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Essere Valeria, la docu-fiction di Valeria Marini: un disco, un film, una task force anale per l’Abruzzo

Oggi, stasera, comincia un nuovo programma televisivo che mi sembrava promettente, Essere Valeria (la locandina, qui a lato, l’ho fatta io - cliccandoci su s’apre più grande; la citazione viene da qui, lo sapete), “la vita quotidiana di Valeria Marini come non l’avete mai vista”, che roba, mi ispirava sì, eccome! (magari, pensavo, è uno di quei reality snuff vipparolo-domestici coi tizi pubblicamente glamourosissimi e pieni di altera fascinosità che nel privato invece se ne vanno in giro zozzi, stonati, senza niente da fare, grattandosi il culo e appiccicando le caccole sotto ai tavoli - bello!), sennonché, accidenti, a sentire come ne parla seriosamente la stessa Valeria Marini (lo chiama, pensate, “docu-fiction”), “c’ho messo tutta me stessa, io non faccio nulla per caso, lavoro moltissimo, la gente lo percepisce e mi ama per questo, perché sono generosa“, mi sa che allora niente, butta male - già sento l’odorino inconfondibile d’un noioso patetico ammasso di sceneggiate al ventesimo ciak (”scusate, la rifacciamo? posso ripetere “aaaadddooro arfonso signorini! è il osgar uaird dei nosdri dembi”, posso ripeterla? mentre la dicevo mi si è posato un batterio sull’unghia”), tutto accuratamente concepito per renderci chiarissimo una volta per tutte che Valeria Marini non è quel canotto pitturato che tutti quanti col tempo abbiamo imparato ad amare, no, no, è una astuta e poliedrica artista, consapevole, manipolatrice, intelligente e creativa che, pure se non sembra [*]

si carica di pesi come un caterpillar, ed è un lato della sua personalità che sorprende quando si pensi alla leggerezza con la quale è capace di presentarsi al pubblico

E che due palle, e che delusione! No, ma io non perdo la speranza, non ci riesco, è più forte di me, non posso che confidare nelle capacità di involontaria iridescenza imbecille di un essere umano così meravigliosamente malato, Valeria Marini, che ha saputo regalarci momenti di indimenticabile raccapriccio zoofilo: pensate, per dire, ai bizzarri corsi di pompino sui quali con disinvoltura professorava nel periodo in cui se la intendeva con Vittorio Cecchi Gori, non curandosi minimamente d’ingenerare nelle nostre candide povere menti certe splatter fantasie che schizzano e si squagliano e marciscono e ribollono pus, e cioè il pensiero del cazzetto flaccido di quell’ometto là (sul quale io, a proposito - colgo l’occasione - c’ho una teoria: che Vittorio Cecchi Gori in realtà è un cazzetto flaccido, cioè dico lui tutto intero, un cazzetto flaccido alto un metro e mezzo: si spiegherebbe allora perché al posto del collo c’ha quelle oscene piegoline cascanti e mollicce; si spiegherebbe la boccuccia umidiccia; si spiegherebbero quegli occhietti di stoffa attaccati con la Pritt; si spiegherebbe perché non sa parlare); oppure, comunque, poi, considerate l’elevatissimo potenziale di super-imbecillità degli attuali impegni di Valeria Marini, che canta, s’è messa a cantare (sì: CANTA)

sto preparando un disco [...] una compilation

e non solo, torna a recitare

sto per partire per l’America per il progetto di un film ambientato nel mondo della moda al quale dovrebbe partecipare Paris Hilton

e non poteva mancare la beneficenza

mi sono messa in moto per contattare alcuni amici del mondo dello spettacolo per fare una task force e raccogliere fondi [...] io metterò all’asta, tra i vari oggetti una foto che mi è molto cara, quella con la dedica di Fellini

proprio quella, sì! ve la ricordate? la foto dove Fellini le aveva fatto uno sgorbietto sulle chiappone “vorrei vivere qui”, che poesia! i capricci anali di Federico Fellini e le chiappone sfatte di Valeria Marini che contribuiscono alla ricostruzione dell’Abruzzo, mi commuovo! E insomma, volevo dire, appunto, con questo popo’ di curriculum vitae e questo popo’ di imprese in cantiere, che cavolo, io finché non vedo questa sua, ehr, “docu-fiction”, be’, io non ci credo che sarà una schifezzona piatta e noiosissima, non è possibile - e anzi, veniamo al punto, tutto sto pippone era per sapere, dunque: chi è che me la registra?

[*] le citazioni e l’immagine “la mia asta benefica per le vittime del sisma” sono tratte dal cupissimo Diva e Donna di questa settimana (c’è Emanuele Filiberto con la mascellona serrata che fa pat-pat ai terremotati e “se scendo in politica lo farò per voi”; c’è Vittoria Puccini che “se rimanevo a L’Aquila tre giorni di più forse morivo” - direbbe Claudio Baglioni: “sì, e se mio nonno aveva quattro palle era un flipper spaziale”; c’è Alessia Fabiani che c’ha tutto il servizio fotografico in cui contritissima attende le spaventose notizie al telefono cellulare, “la mia famiglia terremotata”)

Le magliette!

Voglio farvi vedere i disegni che ho preparato per le t-shirt ispirate ai nostri grandi classiconi malvestiti - c’è la slinguazzata conturbante di Asia Argento, c’è la ricca cena da gourmet che si dividevano (sigh!) il cagnetto mosca e Mickey Rourke, c’è lo stallone Vittorio Cecchi Gori secondo Valeria Marini - eccoli qua

E già c’ho una mezza idea per una futura maglietta dedicata a Giovanni Allevi, una a Morgan, una a Francesco Facchinetti - va be’, facili facili. Comunque: queste tre magliette già pronte e le altre che verranno, se verranno, saranno messe in palio come premio per questo o quel giochetto demenziale, i quiz e i cruciverba e i malvapride e chissà che altro, vediamo. Belle, no? Lo so che le desiderate!, che non potete vivere senza!, che c’avete la bavetta: me lo immagino, sono stupende! Per adesso, se vi va, cliccandoci sopra potete vedervele più grosse (c’è pure la versione colorata - non troppo colorata, però, altrimenti il tabaccaio-copisteria mi spennava).

Valeria Marini, Lezioni Intime

(post chilometrico che contiene: Cecchi Gori detto Duracell, un santino di Padre Pio gemellato con una foto della Marini, il Tatto di Tette, il Gabinetto da Rimorchio, fenomeni paranormali, una pompinara del Re Sole, un neologismo rivoluzionario, il Pacco D&G e la posizione acrobatica 7 e 40, oltre a un sacco di altre cose terribili)

valeria marini lezioni intimeIl libro di Valeria Marini l’hanno fatto così: lei mezza morta sul letto “rotondo con lenzuola di seta e coperta in visone epilato” [1] che strafatta di Chanel numero cinque biascica un paio di cazzatelle sconnesse al telefonino (”Cecchi Gori soldoni io avere smalto unghie io essere femmina tanga Cecchi Gori nano hobbit”) e questo tipo, Gianluca Lo Vetro (un viscidone che vaneggia di moda su DonnaModerna - leggi: lecca il culo a chiunque gli capiti a tiro), che cerca di ordinare le cose dandogli un minimo di coerenza, sistemandoci intorno una qualche storiella estroversa (in prima persona) riempita di cretinerie fricchetton-esistenzialette da biscotto della fortuna (un miscuglione irresistibile di febbre citazionista: da Erich Fromm a Confucio ad Albert Einstein ad Antoine de Saint-Exupéry fino poi a Pier Francesco Pingitore, Cesare Lanza e Laura Pausini), qualche considerazione forbita da rubrichetta scema di psico-sociologia spicciola (in terza persona - dove Lo Vetro vuole dimostrare che Valeria Marini non è un paracarro qualsiasi ma un’artista furbissima che ha trasformato se stessa in un’opera d’arte, un’icona pop, un simbolo grandioso dei nostri tempi [2]), vari numerosi upgrade scolastici che dovrebbero attestare gli interessi non solo trucco/parrucco di Valeria Marini (così accanto a “preferisco i libri fotografici, con le immagini da sfogliare più che da leggere”, c’è Valeria Marini che consulta il Washington Post, è un’espertona di Buñuel, è sicurissima che García Lorca non sia un giocatore del Real Madrid, adora e si identifica in Jean Harlow, ha familiarità con Dorothy Parker, emenda affettuosamente citazioni flaubertiane e usa con ricorrenza impressionante “onirico” - per lo più ovviamente come attributo felliniano) e poi gli immancabili giochini di parole tanto ricchi di fascino e umorismo (”di-amanti”, “se-dotti”, “cine-presa” [3]) e le espressioncine creative per definire questa o quella stronzatina (”Marining”, “Scavallamento”, “SMSex” - v. sotto [4]) così facciamo finta che non si tratta soltanto di sfoghi d’idiozia disperata ma di pose giocosamente consapevoli. Nell’introduzione il tutto è sintetizzato in questo modo, che mi sembra azzeccato:

le mie confidenze inframmezzate da simpatici aforismi, a loro volta corredati da segni benaugurali come un almanacco da Frate Indovino: pillole vitaminiche sull’esistenza, il destino, l’amore, la carriera, il sesso, l’amicizia. Sino a questioni tipo il tanga per me comunque fondamentali

Ma andiamo nel dettaglio [5]. Potete già intuire la grandezza dell’opera dal titolo del primo capitolo, Il dito in bocca, dove Valeria ci si presenta come una bambinona ingenua dedita a viziucci neanche troppo ambigui
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