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Winx il film

Mi sono dimenticata di segnalare questo video qui, apparso su repubblica una decina di giorni fa durante la festa der cinema, che forse non lo sapete ma c’hanno presentato il film delle Winx, una robaccia inguardabile realizzata con quello stile rozzo e sempliciotto da computer grafica della bisnonna (eh, ma va così di moda la cgi! a fare ste schifezze ci vogliono due settimane di lavoro e poi, oh, le bimbette sceme figurati se s’accorgono della differenza coi topi pixar), nell’ormai consolidata tradizione del filmetto lowcost ispirato alle bamboline graziose coi vestitini da supermercato, Barbie e Bratz, tutti uguali.

A parte alcune scene dal film che non dovreste perdervi per nulla al mondo (memorabile la battuta, sagacissima, “yu-uh, c’è nessuno? niente, peggio di un centro commerciale il lunedì”); a parte gli sgambettii delle Winx personificate, che sarebbero praticamente le Pussycat Dolls fatte e finite, ma appena un tantino più orientate sul kidult, sorrisini e smancerie infantili, più asilo nido e meno bordello sin city, zero riferimenti a pompini e sexy sculacciate (per questo c’è tempo, intanto che s’imparino da subito i fondamenti del malvestitismo zoccola-oriented); a parte le mamme bburine con gli occhi luccicosi di emozione che rivedono nelle Winx se stesse da piccine e quel loro sogno infranto di tanto tanto tempo fa, eeeeh (sospirone), diventare un giorno ammiratissime fatine bòne scosciate e canterine (adesso invece fanno le banchiste alla Pam, c’hanno un culo basso così e il massimo che possono permettersi è il pellicciotto di plastica sul collo della giacchina di finta pelle); a parte tutte queste cose, però, se c’è una cosa interessante nel video a me sembra l’intervista a Iginio Straffi, il tipo che se l’è inventate, le Winx.

Dopo una veloce tiratina iniziale con le solite menate sul bene e sul male, l’amicizia l’amore e bla bla, Iginio Straffi molto onestamente si rivela per quello che è: niente più che un buon ragioniere che s’è imparato alla perfezione i classici modi della retorica piccolo-confindustriale da studio televisivo. Giustifica l’esistenza delle scimmie in gonnella raccontandoci del suo probo responsabile e quasi solidaristico reinvestimento dei guadagni, della grande occasione commerciale per il nostro paese, del filmaccio anzitutto come possibilità di far rientrare in italia tanti cervelli che sono scappati all’estero (eh, ma ci pensate? la fuga dei cervelli, risolta! ci pensate? grazie al film più stupido di tutti i tempi! chissà quanto son contenti i cervelli!), e alla giornalista che gli chiede com’è che si concilia la tiratina moralisto-banal-fantasy-cristiana col fatto che le Winx poi in realtà sono delle consumiste shopaholic isteriche mezze pazze e sommergono le bimbette con inarrestabili tsunami di merchandise sfrenato, lui da vero ragioniere non fa una piega, forse neanche capisce la domanda, e impassibile risponde che le Winx non ci pesano mica sulle tasche delle famiglie italiane, accidenti no, basta guardare le statistiche, nessuno compra più barbie e bratz, perché le Winx, molto semplicemente, si sono mangiate tutto il mercato.

Malvageddon #17 - W.I.T.C.H.

hay lin malvestitaSe duemila anni fa le bimbette preistoriche venivano a conoscenza e apprendevano i fondamenti del malvestitismo attraverso le pagine del mitologico Cioè, oggi come oggi il più popolare sussidiario malvestito per bimbette dell’era atomica è un giornalino di nome W.i.t.c.h., che sarebbe l’acronimo di Will, Irma, Taranee, Cornelia e Hay Lin, cinque insipide sgallettate adolescenti (praticamente, delle Bratz bene) dotate di poteri magici e, ovviamente, sempre alla modissima.

W.i.t.c.h. (qui il sito) è una geniale fusione tra Cioè - vale a dire lo stereotipo della rivista con la foto del cantante pop belloccio in copertina e gli orecchini coi finti smeraldi di plastica in allegato - e Topolino (non a caso, per l’appunto, la matrice è quella, la Disney). Un paio di piccole storie a fumetti (niente di che, una specie di plagio disneianizzato di Sailor Moon) inframmezzate dalle tipiche malvarubriche da giornale per ragazzine: c’è quindi il servizio sul divo fighetto del momento (nel numero di maggio: Johnny Depp e Orlando Bloom), servizi sui vari programmi alla saranno famosi (High school musical, Amici di maria), l’angolo della posta (”mi ha lasciato, come faccio?”) e quello della esperta in sentimologia (”trovatene un altro”), l’immancabile oroscopo (ma qui, con uno sforzo davvero meritorio di creatività, lo chiamano Stellario) e la parte che più ci interessa: i consigli di stile delle care streghette.

hay lin malvestitaNel numero di maggio, per dire, siccome va lanciato il nuovo film di casa Disney, ci si concentra nell’insegnare alle malvestitine come ottenere un perfetto look piratesco-caraibico. Elementi chiave di una vera piratessa in erba sono, secondo le redattrici di Witch: ballerine (ma guarda!), leggings a tre quarti (ma pensa!), braccialoni sui toni del rosa e del bianco e un’enorme spilla a forma di fiore ricoperta di strass. A voi risulta? A me, boh, non tanto. I consigli per il giovin Long John Silver sono già più convincenti, anche se un po’ banalmente puntano tutto su accessori come teschi e tibie in ogni salsa su bracciali e ciondoli, persino stampati su di un paio di Converse All Star (è tutto un fiorir di Converse, comunque, piratesche e non).

Ma le dritte modiaiole non sono mica sufficienti. Il malvestitismo è ancor più abilmente insegnato tramite le vignette delle storie a fumetti, dove le cinque sgallettate protagoniste si presentano agghindate in modo a dir poco iper-malvestito, sempre scimmiottando qualche attuale stilosità (qui e qui due esempi), e sempre avversate dalle due studentesse stronzette ed altezzose (come manco nel più usurato teen movie) tutte e due coi capelli neri (neri?!? bleah! cattive! buuuu!). L’ultima storia del numero di maggio racconta di una sfilata organizzata dalle quattro sgallettate (sfilata il cui ricavato va in beneficenza, ottima lezione di umanitarismo wannabe): la “io sono originale” del gruppo, quella che risponde allo stereotipo “artista eccentrica un po’ new age”, dà sfogo ai suoi impulsi creativi disegnando gli abiti (osceni!), mentre la sgallettata “alta moda”, quella che risponde allo stereotipo “trend setter stilossima figa alta bionda” può finalmente realizzare il suo sogno di diventare top model.

Del resto, altri due malvastereotipi che vanno per la maggiore sono il “saranno famosi”, la malvestita che crede in sé, scaltra aggressiva e sportiva (indossa pantaloni di tuta Dimensione Danza), e la “kidult”, bambinona vivacissima un po’ scema e goffa che dice un sacco di cretinate ma che tutti in fondo trovano simpatica e divertente (indossa tenere magliettine Fiorucci). C’è anche spazio per i maschietti, che sono quasi esclusivamente dei figaccioni palestrati che fungono da oggetti sessuali delle cinque sgallettate (tutte fidanzate tranne la sfigata kidult, ovviamente, che non si depila le sopracciglia ed è pure paffutella - le altre sono magrissime e con delle sopracciglia filiformi quasi invisibili), maschietti che esprimono il loro altissimo potenziale intellettivo salutandosi tra loro con degli inequivocabili “bella zì” (vedere per credere).

In allegato una strana fascetta per capelli, tripartita, che sembra fatta con i lacci da scarpe. Sono due giorni che la porto, mi si è annodata ai capelli e non ho il coraggio di tagliarla via.