Si capisce che c’hai l’animo artistico, l’urgenza artistica di esprimere qualcosa d’artistico che c’è dentro di te da qualche parte, non importa precisamente cosa e come, se quando t’è capitato per la prima volta di guardare sotto il tavolo dove lavori te ne sei rimasto là a bocca aperta davanti alla intrippantissima artisticità astratta del reticolo di caccole che c’hai appiccicato in tutti questi anni [*] - e parliamo di My secret life, per l’appunto, che è la mostra itinerante di caccole celebri che nasce dalla brillante intuizione - il pollice opponibile! - di tale Massimo Cotto (giornalista e autore di Sanremo),
Molto spesso chi sa tenere in mano uno strumento ed un microfono sa, in genere, usare anche pennelli e matite.
Alla manica di cialtronazzi coinvolti - che me li immagino, tutti a rovesciare tavoli, a tirare fuori dagli scatoloni gli Argan delle scuole medie, a spruzzare tempera colle pistolette giocattolo - non dev’essergli sembrato vero: poter ostentare in pubblico, per una volta, la parvenza di una disposizione artistica più colta e sofisticata, difficile e turbolenta, lontana lontana dalle scemenze omogeneizzate con cui campano - e che ci vuole?, adesso vi faccio vedere (oh, e ve lo dico, ci sono quattro caccole che sono dei falsi, le ho tolte io dal mio naso: ai primi che indovinano quali sono - uhm, arduo! - gli regalo i preziosissimi originali)(tutte le citazioni e le immagini sono prese da qui):

da sinistra (clic per ingrandire): c’è quello dei Pooh, Red Canzian, che s’è ispirato a “scene realmente viste nella palude dietro casa mia”, l’opera si chiama Caccia in palude e appartiene al suo “periodo naïf di fine anni Settanta”, roba vecchia, “ora sono dentro al post impressionismo del primo Novecento”; al centro c’è Jovanotti col suo “inno alle diversità e alla creatività, perché il confronto non deve essere per forza uno scontro, ma un’unione nella forza universale dell’arte e delle emozioni”, si chiama Goccia di pace; e poi c’è Rock evolution di Laura Pausini, “Red and Black Revisited, rosso e nero, stendhalianamente”;

sempre da sinistra, il Camposanto del “superbo oste della confraternita del chianti, Waits dello stivale” aka Vinicio Capossela, “un personaggio bussa alla porta, lo fa entrare, lo presenta alle note”; c’è il Casa dolce casa firmato dal “più grande fenomeno di costume emerso dal Festival di Sanremo negli ultimi vent’anni”, Arisa, che è così spontanea e intimamente se stessa che “è ingenua sulla tela proprio come uno se l’aspetterebbe”; c’è Franco Battiato che presenta il suo Autoritratto con Stockhausen, tuba di Paperon de’ Paperoni, tovaglia coi cuoricini, quadro di papaveri, sole dei teletubbies e scritta in sanscrito che significa “Briscola, stronzo!”- il titolo da solo dice tutto; c’è Paola Turci che ha “soffiato sulla tela colore liquido”, e quindi - coerenza artistica! - ha battezzato la caccola Il soffio della vita;

e poi, sì, da sinistra!, Alberto Fortis e Anna, che si chiama così perché Anna è la “essenza del palindromo”, ed è “ispirato alle icone ebraiche e bizantine ma anche alle figure dell’India orientale”; Francesco Bianconi e il suo “amaro ma allo stesso tempo nostalgico collage di tracce culturali contemporanee”, dal titolo Sein und Zeit, me stesso o forse della civiltà occidentale (sicuramente con mattone del muro di Berlino); il Green Man di Mark Owen, “meglio come pittore che come cantante, azzarda qualcuno”; Marco Fabi che non ce l’ha fatta (come dice Massimo Cotto: “in genere” hanno il pollice opponibile, non sempre), “ho preso il pennello in mano, poi ho capito che dipingevo meglio con le dita”, in fondo la pittura è “un modo primordiale per imprimere ed esprimere emozioni”, e appunto è la citazione di un focherello rupestre Cro-Magnon, intitolata Non è un fuoco di paglia;

e Giorgia, opera omonima, che dice “Il disegno è come il canto, porta fuori quello che risiede nel nostro centro più profondo, io mi limito a seguire un istinto”; il raffinato tenore Andrea Bocelli con la composizione fotografica AHIO!, il cui significato devo dire mi è abbastanza oscuro (l’artista s’è rifiutato di fornire spiegazioni); e poi infine Angel in disguise, firmato Tiziano Ferro, che “si spaccia per debuttante”, ci fa il modesto, ma “ha un tratto molto riconoscibile”, già già; e infine di questi tre qua sotto, Syria/Airys a sinistra e un tizio dei Negrita a destra (quale, boh, sono tutti uguali - fessi), vorrei soltanto riportarvi qualche parola su quello al centro, Occhio di Simone Cristicchi, che è frutto di “un esperimento tipo anni sessanta”, sentite, “Quando gli parlo della mia idea, mi propone un esperimento, tipo anni Sessanta. Prendiamo un tavolo e una bottiglia di rosso. Guardiamo il concerto, quando arriva l’idea, prova a metterla su carta”, ah.

[*] perché l’animo artistico si rivela così, inaspettatamente, nell’ozio e nel cazzeggio, nel disordine grossolano e irrazionale, nell’inconscio!, cioè come dire: a fare le cose pensandoci su fai schifo, fai proprio cagare, ma invece guarda un po’!, ti stupisci sempre della sublime originalità che c’hanno quei tuoi “bozzetti da telefonata lunga o da caricatura scolastica, che mi sono più congeniali” (cit. Max Manfredi - poveraccio, qualcuno gli linki la wiki dei doodle)