,
Categoria: allucinazioni, l'amore ai tempi delle malvestite, semo bburini
È da un po’ di tempo che quando vedo alla televisione Maria De Filippi mi viene in mente una cosa, ogni volta sempre la stessa cosa, e lo so che non è una cosa precisamente appropriata perché il genere maschile è sbagliato e perché non siamo per strada e perché non siamo in rotta di collisione, e però non so com’è ogni volta che vedo Maria De Filippi mi viene in mente quella scena di Otto aka Kevin Kline che sterza bruscamente per evitare un’automobile che gli viene addosso e poi sgommando furioso grida “STROOONZOOOOOOOOO” – l’altro giorno, mentre mi vedevo un pezzetto di questo nuovo reality freak show che si chiama Italia’s Got Talent, cioè Maria De Filippi intensissima scrutatrice di anime tra Gerry Scotti che piagnucolava commosso e Rudy Zerbi presidente Sony che faceva la parte del cinico pipparolo, non so com’è, mi è sembrato di sentire Otto che lo gridava al plurale,
Mi sa che non lo avete visto (no che non lo avete visto e avete fatto bene), questo reality freak show che si chiama Italia’s got talent viene fuori da un format internazionale che già nasce dall’incesto abominevole X-Factor più dilettanti allo sbaraglio – il che si capisce non promette nulla di buono – ma ai tizi di Mediaset non dev’essergli sembrato sufficientemente abominevole, perché la versione italiana riesce a peggiorare il format originale dandogli una bella aggiustatina secondo il canone defilippiano, ovvero: tutto è accuratamente sceneggiato per simulare la caricatura di una spontanea sincera subumanità, e siccome la gorgogliante schiuma subumana, secondo il canone defilippiano, è l’unica cosa che può dar corpo a uno spettacolo di intrattenimento, allora si capovolge il format originale, che prevede la proporzione “molti aspiranti artisti e pochi buffi cazzoni”, e lo si fa diventare nella versione italiana “moltissimi buffi cazzoni e zero aspiranti artisti”) – e il miracolo di questo nuovo reality freak show, il miracolo del canone defilippiano!, è che nonostante lo squallore esplosivo dei freak che piroettano inconsapevoli sul palco – e fanno venire da piangere (date un’occhiata giù giù al video degli estratti) – la sceneggiatura defilippiana è così ovvia e invadente e così stupida e rivoltante che si capisce al volo, i freak veramente spaventosi non sono loro, i concorrenti, ma chi ha pensato e scritto tutto questo,
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Il film è uscito la settimana scorsa e mi sembra il caso di rispolverare per l’occasione il trailer quello vero che avevo preparato un anno fa, ché magari qualcuno se l’è perso, e qualcun altro magari se l’è dimenticato e si diverte a rivederlo,
(il finale tragico col Facchinetti non funziona più, come passa il tempo)
Se pensate che l’Epica leghista dell’irsuto Robin Hood mangia-crucchi possa rimanersene per sempre in testa alla classifica dei film italiani più brutti e stupidi di tutti i tempi, be’, ripensateci – c’è Asia Argento che sta meditando di scrivere e dirigere un film che fa così,
ce l’ho in mente da quando avevo sedici anni… due fratelli vanno in guerra, prima guerra mondiale, esplode una bomba e gli porta a tutti e due via la faccia, allora non si sa quale dei due è il marito di questa qua, e lei se li porta a casa per capire quale dei due è il marito. eh? che te sembra?
no, meglio, sentitelo dalla sua viva voce (è un’intervista dell’altro giorno al Festival der cinema der quartiere Flaminio)
notate: i disgraziati barcollanti che tentano di svignarsela dalla prima fila, le risatine imbarazzate del pubblico, gli Ehmmmm esitanti dell’intervistatore stravolto; e pensate!, la prendono per il culo pure i redattori di Repubblica TV, che il file dello spezzone video l’hanno chiamato ASIAFILMSTRAMPALATO (punto flv); e in effetti, boh, da quello che dice Asia Argento non s’è capito, come mai la moglie non riconosce il marito?, va bene la faccia, ma tutto il resto? – ce l’ho!, ce l’ho!, i fratelli sono monozigoti identici in ogni minimo nanoscopico particolare, sono di quei gemelli pazzi maniaci che da quando sono neonati s’acconciano sempre uguali da capo a piedi, capelli e barba e unghie e accessori e cappellini con l’elica e tutto (e poi, certo, per rendere la cosa più plateale, toh: la moglie è cieca), la bomba ha ovviamente disintegrato ogni segno/mostrina/documento di riconoscimento, sono tutt’e due in coma irreversibile e di conseguenza incapaci di comunicare; e però, allora, a cosa servirebbe portarseli a casa?, com’è che la moglie pensa di riconoscerli? – ed è qui secondo me che entra in ballo il genio di Asia Argento – la moglie pensa di riconoscere il marito telepaticamente).
Ma comunque, già che parliamo di Asia Argento, ecco!, volevo dirvi che finalmente ho afferrato il senso di questa sua metamorfosi – da ripugnante estrema trucidona che terrorizza i pavidi benpensanti a mammina sensibile e timidina piena di Valory Very – vederla intervistata da Valeria Marini (la settimana scorsa a Domenica In) m’ha fatto realizzare che Asia Argento non ha cambiato direzione proprio per niente, ma continua a muoversi imperterrita sulla strada della decadenza e della trasgrescio: perché insomma, cosa c’è di più trasgressivo che trasgredire in modo così smaccato al gusto e all’intelligenza – altro che perversioni horror slinguazzanti e insanguinate!, questa roba sì che fa veramente cagare sotto dalla paura,
il sogno di un mondo senza guerra come le sbarbine Miss Italia, il tatuaggio sulla pisella rinnegato (quello sul culo invece – un geroglifico magico che parlava di demoni sumeri e sesso anale – già se l’è fatto togliere: ché sennò era un tantinello difficile da spiegare alla figlioletta), Valeria Marini che le specifica di aver fatto una battuta (“ti sei comprata un castello? ma no no, sto scherzando!”), la patetica debole animella che vuole essere protetta (perché è un mondo dominato dagli uomini, sigh!, sob!, e allora per proteggersi bisogna fare i puttanoni), le banalità mocciesche sull’Amore e sulla Gioia delle piccole cose, la femminilità e la seduzione che servono a dirigere i film e i test psicologici dimmi se preferisci la cassata o il babà e ti dirò chi sei – questo genere di trasgrescio qui, chi l’avrebbe mai detto, le sta su a pennello.