Memo per quando rinascerò provvista di un bel nasone lungo e bitorzoluto: agli impiccioni che chiederanno come mai la rinoplastica, spiegare del setto nasale deviato, dei problemi di respirazione che non mi fanno dormire la notte e del fischio insopportabile che nei momenti di silenzio a tavola metteva in imbarazzo tutti quanti; a quelli più rompiscatole che
chiederanno come mai è sparita la gobbetta, rispondere che appunto, non ci capiscono niente, era colpa della deviazione del setto, era quello che formava la gobbetta; aggiungere infine con una punta di nostalgia che il cambiamento un po’ dispiace, che c’ero affezionata alla gobbetta, il naso mi piaceva pure prima.
Memo numero due per quando rinascerò piatta e nel caso ancora non esista alcuna apposita legge dello stato: agli impiccioni che vorranno sapere il motivo della operazione al seno, spiegare con tono un pochino risentito (per la loro mancanza di sensibilità) che non va chiamata così, chirurgia estetica, perché non di un abbellimento si tratta ma di un adattamento di genere, essendo il seno azzerato un evidente handicap che non permette di sentirsi davvero femmine fuori, oltre che dentro; spiegare che è stato dettato da un profondo impulso psichico, che non ha niente a che fare con il pimpaggio estetico ma che è invece un essenziale adeguamento della mia interiorità (da quando sono piccola sogno di roteare le tettone con i pon pon sui capezzoli) alla mia esteriorità (riesco ad arrivare ad una prima scarsa soltanto arrotolando i peli che ho intorno ai capezzoli), è dunque chiaramente un intervento necessario alla salute della mia povera psiche menomata.
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di Betty Moore, 21 aprile 2007
Categoria: chiacchiericci vari, maschioni, very important malvestite
E’ dal post dedicato alle tette rifatte che mi stuzzica l’idea di scriverne uno sul malvestitismo da restauro. E un po’ di tempo fa, sfogliando le foto del 79esimo raduno internazionale pro-chirurgia plastica (aka la serata di premiazione degli oscar), l’idea prendeva forma, man mano che ammiravo facce e corpi delle sostenitrici (ma non solo femminucce, no) di questa che è, a tutti gli effetti, una forma d’arte (oh, se lo sono il cubismo, o il ready-made): corpi più o meno stravolti, crateri bozzi e strani segni che sono eredità di liposuzioni, nasetti ritoccatti tante volte da sembrare pezzettini amorfi di pongo, occhietti da vulcaniano. E se posso citare un caso in particolare, a me carissimo, un caso di restauro che davvero m’ha scioccato, be’, eccolo:

Quando l’ho vista in questo stato, con gli occhietti - appunto - che sembrano strizzati e inclinati tramite photoshop, non volevo crederci. Nello stesso momento, scrivere questo post, per me, è diventato un vero e proprio imperativo morale. Per rivendicare la sacralità del sogno erotico di milioni di adolescenti, che va in fumo così, puf, con un colpo (da ubriaco) di bisturi. E pensare che fino a un paio d’anni fa (ma anche solo l’anno scorso) Jenna Jameson era bella e splendente come in foto, quella a sinistra; oggi invece si presenta al mondo come se qualcuno le avesse smontato e rimontato la faccia, come fosse un puzzle (lampadato) - foto a destra. Simili casi di awful plastic surgery, non pochi, sono l’esempio estremo di ciò a cui può portare una delle più gravi degenerazioni malvestite: il desiderio di trasformarsi improvvisamente, da piacente e magari - toh, giusto un po’ rugosette - donne di 33 anni (trentatré, oh voglio dire, Cristo era in formissima a trentatré anni!) in mostri plastificati senza età.
Parlo da profana, ok, ma la cosa che più mi impressiona, della chirurgia plastica facciale, è che non si può tornare indietro. Con quel sacchettino di silicone che ti ficcano sotto le tette, santo cielo, è tutto più semplice. Lo sa bene Pamela Anderson, che se ti stufi di usarle per tenerci ferme le bottiglie (intanto che le stappi) puoi anche decidere di fartele togliere, e poi se ti torna voglia te le fai rimettere, e poi te le ritogli, te le rimetti, e se son venute male qualcuno te le aggiusta. In fondo può anche essere interessante a modo suo, eh, cambiare misura di tette a seconda del momento. Non saranno mai più come ce le avevi natural, magari, e dopo una decina d’anni sembreranno una massa informe di pongo pure quelle, ma insomma, ci puoi sempre metter sopra una magliettina. Ma cosa c’è, invece, che può darti la speranza di tornare indietro, o di sistemare la situazione, una volta che decidi di tranciare il muscoletto dello zigomo, di piallare la fronte, di stirare occhi e bocca (nella foto, il recente ritocchino di Kylie Minogue, chirurgo: il dottor Spock). Finisce che prendi ad accumulare errori su orrori.
E va be’ che ormai la faccia è il meno. E che superfici di ceralacca iper-botulinizzate alla Nicole Kidman hanno fatto il loro tempo, e viene quasi da sbadigliare al solo sentirne parlare (yawn, ok). L’ultima frontiera, adesso, è ben più in là: sono le ginocchia di Demi Moore, per esempio, che alla veneranda età di quaranta e passa anni (e sempre più simile, tra l’altro, alla nostra sensualissima Vladimir Luxuria - vedere per credere) deve aver pensato che non è giusto, no no e poi no, che le ginocchia come ce le ha sempre avute, quelle con cui è nata, siano l’unica parte del suo corpo a rimanere così, come mamma l’ha fatte, e no, “è pur sempre una forma d’arte”, deve averle detto il chirurgo (a cui ha regalato negli anni oltre un milione di dollari). E se può permetterselo, se è felice di trasformarsi nella donna bionica, ok, buon per lei. Ma io mi aspetto di vederla, prima o poi, come Billy Ray all’inizio di Una poltrona per due.
E di fronte a certi scempi, che puoi fare, ti viene voglia di prendertela con gli smanettoni ricciolini in camicia hawaiana che ne sono i responsabili materiali, ma è inutile. Sono un muro di gomma quelli. E anzi a sentirne un paio ti viene la nausea e non ce la fai più, tutti a ripetere sempre le stesse cose, a farci i santarellini che loro sanno che c’è un limite, che si deve parlare con il paziente per risolvere i problemi psicologici, che bisogna dire di no, e che loro di no lo hanno detto mille volte. E così tu, invece di fare una denuncia alla LAV quando sembra ormai evidente che stanno usando le mogli come cavie, al contrario ti senti rassicurato e immagini tutto un sottobosco di chirurghi brutti sporchi e cattivi, che operano in appartamenti sfitti di periferie malfamate, a prezzi modicissimi e con mannaia e scalpello. Tutta colpa loro.
P.S. Scusate se questi giorni ho lasciato il blog da solo, con la malva 244 ad ammuffire, che neppure è piaciuta, mannaggia - prometto che mi rifarò presto: è che ho dei noiosi problemi di server